(Agosto 2011)
"Strana questa cosa dei viaggi, una volta che cominci, è difficile fermarsi."
Gore Vidal, La statua di sale, 1948
Con un volo via Tel-Aviv raggiungiamo Hong Kong e da qui, dopo aver trascorso un paio di giorni nella vicina Macao, con un volo Air-Niugini arriviamo di primissimo mattino a Port Moresby, capitale della Papua Nuova Guinea. L'impatto con questa città, considerata una tra le più pericolose al mondo sotto il profilo della delinquenza urbana, è piuttosto "duro": fuori dall'aeroporto staziona un gran numero di persone dall'aspetto decisamente poco raccomandabile, gli edifici limitrofi sono circondati da recinzioni in metallo sormontate da filo spinato, per strada si scorgono poliziotti che tengono al guinzaglio feroci pitbull, mastini e canilupo, i negozi, gli hotel e molte abitazioni sono presidiate da addetti alla sicurezza che pattugliano e vigilano la zona. Dedicheremo alla visita di questa città, che in verità non ha un granchè da offrire, gli ultimi giorni di permanenza in Papua. Riusciamo ad anticipare di alcune ore un volo domestico che avevamo prenotato per il primo pomeriggio (operazione che richiede non poco tempo e che ci fa subito capire cosa significa l'espressione "papua-time"), e ci imbarchiamo per Madang, capitale dell'omonima provincia e prima tappa del nostro viaggio.
Madang viene a volte definita come "la più bella città del Pacifico". Obiettivamente il giudizio è piuttosto generoso poichè, sebbene occupi una amena penisoletta contornata da piccole isole e sebbene goda di una lussureggiante vegetazione, il tessuto urbano ed architettonico della città (ma sarebbe meglio definirla semplicemente "paese") è piuttosto inappagante. La vita degli abitanti si svolge principalmente per strada e, per lo più, nei pressi del mercato centrale che offre quasi esclusivamente prodotti ortofrutticoli. Lungo le strade adiacenti sorgono costruzioni piuttosto rozze nelle quali trovano sede dei general stores, dei magazzini, gli uffici delle banche e della posta, unitamente ad altri edifici di scarso interesse artistico. Questa è un pò la caratteristica urbana comune a tutti i principali agglomerati della Papua Nuova Guinea. Dopo aver preso confidenza con Madang, che senz'altro si presenta meno "problematica" dal punto di vista della sicurezza sociale rispetto a Port Moresby, rientriamo in albergo accompagnati dalle grida di centinaia di pipistrelli della frutta che con l'avvicinarsi della sera lasciano le chiome degli alberi per volare alla ricerca di cibo.
La mattina seguente ci dirigiamo verso l'imbarcadero e contrattiamo un passaggio in barca fino a Krangket Island, un'isola situata al largo di Madang alla quale si arriva con una ventina di minuti di navigazione. L'isola è lussureggiante e presenta da una parte una costa rivolta verso il mare aperto e dall'altra parte una tranquilla laguna con spiaggette di sabbia bianchissima circondate da mangrovie e palme. Trascorriamo qui l'intera giornata che ci regala un sole splendente ed un cielo limpidissimo. Sull'isola vi sono solo alcuni abitanti dediti all'agricoltura e qualche famiglia che da Madang è venuta qui per fare un pic-nic: siamo praticamente gli unici turisti! Il giorno successivo contattiamo una guida con la quale concordiamo una escursione giornaliera nei dintorni di questa regione. Di buon mattino partiamo con un fuoristrada 4x4 e raggiungiamo la Rainforest Area a sud di Madang. Arriviamo in un villagio nella foresta popolato da alcune decine di abitanti i quali ci mostrano le capanne che fungono da loro abitazione e gli edifici in legno in cui è stata allestita una scuola frequentata da tutti i bambini provenienti anche dei villaggi limitrofi. Il luogo si presenta molto curato: prati verdissimi circondati dalla foresta pluviale, ordinate aiuole di fiori che circondano le capanne, estrema pulizia ed assenza di cartacce o rifiuti urbani.
Dopo aver conosciuto e ringraziato il capo villaggio, ci addentriamo nella foresta per del bird-watching alla ricerca degli uccelli del paradiso tipici di questo angolo del mondo. La foresta è fittissima e dopo circa un'ora di cammino avvistiamo sulle chiome degli alberi i primi esemplari di questo splendido uccello, simbolo della Papua Nuova Guinea, che si distingue per i vivacissimi colori del suo elaborato piumaggio. Terminato il trekking nella foresta veniamo accolti dagli anziani del villaggio che ci hanno preparato un pasto a base di verdure bollite, frutta e latte di cocco. Gustiamo di buon grado il cibo offerto e, dopo aver ringraziato per l'ospitalità riservataci con una donazione che andrà a beneficio della scuola, ripartiamo con il nostro fuoristrada e ci dirigiamo verso il Balek Wildlife Sanctuary, una riserva naturalistica che oltre a splendidi esemplari di piante e fiori, è caratterizzata da un torrente sulfureo dal colore azzurro intenso che emette un forte odore di zolfo. Passeggiamo lungo il torrente fino ai piedi di una alta parete interamente ricoperta da fitta vegetazione. Proprio in questo sito sono state girate alcune scene del film "Robinson Crusoe" con Pierce Brosnan. Proseguiamo la nostra escursione e raggiungiamo il villaggio Bilbil, villaggio che si affaccia sulle rive del mare di Bismark e che è famoso per la produzione di vasellame in terracotta. In serata facciamo rientro a Madang e prepariamo i bagagli per la nostra prossima destinazione.
La mattina seguente raggiungiamo l'aeroporto e ci imbarchiamo su un volo che ci conduce a Wewak, paese posto sulla costa nord-occidentale della Papua Nuova Guinea. Wewak, al pari di Madang, non ha molto da offrire al visitatore se non un lungo litorale sabbioso adatto alla balneazione ed un paio di amene isolette poste a pochi chilometri dalla costa. La zona più gradevole di Wewak si sviluppa sulla piccola penisola che si protende a ovest del litorale. Qui contattiamo una agenzia del luogo ed organizziamo per i successivi giorni la navigazione sul fiume Sepik. Il giorno dopo, di buon'ora, ci viene a prendere un pick-up ed iniziamo un viaggio di circa tre ore che, attraversando versanti montagnosi, ampie pianure e alture boscose, ci conduce a Pagwi, punto di imbarco dove inizia la nostra navigazione fluviale.
L'imbarcazione è praticamente un tronco d'albero scavato, lungo una quindicina di metri, sul quale troviamo posto insieme ai nostri bagagli ed al nostro equipaggio composto da due skipper, un cuoco, una guida e tre portatori addetti alla logistica. Risaliamo il fiume verso la zona denominata upper Sepik e dopo alcune ore di navigazione raggiungiamo il villaggio di Ambunti ove, il giorno seguente, si svolgerà il festival del coccodrillo. Troviamo ospitalità presso l'abitazione di una famiglia del luogo la quale ha appena catturato un grosso coccodrillo e ci mostra così le pratiche di caccia e di affumicazione della carne. Ceniamo alla luce di lampade a gas, dal momento che lungo il Sepik non vi è disponibilità di energia elettrica, e trascorriamo la notte condividendo lo spazio con una dozzina di componenti della famiglia che ci ha offerto la sistemazione nella loro casa-palafitta. La mattina successiva, sotto una incessante pioggia, ci trasferiamo sull'altro lato del fiume dove assistiamo ai preparativi del festival del coccodrillo e ad alcune danze tribali, dopodichè, anche a causa della pioggia che non accenna a diminuire, decidiamo di scendere lungo il fiume e di dirigerci verso il middle Sepik, zona ricca di villaggi interessantissimi. Navighiamo così per alcune ore e finalmente la pioggia lascia il posto al sereno. Raggiungiamo il villaggio di Kanganaman e ci addentriamo nella foresta per visitare le capanne degli abitanti e la "Haus-tambaran" (casa degli spiriti) qui presente. Le haus-tambaran rappresentano il luogo più importante e più mistico dei villaggi tribali del Sepik: in esse sono soliti riunirsi i saggi, gli anziani e i giovani "iniziati", per discutere le questioni di interesse comune e per confrontarsi sugli aspetti della vita quotidiana del villaggio. Terminata la visita e salutato il capo tribù, riguadagnamo la nostra canoa combattendo con una infinità di zanzare che letteralmente ci assalgono incuranti dei repellenti con i quali abbiamo irrorato pelle e vestiti. Le zanzare costituiscono un vero flagello per questa zona in cui è purtroppo assai diffusa la malaria.
Ci addentriamo in un ramo minore del Sepik e raggiungiamo il villaggio di Palambei di cui visitiamo alcune capanne/abitazioni e due haus-tambaran. Tutte le abitazioni dei villaggi che costeggiano il fiume, sono erette sostanzialmente su palafitte al fine di preservare gli abitanti dalle inondazioni che si verificano durante la stagione delle piogge. La regione del Sepik è inoltre famosa per l'artigianto ligneo e questo è senz'altro il miglior posto ove fare acquisti di manufatti di ogni genere che differiscono tra loro a seconda del villaggio ove sono prodotti. Visitando le haus-tambaran di Palambei notiamo una gran quantità di maschere, statue, strumenti ed oggetti rituali abilmente intagliati: ne approfittiamo quindi per comprare alcuni souvenir che ci ricorderanno la bellezza e l'incanto di questi luoghi. Sta ormai calando l'oscurità e pertanto rientriamo a Kanganaman dove ci sistemiamo per la notte in una palafitta nel mezzo della foresta. Ceniamo, circondati dai soli suoni della giungla, con alcuni componenti del nostro equipaggio i quali, in un'atmosfera suggestiva alla penombra della lampada, ci raccontano storie e aneddotti legati a questi luoghi sperduti e misteriosi, ai loro abitanti, ai loro ritmi di vita e alle loro credenze spirituali. La mattina successiva partiamo di buon'ora e ci dirigiamo verso il villaggio di Kaminabit dove ancora una volta visitiamo le palafitte degli abitanti e la loro haus-tambaran. Proseguiamo quindi verso il Chambri Lake che, nonostante la stagione secca, ha ancora un livello d'acqua idoneo a consentire la navigazione della canoa.
Dopo circa un'ora di navigazione tra canneti e fitta vegetazione dalla quale si levano in volo una infinità di uccelli, raggiungiamo il villaggio di Aibon, famoso per la produzione di vasi ed oggetti in terra-cotta. Da qui, dopo una breve visita, proseguiamo per il villaggio di Chambri che dà il nome all'omonimo lago. Veniamo accolti dal capo del villaggio che ci ospita all'interno della haus-tambaran (una tra le più belle ed imponenti della zona) e ci mostra i manufatti degli intagliatori della tribù. Dopo qualche altro acquisto e dopo aver consumato il pranzo in compagnia degli "anziani", riprendiamo la nostra canoa e attraversiamo il lago per raggiungere nuovamente il corso principale del Sepik ove percorriamo a ritroso la corrente fino a raggiungere nuovamente Pagwi. Qui ci congediamo affettuosamente dal nostro equipaggio che per tre giorni ci ha illustrato e fatto conoscere questa splendida regione e, in poco meno di tre ore di viaggio su una strada per lo più accidentata, rientriamo nuovamente a Wewak dove però non riusciamo a trovare una adeguata sistemazione e siamo quindi costretti a trascorrere la notte in quello che rimane di un hotel che è stato dato alle fiamme alcuni mesi prima.
La mattina seguente ci trasferiamo in aeroporto per prendere un volo alla volta di Mount Hagen (principale centro urbano e capoluogo delle Highlands) ove troviamo alloggio nella locale Lutheran Guest House. La maggiore, e forse unica, attrattiva di questa città, è lo show denominato "Sing Sing", di cui quest'anno ricorre il cinquantesimo anniversario. Si tratta in sostanza di un grande raduno annuale di tribù della Papua Nuova Guinea in cui i partecipanti si esibiscono con danze e costumi tradizionali. I vari gruppi sfoggiano complesse acconciature e copricapi realizzati con variopinti piumaggi di uccelli, e sono soliti pitturarsi i volti e i corpi con coloratissimi make-up differenti da tribù a tribù. Acquistiamo il pass giornaliero che ci consente di accedere, sin dal mattino presto, al campo dove i partecipanti si preparano per lo spettacolo: in un tripudio di colori, suoni, canti e danze, le occasioni di certo non mancano per scattare ottime fotografie che immortalano le fasi di questo cerimoniale unico al mondo. Verso la tarda mattinata i vari gruppi scendono nel play-ground e qui iniziano a sfilare accompagnati dall'incessante ritmo di tamburi, percussioni e vocalizzi. Terminato lo show che si tiene pochi chilometri fuori Mount Hagen, facciamo rientro alla nostra guesthouse e per il giorno successivo organizziamo una escursione ad Enga, altra località delle Highlands ove si svolge un sing sing altrettanto interessante anche se meno importante rispetto a quello di Mount Hagen. L'escursione ci consente di ammirare il paesaggio delle Highlands, caratterizzato da un susseguirsi di ripide pareti rocciose ricoperte da fitta foresta pluviale e di strette valli costellate di capanne di contadini dediti alla coltivazione del fertilissimo suolo. Ad Enga assistiamo allo spettacolo nel quale sfilano dei gruppi tribali non presenti al sing sing del giorno precedente e ciò ci consente di scattare altre interessanti fotografie che ritraggono l'ampissima varietà di etnie che abitano questo paese. Al termine della rappresentazione visitiamo ancora le zone circostanti spingendoci fino al villaggio di Wabag, dopodichè facciamo ritorno a Mount Hagen da dove organizziamo, per il giorno dopo, la nostra tappa successiva. Decidiamo di servirci del mezzo di trasporto più tipico e più popolare della Papua Nuova Guinea, ossia il cosiddetto PMV (public motor vehicle): in buona sostanza si tratta di un minibus che va avanti ed indietro per la zona centrale del villaggio fino a che risulta totalmente stipato. Solo nel momento in cui ogni minimo spazio al suo interno è riempito di passeggeri e bagagli, si mette in viaggio per la sua destinazione. Tale rituale si ripete poi presso ogni villaggio che si attraversa lungo il percorso. Questo mezzo di trasporto è senz'altro economico, ma per certo non si può dire che eccella per efficienza e rapidità, posto che per percorrere poco più di cento chilometri impieghiamo circa sei ore!
Dopo aver viaggiato su una strada impervia che attraversa montagne e valli e dopo aver raggiunto lo spettacolare Daulo Pass, discendiamo quindi verso Goroka, secondo centro urbano per grandezza delle Highlands. Goroka non si presenta molto diversa dagli altri principali centri urbani della Papua Nuova Guinea: il fulcro della città è un'area centrale dove fanno capolinea i PMV, dove si svolge il principale mercato ortofrutticolo, ove vi sono i maggiori stores e ove si trovano i principali edifici (ufficio postale, banche, stazione di polizia, negozi e qualche hotel). Goroka gode di una buona posizione e di un buon clima in ragione del fatto che si trova in quota e che è circondata da montagne ricoperte da fitta vegetazione. Dopo aver raggiunto il nostro albergo, immerso in un ameno giardino botanico attraversato da un torrente, essendo ormai pomeriggio inoltrato decidiamo di recarci al Museo locale la cui visita ci era stata assolutamente consigliata. In effetti il museo merita almeno un paio di ore di intrattenimento poichè possiede sia interessanti reperti tribali, sia una vasta collezione fotografica che abbraccia i primi cinquant'anni del secolo scorso, allorquando i primi visitatori "bianchi" entravano in contatto con questa terra e le sue genti. Verso sera rientriamo in albergo ove facciamo la conoscenza di una guida locale con la quale concordiamo per il giorno successivo un trekking nelle zone e nei villaggi circostanti.
La mattina seguente, raggiungiamo l'area centrale di Goroka e prendiamo un PMV che in poco meno di un'ora ci porta in una ampia valle contornata da rilievi montuosi. Qui imbocchiamo un sentiero che si snoda attraverso prati verdi, zone boscose, piantagioni di caffè e piccoli villaggi in cui gli adulti sono indaffarati nelle loro attività agricole ed i bambini affollano i banchi e le sedie delle scuole istituite dalle missioni religiose che qui sono diffusamente presenti su tutto il territorio. Ci addentriamo in una piantagione di caffè di cui il fiero proprietario ci illustra le caratteristiche, i metodi di coltivazione e le tecniche di raccolta e lavorazione. Proseguiamo il nostro trekking e raggiungiamo un piccolo torrente nel quale delle donne lavano i panni e dei bambini giocano divertiti. Decidiamo di fermarci per riposare un pò ed in men che non si dica veniamo avvicinati da uomini e donne delle campagne circostanti che ci offrono patate dolci, cassava, taro, canna da zucchero, ananas, frutta e radici commestibili. Accettiamo di buon grado questi prodotti ed essendo prossima l'ora di pranzo accendiamo un fuoco sul bordo del torrente per preparare un pic-nic improvvisato. Le patate e le altre radici cotte direttamente sulla fiamma hanno un sapore ottimo, al pari della frutta che qui si trova in abbondanza. Dopo esserci dissetati con la canna da zucchero ed aver salutato i contadini del luogo che si sono dimostrati ospitali e gentilissimi, riprendiamo il trekking per fare ritorno all'inizio del sentiero. Da qui rientriamo con un PMV di passaggio a Goroka ove girovaghiamo per la zona centrale visitando le bancarelle di venditori ambulanti, gli stores ed i magazzini che rappresentanto gli unici punti di approvvigionamento per ciò che può essere necessario agli abitanti. Il giorno seguente raggiungiamo l'aeroporto di Goroka, la cui pista è poco più che una air-strip posta nella valle tra le montagne, e ci imbarchiamo su un volo che ci conduce a Port Moresby ove arriviamo verso sera. Fuori dal terminal scorgiamo il courtesy-bus dell'hotel che avevamo prenotato e questo ci consente di evitare il trasferimento in città con un taxi, il cui uso non sempre è sicuro specie in alcune zone di questa capitale che come detto risulta essere una città non proprio "raccomandabile". Arriviamo in albergo che ormai è scuro: la recinzione sormontata da filo spinato, il servizio di sicurezza all'ingresso dell'hotel e la presenza di poliziotti con cani da guardia fuori dall'albergo (nonostante lo stesso sia uno dei migliori della città), ci conferma la pericolosità del luogo, per cui decidiamo di consumare la cena all'interno dell'albergo presso la consigliatissima grill-kitchen, una tra le più rinomate di Port Moresby.
La città non annovera particolari punti di interesse: tuttavia, avendo ancora quasi una giornata a disposizione prima di reimbarcarci sul volo di ritorno, decidiamo di far visita alle due principali attrattive della capitale che meritano comunque una visita. Contrattiamo quindi con un taxista che pare un pò più "affidabile" degli altri, il costo per farci portare in giro per alcune ore e ci dirigiamo quindi verso la Parliament Haus, un edificio inaugurato nel 1984 da Carlo d'Inghilterra e costruito sullo stile delle haus-tambaran del Sepik. L'edificio è ammirevole soprattutto per la facciata a mosaico ove sono rappresentate scene e motivi tipici del luogo. Ne approfittiamo per fare una visita all'interno che ci consente di apprezzarne anche l'architettura e gli arredi. Leggiamo poi sulla nostra fedele guida Lonely Planet che nelle vicinanze sorge anche il National Museum la cui visita è fortemente consigliata. In effetti il museo è assai affascinante e mostra contenuti sulla geografia, sulla fauna, sulla cultura, sulla storia e sull'etnografia del paese, con superbi esempi di maschere, scudi, totem e artigianato vario. Terminata la visita al museo facciamo tappa in uno dei più grossi centri di artigianato etnico di Port Moresby (PNG Arts), luogo che si rivela una autentica galleria delle meraviglie per l'abbondanza, la varietà e l'originalità dei prodotti esposti. Qualche ultimo acquisto di souvenir e nel pomeriggio ci facciamo portare al terminal internazionale dell'aeroporto dove ci attende il nostro volo Air-Niugini con destinazione Hong Kong. Da qui proseguiremo il nostro viaggio alla volta di Taiwan (vedi altro resoconto di viaggio).
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