(Agosto 2018)
"Viaggiare è una scuola di umiltà, fa toccare con mano i limiti della propria comprensione, la precarietà degli schemi e degli strumenti con cui una persona o una cultura presumono di capire o giudicano un'altra."
Claudio Magris
Lo Swaziland è un piccolo regno, ex protettorato britannico sino al 1968, stretto tra il Sudafrica ed il Mozambico. Sebbene l'influenza sudafricana sia preponderante, questo paese offre un clima sociale più rilassato e più sicuro rispetto ai suoi confinanti e ciò lo si percepisce proprio dai suoi abitanti che possiedono un'indole ottimista, cordiale, aperta e manifestamente spensierata. Anche se non può contare su un turismo di massa, offre comunque un intrigante connubio tra eredità coloniale e paesaggi affascinanti avvalorati dalla particolare attenzione alla conservazione degli habitat. Sotto il profilo economico non manca poi un'industria piuttosto fiorente che si concentra sulle risorse del sottosuolo (minerali ferrosi) e sulla coltivazione della canna per la produzione di zucchero di cui è uno dei principali esportatori. Il modo migliore per visitare il paese è avere un'auto propria che, grazie anche alle ridotte dimensione del territorio ed alla buona rete stradale, consente di scoprire le zone meno frequentate e le antiche tradizioni che ancora sono ben radicate.
Durante il nostro itinerario nel nord-est del Sudafrica (vedi resoconto di viaggio: Sudafrica 2018) effettuiamo un detour che ci consente di accedere a questa nazione poco conosciuta e poco battuta dal turismo. Raggiungiamo così il posto di confine di Mananga dove timbriamo i passaporti e registriamo l'autoveicolo per poi puntare verso sud-est in direzione del Hlane Royal National Park, uno dei sei parchi nazionali dello Swaziland, aree naturalistiche che testimoniano la diversità geografica del territorio e che offrono sistemazioni con un ottimo rapporto qualità-prezzo. Giunti al gate acquistiamo il biglietto di ingresso e ci addentriamo nella riserva al cui interno si trovano alcuni campi che offrono sistemazioni e che offrono la possibilità di organizzare escursioni in auto ed a piedi od altre attività naturalistiche. Il parco è il più vasto dei parchi di questo paese ed un tempo era la riserva di caccia reale. Oggi ospita diversi animali di taglia grossa tra cui elefanti, felini, kudu, giraffe, varie antilopi e rinoceronti, cosicchè gli avvistamenti sono praticamente garantiti. Ed è proprio con questi ultimi che facciamo subito il primo incontro allorquando, pochi chilometri dopo l'ingresso, ci vediamo sbarrare la strada da tre rinoceronti intenti a riposare. Non potendo proseguire oltre decidiamo di imboccare un percorso laterale. Sebbene i tracciati principali siano percorribili piuttosto comodamente anche con un'auto a due ruote motrici, spesso i percorsi secondari presentano una superficie piuttosto accidentata che richiede particolare destrezza nella guida al fine di evitare di rimanere insabbiati o di danneggiare la vettura. Durante il tragitto su uno di tali percorsi, in una zona piuttosto defilata del parco, incappiamo in un branco di sette rinoceronti che al nostro arrivo mostrano una certa inquietudine. Al fine di non infastidirli ulteriormente spegniamo quindi il motore dell'auto e ci fermiamo ad osservarli. Tranquillizzatisi, alcuni di loro si posizionano però davanti e dietro la vettura impedendoci così ogni via di fuga. A nulla vale l'attesa di alcune decine di minuti confidando in un loro spostamento o nell'arrivo di altri visitatori, così decidiamo di rompere gli indugi e di tentare di forzare il 'blocco'. Avviamo quindi il motore del veicolo ed avanziamo avvicinandoci lentamente ai due rinoceronti posizionati di fronte, che però, anzichè scansarsi, tentano invece di caricare la vettura. Un affondo sull'acceleratore ed una brusca manovra evasiva ci consente di distanziarli e di uscire incolumi da una situazione che, sebbene abbia poi suscitato le nostre risate, ha generato in quei momenti non poca preoccupazione. Continuamo il nostro game drive avvistando diversi altri animali e sul finire della giornata rientriamo al campo principale allestito ai bordi di una ampia pozza d'acqua. Qui incontriamo proprio i rinoceronti protagonisti, poche ore prima, della precedente avventura.
Da qui ci spostiamo verso il centro geografico del paese e raggiungiamo Manzini, l'insediamento più grande dello Swaziland ed il suo nodo commerciale. Quasi tutte le attività industriali e commerciali gravitano attorno a questo agglomerato urbano dominato da palazzi di uffici, centri commerciali ed impianti industriali. La città, che non presenta edifici di particolare interesse, è inoltre carattterizzata da un recente aumento del tasso medio di micro-criminalità e questo elemento, unitamente ad il pessimo clima che la avvolge a causa della sua infelice posizione, la rendono un luogo in cui non merita fermarsi. Proseguiamo quindi lungo la veloce arteria M3 fino a raggiungere il Mlilwane Wildlife Sanctuary da molti ritenuto il gioiello dello Swaziland a cagione della sua atmosfera rilassante e della ricchezza della sua fauna. Il nome Mlilwane significa "piccolo fuoco" e ciò fa riferimento all'effetto della luce al tramonto che fa risplendere le montagne di granito che lo circondano. Il parco offre avvistamenti di una variegata serie di animali selvatici tra cui coccodrilli, zebre, giraffe, ippopotami, facoceri ed un gran numero di antilopi che sono il simbolo del santuario. La riserva, seppur non particolarmente ampia, offre diversi itinerari percorribili in auto, a piedi, in bicicletta o a cavallo, oltre ad altre attività di avvistamento dell'avifauna. Questo luogo, che presenta un paesaggio particolarmente suggestivo in ragione della varietà dei suoi settori (montano, collinare, lacustre, pianeggiante, boschivo) ed in considerazione del fatto che all'orizzonte si stagliano imponenti le vette dei monti, riveste un posto speciale nella storia della conservazione ambientale del paese: qui, infatti, Ted Reilly (un ex soldato britannico fermatosi in Swaziland alla fine della guerra anglo-boera) realizzò il suo sogno di creare una riserva per la fauna selvatica in pericolo. Trascorriamo qui l'intera giornata ed assistiamo allo spettacolo delle montagna che, con il calar del sole, assumono un colore rossiccio dorato che giustifica appieno il nome della riserva.
A poca distanza da Mlilwane si trova un altro luogo che costituisce una meta imperdibile per chi intende visitare questo paese: la eZulwini Valley ossia il "luogo del Paradiso". Qui tra gli anni 60 e 70 del secolo scorso fiorirono casinò, locali di spogliarello, locali di karaoke, alberghi e parcheggi destinati alla clientela sudafricana che vi accorreva in gran numero. Quando però in Sudafrica venne legalizzato il gioco d'azzardo, questa clientela diminuì fin quasi a cessare e l'industria turistica fu costretta a convertirsi iniziando così a sfruttare le ricchezze culturali e naturali che la valle offriva. Si svilupparono di conseguenza diversi centri di interesse turistico che oggi sono divenuti dei luoghi imprescindibili da visitare non solo per apprezzarne le bellezze naturalistiche, ma anche per conoscere la cultura e le tradizioni swazi. Tra questi spiccano la Mantenga Valley (una sorta di valle trasversale rispetto alla eZulwini valley) che segue il corso del fiume Lusushwana e che offre una splendida vista sulla Lugogo mountain. Caratterizzata da due cime e nota anche con il pittoresco nome nome di "mammella di Sheba", la montagna compare anche nel film d'avventura "Le miniere di re Salomone". Poco più avanti svetta la Roccia delle esecuzioni che rievoca tempi andati in cui ladri ed assassini venivano costretti a saltare dal dirupo per trovare morte certa.
Lungo la Mantenga valley si trova l'ingresso della Mantenga Nature Reserve che vale la pena visitare per il villaggio culturale denominato per l'appunto Mantenga Cultural Village. Si tratta praticamente di un museo a cielo aperto che riproduce fedelmente un insediamento swazi del XIX secolo, con circa una ventina di abitazioni a forma di cupola erette utilizzando foglie essiccate adagiate su una intelaiatura di legno che ne consente, in caso di necessità, una rapida rimozione. Una guida locale conduce un interessante tour a piedi all'interno del villaggio nel corso del quale descrive e spiega le usanze e le tradizioni degli abitanti swazi. Accanto alle abitazioni si trovano poi recinti formati da paglia, escrementi di bovini e terriccio di termitai, che vengono utilizzati per confinare il bestiame oppure per delimitare aree in cui si tengono le riunioni dei saggi del villaggio finalizzate a dirimere controversie o ad assumere decisioni importanti per la comunità. Si tengono poi dimostrazioni di attività e lavori artigianali tradizionali e due volte al giorno, nel piccolo teatro all'aperto, va in scena uno spettacolo di musica e danze tradizionali che narra la storia dei soldati swazi durante il conflitto anglo-boero e dell'incanto che scoprivano tornando a casa. Alle spalle del villaggio, percorrendo un sentiero lungo il fianco della collina, si raggiungono a piedi in una ventina di minuti le suggestive Mantenga falls che con le loro pozze ove è possibile nuotare e con la loro altezza di 95 mt. sovrastano un'area idilliaca in cui sono allestiti tavolini per il pic-nic e focolai per il barbeque.
La mattina seguente, prima di lasciare questa zona facciamo una puntata al Mantenga Craft Center un villaggio di soli negozi di artigianato specializzati nella realizzazione di vari manufatti in legno, argento e pietre dure, nonchè in opere della cosiddetta african fantasy. Proseguiamo dunque lungo la strada a scorrimento veloce M3 e raggiungiamo in breve tempo Mbabane, capitale amministrativa dello Swaziland. Il centro della città, incastonata tra cime granitiche, si sviluppa su alcune colline ed è un semplice agglomerato di palazzi, uffici, mercati, centri commerciali ed abitazioni con poche pretese. Sebbene più piccola e meno caotica di Manzini, non offre tuttavia particolari attrattive turistiche ed al postutto può costituire una base per fermarsi ad organizzare gli spostamenti nei dintroni qualora non si sia in possesso di un'auto propria.
Decidiamo quindi di non dedicare troppo tempo a questo agglomerato e proseguiamo sulla M3 in direzione ovest percorrendo vorticosi tornanti e ripide salite per superare la catena di monti che circonda la capitale. Giungiamo quindi al bivio per la Mololotja Nature Reserve il parco meno turistico del paese. La stretta strada asfaltata prende subito a salire e si inerpica su montagne che sono tra le più antiche del mondo e che risalgono addirittura a 3,6 miiardi di anni fa. L'ambiente naturale è incontaminato e qui regna una pace assoluta. I versanti delle montagne sono coperti dalla prateria e sono solcati da una miriade di corsi d'acqua che qua e lèà formano delle cascate tra cui le più importanti sono le omonime Mololotja falls con un salto di poco inferiore ai 100 mt. Non di rado si scorgono gnu, damalischi e zebre intenti a pascolare, mentre assai più raro è intravedere i leopardi che sono soliti nascondersi tra le fenditure delle rocce. Mentre percorriamo la strada si alza però una fittissima nebbia o, meglio, si abbassano delle dense nubi che limitano la visibilità a pochissimi metri. Pertanto decidiamo di non proseguire oltre e di riscendere a valle lungo i ripidi e scivolosi tornanti che conducono all'esterno del parco.
Ripresa nuovamente la statale M3 siamo ormai arrivati a pochi chilometri dal confine di stato. Raggiungiamo dunque il posto di frontiera di Oshoek e sbrigate in circa mezzora le formalità doganali riprendiamo il nostro viaggio alla volta di Johannesburg per proseguire il nostro viaggio in Sudafrica (vedi resoconto di viaggio: Sudafrica 2018).
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