(Agosto 2017)
"Viaggiare insegna lo spaesamento, a sentirsi sempre stranieri nella vita, anche a casa propria, ma essere stranieri fra stranieri è forse l'unico modo di essere veramente fratelli. Per questo la meta del viaggio sono gli uomini."
Guy de Maupassant, Al sole, 1884
Aridi deserti costieri, le acque del lago navigabile più alto del mondo, frastagliate cime andine, una lussureggiante foresta pluviale, caotiche città alle quali fanno da contrappunto zone isolate in cui vivono ristrette comunità, antiche rovine che ci portano indietro di millenni... questo ed altro ancora è il variegato mosaico che si presenta al viaggiatore che visita il Perù, un paese in cui alle suggestioni di luoghi e culture affascinanti fa però spesso da contraltare qualche contrattempo legato a lunghi spostamenti operati dai mezzi pubblici e qualche disagio fisico derivante dall'altitudine alla quale sono situate alcune mete di interesse turistico.
Dall'Italia con Air Canada, via Toronto, raggiungiamo a notte avanzata l'aeroporto internazionale di Lima, capitale del paese. Con una veloce corsa in taxi, data anche l'ora notturna, raggiungiamo nel giro di mezz'ora il nostro albergo situato nel quartiere residenziale di Miraflores. La mattina seguente siamo pronti di buon'ora per iniziare la visita di questa metropoli sudamericana alla quale dedicheremo un paio di giorni. La città, tra le capitali più aride al mondo, si affaccia sulle alte scogliere che guardano l'oceano pacifico e spazia dagli eleganti grattacieli dei quartieri costieri di Miraflores e Barranco fino alle misere abitazioni delle zone periferiche in verità prive di attrazioni degne di interesse. Il nucleo della città è rappresentato da Lima centro, un'area non particolarmente estesa in cui si trovano i principali edifici storici della capitale. Ci dirigiamo proprio qui per cominciare la nostra visita ed il punto di partenza è senz'altro la Plaza de Armas, un'ampio spazio che nel periodo coloniale era il cuore dell'insediamento spagnolo fondato da Francisco Pizarro. Sebbene delle strutture originali ad oggi non sia rimasto nulla, sulla piazza prospettano diversi edifici di grande suggestione tra cui spicca, oltre alle case giallo ocra impreziosite da eleganti verande in legno, il Palacio Arzobispal eretto nel 1924 in stile coloniale ed arricchito da elaborati balconi in stile moresco. Proprio accanto a questo palazzo sorge la Catedral de Lima, eretta sul terreno che Pizarro (le cui spoglie sono qui conservate) destinò alla costruzione della prima chiesa cittadina. Pur conservando la facciata barocca, l'edificio è stato ricostruito e restaurato diverse volte in conseguenza dei danni procurati dai terremoti qui verificatisi. Un intero lato della piazza è poi dominato dal Palacio de Gobierno, un grandioso edificio in stile barocco, presidiato da guardie in alta uniforme, che funge da residenza presidenziale. Costeggiando sulla destra il palazzo si raggiunge in pochi minuti il Monasterio de S. Francisco, un complesso color giallo brillante costituito da una chiesa e da un annesso monastero francescano. Questo luogo è rinomato soprattutto per le catacombe che si stima contengano fino a settantamila ossa e per la grande biblioteca che ospita circa venticinquemila testi antichi di diverse discipline. Una visita guidata di circa 30 minuti consente di apprezzare le numerose singole attrattive contenute all'interno dell'edificio. A pochi passi dal monastero è possibile vedere il Parco de la Muralla, in cui si possono osservare alcuni tratti restaurati dell'antica cerchia muraria che circondava il centro di Lima nel XVII secolo. Lungo una via sul lato sinistro del palazzo presidenziale si trova la Iglesia de Santo Domingo, che rappresenta uno dei complessi religiosi più significativi della città. La chiesa è importante soprattutto come luogo di sepoltura di tre santi peruviani (tra cui santa Rosa de Lima) le cui spoglie sono qui tumulate. L'adiacente ampio convento si articola intorno a vari cortili interni arricchiti da dipinti barocchi e da antiche piastrelle spagnole. Da Plaza de Armas si dirama la via pedonale denominata Jiron de la Union, che tra il XIX ed il XX secolo rappresentava il fulcro della vita mondana di Lima e che oggi, perso questo ruolo, annovera comunque dei bei palazzi in stile neocoloniale e art dèco. Lungo questa via si incontra la Iglesia de la Merced, con la sua imponente facciata in granito scolpito in stile churrigueresco. Qui fu celebrata nel 1534 la prima messa in latino di Lima ed al suo interno si possono ammirare una ventina di splendidi altari barocchi e rinascimentali finemente scolpiti. Non distante da qui sorge la Iglesia de S. Augustin, anch'essa caratterizzata da una elaborata facciata in stile churrigueresco che presenta un tripudio di fiori, frutti, angeli e santi. La via Jiron de la Union termina dopo cinque isolati nella Plaza S. Martin, sorta agli inizi del XX secolo e caratterizzata da splendidi edifici in stile beaux arts tra cui l'Hotel Bolivar che negli anni '20 era un hotel di gran lusso. La piazza è particolarmente suggestiva di sera allorquando vengono illuminate le facciate dei palazzi che la circondano.
Non distante dal centro storico può meritare una passeggiata il Barrio Chino, ove risiede la principale comunità cinese della città e in cui colpisce non poco il contrasto tra due culture e due stili di vita assai lontani e diversi tra loro. Nelle vicinanze si trova poi il Mercado central, un luogo assai caotico affollato da persone e bancarelle che vendono dalle magliette dei più blasonati calciatori ai frutti tropicali. Poco oltre si raggiunge la elegante Plaza Bolivar, su cui si affaccia il neoclassico Palazzo del Congresso e il Museo de la Inquisicion che fu in passato la sede dell'inquisizione spagnola. Le strade che delimitano questo quartiere sono spesso fiancheggiate da edifici in stile coloniale ben restaurati da cui sovente prospettano balconi e verande in legno intagliato. Scesa la sera, dopo aver cenato nei pressi di Plaza de Armas gustando dei piatti tipici della rinomata e gustosa cucina peruviana (tra cui spiccano la ceviche e la causa rellena), ci dirigiamo al Parque de la Reserva, situato in un quartiere poco distante dal centro. Qui l'attrazione principale è El circuito màgico de l'agua: anche il turista più disincantato rimane esterrefatto di fronte a questa suggestiva attrazione formata da una dozzina di fontane danzanti splendidamente illuminate. Il circuito, accompagnato da musiche ed effetti sonori, si conclude con la Fuente de la Fantasia lunga 120 metri. Giochi di luce, effetti luminosi e laser, anche se dal sapore decisamente kitsch, rendono tuttavia apprezzabile questo parco per concludere piacevolmente una giornata di visita. Dedichiamo poi una approfondita visita al Museo Larco, ospitato in un palazzo settecentesco un tempo residenza del vicerè. Questo museo conserva una delle collezioni di ceramica più ampie di tutta Lima e annovera una raccolta di oltre cinquantamila manufatti appartenenti alla cultura inca ed alle culture precolombiane chimù, chancai e nazca, tra cui si possono si trovano tessuti, ori e gioielli. Di particolare richiamo e curiosità è poi la collezione di manufatti di arte erotica precolombiana che illustra pratiche erotiche di ogni genere sotto forma di statuine in posizioni decisamente esplicite. Da provare, al termine della visita, l'elegante cafè del museo (affacciato su un giardino privato circondato da bouganville) che offre portate prelibate magnificamente impiattate. Il resto del pomeriggio lo dedichiamo a passeggiare lungo il circuito de playas, un percorso pedonale situato prevalentemente nei quartieri di Miraflores e Barranco che si snoda al di sopra delle scogliere a picco sull'oceano pacifico e che attraversa alcuni parchi ed aree verdi. Qui si trova il rinomato Parque de l'Amor al cui centro si erge una scultura denominata "El Beso" raffigurante due amanti che si abbracciano e si baciano. La suggestione del luogo e la sua notorietà, fanno sì che molte coppie siano solite recarsi proprio vicino alla scultura per sfidarsi nel bacio più lungo ed appassionato. Lima è l'unica capitale sudamericana ad affacciarsi sul mare e da questa passeggiata è possibile vedere degli splendidi tramonti: al calar della sera la zona si anima infatti di turisti e di locali che rimangono ad ammirare gli ultimi raggi del sole che lambendo le facciate dei grattacieli eretti quasi a strapiombo sulla scogliera, sparisce lentamente dietro la linea dell'orizzonte.
La mattina seguente alle prime luci dell'alba lasciamo Lima e con un pullman della compagnia Cruz del Sur, dopo circa quattro ore di viaggio, reggiungiamo la penisola di Paracas il cui centro principale è El Chaco (spesso erroneamente chiamato Paracas). Si tratta di un villaggio che non ha nulla di particolare da offrire se non un gran numero di agenzie di viaggio che propongono escursioni nei dintroni. Cuore di questo piccolo centro è il Molecòn, una passeggiata sul mare con un'ampia scelta di ristoranti e bar. Vi sono due importanti attività da effettuare in questo luogo. La prima è l'escursione alla riserva di Paracas che con il suo impressionante deserto costiero e la presenza di un buon numero di uccelli marini, esercita un forte richiamo turistico. L'escursione, se effettuata in taxi o in quad, richiede circa mezza giornata e tocca alcuni punti panoramici decisamente suggestivi tra cui: la spiaggia di Yumaque che celebra l'incontro tra il deserto e l'oceano; la catedral un maestoso arco naturale che si protendeva sul mare prima di essere distrutto dal terremoto del 2007 e che oggi è poco più di un faraglione; punta Arquillo dall'alto della cui scogliera si ammirano moltissimi uccelli marini e si godono splendide vedute dell'oceano; playa roja protetta da una lunga scogliera e caratterizzata da sabbie rosse; Lagunillas un minuscolo villaggio con tre ristoranti in cui si può fare una sosta e gustare ottimi piatti di pesce; il Mirador dove si possono ammirare un gran numero di fennicotteri cileni seppur a debita distanza. La seconda escursione da effettuare è quella alle Islas Ballestas che offrono senza dubbio un'esperienza da non perdere. L'unico modo per visitarle è prendere parte ad una escursione in barca organizzata dalle agenzie turistiche. Durante il viaggio di andata che dura circa 30 minuti si passa in prossimità del geoglifo del candelabro, una gigantesca figura a tre bracci tracciata sul versante della collina costiera. Sul suo significato vi sono ancora diverse teorie: c'è chi lo ritiene una guida per i naviganti, chi un segno massonico, chi ritiene che sia legato alle linee Nazca, chi infine lo ritiene un segno di comunicazione con antiche civiltà aliene. La navigazione prosegue fino a raggiungere le isole vere e proprie (su cui non è possibile approdare). Si trascorre circa un'ora a navigare tra le scogliere e gli archi di pietra osservando una enorme quantità di uccelli marini tra cui cormorani, pellicani e sule che vivono in colonie composte da migliaia di esemplari. Non mancano colonie di otarie e diversi esemplari di pinguini di Humboldt. Le isole sono importanti non solo dal punto di vista faunistico, ma anche perchè sono sede di una fiorente industria legata alla raccolta e trasformazinoe del guano. Il viaggio di ritorno viene normalmente effettuato in compagnia dei delfini che sono soliti seguire le imbarcazioni compiendo giocose evoluzioni. Rientrati a El Chaco contattiamo un taxista del luogo ed organizziamo una escursione in due località poste ad una sessantina di chilometri di distanza. Ci dirigiamo dunque a Huacachina una vera e propria oasi nel deserto. Un mare di dune di sabbia alte fino a duecento metri occupa uan vasta area al cui centro sorge un piccolo lago orlato da palme esotiche e circondato da un discreto numero di alberghi ed abitazioni. Questo luogo costituisce una tappa quasi d'obbligo per chi percorre via terra la strada panamericana che collega la penisola di Paracas a Nazca. Le principali attività a cui prendere parte a Huacachina sono il sandboarding (la discesa delle dune su una tavola da surf) e le corse in dune buggy, esperienze adrenaliniche che si pongono quasi in contrasto con la maestosa tranquillità di questo luogo. Dopo aver praticato per alcune ore tali divertenti attività, proseguiamo alla volta di Ica una modesta cittadina circondata da un paesaggio quasi marziano che vanta tuttavia, oltre ad una produzione record di asparagi, cotone e frutta, alcune delle aziende vinicole più famose del Perù tra cui la nota Bodega Tacama, che può essere visitata prendendo parte ad un tour di degustazione, o l'azienda El Contador dove si può apprendere la tecnica della produzione del Pisco (la famosa acquavite sudamericana di origine peruviana ricavata dalla distillazione di vino bianco e rosato) e assaggiarne alcune prelibate varietà. Per il resto Ica non offre particolari attrattive turistiche se non la solita Plaza de Armas (presente praticamente nella maggior parte dei centri urbani peruviani) ed alcune chiese tra cui le centrali Iglesia de La Merced e Iglesia de S. Francisco.
Verso sera riprendiamo un pullman della Cruz del Sur e proseguiamo verso sud fino a raggiungere, dopo circa due ore e mezza di viaggio, la cittadina di Nazca il cui nome rievoca immediatamente le famose linee Nazca, un insieme di enigmatiche linee e figure che attraversano in lungo ed in largo l'omonimo deserto. All'arrivo organizziamo il volo panoramico della zona per la mattina successiva posto che tali linee sono pressochè invisibili da terra e per poterne ammirare la spettacolarità è necessario osservale dal cielo a bordo dei velivoli che decollano del vicino piccolo aeroporto. Sparse su una superficie di oltre cinquecento kmq di arida pianura, le linee Nazca sono un grande mistero archologico. Formate da più di 800 linee rette, 300 figure geometriche dette geoglifi e 70 disegni di animali, risalgono probabimente ad una civiltà preincaica collocabile tra il 450 ed il 600 d.C. ed il loro significato è oggetto di molteplici teorie tra cui non mancano le ipotesi che le ricollegano a civiltà aliene. Dal 1994 sono state dichiarate dall'Unesco Patrimonio dell'Umanità e costituiscono l'attrattiva principale della costa meridionale del Perù, senza le quali sarebbe rimasta solo un luogo piuttosto anonimo in mezzo al deserto. Le linee più famose si trovano a circa 20 chilometri di distanza da Nazca ed è lì che ci dirigiamo per effettuare il nostro sobravuelo panoramico che ci consente di ammirare le più note figure biomorfe, quali l'astronauta, la balena, la scimmia, il cane, il colibrì, il ragno, il condor, l'albero, la lucertola e diverse altre ancora. Sebbene il volo panoramico sia l'unico modo per apprezzarne la bellezza, è tuttavia possibile farsi una approssimativa idea delle linee osservandole dal Mirador, una struttura sopraelevata situata a fianco della Panamericana Sur il cui tracciato spezza la figura della lucertola tagliandola in due. Le linee (alle quali è dedicato un apposito Museo intitolato a Maria Reiche che le studiò per decenni) non sono tuttavia l'unica attrattiva di Nazca. Sebbene la città in sè non presenti attrattive degne di nota, nelle vicinanze merita effettuare una visita agli acquedotti di Cantallo, un complesso di oltro 30 acquedotti sotterranei tuttora funzionanti utilizzati per l'irrigazione dei campi circostanti. Realizzati dalla civiltà nazca, oggi è ancora possibile vedere le ventanas (finestre) a spirale che scendono in profondità e che sono oggi utilizzate per la pulizia dei condotti. Da questa area è possibile avere una chiara visuale sul Cerro Blanco, la duna di sabbia che con i suoi 1176 metri di altezza è la duna più alta del mondo. Verso sud a circa 30 km da Nazca è poi possibile effettuare una escursione al cimitero di Chauchilla, un sito archeologico in cui sono conservate ossa, teschi e corpi mummificati risalenti alla civiltà ica-chincha del 1000 d.C. circa. I corpi sono accuratamente esposti in una dozzina di tombe (poco più che delle buche) scavate nella terra intorno alle quali si possono ancora trovare brandelli di stoffa, pezzi di ceramiche e frammenti di ossa. Un piccolo museo che espone un paio di mummie ben conservate si trova all'entrata del sito. Proseguendo verso est per altri 25 km si raggiunge un altro sito archeologico piuttosto interessante. Si tratta di Cahuachi il più importante centro della civiltà nazca allo stato conosciuto ed in cui sono ancora in corso degli scavi. Ad oggi sono state portate alla luce diverse piramidi, un cimitero ed un misterioso edificio forse utilizzato per le mummificazioni.
A sera inolttrata ci dirigiamo verso il terminal dei bus della Cruz del Sur e da qui partiamo per un lungo trasferimento verso la nostra prossima destinazione: la città storica di Arequipa (2350 m.s.l.m.). Dopo diciotto interminabili ore di viaggio ed un ritardo sulla tabella di marcia di circa otto ore dovuto ad una frana che aveva interrotto la strada costiera, raggiungiamo la nostra meta. Dominata da maestosi vulcani, Arequipa gode di una amena posizione sebbene sia sotto un costante rischio sismico che ne minaccia il patrimonio storico-culturale costituito da un gran repertorio di edifici barocchi in pietra sillar (una roccia vulcanica estratta in zona) che le hanno fatto ottere l'iscrizione tra i siti Unesco Patrimonio dell'Umanità. Dopo aver lasciato i nostri bagagli in albego ci dirigiamo subito nel centro cittadino rappresentato della solita Plaza de Armas, che si presenta incontaminata da qualsiasi modernità e come un vero e proprio museo di edifici in bianca pietra sillar. Vegliata dai due vulcani denominati El Misti e Chanchani che fungono da immobili sentinelle, la piazza è caratterizzata su tre lati da colonnati a due piani, mentre il quarto lato è interamente occupato dalla Cattedrale che si distingue per il suo austero candore. L'edificio si caratterizza inoltre per le sue maestose dimensioni ed è l'unica cattedrale del Perù che si estende per l'intera lunghezza di una piazza. La struttura originaria risale alla metà del XVII secolo, ma nel corso dei secoli è stata più volte danneggiata dai terremoti e poi restaurata. E' una delle circa cento chiese al mondo autorizzate ad esporre la bandiera del Vaticano. All'angolo sud-orientale della piazza sorge invece la minuscola Iglesia del la Compania de Jesus la cui facciata è un capolavoro di intarsi in stile churrigueresco. La stessa complessità si riscontra all'interno e precisamente nell'altare maggiore interamente rivestito in foglia d'oro. A sinistra dell'altare si apre la Cappella di S. Ignacio che offre una cupola policroma ricoperta da curiosi dipinti murali raffiguranti fiori, frutti e animali tropicali che si alternano a figure di angeli e guerrieri. Tra le altre chiese coloniali della città possono meritare una visita la Iglesia de S. Domingo, la Iglesia de la Merced e la Iglesia de S. Francisco, quest'ultima più volte danneggiata dai terremoti, ma ancora tenacemente in piedi. Poco oltre, nella parte più elevata del centro storico meritano ancora una breve visita l'Iglesia de S. Clara e l'Iglesia de S. Teresa che racchiudono un gran numero di dipinti di arte devozionale a sfondo religioso. Passeggiando ancora per la città si possono ammirare delle splendide case coloniali ben restaurate tra cui spiccano la barocca Casa de Moral, oggi sede del Banco Central Peruano e la sontuosa Casa Ricketts, anch'essa sede di una prestigiosa banca nazionale. Meta imperdibile del centro di Arequipa è il Monasterio de Santa Catilina, un convento coloniale esteso su un intero isolato e cinto da alte mura. Decidiamo di effettuare la visita notturna che viene proposta un paio di sere alla settimana e che, grazie all'illuminazione di candele e lampade, consente di immergersi in un contesto veramente mistico e suggestivo. Fondato nel 1580 ed oggetto di ripetuti ampliamenti, il complesso si estende oggi per quasi ventimila mq. rappresentando così quasi una cittadella all'interno della città. La struttura è caratterizzata da innumerevoli stanze e locali che fanno da cornice a tre splendidi chiostri: il chiostro delle novizie, oltrepassato il cui arco le novizie erano tenute al voto del silenzio e si dedicavano al lavoro ed alla preghiera; il chiostro degli aranci, così chiamato per gli alberi di agrumi che qui si trovano come simbolo di rinnovamento e vita eterna ed infine il grande chiostro, su cui si affacciano la cappella e la galleria d'arte che originariamente era utilizzata come dormitorio. Altri ambienti suggestivi sono: la sala de prufundis, una camera mortuaria dove avevano luogo le veglie per le suore defunte; la via Còrdova, su cui si affacciano le celle in cui vivevano le monache; la Via Toledo, in cui si trova la lavanderia che utilizzavano le suore; la via Burgos, ove vi era la cucina comune; la piazza Zocodober, in vui la domenica le monache si riunivano per barattare e scambiare i prodotti che ciascuna realizzava artigianalmente ed infine la Cella della leggendaria Sor Ana, famosa per le sue predizioni ed i miracoli che avrebbe compiuto in vita. Altra imperdibile meta è il Museo Santuarios Andinos, allestito in un bell'edificio storico in modo molto senografico. Tale museo è stato istituito per conservare il corpo mummificato di una ragazza inca trovata tra i ghiacci delle Ande: si tratta di Juanita, una giovane adolescente offerta in sacrificio agli Dei inca intorno alla metà del 1450 il cui corpo è oggi esposto in una teca refrigerata. Un filmato introduttivo che racconta le fasi del ritrovamento avvenuto nel 1995 ed alcune sale che espongono i manufatti rinvenuti dalla spedizione che scoprì la mummia, completano la visita al museo. Poco oltre il centro storico cittadino, raggiungibile con una breve corsa in taxi, si trova il Monasterio de la Recoleta. Eretto originariamente dai frati francescani intorno al 1648 e poi ricostruito, il monastero ospita diverse sale che espongono opere di arte sacra (tra cui diversi dipinti della escuela cuzquena), una enorme biblioteca che conserva oltre ventimila antichi volumi. Si trova inoltre un rinomato museo di manufatti amazzonici raccolti dai missionari (tra cui animali della giungla imbalsamati) ed una vasta collezione di reperti del periodo precedente la conquista spagnola.
Dopo un paio di giorni trascorsi ad Arequipa prendiamo un pullman locale che in circa sei ore di viaggio ci porta a Chivay (3630 m.s.l.m.) il principale centro urbano della cosiddetta regione dei canyon. L'unico segno di civiltà tra queste due città è la località di Patahuasi, un bivio che funge da fermata per gli autobus e da centro di rifornimento per i mezzi che transitano in questa zona. Nelle immediate vicinanze si trova il bosque de piedras, un sito così chiamato per via delle surreali rocce a forma di fungo frutto dell'erosione del vento. Proseguendo verso Chivay si attraversa il Paso de Patapampa, un passo situato ad oltre 4900 metri di altitudine in cui si trova il mirador de los volcanoes, una zona panoramica in mezzo ad un paesaggio brullo e spettrale da cui si possono ammirare all'orizzonte ben otto vulcani prossimi (ed alcuni superiori) ai seimala metri. Di giorno delle coriacee venditrici in abiti locali espongono la loro mercanzia in quello che forse può essere definito il mercato più alto al mondo. Giungiamo a Chivay che è ormai sera inoltrata e subito ci dirigiamo alle sorgenti termali di La Calera ove ci si può immergere e rilassare nelle calde piscine naturali. Trascorriamo qui un paio di ore prima di far rientro in albergo e concederci qualche ora di riposo prima del trillo della sveglia che ci preannuncia che è giunta l'ora di partire per il famoso Canyon del Colca. Con un minivan prenotato la sera precedente ci avviamo verso questa destinazione e lungo la strada attraversiamo i piccoli insediamenti di Yanque e Mata, entrambi con una bella piazza centrale animata da bancarelle e persone in abito tradizionale. Due chiese, con interni che vantano una serie di altari in legno dorato scolpito e alcuni bei dipinti a tema religioso, dominano le rispettive piazze. Il canyon del Colca è il secondo canyon più profondo del mondo, secondo solo al vicino Cotahuasi, ma grande il doppio del Grand Canyon statunitense. Lungo i suoi 100 km di lunghezza, presenta una varietà di paesaggi che vanno da spoglie steppe, antichi terrazzamenti agricoli, fino alle ripide pareti del canyon vero e proprio. Il punto panoramico più iconico e rinomato del canyon è la notissima Cruz del Condor, uno sperone roccioso situato a circa cinquanta chilometri da Chivay che nelle prime ore del mattino si affolla di visitatori in attesa del volo dei condor che, sfruttando le correnti ascensionali provenienti dal fondovalle, volteggiano a distanza ravvicinata sopra le teste degli astanti. Lo spettacolo è veramente emozionante ed è reso ancor più suggestivo dalla vista del precipizio di oltre 1200 metri che termina là dove scorre il fiume sottostante. Intorno all'ora di pranzo facciamo rientro a Chivay ove trascorriamo ancora un paio di ore per visitare il mercato e le poche altre marginali attrattive che offre questa località. Prendiamo quindi un altro pullman e ripercorriamo a ritroso il tratto di strada verso Arequipa. Valicato nuovamente il Paso de Patapampa pieghiamo verso sud-est e dopo aver attraversato la località di Lagunillas caratterizzata da una pluralità di piccoli laghi che riflettono il cielo ed ospitano alcune colonie di fennicotteri andini, raggiungiamo a sera inoltrata la città di Puno (3830 m.s.l.m.). La città non offre particolari attrattive se non la barocca Cattedrale che torreggia sulla solita Plaza de Armas. Alle elaborate sculture che ornano la facciata fa da contrappeso un interno in verità piuttosto sobrio la cui unica eccezione è rappresentanta dall'altare placcato in argento. Per il resto al città è un susseguirsi di casermoni in cemento, di edifici mezzi diroccati e di case in mattoni grezzi che si confondono con le colline circostanti.
Chi raggiunge questa località, tuttavia lo fa non già per la città in sè, ma per il fatto che questo centro rappresenta il principale insediamento peruviano su quello che è il lago navigabile più alto del mondo: il lago Titikaka che rappresenta la vera attrattiva di questa regione. Situato ad un'altidune superiore ai 3800 m.s.l.m. in un ambiente dove a cieli azzurrissimi si alternano notti gelide, questo lago è stato la culla delle culture degli altipiani. Prima degli Incas, vissero qui le culture pukara, tiwanaku e colla. Oggi la zona intorno al lago è un mosaico di chiese in rovina e di campi coltivati che si stendono a vista d'occhio sotto il maestoso sguardo delle Ande. Un must see per chi transita in queste lande, è la visita alle isole che distano poche miglia dalla costa. Le Islas Uros, a soli 7 km a est di Puno, costituiscono forse la principale attrattiva turistica del lago. La loro peculiarità consiste nel fatto di essere interamente costruite con canne galleggianti (totora) che crescono abbondanti in queste acque. La vita degli Uros, gli abitanti di queste isole, è inestricabilmente collegata a queste canne, in parte anche commestibili, con le quali costruiscono non solo il substrato solido su cui vivere, ma anche le loro case, le barche, gli strumenti della vita quotidiana e gli oggetti artigianali. Le isole sono formate da una pluralità di strati di canne e via via che i livelli inferiori imputridiscono vengono rimpiazzati da quelli superiori periodicamente ricoperti con nuovi strati di canne in modo tale da conferire alla superficie calpestabile elasticità e consistenza continui. La fama turistica di queste isole ne ha però comportato un eccessivo sfruttamento commerciale che ha fatto sì che gli insediamenti più prossimi alla costa siano divenuti una sorta di palcoscenico per ripetitive esibizioni, costringento così il visitatore che voglia apprezzarne la natura più genuina ed autentica, ad addentrarsi nei meandri più nascosti dei canali con l'inevitabile ausilio di imbarcazioni private prese a noleggio. Ben più distante, ad un paio di ore di navogazione, si trova invece l'Isla Taquile un isolotto montuoso su cui vivono un paio di migliaia di persone. L'isola è rinomata per i suoi scenografici paesaggi e gli spettacolari contrasti tra cielo, acqua e terra. Dalla sommità delle sue pendici, sulle quali è possibile seguire qualche percorso di trekking, si può osservare in distanza la Cordillera Real boliviana con le sue cime innevate.La gente del posto ha una forte tradizione artigianale ed è caratterizzata da un sistema di costumi sociali profondamente radicati: gli uomini sono soliti portare dei cappelli di lana che, per foggia e colore, ne distinguono il ceto e la posizione sociale, mentre le donne sono solite indossare vistose gonne a più strati e bluse impreziosite da delicati ricami. L'insieme di questi abiti rendono i costumi di queste genti tra i più raffinati del Perù.
Trascorsa una giornata su queste isole facciamo rientro in serata a Puno dove ci tratteniamo ancora una notte per poi proseguire il nostro viaggio in territorio boliviano (vedi resoconto di viaggio: Bolivia).
Di ritorno dalla Bolivia, passando ancora per il pressochè inevitabile snodo di Puno, proseguiamo il nostro viaggio in Perù percorrendo in bus la strada che collega questa città con la regione di Cuzco. Durante il viaggio, che dura circa una decina di ore, è possibile far tappa in alcuni siti di notevole rilievo paesaggistico e culturale. A circa 80 km da Puno sorge il tranquillo villaggio di Pucarà famoso per la sua Cattedrale ove si celebra in luglio l'importante festa della Virgen del Carmen, per le ceramiche dai colori terrosi (fra cui i noti toritos, dei piccoli tori augurali che vengono in genere messi sui tetti delle case in segno di portafortuna), e per le rovine preincaiche di Kalasaya situate in posizione dominante vicino ad una torreggiante parete di roccia. Circa un centinaio di chilometri dopo, la strada si inerpica fino a raggiunge il passo montano denominato Abra la Raya (4470 m.s.l.m.) che segna il punto più elevato sulla direttrice Puno-Cuzco. Gli autobus sono soliti fare qui una fermata per consentire ai passeggeri di fotografare le montagne innevate che si stagliano all'orizzonte od acquistare qualche oggetto artigianale dai venditori che sfidando il vento e le rigide temperature in attesa dei turisti. Proseguendo lungo il percorso raggiungiamo il villaggio di Raqchi (3480 m.s.l.m.) famoso per le rovine inca del tempio di Viracocha. Questa grande struttura religiosa, simile per aspetto ad un acquedotto, era sostenuta da 22 colonne in blocchi di pietra e sebbene la maggior parte di esse sia stata distrutta dagli spagnoli, è ancora possibile apprezzarne le imponenti basi che reggevano il più grande tetto inca di cui si abbia notizia. Il sito comprende anche una serie di abitazioni ben ricostruite e numerosi edifici a pianta circolare adibiti a granai e magazzini. Sull'animata piazzetta vicino al sito archeologico, brulicante di bancarelle e venditori, si affacciaccia una piccola chiesa ben restaurata. Non molto distante da Raqchi si incontra infine il villaggio andino di Andahuaylillas rinomato per la sua Iglesia de S. Pedro che risale al XVII secolo e che ospita una profusione di sculture, ornamenti d'oro e d'argento, quadri e soprattutto affreschi che le hanno fatto guadagnare il soprannome di Cappella Sistina della Ande. La chiesa è inserita in un suggestivo percorso denominato strada del barocco andino della valle sud, che annovera oltre a S. Pedro anche altre chiese site nei villaggi limitrofi.
Verso sera raggiungiamo infine la splendida città di Cuzco (3320 m.s.l.m.) considerata dagli incas l'ombelico del mondo e che oggi costituisce la porta d'accesso a quei luoghi che videro fiorire la civiltà di questo popolo andino annientato ed amalgamato nell'impero coloniale spagnolo quando era all'apice del suo splendore. Cuzco incanta il visitatore con le sue sontuose cattedrali che poggiano su templi inca, con pittoresche donne in gonna e bombetta che vendono bibite agli angoli delle strade, con i suoi accoglienti ristoranti che affrono carni d'alpaca e di lama, con le sue eleganti boutique che fanno da contrappeso alle polverose botteghe degli artigiani del quartiere di San Blas, con le minuscole vie pedonali acciottolate costeggiate da mura risalenti all'epoca inca o a quella coloniale. Sebbene sia una città piuttosto vasta e caotica, le zone di interesse turistico si possono raggiungere agevolmente a piedi. Cominciamo la nostra visita dalla centralissima Plaza de Armas, centro nevralgico cittadino che un tempo era grande il doppio e che oggi si presenta circondata su due lati da suggestivi portici coloniali che reggono balconate in cui si trovano accoglienti ristoranti. Su un lato della piazza si erge la imponente Cattedrale edificata tra la metà del XVI e la metà del XVII secolo con blocchi di pietra prelevati da un vicino antico sito inca. L'edificio costituisce un unico complesso con la adiacente Iglesia del Triunfo, la chiesa più antica di Cuzco e con la Iglesia de Jesus Maria risalente al 1733. La Cattedrale ospita una tra le più importanti collezioni di opere d'arte appartenenti alla cosiddetta escuela cuzquena, un filone artistico che ha saputo coniugare gli stili della pittura devozionale dell'europa seicentesca con i colori e l'iconografia andina. Tra le pricipali opere qui esposte non si possono perdere la raffigurazione della Vergine Maria rappresentata con una gonna a forma di montagna orlata da un fiume, un'immagine che viene identificata con quella della Pachamama (la Madre Terra); il dipinto dell'ultima cena, dove questo solenne evento della fede cristiana si tinge di un'impronta locale data dal banchetto di cibi cerimoniali tipicamente andini tra cui il cuy (porcellino d'india) arrosto; ed ancora il dipinto che raffigura il grande terremoto del 1650, con gli abitanti che portano in processione un grande crocifisso detto El Senor de los temblores (il Signore dei terremoti) oggi ancora esposto in una nicchia della chiesa. Su un altro lato della Plaza de Armas si affaccia un ennesimo importante edificio religioso, l'Iglesia de la Compania de Jesus, eretta nel 1571 sulle fondamenta del palazzo dell'ultimo sovrano inca. La sua sontuosa facciata barocca e la sua cupola, rivaleggiano con l'austerità della vicina Cattedrale.
La terza chiesa coloniale per importanza di Cuzco è il Templo y Convento de La Merced, distrutta dal terremoto del 1650 ma subito ricostruita. A fianco della chiesa si trova l'ingresso del monastero e dell'annesso museo, Le pareti del bel chiostro interno sono arricchite da grandi dipinti che illustrano la vita di S. Pedro Nolasco, fondatore dell'Ordine de la Merced di Barcellona. Tra le reliquie più importanti qui custodite vi è un ostensorio d'oro massiccio alto 1,20 mt. tempestato di rubini, smeraldi, 1500 diamanti e 600 perle. Non molto distante sorge poi la Iglesia de S. Francisco, dall'aspetto decisamente più sobrio. L'edificio offre una grande collezione di dipinti sacri del periodo coloniale oltre ad un bel coro in legno di cedro intagliato. L'annesso museo, di carattere religioso, ospita il quadro più grande del Sud America che misura 9x12 mt. e che rappresenta l'albero genealogico di S. Francesco. Interessanti anche le due cripte parzialmente sotterranee che contengono ossa umane. Tra le altre chiese minori che meritano una visita si annoverano la Iglesia de S. Domingo, dall'aspetto meno ricco rispetto ad altre chiese, ma degna di nota per i caratteristici dipinti degli arcangeli raffigurati come bambini in T-shirt e jeans; la Iglesia Y Convento de S. Clara, con il suo interno rivestito di specchi che in epoca coloniale servivano per attirare in nativi in chiesa per il culto; la Iglesia de S. Pedro, la cui breve visita può essere abbinata a quella del vicno Mercado de S. Pedro, molto suggestivo ed interessante per vedere uno spaccato di vita locale; infine la Iglesia y Convento di S. Catilina, edifico che ospita un gruppo di suore di clausura. Ritornati su Plaza de Armas si imbocca una stretta via e rasentando un muro inca in cui si trova la fotografatissima pietra dai dodici angoli, si raggiunge il quartiere di S. Blas che si estende sul ripido pendio di una collina proprio vicino al centro. Questa zona pedonale sulle cui vie si affacciano case coloniali dalle caratteristiche porte blu, è diventata una zona alla moda di Cuzco e qui si trovano molte botteghe e negozi di artisti, minuscoli bar e accoglienti ristorantini. L'apice del quartiere è segnato dalla Iglesia de S. Blas, una chiesa di piccole dimensioni in cui però si trovano uno stupefacente altare barocco in foglia d'oro ed un pulpito ricavato da un unico tronco d'albero squisitamente lavorato tanto da essere definito come il miglior esempio di arte coloniale dell'intaglio delle Americhe. Le rovine inca di maggior rilievo presenti in città sono rappresentato dal cosiddetto Qorikancha, che era il tempio più ricco dell'impero inca. Tutto ciò che rimane oggi è l'eccellente muratura i cui blocchi di pietra sono tagliati ed incastrati in misura incredibilmente precisa. In epoca inca questo tempio era ricoperto da 700 lamine d'oro massiccio ed al suo interno erano custoditi inestimabili tesori.
Dopo aver trascorso un paio di giorni in questa imperdibile città e dopo aver acquistato il boleto turistico necessario per la visita dei più importanti siti di questa regione, organizziamo una escursione nei dintorni di Cuzco alla scoperta di quattro interessanti insediamenti archeologici che possono essere visitati nell'arco di una giornata. Con un taxi raggiungiamo le imponenti rovine di Sacsaywamàn che rivestono una grande importanza sia religioa che militare in quanto furono teatro di una delle più aspre battaglie della conquista spagnola. Il sito attuale, che corrisponde a circa il 20% della struttura originaria, è composto di tre aree di cui la più singolare è delimitata da fortificazioni a zig-zag su tre livelli con pietre del peso fino a 300 tonnellate. Bastioni, torri fortificate, magazzini, altri edifici ed una grande Plaza de Armas completano il vasto sito i cui blocchi di pietra furono in gran parte utilizzati per l'edificazione delle case e delle chiese di Cuzco di cui si può godere una magnifica vista dall'alto di questo sito che domina l'omonima valle. A poca distanza si trova Q'engo costituito da piccole ma interessanti rovine. Il nucleo principale è formato da un imponente megalite calcareo costellato di nicchie, gradini, tunnel ed incisioni simboliche. La cima di questo blocco roccioso veniva utilizzata a scopo cerimoniale e qui sono ancora visibili incisioni che ritraggono un puma, un condor ed un lama. Proseguendo lungo la strada che si inerpica sui versanti pedemontani, si raggiunge il sito di Pukapukara (forte rosso), una imponente struttura che in particolari condizioni di luce assume una colorazione rossastra da cui per l'appunto deriva il suo nome. Si trattava presumibilmente di una riserva di caccia e di una postazione di guardia con una zona inferiore composta da diverse camere adibite ad alloggi ed una parte superiore comprendente dei magazzini. A poche centinaia di metri si trova infine Tambomachay, un sito che consiste in una vasca cerimoniale in pietra finemente lavorata, che convoglia l'acqua proveniente da una fonte attraverso una serie di fontane ancora funzionanti. Nel periodo inca era un luogo dedicato al culto dell'acqua tant'è che oggi viene soprannominato el bano del inca. Da qui la strada prosegue attraverso le colline pre montane fino a raggiungere la bella valle del Rio Urubamba conosciuta come El Valle Sagrado (la Valle Sacra) sede di vaste aree coltivate, di suggestive cittadine coloniali e di caratteristici villaggi isolati che ne hanno fatto una nota destinazione turistica. Uno dei più importanti insediamenti è il villaggio coloniale di Pisac situato tra impressionanti terrazzamenti coltivabili ed una imponente fortezza inca abbarbicata sul lato di un contrafforte roccioso. La principale attrattiva del villaggio è il famoso mercado de artesania, di gran lunga il più grande (e turistico) della regione con le sue innumerevoli bancarelle che occupano le vie del centro e la Plaza de Armas. Senz'altro di maggior suggestione è però la estesa cittadella inca che dall'alto domina il villaggio dalla cima di un'altura circondata da profonde gole. Data l'ampiezza del sito la visita richiede un paio d'ore. Dopo aver attraversato una zona in cui si trovano edifici che fungevano principalmente da magazzini si raggiunge un'area caratterizzata da imponenti terrazzamenti che descrivono ampie curve lungo il versante della montagna. Al di sopra delle terrazze, in cima ad un ripido sentiero, si trova il centro cerimoniale composto da un gran numero di spazi e di edifici tra cui pilastri per l'osservazione astronomica, templi, vasche cerimoniali, muri di contenimento, edifici facenti parte dell'area militare e canali d'acqua ancora in funzione.
Dopo la visita di questo imperdibile sito archeologico ridiscendiamo il fianco della montagna che domina la sottostante valle dell'Urubamba e proseguiamo il nostro viaggio attraversando una serie di tranquilli villaggi i cui abitanti sono dediti alla coltivazione ed alla tessitura, principali attività di questa fiorente zona. Superata la cittadina di Urubamba, che non presenta attrattive di rilievo ma che può fungere da comoda base per l'esplorazione della valle, raggiungiamo il pittoresco villaggio di Ollantaytambo. L'insediamento, abitato sin dal XIII secolo, con le sue strette strade acciottolate è uno dei migliori esempi di pianificazione urbana inca. L'attrazione più rilevante del luogo è costituita dalle rovine del tempio-fortezza che si inerpicano lungo la parete rocciosa che domina la cittadina. Si tratta di una impressionante serie di imponenti terrazzamenti edificati che conducono alla sommità in cui si trova un centro cerimoniale circondato da immense mura purtroppo mai terminate. I blocchi di roccia venivano estratti da una cava posta a 6 km. di distanza ed il loro trasporto fino al sito fu un'impresa davvero fenomenale. Il centro ha rivestito non solo importanza militare per via della battaglie che gli inca combatterono contro i conquistatori spagnoli, ma anche per via dei riti religiosi propiziatori che venivano qui celebrati. Nel pomeriggio inoltrato raggiungiamo la stazione ferroviaria e prendiamo il treno panoramico della compagnia Inca Rail che in due ore circa di viaggio, attraversando spettacolari paesaggi montuosi, profonde gole e costeggiando il corso dell'Urubanmba, ci porta ormai a sera inoltrata ad Aguas Calientes. Questo piccolo centro urbano, noto anche col nome di Machu Picchu Pueblo, è situato in una stretta gola racchiusa tra dirupi di pietra circondati dall'alta vegetazione della foresta nebulare ed è attraversato da due impetuosi corsi d'acqua. In sè la cittadina, con le sue case in cemento e mattoni spesso incompiute e con i suoi innumerevoli ristoranti e guest house, non offre alcuna particolare attrattiva, ma è sostanzialmente il punto obbligato di passaggio per raggiungere le rovine più famose del Perù e forse dell'America in generale. Un gran numero di turisti sceglie infatti di pernottare qui prima di raggiungere l'imperdibile sito di Machu Picchu che rappresenta per tutti il punto culminante del viaggio in Perù ed il momento atteso con più trepidazione. Dopo oltre due ore di coda, ben prima dell'alba, spese in attesa di salire sui minibus che fanno continuamente la spola tra Aguas Calientes ed il sito, raggiungiamo in circa venti minuti di viaggio l'ingresso della zona archeologica situata in una posizione decisamente spettacolare. Questa antica città inca non fu mai scoperta dai conquistatori spagnoli e restò nell'oblio fino all'inizio del XX secolo allorquando lo storico americano Hiram Bingham fu qui condotto da alcuni abitanti locali. La vista delle rovine, a cui fa da sfondo il picco del Wayna Picchu, con il sole che spunta da dietro le montagne gettando i suoi raggi nelle profonde valli circostanti, regala una sensazione veramente impareggiabile. Tra i primi edifici che si raggiungono subito dopo l'ingresso, salendo verso l'alto, vi è la capanna del custode della roccia funeraria, un eccellente punto panoramico per ammirare l'intero sito e per scattare la foto più classica di Machu Picchu. Si tratta di un edificio ben restaurato che presenta un tetto di paglia nelle cui immediate vicinanze si trova una roccia scolpita probabilmente utilizzata per la mummmificazione dei corpi dei nobili. Se dall'ingresso del sito si scende invece verso valle si incontra una vasta zona di di terrazzamenti che conducono ad una serie di vasche cerimoniali collegate l'una all'altra e disposte a cascata tra le rovine. Al di sopra delle vasche si trova il tempio del sole, unico edificio a pianta circolare del sito i cui blocchi costituenti il tronco di cono della strattura dimostrano la maestria degli inca nella lavorazione della pietra. Sotto il tempio si cela in posizione quasi nascosta la cosiddetta tomba reale, una sorta di grotta naturale la cui funzione però è ancor oggi dibattuta. Salendo ancora le scale che si inerpicano tra le rovine si raggiunge un'area pianeggiante all'interno della quale si trova un ampio quadrilatero noto come piazza sacra. Importanti edifici sorgono intorno alla piazza tra cui: il tempio delle tre finestre, così chiamato per via delle tre aperture trapezioidali che si trovano su una sua parte; il tempio principale, che deve il suo nome alla perfezione ed importanza della struttura; la casa dell'altro sacerdote, un insieme di edifici di cui si sa però ancora poco; la sagrestia una piccola struttura ricca di nicchie probabilmente utilizzate per custodire oggetti cerimoniali; l'hintihatana, un pilastro di roccia con funzione astronomica. Un'ampia zona della rovine è composta da una serie di edifici che costituivano l'insediamento residenziale ed industriale dell'antica città, divisa dal resto del complesso da un'ampia piazza centrale. All'estremità inferiore di quest'area si trovava il gruppo delle prigioni, un insieme labirintico di costruzioni, stanze, celle, nicchie e passaggi in parte sotterranei ed in parte in superficie. L'elemento centrale di questo gruppo di edifici è rappresentato dal tempio del condor che prende il nome dalla pietra scolpita centrale e delle pareti laterali che assomigliano alla testa ed alle ali di questo uccello. Con una camminata di circa un'ora e mezza, partendo dalla capanna del custode, raggiungiamo il cosiddetto Intipunku, ossia la porta del sole, una sorta di portale di roccia che segnava il punto da cui sorgeva il nuovo giorno. Da qui, ad un'altezza di oltre 2700 mt., pari sostanzialmente alla vetta del Wayna Picchu, si gode una incredibile vista sull'intero complesso di Machu Picchu, sulle profonde gole circostanti coperte di vegetazione nebulare, e sulle cime innevate delle maestose montagne che si stagliano all'orizzonte.
Terminata la visita del sito che richiede comunque almeno una buona mezza giornata, riprendiamo il minibus e ridiscendiamo ad Aguas Calientes dove ci attende il treno panoramico della compagnia Perù Rail che, con circa quattro ore di viaggio, ci riporta a Cuzco. Trascorriamo ancora una notte in questa città ed il mattino successivo ci rechiamo all'aeroporto per prendere un volo alla volta di Lima. Ci rimangono ancora alcune ore da spendere girovagando tra le bancarelle ed i negozietti di artigianato per acquistare gli ultimi souvenirs a ricordo di questo viaggio ed in serata raggiungiamo l'aeroporto internazionale. Un volo notturno ci porta a Toronto in cui trascorreremo un'intera giornata prima di imbarcarci sul volo di rientro per l'Italia.
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