(Dicembre 2015/Gennaio 2016)
"L'uso dei viaggi è di regolare l'immaginazione con la realtà e, invece di far pensare come possono essere le cose, di farle vedere come sono."
Samuel Johnson, Johnsoniana, 1776
Non l'avevo ancora lasciata che già ne sentivo la mancanza... con queste parole Ernest Hemingway descriveva il "mal d'Africa", quella malattia che colpisce chi fa ritorno da un viaggio nell'Africa equatoriale, sede del più incredibile patrimonio faunistico del mondo. Fra questi maestosi scenari stregati da infuocati tramonti, il viaggiatore non può sfuggire al contagio della magia della savana, in cui si assapora ogni giorno l'essenza basilare della vita e si è spettatori privilegiati dell'eterna lotta fra predatori e prede.
Con un volo Qatar Airways da Roma, via Doha, raggiungiamo il Julius Nyerere International Airport di Dar Es Salaam, rispettivamente principale scalo internazionale e maggior centro economico della Tanzania di cui è stata capitale fino al 1966 (da allora la capitale ufficiale dello stato è divenuta Dodoma). Dalle rigide temperature invernali dell'Italia passiamo ai 30 gradi della costa africana e dopo aver assorbito lo sbalzo termico raggiungiamo subito in taxi il centro della città alla quale dedichiamo il primo giorno di permanenza in questo stato. Dar Es Salaam, nonostante le sue dimensioni ed i quasi tre milioni di abitanti, è una metropoli tutto sommato a misura d'uomo, ancorata a forti radici swahili, ma permeata da un'atmosfera in cui si fondono influenze africane, indiane e musulmane. La città di per sè non possiede particolari attrattive turistiche, ma ospita un discreto numero di edifici storici, negozi e ristoranti che si affacciano sulle vie principali ricche di colori e di attività. Il nostro giro esplorativo della città comincia da Sokoine Drive, una trafficata arteria che costeggia il mare ed il porto da cui salpano i traghetti per Zanzibar. Qui si trova la Cattedrale di St. Joseph, un imponente edificio dalle alte guglie e dalle vetrate istoriate costruito dai missionari tedeschi. Nei pressi si trovano altri edifici risalenti al periodo coloniale tedesco come la vecchia caserma ed il Municipio attualmente destinati ad uffici amministrativi. Poco oltre si incontra la Chiesa luterana di Anzania Front, un edificio con un campanile dal tetto rosso ed un interno dalle linee gotiche che è uno dei punti di riferimento della città. Anche questa chiesa venne costruita dai missionari tedeschi agli inizi del XX secolo e tuttora è utilizzata per le funzioni religiose. Seguendo la passeggiata che costeggia il lungomare si incontrano altri edifici di interesse architettonico tra cui spicca quello in cui hanno sede gli uffici giudiziari della Corte d'Appello. Senz'altro degno di una visita è il Museo Nazionale che ospita i famosi ritrovamenti fossili dello Zinjanthropus (australopiteco dalla possente mandibola) provenienti dalla Olduvai Gorge, nonchè una interessante serie di esposizioni dedicate a vari temi quali le civiltà che popolarono la regione, la tratta degli schiavi a Zanzibar e il periodo coloniale tedesco e britannico. Sono infine conservate alcune auto d'epoca tra cui una Rolls Royce utilizzata dal governo britannico e in seguito dal primo presidente della moderna Tanzania. Lungo la centrale Samora Ave. si trova poi il monumento di Askari, una statua in bronzo dedicata agli africani caduti durante la prima guerra mondiale che oggi è uno dei principali punti vitali e di ritrovo della città. Verso sera, dopo aver speso ancora qualche ora girovagando tra le caotiche vie del centro, riprendiamo un taxi e ci dirigiamo in aeroporto.
Con un volo interno di poco più di un'ora raggiungiamo il Kilimanjaro Airport dove viene ad accoglierci la guida contattata dall'Italia che ci accompagnerà nei successivi dieci giorni dedicati alla visita dei parchi del nord. Dall'aeroporto raggiungiamo in circa tre quarti d'ora Arusha, cittadina ricca di vegetazione e con un piacevole clima temperato. Essa è una delle citta della Tanzania maggiormente sviluppate e con un ritmo di crescita molto elevato. Il nucleo urbano sorge a circa 1300 metri di quota, proprio alle pendici del Monte Meru ed è sostanzialmente diviso in due parti dal corso del fiume Naura. Non vi sono particolari attrazioni turistiche se non alcuni edifici governativi e la torre dell'orologio che sorge all'incrocio delle due strade principali. Meritano tuttavia una visita i coloratissimi mercati in cui è possibile trovare una gran quantità di prodotti artigianali e tessili. Arusha deve la sua importanza al fatto che è sostanzialmente il luogo principale da cui partono i vari tour dei parchi situati al nord del paese: un gran numero di agenzie turistiche hanno difatti proprio qui la loro sede e questo è dunque il luogo migliore dove organizzare i safari nell'area protetta del Serengeti e negli altri parchi nazionali della regione.
Restiamo in questa cittadina la prima giornata e la mattina seguente, preparati i nostri bagagli, saliamo sul fuoristrada appositamente attrezzato per il safari. Ci dirigiamo verso l'Arusha National Park, prima meta del tour dei parchi del nord. Pur essendo una delle aree naturalistiche meno estese della Tanzania, è tuttavia uno dei parchi più affascinanti e, paesaggisticamente parlando, uno dei più vari. I luoghi di maggior spicco sono il cratere di Ngurdoto (spesso soprannominato piccolo Ngorongoro) e i Momela Lakes nella zona orientale del parco. Il cratere, pur non essendo particolarmente ampio e pur non essendo accessibile ai veicoli, offre tuttavia un suggestivo colpo d'occhio: vi sono difatti alcuni punti di osservazione lungo il suo orlo dai quali è possibile ammirare la caldera ricoperta da ricca vegetazione e popolata da fauna ruminante. Ngurdoto è circondato da fitte foreste che danno riparo a diverse specie di primati, mentre il suo fondo presenta un terreno paludoso e notevolmente fertile. La zona dei laghi è allo stesso modo decisamente incantevole con le superfici d'acqua che riflettono il blu del cielo, il verde della vegetazione e il bianco delle nuvole. Oche, gru, aironi, fenicotteri ed altri volatili popolano queste acque e gli animali selvatici frequentano le rive per abbeverarsi e trovare refrigerio. Nella zona ovest del parco si trova invece l'imponente mole del Monte Meru e in distanza si scorge la maestosa figura del monte Kilimanjaro con la sua inconfondibile sagoma. Il parco presenta degli ambienti paesaggistici assai vari con differenti fasce di vegetazione ed altrettanti habitat popolati da numerose specie animali. La biodiversità della zona è dovuta anche all'ampia estensione altimetrica che va dai 1500 mt. fino ai 4500. Nella zona occidentale si trova il Serengeti Ndogo (piccolo Serengeti) un'ampia prateria aperta che costituisce la sola area in cui è possibile vedere le mandrie di zebre di Burchell. I Momela Lakes, al pari di molti altri laghi della Rift Valley, sono poco profondi e caratterizzati da una spiccata alcalinità delle acque. Essi sono alimentati da corsi d'acqua sotterranei ed a causa dei differenti minerali contenuti, ogni lago ospita una differente specie di alghe che conferisce allo specchio d'acqua un colore diverso. Allo stesso modo anche le specie di uccelli variano di lago in lago anche là dove questi sono separati solo da una stretta striscia di terra. L'ambiente circostante al Monte Meru è un misto di foresta rigogliosa e nuda roccia con al centro un cratere spettacolare. La vita animale del parco è molto abbondante e nonostante la fitta e vasta vegetazione presente è assai facile avvistare zebre, giraffe, antilopi d'acqua, cervicapre, elefanti, iene, antilopi saltarupe, ippopotami, facoceri, babbuini ed altri primati. Dopo una intera giornata spesa all'interno di questo parco con il nostro 4x4 facciamo rotta verso sud ovest e ci avviciniamo al Lake Manyara National Park. Poniamo quindi la nostra sistemazione presso il Burudika lodge
, un suggestivo lodge tendato ai margini della boscaglia 15:19 10/01/2016che si affaccia direttamente sulla piana che ospita il lago.Il Lake Manyara National Park è una delle tappe che fa parte del percorso ad anello attraverso i parchi del nord e sebbene non possieda la spettacolarità e la varietà di specie animali di altre più blasonate aree protette del circuito settentrionale, ha tuttavia molto da offrire e i visitatori rimangono spesso sorpresi da quanto in effetti sia affascinante questo territorio protetto. Oltre alla sua spettacolare posizione geografica sulla scarpata dalla Rift Valley, le principali attrattive del parco sono costituite dalla varietà delle specie di uccelli e dai leoni che si arrampicano sugli alberi (climbing lions) anche se si tratta di animali non così facili da avvistare. In compenso sono ben visibili gli ippopotami che in questo parco, più che altrove, possono essere avvicinati a breve distanza. Notevole anche la presenza di elefanti sebbene il loro numero sia sceso negli ultimi anni. Il parco si trova ad una altezza compresa tra i 900 e i 1800 metri di altitudine e confina a ovest con la scenografica scarpata della Rift Valley ed a est con le acque alcaline del Lake Manyara, da cui prende il nome, che per parte dell'anno ospitano decine di migliaia di fenicotteri e altre specie di uccelli. Nonostante le dimensioni non particolarmente grandi della riserva, la vegetazione è molto variegata e presenta tratti di savana, paludi e foreste di alberi d'acacia che creano habitat notevolmente diversificati. Effettuiamo in questo parco due splendidi game drive intervallati da un pranzo al sacco che consumiamo in una apposita area lievemente rialzata che ci offre una spettacolare vista a perdita d'occhio sul lago e sulle sue rive popolate di animali. A nord, poco fuori dal parco, si trova il villaggio di Mto Wa Mbu (fiume delle zanzare) un agglomerato disordinato e pieno di procacciatori d'affari che però è riscattato dal suo animatissimo mercato e dalla lussureggiante vegetazione in cui è immerso: palme, baobab e acacie circondano il piccolo nucleo urbano stagliandosi sullo sfondo della scarpata della Rift Valley. Il villaggio, che prende il nome dall'omonimo fiume, è un ottimo punto di partenza per le visite giornaliere del parco. Approfittiamo delle poche ore di luce che rimangono per passeggiare tra le bancarelle ed acquistare alcuni prodotti dell'artigianato locale, tra cui principalmente maschere, statue ed altri manufatti lignei che andranno ad arricchire la nostra collezione personale. Poco distante sorge poi il villaggio di Karatu, un insediamento piuttosto trasandato ma circondato da una rigogliosa campagna che spesso viene scelto come base di partenza per l'effettuazione dei safari nella regione data la sua posizione strategica e la discreta disponibilità di sistemazioni. Alle prime ombre della sera raggiungiamo l'Octagon lodge e dopo un tonificante bagno in piscina ed una ottima cena al tepore del caminetto ci sistemiamo per la notte.
La mattina seguente, alle prime luci dell'alba, riprendiamo il 4x4 e ci dirigiamo verso lo spettacolare cratere di Ngorongoro che fa parte di una vasta area di ecosistemi connessi tra loro formata dagli altopiani del cratere stesso e dalle vaste pianure all'interno della scarpata con le loro boscaglie e foreste. Questo sito naturale nel 1979 è stato dichiarato dall'UNESCO patrimonio dell'umanità e rappresenta una delle zone privilegiate della Tanzania per l'avvistamento degli animali selvatici. Gli altopiani del cratere sono costituiti da una elevata catena di vulcani e caldere (coni vulcanici sprofondati) che si innalza al fianco della Great Rift Valley e che corre lungo il margine orientale della riserva di Ngorongoro. Le vette di questa catena comprendono cime montuose che superano i tremila metri e che sono state originate da eruzioni vulcaniche succedutesi per milioni di anni in concomitanza con il formarsi della stessa Rift Valley. La principale popolazione indigena residente in questo territorio è quella dei masai che pascolano qui il proprio bestiame da centinaia di anni. Eccezion fatta per il cratere di Ngorongoro, gran parte dell'area degli altopiani è difficilmente accessibile anche se in essa, con i dovuti mezzi di trasporto ed una idonea organizzazione, è possibile fare degli ottimi trekking. Senza dubbio la zona più frequentata nel corso dei tour dei parchi del nord della Tanzania è quella del cratere. Con i suoi spettacolari e quasi eterei paesaggi verdazzurri, con la suggestiva vicinanza della catena vulcani e con la grande concentrazione di fauna che qui stanzia, il cratere di Ngorongoro rappresenta senz'altro una delle destinazioni più ambite e più amate del paese. Con i suoi venti km circa di ampiezza il cratere è anche una delle caldere più vaste del mondo ed uno dei palcoscenici più emozionanti del pianeta. Le sue ripide ed ininterrotte pareti, alte oltre 600 metri, fanno da sfondo ad uno scenario incredibile in cui quotidianamente si rinnova un impareggiabile spettacolo naturale in cui i protagonisti sono i leoni, gli elefanti, i bufali, le gazzelle di Thompson, gli gnu, le zebre e le antilopi che pascolano e si aggirano senza sosta tra praterie, terreni paludosi e foreste. Vi sono ottime possibilità di avvistare i rinoceronti neri che per molti viaggiatori sono tra le principali attrattive di quest'area. Anche per gli amanti del birdwatching questa zona è di tutto rispetto: le acque poco profonde del lago alcalino che si trova alla base del cratere attirano, tra gli altri, anche centinaia e centinaia di fenicotteri. A dispetto delle alte pareti che attorniano l'area, la circolazione degli animali sia in entrata che in uscita dal cratere è notevole e questo è favorito soprattutto dalla presenza pressochè costante dell'acqua. Da secoli animali ed uccelli condividono questo territorio con le locali popolazioni masai che qui conducono il loro bestiame. Con il nostro fuoristrada ci dedichiamo ad avvincenti game drive che ci danno l'occasione di effettuare splendidi scatti fotografici della fauna che abita questo incantevole luogo. In serata, quando le prime ombre cominciano ad allungarsi nella smisurata pianura di Ngorogoro, iniziamo a risalire le scoscese pareti del cratere e ci dirigiamo verso il Rhino lodge, una accogliente struttura immersa nel verde dove faremo tappa per la notte.
Viaggiando per la Tanzania settentrionale capita spesso di incontrare persone appartenenti all'etnia Masai, una delle tribù più pittoresche della regione. I masai sono una popolazione di pastori nomadi che si sono attivamente opposti ai cambiamenti dettati dalla società moderna e tuttora praticano usi e costumi che risalgono a secoli orsono. La loro cultura è basata sull'allevamento del bestiame che soddisfa molte delle loro esigenze e necessità. La società masai è strutturata su un sistema patriarcale retto dai consigli degli anziani ed il loro agire è in ultima analisi dettato dallo scopo di tutelare il benessere del bestiame che è la loro principale fonte di vita e sostentamento. Nel corso della vita i maschi devono sottostare ad una serie di riti di transizione che determinano la loro ascesa sociale, mentre le donne giocano un ruolo secondario e non possiedono diritti ereditari. Durante il trasferimento verso l'area del Serengeti visitiamo un loro villaggio, occasione che consente non solo di comprendere meglio il loro stile di vita e le loro abitudini quotidiane, ma anche di apprezzare i coloratissimi manufatti artigianali (collane e bracciali masai) con la vendita dei quali contribuiscono al sostentamento della loro comunità.
Facciamo ora un tuffo nel remoto passato di questa regione e viaggiando idealmente indietro nel tempo di qualche milione di anni torniamo agli albori dell'umanità che qui ha trovato secondo la scienza la propria culla e la propria genesi. Con un intaglio profondo quasi 100 metri nella pianura a nord ovest del cratere di Ngorongoro e con una storia che affonda le sue radici ai primordi del genere umano, la Olduvai Gorge, un burrone polveroso lungo circa 50 chilometri, è uno dei siti archeologici più famosi del continente africano. Grazie alla tipicità della sua vicenda geologica, caratterizzata dalla sovrapposizione di strati vulcanici in regolare successione lungo un periodo di circa due milioni di anni, la gola offre una importantissima testimonianza sulla vita delle popolazioni preistoriche che si succedettero in quest'angolo di mondo, consentendo così di sfogliare a ritroso il libro della storia umana dagli albori della sua comparsa fino ai giorni nostri. Il fossile più noto tra quelli ritrovati a Olduvai è un cranio di scimmia databile a circa 1,8 milioni di anni fa, conosciuto con il nome di australopithecus boisei e scoperto da Mary Leakey nel 1959. Il ritrovamento di questo fossile diede vita nella comunità scientifica ad un acceso dibattito sull'evoluzione del genere umano e ciò anche a causa del ritrovamento in una vicina zona delle impronte di un ominide risalenti a 3,75 milioni di anni fa. Basandosi su tali ritrovamenti oltre che su fossili molto antichi rinvenuti nel corso di alcuni scavi effettuati in Kenya ed in Etiopia, è stata avanzata l'ipotesi che in questa regione, circa due milioni di anni orsono, siano vissute almeno tre specie di ominidi ossia, oltre all'australopithecus boisei, anche l'homo habilis e l'homo erectus, quest'ultimo poi evolutosi nell'homo sapiens o uomo moderno. Altri fossili reperiti negli strati superiori della gola hanno infatti testimoniato la presenza perdurante dell'homo sapiens nella zona. Sul luogo è presente un piccolo museo che descrive con immagini e reperti fossili la storia degli scavi e la rilevanza scientifica dei ritrovamenti qui eseguiti.
Puntiamo ora la nostra bussola in direzione del Parco Nazionale del Serengeti, che nel 1981 è stato dichiarato dall'UNESCO patrimonio dell'umanità. Questo è un luogo dove il fascino dell'Africa appare in tutta la sua seducente potenza e dove si può davvero toccare con mano la bellezza ed il ritmo selvaggio della natura. Sopra le sue sterminate pianure che si perdono all'orizzonte si rinnova giornalmente uno dei cicli vitali più imponenti della terra: migliaia e migliaia di animali ungulati si muovono alla perenne ricerca di nuovi pascoli guidati da un istinto primordiale. Tra gli animali più noti che partecipano a questo eterno spostamento vi sono gli gnu che con la loro popolazione di oltre un milione di esemplari e con la loro epica migrazione annuale costituiscono una delle principali attrattive del Serengeti. Durante la stagione delle piogge (nei mesi tra dicembre ed aprile/maggio) le mandrie di gnu pascolano sparse nelle zone meridionali del parco, ma poichè queste aree sono scarsamente irrigate da corsi d'acqua, non appena cesssano le precipitazioni il terreno si inaridisce molto velocemente e ciò spinge le mandrie di gnu a concentrarsi dapprima nelle ristrette aree verdi che rimangono a disposizione e poi ad effettuare una vera e propria lunga migrazione di decine di migliaia di capi che si mettono in viaggio per cercare cibo fuori dal Serengeti fino ad arrivare nell'area protetta del Masai Mara appena oltre il confine con il Kenya. Questa fase corrisponde al periodo delle nascite ed in prossimità dei mesi di febbraio/marzo vengono alla luce mediamente circa ottomila cuccioli al giorno, un numero apparentemente impressionante che però si riduce quasi della metà atteso che oltre il 40% dei nuovi nati è destinato a morire prima del quarto mese di vita. Verso ottobre, allorquando riprendono le precipitazioni, le mandrie compiono il percorso a ritroso e ritornano negli sterminati pascoli del Serengeti. Questo parco è però anche famosissimo per i predatori che ospita, in particolare leoni, molti dei quali sono dotati di un radiocollare che consente agli studiosi di monitorare gli spostamenti ed i movimenti di ogni esemplare per conoscerne la posizione. Nel parco si avvistano anche leopardi, iene e sciacalli. Sono altresì presenti in gran numero mandrie di zebre, giraffe, gazzelle di Thompson e gazzelle di Grant, antilopi, impala e facoceri, oltre ad una gran quantità di uccelli tra cui anche avvoltoi che nidificano sulle chiome degli alberi. Nel Serengeti la concetrazione di animali massima si ha nei mesi che vanno da dicembre a maggio mentre la stessa è lievemente minore nella stagione secca (luglio/ottobre): tuttavia questo parco merita senz'altro una visita in qualsiasi momento dell'anno e ciò anche per quel che concerne le mandrie di gnu poichè, oltre agli esemplari che compiono la grande migrazione, vi sono anche diverse popolazioni stanziali che rimangono qui tutto l'anno. Accediamo al parco dalla parte sud e cominciamo subito un avvincente game drive nel corso del quale, nei pressi dell'area del Moru Kopjes, avvistiamo anche leoni, ghepardi e leopardi che rappresentano le vere e proprie "star" di questo spettacolare palcoscenico della natura. Nel corso della giornata, percorrendo lentamente le polverose piste sterrate del parco, ci avviciniamo alla sua parte centrale: Seronera è la zona che conta il maggior numero di visitatori ed è agevolmente accessibile sia per chi accede da sud, sia per chi proviene da nord, sia per chi giunge dal western corridor. Poco distante, nei pressi del Lago Ndutu si trova l'area migliore per l'avvistamento della fauna selvatica durante la stagione delle piogge alloquando qui si radunano molte mandrie di gnu. Rimaniamo in questo parco per due giorni effettuando diversi game drive mattutini e pomeridiani e ponendo la nostra base al Serengeti Tortilis camp un suggestivo e appartato lodge tendato posto su un lieve crinale dal quale possiamo ammirare a poca distanza elefanti, giraffe, gnu, gazzelle ed altre antilopi mentre pascolano nei dintorni. Nel corso della notte, il silenzio quasi irreale del luogo viene ripetutamente rotto dai ruggiti dei leoni e da versi di sciacalli e iene che si aggirano nei dintroni del campo.
Dopo aver speso due giornate in questo luogo magico così riccamente popolato di fauna selvatica ed aver trascorso un'altra notte nel superbo Lobo wildlife lodge, arroccato su un'altura che domina una vasta pianura in cui pascolano mandrie di bufali, gnu ed elefanti, puntiamo in direzione nord-est ed usciamo dal Serengeti attraverso il gate settentrionale: la nostra prossima meta è il Lake Natron, uno specchio d'acqua alcalina rinomato per gli stormi di fenicoteri che lo frequentano. Il trasferimento è piuttosto lungo anche a causa delle strade in pessime condizioni che caratterizzano la zona. Dopo aver superato l'insediamento di Wasso, il principale centro della regione, entriamo in un territorio aspro e pietroso che testimonia indelebilmente il suo passato vulcanico. Il paesaggio è decisamente lunare e la strada percorre dei tortuosi saliscendi che attraversano ora campi di cenere vulcanica, ora ampie lingue di colate laviche. Dopo alcune ore di viaggio raggiungiamo i margini del lago la cui superficie scintilla all'orizzonte sotto il sole ardente del riarso paesaggio situato al confine con il Kenya e con l'estremità nord orientale della Ngorongoro Conservation Area. La remota campagna circostante è decisamente caratterizzata da una desolata e quasi aliena bellezza che regala una incomparabile sensazione di spazio. La visita del lago Natron rappresenta una meta alternativa alle piste più battute anche se qui il calore è davvero soffocante. Poichè non vi sono corsi d'acqua emissari, il livello del lago e le sue dimensioni variano molto a seconda del periodo dell'anno. Le attività tipiche da compiere in questa zona consistono in passeggiate per ammirare l'accecante superficie dello specchio d'acqua e in un interessante trekking lungo il corso del Ngaresero River che conduce ad una gola dove vi sono delle cascate che formano delle pozze d'acqua in è possibile fare il bagno. Effettuiamo questo trekking scortati da una guida masai e dopo circa un'ora di cammino lungo i pendii della stretta vallata, guadato ripetutamente il tortuoso corso d'acqua, raggiungiamo una stretta gola nella quale precipitano dall'alto alcune piccole cascate sotto le quali è possibile bagnarsi. Questa è una meta piuttosto consueta per le popolazioni masai locali e difatti nel corso del pomeriggio un gran numero di adulti e piccini si avvicendano per trovare qui un po' di refrigerio: ciò costituisce una interessante occasione per interagire con gli abitanti del luogo. Questa zona del Lago Natron è sovrastata dalla imponente mole dell'Ol Doingo Lengai ("Monte di Dio" in linqua masai), un cono vulcanico quasi perfetto formato da ripidissimi versanti che salgono fino ad una vetta pianeggiante. Si tratta di un vulcano ancora attivo che nei decenni scorsi ha prodotto eruzioni anche imponenti i cui effetti sono ancora visibili nell'area circostante. La sera raggiungiamo la nostra sistemazione e pernottiamo al Lengai lodge.
All'alba della mattina seguente, prima del sorgere del sole, ci dirigiamo con il nostro 4x4 sulle sponde del lago. La vista è affascinante e sembra di essere immersi in un'aura eterea. Le prime luci del nuovo giorno sfiorano la superficie dell'acqua colorandola di rosa, di giallo e di arancio. Camminando sulle fangose e scivolose sponde si raggiunge quasi il limite del lago e ciò consente di avvicinarsi agli stormi di fenicotteri che qui si ritrovano in gran numero. I colori del paesaggio forniscono lo spunto per degli splendidi scatti fotografici e il silenzio del luogo, interrotto solo dallo sbattere d'ali degli uccelli, trasmette la sensazione di trovarsi in un mondo fuori dal tempo. Dopo aver speso un paio d'ore ad ammirare questo ennesimo spettacolo della natura, ci dirigiamo verso sud e dopo un lungo trasferimento raggiungiamo i margini del Tarangire National Park. Essendo ormai pomeriggio avanzato decidiamo di spendere il resto della giornata nel lodge che abbiamo prescelto, il Maramboi tented camp una splendida struttura che si affaccia su una vasta prateria che funge da corridoio migratorio tra il Tarangire ed il Lago Manyara. Trascorriamo la restante parte del pomeriggio nella piscina a sfioro che si affaccia direttamente sulla savana e dalla quale, sorseggiando squisiti cocktail tropicali, ammiriamo zebre, antilopi, facoceri e gazzelle che pigramente pascolano a breve distanza in attesa del calar della sera. L'intero giorno successivo lo dedichiamo alla visita di questo affascinante parco, un'area protetta, punteggiata da numerosissimi baobab, che si estende a partire dal Lake Manyara lungo il Tarangire River. Il parco è una tipica destinazione della stagione secca ed in particolare nel periodo tra agosto e novembre, quando ospita una notevole concentrazione di fauna selvatica più alta di qualsiasi altra area protetta del paese. Gli immensi branchi di zebre, gnu, antilopi e, in particolare, di elefanti rimangono in zona fino agli inizi di novembre quando il periodo delle piogge brevi permette alle mandrie di spostarsi verso nuovi pascoli. Durante tutto l'arco dell'anno il parco offre invece la possibilità di osservare antilopi d'acqua ed alcine, kudu, gazzelle, giraffe e, più raramente, leopardi e rinoceronti. Il parco è anche un vero e proprio paradiso per gli amanti del birdwatching in particolare nel periodo da ottobre a maggio allorquando è possibile ammirare oltre 300 differenti specie di uccelli. Il Tarangire fa parte di un esteso ecosistema dove gli animali si spostano liberamente: l'area comprende l'ampia Mkungunero Game Controlled Area a sud e la Lolkisale Game Controlled Area a nord est. In molte della aree confinanti è possibile effettuare escursioni naturalistiche a piedi ed in auto anche notturne. Effettuiamo due game drive nel corso dei quali capiamo come mai questo parco sia soprannominato "Elephant Heaven": mai come qui abbiamo avuto modo di osservare così tanti elefanti a cui è possibile avvicinarsi sino a pochi metri. L'essere così vicino a questi pachidermi, il rimanere in silenzio a bordo del fuoristrada osservando le loro abitudini e le loro interazioni sociali, è solo un'altra puntata di quello straodinario spettacolo che ci offre la natura selvaggia dell'Africa. Dopo aver girovagato per i percorsi di quest'area ci apprestiamo a raggiungere il gate di uscita quando inaspettatamente un branco di nove leonesse si avvicina alla strada. Fermiamo la jeep e rimaniamo in assoluto silenzio ad ammirare questi splendidi felini che indugiando intorno alla vettura sembrano volerci dare un ultimo saluto e regalarci un'ultima indelebile emozione.
Al termine di questo entusiasmante percorso attraverso i parchi del nord della Tanzania ci apprestiamo a fare rientro ad Arusha dove ci tratteniamo ancora per una notte. La mattina seguente organizziamo il viaggio di ritorno verso Dar Es Salaam e dicidiamo di effettuarlo in pullman al fine di avere un'impressione di quello che è la Tanzania al di fuori dei luoghi più battuti dal turismo. Durante il transfer in bus, che richiede praticamente l'intera giornata, si attraversano diversi centri urbani in cui è possibile apprezzare la popolazione locale ed i loro usi e costumi. Verso il pomeriggio inoltrato raggiungiamo la stazione dei pullman di Dar Es Salaam e da qui con una corsa in taxi arriviamo al nostro albergo ubicato nel quartiere centrale. Vi è ancora tempo per una passeggiata e per concludere gli ultimi acquisti di souvenir che contribuiranno a mantenere vivo e duraturo il ricordo di questo viaggio.
E' giunta la fine della vacanza e mentre in testa ancora riecheggiano i suoni di questi luoghi e negli occhi ancora sono impresse le immagini dei paesaggi africani, ci apprestiamo a raggiungere l'aeroporto internazionale. Ci imbarchiamo su un volo Qatar Airwais diretto a Doha, città alla quale dedicheremo una giornata di visita prima di fare rientro in Italia (vedi resoconto di viaggio: Qatar: Doha).
GALLERIA VIDEO FOTOGRAFICA