(Dicembre 2012 - Gennaio 2013)
"Anche se giriamo il mondo in cerca di ciò che è bello, o lo portiamo già in noi, o non lo troveremo."
Ralph Waldo Emerson
Con un volo da Jayapura (Papua) arriviamo a Makassar, per secoli porta dell'Indonesia ed oggi città più importante dell'isola di Sulawesi. Giunti in albergo e lasciati i nostri bagagli, iniziamo un primo giro esplorativo di questa metropoli. Ad un primo sguardo Makassar sembra solo una città smisurata e urbanisticamente fuori controllo, ma soffermandosi un pò più a lungo è possibile coglierne anche degli aspetti positivi: qui si mangia il miglior pesce dell'arcipelago, la vita notturna è assai animata e il lungomare regala splendidi tramonti.
Ci dirigiamo dapprima al Pelabuhan Paotere, porto posto a nord del centro cittadino in cui attraccano le barche a vela ed in cui è possibile vedere ormeggiate le famose golette di Makassar, vecchie ed imponenti imbarcazioni usate ancora oggi per la pesca e per il trasporto di merci. Gli olandesi utilizzarono Makassar per controllare gran parte delle merci che transitavano via mare tra l'Indonesia orientale e l'Indonesia occidentale e tutt'ora la città è un porto fiorente ed un importante snodo per i trasporti. Le vie intorno al porto sono piene di attività e sono animate da una moltitudine di bancarelle: decidiamo di fermarci qui per il pranzo e facciamo sosta in un ristorante dall'aspetto poco rassicurante, ma in cui mangiamo divinamente una quantità smisurata di pesce preparato sul momento.
Dopo esserci rifocillati prendiamo un becak (una sorta di triciclo adattato a risciò) e raggiungiamo il centro storico di Makassar. Qui, a testimonianza del periodo di occupazione olandese, sorge l'imponente Fort Rotterdam ove, passeggiando all'interno delle sue mura, si può ritrovare un piccolo scorcio dell'antica Amsterdam. Il forte rimane una delle opere architettoniche olandesi meglio conservate di tutta l'Indonesia. Il sito era originariamente occupato da una fortezza gowanese del XVI secolo che tuttavia non riuscì a tenere lontano gli olandesi i quali, entrati a Makassar, ricostruirono l'edificio nel secolo successivo in stile olandese. All'interno della fortezza il Museum Negeri La Galigo ospita una mostra eterogenea che comprende attrezzi, utensili, abiti d'epoca e strumenti musicali tradizionali. A parte alcune moschee, la città non offre altre attrazioni di rilievo. Le sera (ultimo giorno dell'anno) decidiamo di trascorrerla sul lungomare che risulta essere un susseguirsi ininterrotto di animatissime bancarelle e chioschetti in cui è possibile mangiare pesce ed ottima cucina indonesiana a prezzi veramente irrisori. I festeggiamenti per il nuovo anno, assordanti e pirotecnici, cominciano sin dal calar della sera e proseguono per tutta la notte fino alle prime luci dell'alba.
Contattiamo nel frattempo una guida locale con la quale organizziamo un tour di alcuni giorni nella zona centrale di Sulawesi denominata Tana Toraja. Diamo quindi alla guida appuntamento per le ore 6:00 della mattina successiva in modo da raggiungere la nostra destinazione nel primo pomeriggio: il tragitto richiede infatti la percorrenza di oltre 320 chilometri e l'impiego di circa otto ore di viaggio in auto. Usciti dalla periferia di Makassar, il paesaggio è caratterizzato da pianure occupate da vaste risaie che man mano lasciano il posto a lievi colline ricoperte da lussureggiante vegetazione. La strada si allontana quindi dalla costa ed inizia ad inerpicarsi su per i massicci montuosi della provincia di Sulawesi centrale fino a raggiungere il Puncak Lakawan, un passo montano dal quale si gode la vista della cosiddetta erotic mountain, così chiamata per il fatto che i versanti del rilievo assomigliano ad un ventre femminile. Qui facciamo sosta per il pranzo in un ristorantino tipico, dopodichè riprendiamo il viaggio attraversando un susseguirsi di monti e valli fino a raggiungere la zona meridionale di Tana Toraja con il suo capoluogo: Makale, cittadina che tuttavia offre molti meno servizi rispetto alla più rinomata Rantepao, posta una trentina di chilometri più a nord, che costituisce a sua volta il vero centro nevralgico da cui è possibile visitare la zona di Tana Toraja e che è la meta finale del nostro viaggio.
Tana Toraja è un luogo decisamente unico, una regione ricca di cultura ancestrale, circondata da montagne su tutti i lati, in cui la gente celebra la vita dopo la morte con elaborate cerimonie funebri e con un "culto della morte" che non ha corrispondenze in altri posti. Questo territorio è un vero e proprio mondo a sè e le tombe rupestri, le tombe pensili, i tau tau (effigi in legno a grandezza naturale che ricordano i defunti) ed i sacrifici dei bufali rappresentano peculiarità da un lato macabre e dall'altro lato coinvolgenti. A rendere ancor più unico questo luogo, concorre poi la bellezza della natura, caratterizzata da risaie, da terrazzamenti, da colline ricoperte da fitta vegetazione equatoriale e dalle particolari architetture delle case tradizionali (tongkonan) che punteggiano il panorama. Una delle prime cose che si notano quando si giunge in questa regione, è difatti la sagoma delle imponenti case in legno dal tetto svettante, rialzato alle estremità, che secondo alcuni ricorda le corna di un bufalo e secondo altri richiama la poppa e la prua di una imbarcazione. Le case, spesso con i tetti ricoperti di muschio e di vegetazione, sono adornate da pannelli lignei incisi e dipinti e spesso sono arricchite da un gran numero di corna di bufalo che denotano la ricchezza della famiglia che ci vive.
Prima di raggiungere Rantepao compiamo una deviazione che ci porta a Suaya, un villaggio in cui è possibile vedere una parete rocciosa che presenta una serie di tombe rupestri ed alcune balconate di tau tau. A pochi chilometri di distanza si trova invece la località di Tampangallo: qui, camminando tra le risaie per alcune centinaia di metri, si arriva ad una grotta in cui si trovano oltre 40 tau tau e diverse bare lignee poste nelle nicchie tra le rocce. Il luogo, piuttosto sinistro per la presenza di parecchi teschi ed ossa ammassati a terra e sugli speroni rocciosi della caverna, è tuttavia alquanto suggestivo. Verso il tardo pomeriggio arriviamo infine a Rantepao e raggiungiamo l'albergo ove spenderemo alcune di notti. Rantepao è la base ideale per esplorare Tana Toraja poichè è situata a breve distanza dalla maggior parte dei siti di interesse ed offre una discreta scelta di strutture alberghiere e ristoranti. Effettuiamo una visita della cittadina che in verità ha ben poco da offrire al turista dal punto di vista architettonico ed urbanistico. Unico luogo degno di nota è il mercato pasar bolu, che rappresenta una importante occasione sociale per la gente di Tana Toraja. Alle animate contrattazioni per gli acquisti si affiancano altre attività tipiche del luogo quali il sorseggiare grandi quantità di caffè (che qui è assai rinomato e che viene prodotto nelle versioni arabica e robusta) oppure il fumare kretek (sigarette aromatizzate ai chiodi di garofano). Trascorriamo il resto della giornata girovagando tra i negozietti e le bancarelle di articoli tipici che affollano la via principale del paese.
Il giorno seguente contattiamo una guida locale e la ingaggiamo per un paio di giorni: il suo compito sarà quello di condurci a visitare i villaggi di maggior interesse e di illustrarci le tradizioni e le usanze degli abitanti di questa zona. Con un fuoristrada ci dirigiamo verso nord e iniziamo ad inerpicarci lungo i sentieri che attraversano i rilievi e le colline che circondano Rantepao. Splendidi panorami costituiti da risaie degradanti, profonde tombe rupestri, gente intenta al lavoro nei campi, bufali che sguazzano nelle pozze d'acqua e svettanti tetti, si susseguono lungo il tragitto e dopo circa un'ora di viaggio raggiungiamo il villaggio di Bori che vanta uno tra i rante (terreno per le cerimonie) più importanti della zona. Qui vi sono alcuni imponenti megaliti, alcuni alti anche 5-7 metri, che sono stati posati nel corso degli ultimi tre secoli in occasione della morte degli appartenenti al clan o alle famiglie di più elevato lignaggio. A poche centinaia di metri di distanza si trovano alcune secolari piante che custodiscono le tombe di bambini deceduti in tenera età: in questi casi la tomba veniva ricavata praticando una nicchia nel tronco dell'albero all'interno della quale veniva riposto il corpo del defunto. La nicchia veniva poi sigillata e la pianta, crescendo, conduceva nell'aldilà l'anima del bambino. Da alcuni decenni tuttavia, questo tipo di sepoltura non è più praticata. Circa un chilometro più a sud di Bori sorge il villaggio di Parinding in cui si trovano delle case tradizionali e magazzini per il riso. Proseguiamo il nostro itinerario e raggiungiamo Palawa, località che vanta una suggestiva schiera di case tradizionali poste su due file parallele tra le quali si apre un ampio piazzale comune. Molte delle case qui presenti, appartenenti a famiglie possidenti, sono caratterizzate da lunghe file di corna di bufalo poste le une sopra le altre in modo da formare un motivo decorativo della facciata dell'abitazione. In zona troviamo dei piccoli negozietti di artigianato locale e ne approfittiamo per effettuare alcuni interessanti acquisti.
Proseguiamo poi alla volta di Lempo, un piccolo villaggio che utilizziamo come punto di partenza per un trekking di un paio d'ore. Attraversando risaie, dolci colline, campi coltivati e tratti di foresta equatoriale, raggiungiamo il villaggio di Batutumonga che sorge lungo uno spettacolare crinale sui pendii del Gunung Sesean, da cui si godono piacevoli vedute panoramiche su Rantepao e sulla valle circostante. Riprendiamo il fuoristrada e dopo alcuni chilometri raggiungiamo il villaggio di Lokomata, località in cui sono presenti una molteplicità di tombe rupestri scavate in un affioramento roccioso.
Il nostro tour di Tana Toraja ci porta poi verso la zona meridionale di Rantepao: qui la prima destinazione è il villaggio di Ke'te Kesu un luogo rinomato per la scultura del legno in cui non perdiamo occasione per fare alcuni acquisti di artigianato locale. Questo villaggio è stato conservato nel suo stato originale grazie alla presenza di numerose case tradizionali e di diversi depositi per il riso che costituiscono un interessantissimo soggetto per gli scatti fotografici. Una della case del villaggio ha diversi tau tau in mostra e nella parete rocciosa dell'altura che sovrasta Ke'te Kesu, si trovano diverse tombe rupestri e tombe pensili molto vecchie e quasi completamente marce. Le tombe pensili sono sospese su travi di legno poste sotto ad una sporgenza rocciosa. I resti di altre bare, piene di ossa umane e di teschi, sono invece ammassate un pò ovunque al suolo. Poco lontano si trova il villaggio di Buntu Pune in cui si trovano due case tradizionali e sei magazzini per il riso, edifici tutti ben conservati. L'altura che si trova alle spalle di Buntu Pune, ospita alcune tombe pensili, alcune tombe rupestri ed altre sepolture. Le case qui presenti, data la loro vetustà, sono ormai disabitate ed il luogo, apparentemente abbandonato, sembra essere rimasto fuori dal tempo.
Il giorno seguente la visita di questa regione prosegue sempre puntando verso la zona meridionale di Rantepao: qui si trovano altre due località di notevole interesse. La prima è Londa, dove si trova una ampia grotta utilizzata per le sepolture alla base di una massiccia parete rocciosa. L'entrata della caverna è sovrastata da una balconata di tau tau. All'interno della cavità si trovano numerose bare, molte delle quali ormai marce, con ossa e teschi sparsi ovunque oppure ammassati a terra. Altre bare qui presenti conservano i resti di diversi membri della stessa famiglia poichè una vecchia usanza toraja vuole che quanti hanno vissuto sotto lo stesso tetto, debbano poi essere sepolti insieme in una tomba di famiglia. Secondo una legenda del luogo i morti che riposano nelle tombe di Londa sarebbero i discendenti di un antico capo dei toraja che regnò allorquando le genti del luogo furono costrette a rifugiarsi sulle colline circostanti in seguito all'arrivo di altre popolazioni. La visita della caverna è resa alquanto suggestiva dal fatto che per potervi accedere è necessario munirsi di una lampada ad olio, messa a disposizione dei visitatori, che con la sua fioca luce crea inquietanti ombre all'interno della grotta e contribuisce a creare un'atmosfera surreale. Ancora più a sud di Londa si trova poi la seconda località di interesse: Lemo che è la zona di sepoltura più interessante di Tana Toraja. Qui una parete rocciosa a picco mostra una serie di balconate di tau tau. La balconata più grande ospita una decina di tau tau con occhi bianchi, pupille nere e braccia spalancate come spettatori di un evento sportivo. Secondo una leggenda del luogo qui riposano i discendenti di un capo toraja che regnò su queste terre centinaia di anni fa e che costruì la propria casa in cima alla rupe nella quale vennero poi scavate le tombe.
Terminata la visita di questa regione ci apprestiamo a fare rientro. Ripercorriamo a ritroso l'itinerario seguito all'andata e dopo quasi nove ore di viaggio giungiamo nuovamente Makassar ove trascorreremo ancora una notte. La mattina seguente un taxi ci conduce in aeroporto: da qui un volo domestico ci porta a Jakarta e dalla capitale ci imbarchiamo per fare ritorno, via Jeddah, in Italia con un viaggio aereo che in tutto richiederà diciassette ore.
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