(Agosto 2019)
"Non abbiamo ereditato la terra dai nostri padri, l'abbiamno presa in prestito dai nostri figli."
Capo Seattle, indiano d'America
Un itinerario di oltre 9500 km. lungo le strade di California, Nevada, Arizona, Utah, Colorado, Idaho, Montana e Wyoming ci porta alla scoperta di oltre 20 parchi nazionali (NP) e statali (SP), nonchè di alcune città dell'ovest degli Stati Uniti. Punto focale di questa esperienza saranno ovviamente le bellezze naturali e paesaggistiche offerte dai grandi parchi americani che spaziano dalle desolate e desertiche lande della Monument Valley, agli infiniti orizzonti del Grand Canyon, fino ai paesaggi montani sub glaciali di Yellowstone e del Grand Teton.
Con un volo AirCanada via Toronto atterriamo all'aeroporto internazionale di San Francisco (California) e da qui, con una corsa della linea metropolitana BART, raggiungiamo la centrale Powell Street dove è situato il nostro albergo. Dedichiamo i primi giorni del viaggio alla visita di questa iconica città cominciando da Union Square che con i suoi lussuosi hotel, i negozi di classe ed i teatri è un importante punto di passaggio della metropoli. Per quanto la città sia parecchio estesa, i punti di interesse turistico, ad eccezione del Golden Gate, possono essere raggiunti anche a piedi. E così con una camminata di circa 20 minuti ci si può dirigere fino al Financial District dove si può osservare uno dei grattacieli simbolo di San Francisco: la Transamerica Pyramid che con la sua ardita forma acuminata rappresentava all'epoca della sua costruzione un edificio senz'altro di ispirazione futuristica. Da qui con un'altra breve camminata si raggiunge Chinatown la più antica e numerosa comunità cinese degli Stati Uniti: archi pittoreschi (quale il Chinatown Gate che costituisce l'accesso principale al quartiere), lanterne rosse appese lungo le strade, dragoni decorati, antiche case di facoltosi commercianti, templi buddisti, portali dorati, facciate dai colori vivaci ed un'infinità di ristoranti e di negozi tradizionali animano le vie di questa zona in cui è piacevole spendere un paio di ore. Notoriamente San Francisco è la città panoramica per antonomasia. Le sue strade che si inerpicano sui sali-scendi collinari creano delle vedute suggestive e tra queste una particolarmente favorevole è data dalla Coit Tower, una torre d'osservazione arroccata sulla Telegraph Hill posta a poca distanza da Chinatown. La vista da quassù abbraccia la baia di San Francisco, il Financial Disctrict e spazia fino al Bay Bridge che collega SF ad Oakland.
Una particolarità della città è il clima che è caratterizzato da una estate insolitamente fresca e ventosa a causa della corrente fredda che scorre sull'oceano e che determina, soprattutto nella prima parte della giornata, delle nebbie persistenti che avvolgono la baia. Attendiamo quindi il pomeriggio per dirigerci con il taxi al Golden Gate Bridge che con la sua imponenza è di certo una delle immagini che richiamano nell'immaginario non solo San Francisco, ma l'idea stessa degli Stati Uniti e che è altresì l'attrazione principale della città. Questo ciclopico ponte rosso, terminato nel 1937, che con i suoi 2700 metri di lunghezza ed i suoi due giganteschi piloni unisce due tratti della baia, ha rappresentato una delle sfide alla natura più ardite lanciate dall'architettura americana. Uno dei modi più suggestivi per godere di quest'opera è attraversarla a piedi nella sua lunghezza fino ad arrivare a Sausalito, una graziosa località di mare posta al suo estremo. Dal ponte inoltre si ha una vista previlegiata sull'isolotto di Alcatraz in cui ha avuto sede la famosa omonima prigione che ha chiuso i battenti nel 1963. Di ritorno verso il centro cittadino ci dirigiamo al Fisherman's Wharf, uno dei luoghi più suggestivi, chiassosi e vitali di San Francisco. E' una zona situata lungo i moli dove attraccano le imbarcazioni da pesca ed i traghetti turistici, ricca di negozi, di locali e di ristoranti. Particolarmente commerciale è il famoso Pier 39 nei cui pressi si può altresì osservare una numerosa comunità di otarie che su una serie di piattaforme in legno si crogiolano pigramente ai raggi del sole. Decidiamo di trascorre qui la serata fermandoci a mangiare in uno dei ristoranti che offrono specialità di mare tra cui la nota clam chowder, una gustosa zuppa di pesce a base di vongole e patate servita all'interno di un panino scavato.
Il giorno seguente raggiungiamo Market street (che, assieme a Mission st., rappresenta la principale via commerciale di SF) ed effettuiamo una corsa lungo la tratta della Cable Car da Powell st. a Hyde st. Le cable cars, insieme al Golden Gate e ad Alcatraz, sono l'immagine più nota di San Francisco e rappresentano un curioso mezzo di trasporto (ormai utilizzato solo più dai turisti) nato sul finire del XIX secolo e sviluppatosi per adattarsi alla peculiare conformazione del territorio cittadino. Un cavo di ferro a velocità costante posto al di sotto della strada consente difatti a queste carrozze storiche, mediante un sistema di aggancio/sgancio, di percorre le salite e le discese che caratterizzano la viabilità urbana. La linea che prendiamo consente altresì di raggiunge un altro punto di interesse turistico della città: Lombard street una lunghissima arteria la cui parte interessante è rappresentata dalle poche centinaia di metri caratterizzate dai suoi famosi tornanti che ne fanno probabilmente una delle strade più fotografate del mondo. Per superare il dislivello di Russian Hill, difatti, la strada è stata forgiata a mo' di serpentone per consentire ai veicoli, costretti a percorrerla poco più che a passo d'uomo, una più sicura discesa. A breve distanza da qui si trova poi il lussuoso e tranquillo quartiere di Pacific Heights in cui si susseguono isolati di ville e case milionarie tra cui quella resa celebre dal film "Mrs Doubtfire".
Altra attrazione della città è rappresentata dal Ferry Building, un ampio edificio storico oggi restaurato che in passato era un terminal molto importante per i trasporti marittimi. Attualmente è diventato un emporio per buongustai che presenta un ampio assortimento di delikatessen e che fa il paio con il limitrofo Ferry Plaza Farmers Market affollato di bancarelle e stand. Degni di una passeggiata sono anche i sobborghi di Mission District, in cui è possibile ammirare una nutrita serie di graffiti espressione della street art cittadina, e di Haight-Ashbury, soprattutto la zona nei pressi di Alamo Square, dove si possono ammirare diverse case in stile vittoriano tra cui le più rappresentative sono le famose Painted Ladies, un raggruppamento di case private che a causa dei loro suggestivi colori pastello e della loro eleganza è divenuto a pieno titolo una delle attrazioni turistiche più iconiche di SF. Scendendo le ripide e tranquille vie che da questo quartiere riconducono in centro, ci fermiamo ancora ad ammirare, nelle vicinanze di Market st., il San Francisco City Hall, il municipio cittadino, riaperto nel 1915 e caratterizzato da una elegante facciata con colonne sormontate da un timpano che ricorda il partenone. In sintesi San Francisco è una città che merita senz'altro un paio di giorni di visita, che presenta alcune attrazioni iconiche che incarnano davvero l'immaginario collettivo degli USA, ma che offre anche lato un po' meno gradevole rappresentato da un meteo non particolarmente favorevole e dalla costante presenza, anche nelle zone più centrali, di un gran numero di homeless, di ubriachi e di persone ai margini della società che, come avremo modo di constatare nel prosieguo della vacanza, sono una costante delle città più popolate e costituiscono una non indifferente piaga del sistema sociale di questa nazione.
La mattina seguente, di buon'ora, prendiamo possesso del nostro SUV a noleggio che ci accompagnerà per i quasi 10.000 chilometri che percorreremo in questa parte degli Stati Uniti. Prima destinazione, dopo circa quattro ore di viaggio e dopo aver acquistato la tessera annuale che ci consentirà di accedere a tutti i parchi nazionali, è lo Yosemite N.P. (California) uno dei più noti ed affascinanti oasi naturalistiche dell'ovest americano, meta di oltre quattro milioni di turisti ogni anno. Suo fiore all'occhiello è la Yosemite Valley che ospita le sue principali attrattive e visioni da cartolina ammirabili anche dalla macchina. Tra queste spiccano Valley View che offre una veduta dal basso verso l'altro della Yosemite Valley e che consente di rinfrescarsi nelle acque del Merced river che scorre sul fondo della valle. Per una spettacolare veduta dall'alto verso il basso occorre procedere fino a Tunnel View che costituisce il punto panoramico per eccellenza del parco dal quale è possibile ammirare le sue perle, ossia: El Capitan, uno dei monoliti granitici più grandi al mondo con una parete verticale di quasi 1000 mt.; l'Half Dome, altra monumentale roccia monolitica a forma di mezza cupola che raggiunge quasi i 2700 mt.; le Yosemite Falls, cascate con uno spettacolare salto di 739 mt.; la Braidalveil Fall, altra suggestiva cascata così denominata per via del velo che si crea a causa delle correnti ascensionali che sollevano l'acqua in 'caduta. Il tutto circondato dal verde letto della valle ricoperta di pini e di prati alpini fioriti. Altro punto panoramico che raggiungiamo al termine di una tortuosa strada chiusa durante la stagione invernale è Glacier Point dal quale è possibile vedere da una diversa prospettiva l'Half Dome ed ancora l'intera Yosemite Valley. Decine e decine se non centinaia di chilometri di sentieri conducono a diversi punti del parco e sono meta costante di campeggiatori ed escursionisti che qui trascorrono anche più giorni. Sul finire del pomeriggio ci dirigiamo verso l'uscita meridionale in prossimità della quale si trova il Mariposa Grove, un bosco dove svettano circa 500 esemplari di sequoia ai quali è possibile avvicinarsi seguendo alcuni sentieri che ivi si addentrano. Molti tronchi, vecchi di parecchi secoli, presentano i segni di antichi incendi, mentre altri alberi quali il California Tunnel Tree (alla cui base è presente un vero e proprio tunnel attraverso il quale può passare anche una macchina) od il Grizzly Giant destano per le loro dimensioni lo stupore e l'ammirazione dei visitatori.
In serata raggiungiamo Fresno (California), città che non presenta attrattive degne di nota, ma che utilizzeremo come base per la visita di altri due parchi situati ad un paio di ore di distanza. Il giorno successivo raggiungiamo così il Kings Canyon N.P. (California), scavato da antichi ghiacciai, che con le sue pareti a picco è uno dei canyon più profondi del nord America. Posto nella Sierra Nevada meridionale, il suo paesaggio spettacolare incantò alla fine del XIX secolo il naturalista e scrittore John Muir. Le due zone principali del parco sono quella attorno al Grant Grove Village ed al Cedar Grove Village sitato a circa 60 km. di distanza. Tra le escursioni principali da effettuare nella prima zona vi è quella nel General Grant Grove, uno straordinario bosco di sequoie percorso da un sentiero che lo attraversa con un tragitto ad anello. La maestosità di questi alberi è rappresentata dal General Grant Tree, una sequoia alta come un edificio di 27 piani, che costituisce il secondo albero vivente più grande al mondo ed è l'albero di Natale ufficiale della nazione. Il vicino Fallen Monarch è un altro massiccio albero ormai caduto al suolo in cui è possibile passare attraverso il tronco parzialmente arso da un incendio e che nel corso dei secoli è stato utilizzato come bungalow, hotel, saloon e scuderia per i cavalli. Dopo un affascinante trekking lasciamo questa zona e percorriamo la Kings Canyon scenic byway, una strada panoramica che scivola tortuosamente per quasi 60 km lungo le spettacolari pareti del canyon, fino a raggiungere il fondo valle e la zona di Cedar Grove. Verso la parte finale del tragitto la strada costeggia l'impetuoso Roaring river e fiancheggia alcuni punti meritevoli di una sosta tra cui le Roaring river falls, delle cascate con un salto di 12 metri in cui l'acqua, sollevata dal vento ascensionale, crea delle nuvole di vapore; lo Zumwalt meadow, un verde prato delimitato dal fiume e dalle ripide pareti granitiche del canyon, e la Muir rock, un enorme masso piatto posto sul limite del fiume da cui, secondo la leggenda, il naturalista John Muir era solito tenere discorsi e decantare la bellezza di questi luoghi. Poco oltre la strada termina e si è pertanto costretti e percorrere a ritroso la scenic byway per raggiungere nuovamente l'uscita del parco. In serata, al termine della visita, facciamo dunque rientro a Fresno per trascorrere la notte.
Nostra destinazione successiva, raggiungibile in poco più di un'ora e mezza di strada, è il Sequoia N.P. (California) che con i suoi possenti alberi alti come edifici di più di 20 piani, le sue peculiarità geologiche, le sue foreste ed i suoi prati ricoperti di fiori selvatici rappresenta una autentica meraviglia della natura in cui trascorrere almeno un'intera giornata. Qui le sequoie dai tronchi larghi come un'autostrada a due corsie sono più numerose che in qualsiasi altra zona della Sierra Nevada e pertanto rappresentano la principale attrattiva del parco. Questa è la "casa" del General Sherman Tree, che con la sua circonferenza di oltre 30 mt., è l'albero più grande del mondo in termini di volume. Un sentiero di 800 metri conduce alla sua base e da qui una serie di percorsi di trekking, più o meno lunghi, porta a diverse zone del parco. Ci attrezziamo con acqua e scorte di cibo per intraprendere il trekking di circa 10 km. che in 4-5 ore di cammino consente di raggiungere la Moro Rock, altra nota attrattiva del parco. Il tragitto si snoda lungo un percorso che fiancheggia maestose sequoie dai nomi emblematici (General Lee tree, Telescope tree, President tree, Senate group, Dead giant, etc..), che attraversa fitti boschi di conifere, che costeggia verdi prati in fiore e che consente, con un po' di fortuna di ammirare la fauna selvatica (in particolare avvistiamo degli orsi bruni e dei cervi). Al termine della camminata, con un ultimo sforzo, saliamo sull'imponente Moro Rock che, sebbene meno grande dell'Half Dome nello Yosemite, è altrettanto impressionante offrendo una vista a 360° sul parco e sulla catena del Great Western Divide che lo attraversa da nord a sud. Con uno degli shuttle che qui, come negli altri principali parchi nazionali, offrono un servizio di trasporto gratuito ai visitatori, ritorniamo all'area di parcheggio principale ed al calar della sera lasciamo il Sequoia N.P. dirigendoci a sud verso la città di Bakersfield (California) in cui pernotteremo.
Il giorno seguente di buon mattino iniziamo il trasferimento verso la Valle della Morte e verso lo stato del Nevada aggirando da sud la omonima Sierra. Durante il tragitto non mancano gli spunti per effettuare delle brevi soste. Prima tra queste il Tehachapi Loop (California), un tratto della linea ferroviaria Union Pacific caratterizzato da un percorso ad anello (o a spirale) lungo poco più di un chilometro realizzato per consentire ai convogli di superare il dislivello dell'omonimo passo. Il luogo è diventato un must per tutti gli appassionati di ferrovie e la peculiarità è data dal fatto che i treni merci che qui transitano in salita od in discesa sono talmente lunghi che le locomotive nel percorrere l'anello passano sopra o sotto i propri stessi vagoni. A non molta distanza può meritare effettuare una breve deviazione per dare un 'occhiata al Red Rock Canyon S.P. (California) ed in particolare alla sua zona denominata Red Cliff Area. Il parco è stato utilizzato in passato come set per i film western ed è un susseguirsi di pareti e affioramenti rocciosi erosi e scolpiti dal tempo caratterizzati da incredibili strati bianchi, rosa e rossi. Nei sedimenti rocciosi di queste pareti che arrivano a sfiorare i 90 mt. di altezza si trovano i resti di animali preistorici e sono pertanto oggetto di studio da parte dei paleontologi. Sul finire della mattinata raggiungiamo infine il minuscolo insediamento di Panamint Springs, porta di accesso occidentale del Death Valley N.P. (California). Il nome stesso del parco evoca l'ambiente che qui si ritrova: una zona caratterizzata da un paesaggio inospitale, dalla quasi assenza di vita e da un caldo infernale, ma a dispetto di ciò esistono dei suggestivi punti panoramici tra i più spettacolari degli Stati Uniti. Ci armiamo di una abbondante scorta d'acqua per affrontare i 54° che arroventano la valle ed iniziamo ad attraversare questa regione. Primo punto di sosta sono le Mesquite Flats, una zona contraddistinta da un susseguirsi di roventi dune di sabbia che ricordano il Sahara. Proseguiamo poi verso Furnace Creek, principale centro del parco in cui è presente un piccolo emporio e un costoso distributore di carburante e da qui una strada conduce dopo una trentina di chilometri alla Badwater, il punto più basso della valle situato ad 86 mt. sotto il livello del mare. Il paesaggio è caratterizzato da un'ampia distesa di piane saline increspate su cui è possibile camminare per qualche metro prima che il sole e la temperatura irresistibile rischino di provocare un colpo di calore. Altro punto di interesse nelle vicinanze è l'Artist's Drive uno stretto canyon percorribile in auto le cui pareti sono colorate da innumerevoli sfumature cromatiche. Tra i luoghi più noti della valle vi sono poi Zabriskie point, con i suoi calanchi dorati erosi a formare onde, pieghe e gole, e Dante's View, raggiungibile con una strada che si inerpica sul lato della montagna. Ed è proprio qui che ci rechiamo all'arrivo delle prime ombre della sera per poter ammirare da questo punto di osservazione privilegiato gran parte della valle e la Badwater posta proprio alla base dello strapiombo. Con il buio lasciamo il parco e procedendo verso est raggiungiamo la Amargosa Valley (Nevada) dove ci fermiamo per la notte in un Hotel-Casinò posto praticamente nel mezzo del nulla.
La mattina successiva proseguiamo il viaggio e fiancheggiando da sud la famosa Area 51 raggiungiamo Las Vegas. Nota come la "città del peccato", patria per eccellenza del gioco d'azzardo e degli spettacoli pirotecnici, LV è una meta immancabile per chi visita gli Stati Uniti, sebbene difficilmente il visitatore che non sia un patito del gioco riesca a resistere qui più di un paio di giorni. La città senza dubbio offre delle attrattive eccentriche che consistono sostanzialmente nei giganteschi e stravaganti alberghi concentrati lungo il Las Vegas Blvd, più comunemente noto come "The Strip". Lo stupore e la meraviglia che si prova guardando gli hotel dall'architettura esotica e dall'atmosfera kitsch è senz'altro inevitabile, ma dopo la sorpresa iniziale la visita della città diviene stancante sia per il fatto che LV, con le sue esagerazioni dà un'impressione di città innaturale, sia per il fatto che il clima è decisamente torrido ed il continuo bombardamento sonoro e visivo a cui si è sottoposti, soprattutto di sera, non fa certamente rimpiangere lasciarsi alle spalle la metropoli e dirigersi verso altre destinazioni più tranquille. In ogni caso una tappa a Las Vegas non può mancare nel taccuino di viaggio e non possono mancare le visite all'interno dei più rinomati hotel che si affacciano sulla Strip. Qui lo skyline è contraddistinto da un'architettura con temi d'ogni genere: si va dalle luccicanti vetrate color oro dei grattacieli dell'Hotel Mandalay Bay e Four Season, al design moderno del New York Hotel & Casino, dallo stile medievale e un po' fantasy dell'Hotel Excalibur, alla sfinge ed obelisco dell'Hotel Luxor a forma di piramide, dal sontuoso Hotel MGM, al megalitico Ceasar's Palace che richiama l'architettura imperiale romana, dall'Hotel Paris con tanto di riproduzione della tour Eiffel, all'Hotel Bellagio con le sue linee eleganti e le sue famose fontane, dal Tresure Island con il suo giardino tropicale e piccolo vulcano, al Venetian (che abbiamo scelto per la nostra permanenza) con le sue riproduzioni del campanile di P.zza San Marco, del ponte di Rialto e con un canale su cui navigano gondole e gondolieri. Ogni hotel ha poi ovviamente al suo interno uno o più casinò costantemente frequentati ad ogni ora del giorno e della notte da incalliti giocatori di ogni età ed estrazione. La visita della città si concretizza dunque tutta qui e in particolare negli spettacoli offerti dagli hotel più blasonati tra cui spiccano: lo spettacolo delle fontane del Bellagio (in cui migliaia di litri d'acqua vengono proiettati ad un centinaio di metri di altezza con tanto di sottofondo musicale); la caduta di Atlantide presso il Ceasar's Palace (ove tra fuoco e fiamme si rievoca questo mito e si inscena un combattimento mortale tra statue artificiali); od ancora lo spettacolo presso il Tresure Island (dove viene riprodotta una eruzione vulcanica scandita da un sottofondo di tamburi e suoni della giungla).
Durante la nostra permanenza a Las Vegas, per evadere un po' dal suo frastuono sonoro e visivo, effettuiamo due escursioni ad un paio di parchi che si trovano circa ad un'ora di distanza dalla città. Il primo è il Red Rock Canyon N.P. (Nevada) la cui peculiarità, come suggerisce il nome, è la roccia rossa tipica di questo ambiente. Qui si trovano splendide formazioni di roccia inserite in un panorama decisamente suggestivo ed il parco è comodamente visitabile in macchina percorrendo la spettacolare scenic drive di circa 20 km. che, correndo intorno a cime bitorzolute e a pareti di roccia rossa, dà la possibilità di godere i diversi punti (overlook) ben segnalati lungo il tragitto. Volendo è possibile percorrere anche dei sentieri più o meno lunghi che conducono nei pressi delle varie formazioni qui presenti. Il secondo parco, appena più distante, è l'affascinante Valley of Fire S.P. (Nevada) posto a circa 90 km. da Las Vegas. I suoi monumenti e rilievi rocciosi dai colori incredibili tra il rosso, il grigio e il rosa, spiccano e si infiammano sotto il cocente sole a picco e sono visitabili stando comodamente seduti in automobile mentre si percorre la scenic byway che consente di avvicinarsi ad alcuni meravigliosi monumenti naturali raggiungibili anche con brevi sentieri. Tra i principali spiccano: le Seven Sister, un gruppo di 7 alte rocce circondate dalla sabbia del deserto; le Beehives, rocce striate con la forma che ricorda quella di giganteschi alveari; l'Atlatl Rock, con i suoi graffiti rupestri; the Cabins, antiche casupole in roccia nel 1930 per chi doveva passare la notte nel deserto; l'Arch Rock, con il suo arco naturale scavato dall'erosione eolica; l'Elephant Rock, con la forma che ricorda un pachiderma; le White Domes, una serie di rocce a forma di cupola e le Balanced Rocks, rocce che stanno in un equilibrio impossibile.
Rientrati a Las Vegas e trascorsa qui l'ultima notte, la mattina dopo proseguiamo il nostro viaggio e prima di entrare in Arizona facciamo una breve sosta presso la Hoover Dam (Nevada/Arizona), l'imponente diga situata nel Black Canyon, sul fiume Colorado, costruita tra il 1931 e il 1935. Capolavoro dell'architettura e dell'ingegneria moderna, la diga fu realizzata per fornire canali d'acqua per l'irrigazione, per facilitare il controllo delle piene del Colorado e per produrre energia idroelettrica. In loco è possibile effettuare dei tour guidati che ne illustrano le caratteristiche e che consentono di accedere agli impianti. Dopo altre tre ore di viaggio raggiungiamo il Grand Canyon N.P. (Arizona), il parco che per vastità e splendore dei suoi panorami è il simbolo per eccellenza del west americano. Accediamo ad esso tramite il south rim (orlo meridionale) e a questa zona dedicheremo la prima giornata. Dal visitor center, uno dei punti maggiormente frequentati dai visitatori, si accede ad un percorso che conduce sull'orlo dell'abisso e da qui osservarne la profondità, i giochi di luce e l'immensità della gola tagliata dal fiume Colorado, è un'emozione decisamente forte. Il sentiero si snoda lungo l'orlo del canyon e basta allontanarsi di qualche chilometro dal centro visitatori per poter godere in piena solitudine dello stupendo spettacolo che si offre alla vista dai vari viewpoint che si trovano lungo il percorso. Nel corso della giornata ci trasferiamo in un'altra zona del south rim denominata Hermit road, percorribile solo dalla navetta gratuita offerta dal National Park Service, e qui è possibile raggiungere l'ultima fermata e percorrere a piedi il tragitto a ritroso per ammirare altre prospettive del canyon ed avere in diversi punti anche una visuale sul fiume Colorado che scorre perpetuo in fondo alla voragine. Verso il tardo pomeriggio imbocchiamo la Desert View Dr., la strada che procedendo verso est costeggia un'altra zona dello strapiombo offrendo altrettante impareggiabili viste. A qualche chilometro di distanza in linea d'aria si scorgono le pareti nord del Grand Canyon, raggiungibili con un trekking di due giorni che scende in fondo alla gola e risale sull'altro versante, ma per poter raggiungere questa zona in auto, nei giorni successivi dovremo percorrere oltre 300 chilometri di strada ed aggirare il canyon fino al punto in cui si restringe e diviene attraversabile tramite un ponte sul Colorado. Verso sera lasciamo il parco dalla east entrance e raggiungiamo la cittadina di Page (Arizona) nei pressi della quale trascorriamo la notte.
Le prime luci dell'alba segnano l'inizio di una giornata molto intensa: dapprima raggiungiamo la Glen Canyon Dam (Arizona), un'altra possente diga ad arco alta 220 mt. eretta a metà degli anni 60' sul Colorado. La costruzione di questa imponente struttura ha formato il Lago Powell, uno dei più vasti bacini artificiali del mondo realizzati dall'uomo che per quasi 300 km. di lunghezza si estende al confine tra Arizona e Utah e che con i suoi contrasti di colore tra il verde dell'acqua ed il rosso delle rocce crea uno scenario molto suggestivo. A circa 30 minuti di strada si trova un altro spettacolo della natura: Horseshoe bend, una meraviglia geologica che consiste in un'ansa a forma di ferro di cavallo scavata dal fiume Colorado nelle rosse pareti di arenaria. Il sito è raggiungibile tramite un sentiero di 800 mt. che consente di vedere l'ansa dall'alto del vertiginoso strapiombo regalando così una vista da far letteralmente accapponare la pelle. Verso metà mattina ci dirigiamo al punto di incontro per iniziare la visita dell'Antelope Canyon, probabilmente il più fotografato canyon in arenaria dell'Arizona. L'Antelope si trova in territorio Navajo, richiede la prenotazione di una guida nativa ed il numero dei visitatori è contingentato cosicchè è necessario prenotare con largo anticipo il tour, ma i colori brillanti arancione, rosso e viola, le pareti intagliate dal vento e dall'acqua, i giochi di luce formati dai raggi del sole che penetrano dall'alto, rendono la visita di questo slot canyon uno spettacolo unico che si ricorda per tutta la vita. L'Antelope è sostanzialmente uno stretto percorso di qualche centinaio di metri tra alte pareti di roccia con forme bizzarre create dall'acqua e dal vento. Le pareti sono così alte e strette che qui la luce entra solo dalla parte superiore e quando il sole è a picco conferisce all'arenaria una tonalità cromatica incredibile.
Terminata la visita guidata di un'ora riprendiamo la macchina e ritorniamo verso l'area del Glen Canyon e più precisamente nella zona del Marble Canyon (Arizona) il cui tratto più spettacolare, superato il Navajo bridge sul fiume Colorado, è quello nei pressi delle Vermillion Cliffs, pareti rocciose con particolari tonalità cromatiche. Lungo il percorso sono anche visibili alcuni insediamenti dei nativi e si possono incontrare curiose rocce fungiformi tipiche di questo canyon. Il nostro viaggio prosegue ancora per una ottantina di chilometri fino a quando accediamo nuovamente al Grand Canyon N.P. (Arizona), ma questa volta dal north rim (orlo settentrionale) che presenta un paesaggio differente rispetto all'opposto versante in quanto le precipitazioni atmosferiche sono qui più consistenti. Attraversiamo quindi il Kaibab Plateau con i suoi verdi prati su cui pascolano mandrie di bisonti e con le sue fitte foreste di conifere ed imbocchiamo una strada panoramica che raggiunge alcuni spettacolari viewpoint dai nomi emblematici quali Vista Encantada e Walhalla overlook fino a raggiungere il Cape Royal point dal cui belvedere si gode una delle più spettacolari viste del canyon. Sceso il tramonto ripercorriamo a ritroso il tragitto osservando ancora le pigre mandrie di bisonti al pascolo e raggiungiamo per la notte la cittadina di Kanab (Utah) che porremo come base per la visita di due importanti parchi dello Utah.
La mattina seguente in un paio di ore raggiungiamo il Bryce Canyon N.P. (Utah) che pur essendo uno dei più piccoli di questo stato è forse il più famoso grazie ai suoi paesaggi fatati. La sua caratteristica sono infatti i famosi camini delle fate, pinnacoli di roccia tinta pastello alti decine di metri che creano un paesaggio quasi soprannaturale. Il modo migliore per visitare il Bryce è percorrere la sua scenic drive lunga poco meno di 60 km. a/r e fermarsi ai vari overlook presenti lungo il percorso dai quali si possono ammirare queste spettacolari formazioni rocciose ed il paesaggio che le circonda costituito da antichi ginepri, pinete di montagna ed aspre pareti plasmate dall'erosione. Tra i punti scenografici di principale interesse si annoverano: sunrise point e sunset point che regalano magnifiche vedute sui camini delle fate; inspiration point che offre un incredibile vista dal basso sul Bryce amphitheater; Bryce point che invece offre una panoramica dall'alto e consente di passeggiare lungo il bordo della scarpata per ammirare più da vicino i camini che sembrano delle inquietanti figure pietrificate; Paria view che permette di apprezzare i colori delle formazioni illuminate dalla luce del tramonto; Natural bridge ove è presente un grande arco in pietra eroso dal vento che si getta come un ponte oltre il punto panoramico; ed ancora Fairview point e Rainbow point (ove termina la strada) da cui la vista spazia su altipiani, mesas digradanti e butte (colline isolate, dai lati fortemente inclinati e dalla cima piatta) che troneggiano su un paesaggio che sembra sconfinato. Due ore di strada dividono il Bryce da un altro parco altrettanto famoso e spettacolare: lo Zion N.P. (Utah). L'attrazione sovrana di Zion sono le pareti verticali di arenaria alte oltre a 600 mt. costellate da giardini pensili alimentati dall'acqua piovana che filtra attraverso la roccia. La strada che entra nel parco da est e che conduce all'insediamento di Springdale dove ha sede il centro visitatori, è di per sè uno spettacolo in quanto si incunea con tortuosi tornanti tra le imponenti pareti del canyon fornendo degli scorci mozzafiato. Le attrattive principali del parco si raggiungono tramite una scenic drive lunga circa 10 km. che tuttavia durante il periodo estivo, a causa dell'eccessivo affollamento, è chiusa al traffico pubblico. Un comodo servizio di navette gratuite consente di toccare i vari punti da cui partono percorsi di trekking più o meno impegnativi. Tra le principali soste le più apprezzate sono: Court of the Patriarchs, ove tre torreggianti formazioni rocciose personificano i patriarchi Abramo, Isacco e Giacobbe; the Grotto, un'ampia area attrezzata per pic-nic in cui si trova, tra gli altri, l'attacco del sentiero che porta allo spettacolare punto panoramico denominato Angel's Landing; Weeping rock, la roccia che piange, così chiamata in quanto dalla volta dell'enorme cavità tagliata sul fianco della parete verticale, accessibile dopo una breve salita, gocciola dell'acqua che simula il pianto della pietra; Big Bend, un'ampia curvatura ad arco delle pareti di arenaria che offre un eccezionale colpo d'occhio; Temple of Sinawava, ultima fermata del percorso da cui parte il trail denominato riverside walk che correndo lungo il letto del fiume porta in circa un'ora di cammino ad una strettoia tra le pareti chiamata The Narrow che costituisce la quintessenza dello Zion. Sul finire del giorno lasciamo il parco e rientriamo in Arizona raggiungendo nuovamente la cittadina di Page (Arizona) centro nodale per chi si appresta a visitare un iconico luogo che ha fatto da sfondo agli indimenticabili film western di Hollywood.
Gestita dagli indiani della riserva Navajo, la Monument Valley (Utah/Arizona), con i suoi inconfondibili monoliti, incarna non solo lo spirito del classico far west americano, ma identifica nell'immaginario gli stessi Stati Uniti. La raggiungiamo tramite la scenic byway, la strada panoramica che porta dritto verso i grandi monoliti e qui la foto panoramica di rito al famoso Forrest Gump Point è assolutamente un must. Oltre ai tour organizzati dalle guide Navajo la valle è visitabile autonomamente in auto percorrendo la Valley Drive, un percorso sterrato, ma comunque percorribile anche con una vettura normale, che consente di inoltrarsi fra le bizzarre conformazioni rocciose del parco. I principali punti di interesse che via via si presentano sono: The Mittens and Merrick's Butte, i tre monoliti sabbiosi che tutti conosciamo e che rappresentano l'autentico simbolo della Monument Valley; Elephant Butte, una enorme conformazione rocciosa così nominata per la sua somiglianza ad un pachiderma; Three sisters, tre alti pinnacoli la cui forma ricorda tre suore in preghiera; John Ford's Point, luogo immortalato dal regista americano che qui ha ambientato i suoi film western; Camel Butte, conformazione rocciosa che ricorda il profilo di un cammello; Totem Pole, un peculiare pinnacolo situato in una suggestiva zona della valle; Artist's point, un punto panoramico in posizione sopraelevata dove l'orizzonte si perde a vista d'occhio; North window; altro punto panoramico per una visuale della parte settentrionale della valle; The thumb, bizzarro monolite che ricorda il pollice della mano. Attraversando la Monument Valley è impossibile non riportare alla memoria quegli scenari tipici dei più famosi film western americani e non stupirebbe avvistare una tribù di indiani a cavallo scendere giù dalle colline alzando una nuvola di polvere rossa. Il momento più suggestivo per godere di questo panorama e senz'altro il tramonto quando i colori del cielo si scaldano ed i monoliti si tingono via via di un rosso sempre più incandescente. Calato il sole dietro l'orizzonte, con il cielo che si tinge di viola, lasciamo la valle e puntiamo verso la non distante Blanding (Utah), piccolo centro in cui trascorreremo la notte.
Il giorno successivo effettuiamo una serie di visite nell'area intorno alla Monument Valley. Dapprima immortaliamo con uno scatto fotografico le scenografiche Twin Rocks due massicci torrioni di roccia che sovrastano uno dei ristoranti più "cult" della zona e poco distante da qui effettuiamo una visita al Bluff Fort (Utah), una sorta di museo all'aperto che comprende diverse costruzioni in legno che riproducono un villaggio così come era nell'ottocento. Le abitazioni sono arredate con mobili e oggetti dell'epoca e delle audio guide in diverse lingue narrano alcune peculiarità del luogo e delle persone che qui hanno abitato. A circa un'ora di macchina si trova poi quella che viene considerata la sorella minore della Monument Valley. Si tratta della suggestiva Valley of the Gods (Utah) che fa sempre parte della riserva Navajo, ma che è visitabile gratuitamente ed in piena autonomia percorrendo la strada sterrata lunga poco meno di 30 km. che si snoda nel cuore di un territorio desertico. Qui sono visibili delle formazioni rocciose molto simili a quelle presenti nella Monument Valley, seppur meno imponenti, alle quali ci si può avvicinare in auto per goderne da vicino lo spettacolo. Anch'esse possiedono un nome che le contraddistingue e che trae origine delle loro inusuali forme: troviamo così il Seven Sailors Butte, una serie di alte rocce che personificano sette marinai; il Franklin Butte, simile a una vedetta in guardia; la Battleship Rock, che assomiglia ad una nave da guerra in roccia rossa; il Castle Butte, che ricorda un castello merlato nel mezzo del deserto ed ancora il Lady in the Baththub Butte, una sagoma rocciosa che richiama una donna immersa in una vasca da bagno. Terminato in un'oretta il percorso in questa valle, ci spostiamo a circa una quindicina di chilometri per osservare una particolarissima roccia a forma di sombrero: si tratta del cosiddetto Mexican Hat (Utah) che dà il nome alla minuscola località qui presente. Proseguiamo il viaggio e raggiungiamo il Four Corners Monument (Utah/Arizona/Colorado/New Mexico) un'installazione simbolica situata nell'unico punto degli USA in cui si toccano i confini di quattro stati. Anche tale monumento appartiene alla nazione Navajo ed è soggetto ad una tassa di ingresso. Nel pomeriggio raggiungiamo infine il Mesa Verde N.P. (Colorado) un parco ammantato di mistero in quanto è qui che la civiltà dei pueblo ancestrali svanì intorno al 1300 d.C. lasciando come sua sola testimonianza le abitazioni rupestri scavate in impervie pareti. Il sito è stato dichiarato dall'UNESCO patrimonio dell'umanità ed ancora oggi archeologi e studiosi cercano di ricostruire la storia e le tradizioni dei popoli ancestrali che occuparono il Colorado Plateau dal II al XIV sec. d.C. prima di essere allontanati dalla siccità, dalla scarsità di risorse e dalle guerre che colpirono questa zona. La più alta concentrazione di abitazioni rupestri dei pueblo ancestrali si trova nella zona denominata Chapin Mesa in cui con un percorso ad anello è possibile vedere da vicino i resti delle costruzioni. Una delle visite più ambite è quella al Cliff Palace, prenotabile con diversi mesi di anticipo dato il limitato numero di persone ammesse. Quella da noi riservata è stata la visita che si effettua al tramonto ed il ranger ci accompagna attraverso un percorso impervio che conduce a questo gruppo di abitazioni che costituisce il più grande insediamento rupestre di tutto il nordamerica. La suggestione del luogo, colpito dagli ultimi raggi del sole, è notevole dato che gli oltre 200 ambienti tra stanze, locali, costruzioni e kivas (locali in parte sotterranei utilizzati per cerimonie) si trovano a metà di una impervia parete verticale in arenaria all'interno di un rientranza della roccia profonda 27 mt. ed alta 18. Terminata questa emozionante visita abbiamo ancora un po' di tempo per visitare altre testimonianze dei pueblo ancestrali prima che calino le tenebre. Usciti dal parco raggiungiamo infine Cortez (Colorado) dove ci fermiamo per la notte.
Moab (Utah), una piccola cittadina ordinata e decisamente turistica, è la nostra prossima meta. Questo insediamento con case ben curate che sembrano richiamarsi allo stile delle vecchie abitazioni americane di fine ottocento è ben conosciuta per la sua vicinanza ad un parco molto importante: l'Arches N.P (Utah), ove colossali archi di arenaria contrappuntano vette di un rosso acceso e paesaggi desertici. Il colossale Wilson Arch, appena fuori dall'ingresso del parco, dà subito conto di quello che attende il visitatore e la curata Arches Scenic Drive, lunga una sessantina di chilometri, è la strada panoramica che tocca una varietà di archi in pietra, rocce dalle forme insolite e paesaggi dai colori incredibili. Si possono così ammirare: Elephant butte, l'immancabile formazione rocciosa a forma di pachiderma; Balanced rock, un masso in un equilibrio impossibile posto sulla cima di un pinnacolo; North Window e South Window, una imperdibile coppia di archi a cui si accede tramite un facile trekking; Delicate Arch, l'arco più maestoso del parco che è divenuto simbolo stesso dello stato dello Utah; Fiery furnace, un susseguirsi di gole e lame in pietra che assumono vivaci colorazioni; Landscape Arch, un colosso di roccia di 88 mt. che sfida le leggi della gravità ed ancora Devil's Garden, punto finale del percorso da cui iniziano diversi sentieri che portano ad altri archi più o meno lontani. La cittadina di Moab funge altresì come base logistica per la visita di altri due parchi posti a meno di due ore di distanza. Il primo è il Canyonlands N.P. (Utah), un arido labirinto di lame, archi, pinnacoli, guglie, crateri, mesas e butte di roccia rossa che colpisce per la sua desolazione. Il parco è visitabile in auto solo in due zone distinte mentre la sua parte centrale è un territorio praticamente inaccessibile denominato The Maze (il labirinto). Decidiamo di visitare la parte nord, più vicino a Moab, denominata Island in the sky. Qui una scenic drive conduce ai principali punti panoramici posti su una piatta mesa con pareti a strapiombo da tutti i lati che da un'altitudine di quasi 2000 mt. consente alla vista di spaziare a 360° e di osservare sul fondo il fiume Colorado. Uno tra i punti più suggestivi è il breve sentiero che conduce al Mesa Arch, un enorme arco di pietra posto proprio sull'orlo di una parete a strapiombo che sembra incorniciare il panorama di canyons e di pinnacoli che si staglia all'orizzonte. Terminiamo in qualche ora la visita di questa zona e sulla via del ritorno compiamo una breve deviazione per accedere ad un secondo parco altrettanto suggestivo, il Dead Horse Point S.P. (Utah), anch'esso caratterizzato da panorami mozzafiato. Qui sono stati girati diversi film tra cui la sequenza finale del film Thelma & Louise con il famoso salto nel vuoto della loro vettura. La vista di un orizzonte sconfinato, di canyons di roccia rossa, di ripide pareti striate di bianco e del fiume Colorado che serpeggia nella pianura sottostante, offre uno spettacolo naturale di tale bellezza da lasciare il visitatore letteralmente ammaliato e ciò, forse, anche per la leggenda che ammantata questo luogo. Si narra difatti che qui viveva allo stato brado una mandria di cavalli mustang e che una volta sopraggiunti dei pionieri desiderosi di catturarli e domarli, gli animali abbiano scelto, piuttosto che la prigionia, di gettarsi l'uno dopo l'altro nel vuoto del precipizio trovando così la morte, ma anche la libertà.
Circa quattro ore di viaggio ed oltre 400 km. ci dividono dalla prossima destinazione: Salt Lake City, capitale dello stato dello Utah e centro universale della religione mormonica. La città può meritare una giornata di visita che consente di toccare i principali punti di interesse. Temple Square rappresenta il posto più interessante da cui cominciare e ciò per l'imponente tempio mormone della Chiesa di Gesù Cristo dei Santi degli Ultimi Giorni, che con la sua imponente struttura gotica e le sue alte guglie rappresenta il simbolo stesso di questa religione. All'interno della piazza, interamente recintata, dei fedeli si rendono disponibili ad accompagnare i visitatori e a dare loro informazioni sul mormonismo. Nell'area vi sono diversi edifici visitabili tra cui: la Beehive House e la Lion House, ex residenze di Brigham Young, storico presidente della chiesa mormone; the Tabernacle, un massiccio edificio ovale che serve per le assemblee e per le manifestazioni religiose al cui interno si trova un colossale organo che domina il coro; l'Assembly Hall edificio di rappresentanza che ricorda una cattedrale gotica ed ancora il Bingham Young Monument, monumento dedicato al fondatore di questa religione. Tra gli altri edifici di rilievo della città meritano ancora una visita lo State Capitol, il grandioso campidoglio dello Utah situato sulla cima di una collinetta che domina il centro cittadino a cui fanno da dirimpettai l'elegante edificio della Council Hall e la minuscola chiesa ebraica White Memorial Chapel. Nei pressi di Temple Square può valere ancora una breve sosta la Cathedral of the Madeleine, un bell'edificio in stile gotico che all'interno presenta degli interessanti arredi sacri. Infine non può assolutamente mancare la visita al Natural History Museum of Utah, un interessantissimo museo che comprende importanti scoperte paleontologiche fra cui i resti di dinosauri precedentemente sconosciuti rinvenuti nello Utah. Questi resti ed i manufatti della cultura nativa sono i principali motivi per visitare il museo che tra l'altro gode di una suggestiva posizione che regala un bel panorama sulla Salt Lake Valley.
La mattina seguente è dedicata alla visita dell'Antelope Island S.P. (Utah), un parco ricavato su un'isola del Great Salt Lake a circa un'ora di auto dal centro cittadino. L'area colpisce per il suo paesaggio surreale fatto di praterie dorate, spiagge e distese salate che si perdono all'orizzonte. La sua fauna più osservata sono le mandrie di bisonti che pigramente pascolano alle pendici dei rilievi. Il parco è visitabile in auto fermandosi presso i vari punti panoramici per ammirare la bellezza del paesaggio e la fauna, ma non mancano sentieri disponibili per effettuare lunghi o brevi trekking. La surreale strada che porta all'isola, denominata Davis County Causeway, è un sottile nastro di asfalto che passa a filo d'acqua sul lago salato e rappresenta il biglietto da visita del parco. Una volta sull'isola vi sono alcune strade che conducono ad alcuni viewpoint tra cui il Buffalo Point, ottimo per l'avvistamento dei bisonti; la Bridger Bay, ampia baia con una spiaggia in cui è possibile anche la balneazione; White Rock Bay, una baia con una grande distesa di sabbia salata, ed ancora Frary Peak, altro punto elevato da cui è possibile vedere le mandrie di bisonti.
Nel primo pomeriggio lasciamo questa zona e puntiamo verso nord per percorrere altri 500 km. che ci porteranno alla prossima destinazione. Durante il tragitto superiamo l'insediamento di Blackfoot (Idaho) considerato la capitale mondiale della patata e che ospita il curioso Idaho Potato Museum, un museo che descrive la storia dell'industria di questo tubero e raggiungiamo infine West Yellowstone (Montana), piccola cittadina che vive sul turismo legato all'omonimo parco da cui dista pochi chilometri. Ci apprestiamo dunque a visitare lo stupefacente Yellowstone N.P. (Wyoming). In questo territorio selvaggio a farla da padrone sono le mandrie di bisonti, i cervi e gli alci americani, gli orsi, le foreste di conifere, i laghi e soprattutto i geyser, le fumarole, le pozze di fango ribollente e le sorgenti di acqua calda che ammantano il paesaggio con il loro acre odore di zolfo. Le strade del parco si snodano tra questi panorami e conducono ad una serie di punti imperdibili che sono il fiore all'occhiello di Yellowstone. Cominciamo il nostro tour dalla zona nord ove si trovano le Mammoth terraces, delle vere e proprie terrazze di travertino piene di pozze digradanti di acqua bollente con formazioni simili a coralli che creano una variopinta tavolozza di colori. Più a sud il Norris Geyser Basin è l'area geotermale più calda ed attiva del parco ed è costituita da un'ampia piana bianca di depositi sulfurei che si visita camminando su passerelle che si snodano tra fumarole, pozze di acqua azzurra ribollente e deflussi acidi colorati che tingono il terreno. Ancora più a sud si trova il panorama forse più emozionante di tutto Yellowstone: la Grand Prismatic Spring, un'enorme sorgente di acqua calda le cui acque di un blu intenso sono circondate da un caleidoscopio di colori dovuto alla presenza di microrganismi che cambiano colore a seconda della temperatura, creando così un arcobaleno di tonalità arancio, rosse, gialle, verdi e turchesi. Il punto di osservazione migliore si trova su una collinetta raggiungibile con un piccolo trekking da cui la sorgente appare come un enorme occhio blu che versa lacrime multicolori. Una quindicina di chilometri ancora più a sud si trova l'Old Faithful, il geyser più famoso al mondo che erutta ogni 90 minuti circa. Le sue eruzioni durano dal minuto e mezzo fino ai cinque minuti arrivando a emettere getti d'acqua bollente alti tra i 30 e i 55 metri con un volume d'acqua variabile tra 14 e i 32 mila litri. Tutta la zona limitrofa, denominata Upper Geyser Basin, è comunque costellata da miriadi di geyser che sprigionano dense nuvole di vapore nell'aria. Percorrendo il tragitto ad anello di circa un centinaio di chilometri che aggira il centro geografico del parco si raggiunge dapprima lo Yellowstone Lake che riflette nelle sue acque le montagne e le pinete circostanti e poco oltre si imbocca la Hyden Valley, anch'essa caratterizzata da fumarole e pozze di fango ribollente. Questa è una delle zone più favorevoli per vedere la fauna selvatica che popola il parco e principalmente per l'avvistamento di bisonti, alci e cervi.
A sud di Yellowstone, si estende un altro parco abbastanza simile per paesaggi ad eccezione che per la presenza di fenomeni geotermici qui di fatto pressochè inesistenti: il Grand Teton N.P. (Wyoming). Con il suo Jackson Lake, lago alpino per eccellenza, e con la sua successione di massicci monti che si innalzano bruscamente da una lussureggiante valle, il parco incarna il classico paesaggio del Wyoming e comprende una regione selvaggia di gran bellezza dominata dall'appuntito Grand Teton, leggendaria vetta dell'alpinismo americano che supera i 4000 mt. La strada asfaltata che lo percorre longitudinalmente attraversa diversi paesaggi idilliaci, ma il parco è sicuramente più godibile per chi si dedica al trekking e per chi può trascorrere qui diversi giorni affrontando i numerosi sentieri che portano ad eremi non raggiungibili altrimenti. Da queste montagne nasce altresì lo Snake River, che con i suoi 1670 km. è uno dei fiumi più lunghi del nord America.
Da qui iniziamo il nostro viaggio di rientro di oltre 1500 km. per riavvicinarci a San Francisco, ma durante il percorso non mancheranno le occasioni per effettuare delle deviazioni e per visitare alcuni altri luoghi curiosi o città interessanti. Usciti dal Grand Teton N.P. attraversiamo il centro abitato di Jackson la cui economia è fondata soprattutto sul turismo ed in cui gli americani facoltosi, che qui possiedono case milionarie, trascorrono le vacanze invernali. Nel pomeriggio raggiungiamo Twin Falls (Idaho), grosso agglomerato urbano piuttosto ordinato, ma francamente anonimo. Oltre ad un po' di shopping di classici gadget americani effettuiamo una breve visita al vicino Shoshone Falls Park (Idaho) un piccolo parco fluviale che ospita alcune cascate in verità piuttosto deludenti anche a cagione degli impianti idroelettrici che sorgono nelle immediate vicinanze e che ne deturpano la vista. Dopo aver fatto tappa per la notte, proseguiamo il nostro viaggio verso sud-ovest e superato il confine col Nevada raggiungiamo l'insediamento di Wells (Nevada). Da qui effettuiamo una deviazione a ritroso di circa 200 km. a/r per raggiungere dapprima la cittadina di West Wendover (Nevada), un centro urbano con diversi casinò in cui una grande statua decisamente kitsch di un cow-boy (nota come cow-boy Will) dà il benvenuto a chi entra in città, ma soprattutto per raggiungere l'affascinante Bonneville Salt Flats (Utah) una enorme pianura, ma meglio sarebbe dire un vero e proprio deserto, ricoperta da uno strato di sale che è il risultato dell'evaporazione del preistorico lago Bonneville, formatosi dopo l'ultima glaciazione. Questa è la distesa salata più vasta di quelle presenti attorno al Great Salt Lake e lo strato di sale raggiunge in alcuni punti lo spessore di quasi due metri. Il paesaggio ricorda quello del più noto Salar de Uyuni (Bolivia) ed anche qui ci si può sbizzarrire a fare fotografie con prospettive impossibili o a guidare ad occhi chiusi senza timore di incontrare alcun ostacolo per decine di miglia. Dopo un paio di ore spese in questo surreale ambiente riprendiamo il viaggio ed in serata raggiungiamo Reno (Nevada) dove trascorriamo la notte. La città sorge in una zona desertica e deve la sua fama alla combinazione divertimento-natura che offre. Sebbene di per sè non vanti particolari attrattive se non una piacevole passeggiata lungo fiume ed alcune case storiche risalenti ai primi del '900, ciò che l'ha resa nota sono invece i casinò, i luoghi di intrattenimento e la vita notturna, tanto da essere soprannominata "The Biggest Little City in the World" (la più grande piccola città del mondo) come per l'appunto recita un'insegna che sovrasta una delle principali vie del centro. Il primo casinò negli USA vide la luce proprio a Reno che inoltre è internazionalmente famosa per la rapidità dei divorzi che qui vengono celebrati, in diretta contrapposizione con i rapidi matrimoni che proverbialmente si celebrano invece nella rivale e più blasonata Las Vegas che con il suo sfarzo e la sua vita notturna surclassa decisamente la piccola Reno riducendola al rango di modesto paesino di provincia.
La mattina successiva lasciamo la città e dopo un paio di ore di viaggio, rientrati nuovamente in California, puntiamo verso il Lassen Volcanic N.P. (California) che con i suoi paesaggi ultraterreni fatti di pozze ribollenti, di fumarole e di sfiati di zolfo ricorda, sebbene in misura di gran lunga inferiore, l'area dello Yellowstone. La strada di una sessantina di chilometri che lo attraversa da sud a nord, fiancheggia alcuni suggestivi punti panoramici in cui è possibile osservare da vicino i fenomeni geotermici. Un trekking di circa un'ora e mezza conduce all'area fenomenologicamente più "calda" del parco dal nome evocativo di Bumpass Hell, un vero e proprio inferno di fanghi ribollenti e soffi di vapore sulfureo. La strada prosegue aggirando su tre lati il Lassen Peak e conduce ad un'area di prati, laghetti con acque cristalline, aree di pic-nic e remote zone per escursioni per poi giungere alla Devastated area, un settore che ancora presenta ben evidenti i segni di vecchie eruzioni. Esaurita in una mezza giornata la visita di questo ultimo parco puntiamo verso Sacramento capitale dello stato della California. La città può meritare una visita che può concentrarsi principalmente nella zona più nota della città, la Old Town, un'area che comprende otto isolati. Questo quartiere è caratterizzato dall'architettura vittoriana risalente all'epoca dei cercatori d'oro, con edifici a più piani, entrate ad arco, balconi in ferro e portici che creano l'atmosfera di fine '800. Qui si trovano molti negozi di curiosità, ristoranti, nonchè edifici riservati ai vagoni e alle locomotive della ferrovia transcontinentale che fanno compiere un salto indietro nel tempo. Poco distante, sul lungofiume del corso d'acqua che dà il nome alla città, è attraccato il Delta King, un battello a vapore che svolge varie funzioni quali struttura ricettiva, ristorante e luogo d'intrattenimento. A breve distanza dalla Old Town, troviamo lo State Capitol, l'edificio governativo statale in stile neoclassico con il caratteristico colore bianco, la cupola, i colonnati e le scalinate. Sempre tra gli edifici storici merita una menzione la Governor's Mansion, una splendida villa bianca in stile vittoriano che fungeva da sede al governatore. Da segnalare ancora il Tower Bridge, un ponte viabile in ferro color giallo oro, eretto nel 1935, che attraversa il fiume Sacramento e che dà accesso a West Sacramento, una cittadina al di là del fiume sulle cui sponde sorge la sagoma a piramide detta The Ziggurat, sede di una compagnia di servizi. Infine può meritare una breve visita la Roman Catholic Cathedral of the Blessed Sacrament con struttura in stile rinascimentale sormontata da una cupola e tre slanciate guglie e con interni vittoriani ricchi di decorazioni.
Il viaggio volge al termine ed è rimasta solo una mezza giornata per effettuare una puntata nella famosa Napa Valley (California), la lussureggiante e verdissima Wine County che comprende i territori di Napa e Sonoma, due valli accomunate da un minimo comun denominatore: il vino. Questa zona è dunque indicata a chi ama i paesaggi dolci, ricchi di colline ammantate di vigneti, le eleganti tenute di campagna e naturalmente le degustazioni. Uno dei luoghi più noti della valle è il Castello di Amorosa, una location decisamente suggestiva: si tratta infatti una maniero ricostruito in modo fedele secondo lo stile toscano del XII secolo. Oltre alle cantine, il chiostro e tutti i classici locali di un castello, vi è persino una sala delle torture rigorosamente organizzata. Anche qui è possibile effettuare delle degustazioni immersi in un ambiente degno di un set cinematografico medievale.
Poco più di un'ora di macchina ci divide da San Francisco ove arriviamo sul finire del pomeriggio, giusto in tempo per restituire l'auto a noleggio ed effettuare una corsa in aeroporto dove ad attenderci c'è il volo che, via Monaco di Baviera, ci ricondurrà in Italia.
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