(Agosto 2002)
"La vita è un libro, del quale non ha letto che una pagina sola chi non ha visto che il suo paese natio."
Filippo Pananti, Avventure e osservazioni sopra le coste di Barberia, 1817
Da Torino raggiungiamo Zurigo e da qui, con un volo South African Airways, atterriamo a Johannesburg. Un veloce cambio di aeromobile e facciamo rotta su Windhoek, capitale della Namibia. Sbrigate le formalitá doganali ci rechiamo all'ufficio del car-renting dove ritiriamo la nostra vettura.
Lasciamo subito la cittá, alla quale dedicheremo gli ultimi giorni di permanenza in Namibia, e ci dirigiamo verso sud-ovest in direzione del Deserto del Namib. Durante questo tragitto attraversiamo degli spettacolari paesaggi fino ad entrare nella regione centrale namibiana. Prima tappa del nostro itinerario è Solitaire, ultimo paese dove poter fare rifornimento di cibo e benzina, e nel tardo pomeriggio, dopo circa un'ora di viaggio, siamo ai limiti del Sesriem Park nella zona di Sossusvlei con le sue le pozze di Dead Vlei e Hidden Vlei. La mattina seguente iniziamo l'esplorazione di questa zona: non ci sono parole per descrivere la maestositá delle dune più famose del mondo, il vento che continua a soffiare e il paesaggio che cambia poco a poco. Trascorriamo la mattinata a salire e scendere dalle dune non senza mancare la "scalata" alla mitica duna 45. Molti turisti che vengono qui affermano che non c'è nessun'altra parte del deserto più impressionante del Sossusvlei, con le sue dune monumentali e l'ombra delle loro sinuose creste che cambiano continuamente in funzione del cambio dell'inclinazione solare. Vere e proprie montagne di sabbia dalla forma di stella che arrivano fino a 325 m di altezza! Le calde tinte della sabbia, che vanno dal color albicocca, all'arancione per arrivare fino al rosso, contrastano in maniera incredibile con il bianco dell'argilla delle depressioni alla base delle dune. Le sensazioni che regala questo paesaggio sono a dir poco indescrivibili. Nel pomeriggio visitiamo il Sesriem Canyon, un piccolo e pittoresco canyon eroso dallo Tschauchab river nel corso di millenni.
Dopo aver trascorso qui un paio di giorni, partiamo alla volta della regione centrale del Namib e così il nostro viaggio continua in direzione nord-est lungo il confine orientale del Namib Naukluft Park. Questo parco è un'area naturale protetta situata nel deserto del Namib con un'estensione pari all'incirca all'area della Svizzera. Il Namib-Naukluft è la più grande riserva faunistica dell'Africa ed è il quarto più grande parco nazionale del mondo. Il paesaggio del parco è caratterizzato da alte dune di sabbia dal vivido colore arancione dovuto all'ossidazione delle particelle di ferro presenti nella sabbia; poichè l'ossidazione aumenta col passare del tempo, le dune più antiche sono quelle dal colore più intenso. Durante il tragitto, proseguendo verso ovest, attraversiamo i "gravel plains" del Namib Desert e ci addentriamo in una zona denominata "Moon Valley", un complesso di formazioni rocciose modellate dal corso del fiume Swakop. Nonostante l'estrema ariditá del luogo, qui si trovano numerose specie vegetali e animali. La principale fonte di acqua per tutte queste specie è costituita dalla nebbia che sporadicamente si spinge dall'Oceano Atlantico verso l'entroterra. Incontriamo una tra le specie vegetali più insolite al mondo: la Welwitschia mirabilis, dotata di due sole foglie che possono arrivare a diversi metri di lunghezza perchè crescono durante tutto l'arco della vita della pianta, che in alcuni esemplari si ritiene possa superare i 2000 anni.
Arriviamo nel tardo pomeriggio a Swakopmund, cittá che sorge sulla costa atlantica in corrispondenza della foce a delta del fiume Swakop, da cui prende il nome. Circondata dal deserto del Namib e dall'oceano, Swakopmund ospita alcuni dei più importanti esempi di architettura coloniale tedesca. Prendiamo sistemazione in un suggestivo alberghetto nel centro cittadino, che offre curati ristorantini e una bella passeggiata che si affaccia sull'oceano. La mattina seguente visitiamo il porto piú importante dell'intera Namibia, Walvis Bay e la sua laguna, protetta dalla convenzione RAMSAR in quanto terra umida. La laguna è famosa per l'abbondanza di meravigliosi fenicotteri. Questa tranquilla cittá, circondata dal deserto e dal mare, è ricoperta da una ricca vegetazione, palme e giardini pubblici. C'è un'ottima scelta di ristoranti e caffè che offrono la tradizionale pasticceria tedesca, mentre la costa e il deserto propongono svariate opzioni per chi ama l'avventura o il relax. Dopo aver trascorso un'altra notte a Swakopmund, il giorno succesivo proseguiamo in direzione nord viaggiando attraverso la National West Coast Recreational Area fino alla piccola cittadina di pescatori di Henties Bay. Lungo il percorso costeggiamo la cosiddetta Skeleton Coast, nota per essere particolarmente inospitale e difficile da raggiungere; verso l'interno il deserto si estende per decine di chilometri e dal mare è difficoltoso avvicinarsi a causa delle forti onde causate dalla corrente del Benguela. Il nome odierno si riferisce agli innumerevoli relitti (circa un migliaio) spiaggiati lungo la costa. Effettuiamo una deviazione fino a raggiungere la colonia di otarie di Cape Cross. Questo luogo fu scoperto per la prima volta nel 1486 da un esploratore portoghese, Diego Cao, che eresse una croce in onore di Giovanni I di Portogallo. Oltre ad essere un luogo di interesse storico, Cape Cross ospita una colonia di migliaia di otarie, soprattutto durante il periodo delle nascite e degli accoppiamenti.
Lasciamo quindi la costa e proseguiamo verso est fino a raggiungere il massiccio del Brandberg, la piú alta catena montuosa della Namibia. Il Brandberg è alto 2573 m ed è conosciuto per il famoso esempio di arte boscimana: the "White Lady" o Dama Bianca. Si tratta di un celebre dipinto rupestre che l'archeologia moderna attribuisce ai boscimani, anche se altri dettagli della sua origine non sono noti. Nel Brandberg si contano circa un migliaio di pareti rocciose dipinte e soprattutto si tratta di rappresentazioni di uomini e animali. Il complesso pittorico della Dama Bianca si trova in una grotta chiamata "Maack Shelter" che si raggiunge con circa un'ora di cammino dalla zona adibita a parcheggio. Lasciato questo luogo ammantato dal fascino della storia, proseguiamo il nostro viaggio nel territorio chiamato Damaraland, dal nome dei Damara che costituiscono la maggioranza della popolazione locale. La regione del Damaraland forma una zona collinare intermedia tra l'arida Skeleton Coast e gli altipiani orientali ricoperti da vegetazione a macchia; è un alternarsi di pianure ondulate, catene montuose solitarie, formazioni geologiche bizzarre e colori fantastici. Distese di sassi ocra segnano il paesaggio brullo punteggiato dalle euforbie. Il capoluogo della regione è Khorixas ove a poca distanza si trova la Foresta Pietrificata, una superficie a cielo aperto cosparsa da tronchi lunghi fino a 30 metri, con una circonferenza che raggiunge i sei metri, che si calcola risalgano a 260 milioni di anni fa. Dal momento che non vi sono nè radici nè rami, si ritiene che questi tronchi siano arrivati qua in seguito ad una gigantesca alluvione. Vi sono circa 50 tronchi alcuni dei quali sono sepolti nell'arenaria, mentre altri sono perfettamente pietrificati nella silice con tanto di corteccia e di anelli.
Nel tardo pomeriggio raggiungiamo Twyfelfontein e prendiamo sistemazione dell'omonimo lodge. La mattina seguente visitiamo uno dei punti di maggior interesse di questa zona. Twyfelfontein è una valle nota per gli oltre 2000 tra dipinti rupestri e graffiti dell'etá della pietra presenti sulle rocce di arenaria; il sito è stato dichiarato monumento nazionale nel 1952. Si pensa che questi disegni siano stati eseguiti dagli antenati dei moderni San (Boscimani). La datazione è tuttavia incerta, ma si pensa che i disegni più antichi possano avere più di mille anni. Rappresentano soprattutto scene di caccia a diversi animali (elefanti, leoni, rinoceronti, giraffe, otarie e altri), molti dei quali sono rappresentati insieme alle loro impronte. In questa zona effettuiamo poi una escursione per ammirare le interessanti formazioni geologiche della "Burnt Mountain" (la montagna bruciata), che in effetti sembra sia stata devastata dalle fiamme: non vi sono forme di vita, ma all'alba e al tramonto le rocce prendono delle colorazioni indescrivibili. È uno spoglio crinale vulcanico lungo 12 km, ai cui piedi si trova appunto l'altura nota come di Burnt Mountain. E' una distesa di scorie vulcaniche dove nulla è stato risparmiato dal fuoco. In questo paesaggio sinistro e desolato non cresce praticamente nulla. Non lontano dalla Burnt Mountain si trova una piccola gola lungo la quale si ergono insolite colonne di basalto che assomigliano a delle canne d'organo: da qui il loro nome "Organ Pipes". Queste rocce dalla forma particolare furono formate 120 milioni di anni fa, quando la dolerite, raffreddandosi, si suddivise in colonne alte sino a 5 metri.
Il giorno seguente effettuiamo una lunga traversata per raggiungere l'Etosha National Park dove arriviamo all'imbrunire appena in tempo per la chiusura dei cancelli. La particolaritá di questo parco è che al calar della notte vengono chiusi i cancelli di accesso del lodge in cui pernottano i turisti, cosicchè in questo caso può davvero dirsi che sono gli uomini ad essere "chiusi in gabbia" e sono gli animali a stare liberi al di lá delle sbarre. Nella notte prendiamo posto in una sorta di palco a gradinate allestito in prossimitá di una pozza d'acqua. In un silenzio quasi irreale assistiamo alla lenta processione di antilopi, elefanti, bufali e zebre che uscendo dalla rada boscaglia, con il favore delle tenebre, vengono ad abbeverarsi. Abbiamo anche l'occasione di avvistare alcuni leoni e un leopardo. La mattina seguente, alla riapertura dei cancelli, usciamo con la nostra macchina ed iniziamo a girovagare lungo le piste polverose di questo immenso parco. L'intera giornata è dedicata al safari fotografico nelle numerose pozze d'acqua disseminate nei vari percorsi. L'Etosha ospita 114 specie di mammiferi, 350 specie di uccelli e 21 differenti tipi di vegetazione. Le specie che comunemente possono essere avvistate sono la zebra Burchell, lo springbok, l'impala dal muso nero, lo gnu, il gemsbok, l'orice, le giraffe, il red hartebeest e molti altri ancora. Il parco ospita anche un buon numero di elefanti, leoni e rinoceronti neri. La parte centrale del parco è costituita dal cosiddetto Etosha Pan, una ampia depressione salina di circa 130 km di lunghezza e 50 km di larghezza nel punto più ampio. Si ritiene che fino a circa 12 milioni di fa quest'area fosse un lago poco profondo alimentato dal fiume Cunene; in seguito il fiume mutò il proprio corso e la zona si trasformò in un semi-deserto.
Dopo aver trascorso un paio di giorni in questo meraviglioso parco ed aver ammirato lo spettacolo degli animali nel loro ambiente naturale, iniziamo un lungo viaggio che ci riporta a Windhoek, situata circa 500 chilometri a sud. Dopo aver fatto tappa per la notte in un lodge lungo il percorso, arriviamo la serata seguente nella capitale dove troviamo sistemazione in un albergo situato in un palazzotto coloniale. Dedichiamo il giorno successivo alla visita della cittá il cui edificio storico più caratteristico è la chiesa luterana Christuskirche. Questa chiesa presenta una inedita ibridazione fra il neogotico e l'art nouveau. Di fronte alla chiesa si trova il cosiddetto Reiterdenkmal, un monumento ai soldati tedeschi caduti durante le guerre herero. In cittá si trovano anche altri edifici istituzionali dell'epoca coloniale tra cui il Palazzo del Parlamento. Altro monumento di un certo riievo è l'Alte Feste, l'antico fortino tedesco. Altri edifici interessanti, coloniali e moderni, che meritano una breve visita, si trovano nel centro che si snoda intorno alla via principale di Independence Ave.
Trascorriamo il resto del pomeriggio facendo alcuni acquisti di souvenir e dopo aver consumato una cena a base di carne di kudu e patate stufate, ci ritiriamo nel nostro albergo per trascorrere l'ultima notte. La mattina successiva raggiungiamo l'aeroporto internazione di Windhoek, situato a circa 45 chilometri di distanza e riconsegnamo la vettura che ci ha accompagnato per tutto il viaggio; ci imbarchiamo così su un volo diretto a Johannesburg e da qui su un altro aeromobile che ci riporterá a Zurigo ed infine in Italia.
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