(Agosto 2016)
"Se vuoi essere migliore di noi, caro amico, viaggia."
Johann Wolfgang Goethe & Friedrich Schiller
La Birmania, oggi Myanmar, è una nazione che per diversi decenni, sotto una dittatura militare violenta e oppressiva, ha tenuto chiusi i propri confini al turismo e solo da pochi anni sembra aver allentato un po' le maglie di questo sistema. Visitare la Birmania non è solo un viaggio in oriente, ma è anche un viaggio nel tempo. Qui convivono a poca distanza due realtà lontane secoli: da un lato la modernità del nuovo aeroporto internazionale di Yangon e, dall'altro, i carri trainati dai buoi e i calessini tirati dai cavalli che costituiscono il consueto mezzo di trasporto della popolazione rurale. Ed ancora, da un lato i nuovi alberghi internazionali che stanno sorgendo nella capitale e a Mandalay e, dall'altro, le migliaia di stupa, pagode e templi che testimoniano la tradizione millenaria di questo paese. Certamente una apertura così recente al turismo impone al visitatore un discreto spirito di adattamento considerato che le strutture recettizie (pur con qualche eccezione) sono generalmente semplici e offrono perlopiù cucina locale. Inoltre, al di fuori del periodo di alta stagione (novembre-febbraio) che è caratterizzato da un clima mite e secco, è facile imbattersi in frequenti precipitazoni monsoniche ed in un caldo-umido che rendono spesso faticose le visite e difficoltosi i trasferimenti per via delle frequenti esondazioni dei corsi d'acqua. Ed allora in questi casi non resta che fare come fanno i birmani... tirare su il longyi (la tipica gonna indossata dagli uomini), togliere le scarpe e ripararsi in uno degli infiniti luoghi sacri che rendono questo paese un unicum nel suo genere.
Provenendo dal Laos (vedi resoconto di viaggio: Laos), dopo aver effettuato uno scalo intermedio a Bangkok, atterriamo nel tardo pomeriggio a Yangon (Rangoon, in epoca coloniale). Con una corsa in taxi di circa un'ora raggiungiamo il nostro albergo situato nel quartiere di Chinatown nei pressi dell'importante arteria denominata Mahabandoola Road che di notte si colora di un caotico mercato della frutta e di animatissime bancarelle di street-food che, in condizioni di igiene su cui è meglio sorvolare, offrono ai locali ed a qualche intrepido turista, pesce e carni grigliate od altre specialità birmane. Considerato l'estremo folklore del luogo decidiamo di non storcere troppo il naso e ci fermiamo a cenare qui in compagnia della gente del luogo, di cani piuttosto malconci e di qualche sorcio che di tanto in tanto fa capolino da sotto il tavolino.
Yangon è il luogo in cui i decenni di isolamento geografico e sociale hanno lasciato ancora il segno: edifici coloniali in decadenza si susseguono senza fine, l'elettricità è irregolare, sgangherati autobus trasportano ininterrottamente passeggeri stipati come sardine, le note griffe ed i brand internazionali sono sostanzialmente assenti, venditori ambulanti animano ogni angolo di strada ed i fedeli, che quotidianamente si recano nei luoghi di culto, sembrano vivere dimentichi del mondo esterno. Cominciamo la nostra visita della città risalendo Mahabandoola Road fino a raggiungere la Sule Paya con il suo stupa dorato alto 43 metri. Posta al centro di un trafficatissimo incrocio la Sule Paya è il simbolo della vecchia città coloniale. Quattro scalinate portano alla pagoda e in cima ad ogni rampa vi sono quattro templi su cui svettano tetti dorati. Nelle immediate vicinanze sorge il Mahabandoola Garden, un'oasi di verde nel centro città al cui interno si trova l'Indipendence Monument un obelisco che commemora l'indipendenza del paese dagli inglesi ottenuta nel 1948. I dintorni dei giardini presentano i migliori esempi di architettura coloniale soprattutto lungo la vicina Pansodan Street. Meritano attenzione soprattutto la City Hall in stile neoclassico, l'Immanuel Baptist Church eretta nel 1952, la Corte Suprema con i suoi dettagli color crema e la torre dell'orologio in mattoni rossi, l'Immigration Department, il Government Telegraph Office un colosso in mattoni rossi con una facciata arricchita da colonne ioniche, il gigantesco Segretariato un edificio di quasi quarantamila metri quadri che fu dapprima sede del governo britannico in Myanmar, poi luogo in cui Aung San e sei ministri di gabinetto vennero assassinati nel 1947 e, infine, luogo in cui venne celebrata l'indipendenza del paese. A poca distanza sono ancora degni di nota il Tempio Sikh e la St. Mary's Catholic Cathedral la chiesa più grande del paese ed il principale luogo di culto cattolico della Birmania. Lungo la zona del porto fluviale si affacciano altri edifici coloniali tra cui spicca lo storico Strand Hotel, inaugurato nel 1901, che ha annoverato tra i suoi clienti tante personalità tra cui lo scrittore Kipling. Poco oltre, all'estremità orientale del centro, sorge la Botataung Paya il cui elemento di spicco è lo stupa dorato alto 39 metri al cui interno si snoda uno stretto corridoio con pareti e soffitti rivestiti da pannelli giallo oro che conduce ad un piccolo santuario ove si dice sia custodito un capello del Buddha. Un ampio cortile su cui si ergono altri edifici sacri minori circonda lo stupa. Mentre calano le prime ombre della sera ci affrettiamo a raggiungere l'edificio più significativo non solo di Yangon, ma di tutto il Myanmar: la splendida Shwedagon Paya che di giorno domina la città come un grande faro spirituale e di notte si trasforma in un tripudio di luci che fanno risplendere l'oro che riveste il suo stupa e i templi circostanti. Questa è la pagoda più grande del paese ed è uno dei monumenti buddisti più imponenti. Quattro monumentali scalinate coperte, presidiate da coppie di enormi leoni-grifoni (chinthe) conducono i visitatori dal livello della strada fino alla pagoda. Lo stupa, alto 99 metri, è una gigantesca struttura rivestita con l'oro di almeno 22.000 lingotti e rappresenta il modello utilizzato da centinaia di stupa in tutto il paese. La terrazza che circonda la struttura è una vera e propria foresta di tempietti, santuari e padiglioni ricoperti da acuminati tetti dorati. Questo luogo è particolarmente suggestivo al tramonto quando centinaia di persone giungono qui per pregare e gli ultimi raggi del sole accendono il tutto di un giallo sfavillante.
Il giorno seguente proseguiamo la visita della città dirigendoci al Mercato Bogyoke un edificio coloniale costruito nel 1926 che ospita moltissimi negozi di souvenir, stoffe, gioielli, pietre preziose, giada ed altri oggetti da collezione. Poco distante sorge la Holy Trinity Cathedral una delle chiese di epoca coloniale più grandi di Yangon nonchè principale cattedrale anglicana del paese. Alle vistose pareti esterne in mattoni rossi con decorazioni bianche, fa da contraltare l'interno sobrio con soffitti in legno scuro. A nord del centro coloniale si trovano altre importanti attrattive della città: tra queste l'interessantissimo Museo Nazionale un enorme spazio espositivo di cinque piani in cui si trovano manufatti, opere d'arte, royal regalia, reperti della Mandalay reale oltre alla galleria dell'arte popolare, delle arti performative e delle immagini del Buddha. Non distante dal museo e all'ombra dalla Shwedagon Paya si erge la Maha Wizaya paya una sorta di sorella in miniatura della sua imponente vicina. Lo stupa, dorato all'esterno, è invece cavo all'interno ed è decorato in modo da sembrare una piccola foresta, sotto un cielo notturno, ricca di animali simbolici ed altri oggetti. La zona ad est di queste due pagode è occupata dal suggestivo lago Kandawgyi una distesa d'acqua circondata da prati e giardini ben curati. Su una sponda del lago è possibile vedere l'appariscente Palazzo Karaweik un eclettico edificio in stile pagoda costruito su due imbarcazioni con la prua raffigurante la testa del karaweik, un mitico uccello dal canto melodioso. Il palazzo ospita un lussuoso ristorante in cui si tengono anche spettacoli culturali. Ancora più a nord si trova invece il grande lago Inya costeggiato dalla University Road al cui civico 54 sorge la casa ove Aung San Suu Kyi rimase agli arresti domiciliari per 15 anni. Non distante, merita poi una visita il cimitero di guerra Taukkyan un commovente sito che commemora migliaia di soldati alleati del Commonwealth caduti in battaglia. Sono qui seppelliti oltre 6.000 soldati (alcuni rimasti ignoti) ed al centro del cimitero un monumento in cemento conserva i nomi di 27.000 altri soldati i cui corpi non sono mai stati ritrovati. Nel pomeriggio inoltrato ritorniamo nella zona centrale di Chinatown e qui visitiamo ancora il coloratissimo tempio hinduista Sri Kali, il cui santuario interno custodisce l'immagine della veneratissima dea madre, ed il suggestivo Kheng Hock Keong, il tempio cinese più grande della città dedicato alla dea del mare Mazu. Verso sera facciamo sosta in una delle tante sale da the che si trovano nel centro di Yangon e che costituiscono un must per il visitatore. In queste sale, che sembrano conservare ancora intatto il loro sapore coloniale, è possibile degustare diverse varietà di the, caffè, birre ed altre specialità della cucina sia birmana che internazionale.
Da Yangon effettuiamo una escursione di un paio di giorni che tocca due località situate nella confinante regione. La prima destinazione è la cittadina di Bago la cui periferia conserva le vestigia di un passato tanto maestoso quanto turbolento in cui ogni dominazione che si susseguì lasciò pagode, templi, statue del Buddha e palazzi che oggi costituiscono la zona archeologica della città. Prima tappa è lo Shwethalyaung Buddha una statua di ben 55 metri risalente al X secolo che raffigura il Buddha disteso alla vigilia dell'illuminazione. La statua rimase coperta dalla vegetazione per oltre un secolo fino a quando nel 1880 venne rinvenuta e riportata al suo antico splendore. Nelle vicinanze si trova il Myathalyaung Buddha, statua di simili dimensioni ma costruita nel 2002. Ad ovest della cittadina si erge la Mahazedi Paya una bella pagoda bianco ed oro con ripide scalinate che portano allo stupa. Proseguendo la visita incontriamo il Maha Kalyani Sima un monastero buddista che comprende la prima sala per le ordinazioni del Myanmar. Uno degli edifici religiosi più curiosi di Bago è la Kyaik Paun Paya che consiste in quattro statue del Buddha alte 30 metri, disposte schiena contro schiena, rappresentanti Siddhartha Gautama e i suoi tre predecessori nel momento della loro illuminazione. La stessa impostazione la ritroviamo, seppur in dimensioni decisamente più ridotte, nella non lontana Pagoda Laymyatnar. Visibile a chilometri di distanza, la grande cupola dorata della Shwemawdaw Paya domina i cieli della città. Nel corso dei secoli l'edificio ha subito diversi terremoti e negli anni '50 del secolo scorso l'apporto e la generosità di molti volontari e fedeli hanno restituito la struttura al suo vecchio splendore. Le quattro scalinate che portano alla pagoda sono fiancheggiate da grandi statue di leoni-grifoni che custodiscono nelle loro bocche dei piccoli Buddha in oro. Poco fuori dalla città si trova il Kanbawzathadi palace originariamente eretto nel 1553 ma che sopravvisse solo una cinquantina di anni prima di essere depredato e raso al suolo. Il palazzo rimase sotto le macerie per quattro secoli sino a quando, verso la fine del secolo scorso, il generale Khin Nyunt decise di farlo disotterrare e restaurare. Quello che oggi è possibile visitare, pur se fotogenico, non rende giustizia allo sfarzo del palazzo originario. Uno degli edifici religiosi meno ortodossi di Bago è quello che viene comunemente chiamato il Monastero del Serpente così noto per il pitone birmano di 120 anni a cui i fedeli fanno visita per infilare tra le sue spire banconote e fiori. Sulla collina che si erge poco più a nord si staglia la Shwe Taung Yoe paya o pagoda del tramonto che merita una breve visita per il bel panorama su Bago che si può godere da qui. Per il resto la città non offre alcuna altra attrattiva di rilievo trattandosi solo di un agglomerato urbano privo di interesse architettonico il cui fulcro è costituito dalla centrale Clock tower.
Da Bago proseguiamo in direzione sud-est fino a raggiungere, dopo circa due ore di viaggio, uno dei luoghi più mistici di tutto il paese che richiama migliaia di fedeli buddisti durante la stagione del pellegrinaggio: il Monte Kyaiktiyo turisticamente noto con il nome di Golden rock. La particolarità del luogo consiste nella posizione spettacolare della pagoda che si erge su un enorme masso ricoperto d'oro (Roccia d'oro per l'appunto) situato in bilico su una lastra di granito posta sulla sommità di un rilievo montuoso. Oltre alla spettacolarità di questa pagoda, che nonostante la precarietà della sua posizione ha inspiegabilmente superato indenne diversi terremoti, inusuale ed avventuroso è il modo di raggiungere la Roccia. Da Kinpun, il villaggio posto alla base della montagna, gli 11 km di strada fino alla cima della montagna vengono percorsi a bordo di camion scoperti il cui pianale posteriore è attrezzato con dure panche in legno su cui siedono i passeggeri. Il costo del biglietto include esplicitamente anche l'assicurazione sulla vita... il che non è affatto fuori luogo considerato che gli autisti percorrono la ripida e tortuosa strada letteralmente a rotta di collo!. Raggiungiamo dunque la pagoda a bordo di uno di questi mezzi e possiamo così apprezzare la eccentricità di questa Roccia che pare veramente essere tenuta in bilico da una forza sovranaturale. Piccoli santuari sorgono tutto intorno e gli uomini possono attraversare il ponticello pedonale fino a raggiungere la Roccia per contribuire al suo splendore attaccandovi una piccola foglia d'oro. Verso il tardo pomeriggio, quando gli ultimi raggi del sole fanno risplendere di un giallo accecante la Roccia, ci apprestiamo a scendere a valle utilizzando ancora il camion scoperto che in discesa procede ancor più speditamente costringendo i passeggeri ad un vero e proprio viaggio sulle montagne russe. Raggiunto il villaggio di Kinpun facciamo tappa per la notte.
Il giorno successivo, in circa cinque ore di viaggio, rientriamo a Yangon e da qui, dopo aver trascorso ancora mezza giornata a passeggio per il centro coloniale, prendiamo un volo interno per raggiungere il luogo probabilmente più spettacolare di tutto il paese: Bagan. Questo è senza dubbio uno dei siti più grandiosi dell'Asia: una infinita distesa di templi e pagode sorgono sulle calde pianure che costeggiano il fiume Ayeyarwady, una profusione quasi surreale di stupa e santuari si stende a perdita d'occhio nella campagna circostante, il tutto a costituire un insieme di oltre 2000 edifici religiosi che furono costruiti in circa due secoli tra il 1050 e il 1280 d.C. La vasta area archeologica di Bagan si divide in più zone: Niaung U, dove si trova l'aeroporto, alcuni hotel di buona categoria e diversi ristoranti lungo la Thiripyisaya 4 street, nota anche con il nome restaurant row. Qui, sebbene si trovi la pagoda forse più famosa di tutta l'area, la densità dei templi è decisamente bassa; Old Bagan, situata a circa 5 km a sud ovest e collegata a Niaung U da due strade parallele. Questa zona ospita la maggior concentrazione di monumenti storici; New Bagan, circa 3 km più a sud, offre molte sistemazioni ed una alta concentrazione di ristoranti. Qui si trovano anche diversi edifici di notevole importanza; Myinkaba, posta tra la vecchia e la nuova Bagan. In questa zona è possibile visitare diversi siti di grande interesse; infine la grande pianura centrale che, sebbene priva di servizi, ospita i templi più belli e più suggestivi di tutta la zona archeologica. Il modo migliore per esplorare il sito è quello di noleggiare uno scooter elettrico e spostarsi così liberamente da un tempio all'altro seguendo un percorso grosso modo circolare che, partendo da Niaung U, attraversa le altre zone archeologiche sopra descritte. Sebbene sia sostanzialmente impossibile dedicare anche solo una breve visita a tutti i templi qui presenti, quelli assolutamente degni di interesse richiedono almeno tre o quattro giorni di permanenza. Il nostro giro comincia dalla Shwezigon Paya, che con il suo enorme stupa dorato circondato da una miriade di tempietti costituisce la principale meta di pellegrinaggio di Bagan, per proseguire con la Gubyaukgy Paya e la Gubyauknge Paya entrambe caratterizzate da raffinati affreschi interni. Poco oltre merita uno stop la Shweleiktoo paya, una delle migliori pagode ove assistere al tramonto pressochè in solitudine. Circa a metà strada tra Niaung U e Old Bagan si trovano: la Htilominlo Paya, uno dei templi più grandi ed eleganti di Bagan che rappresenta un perfetto esempio del tardo stile architettonico della città l'Upali Thein, un'antica sala per le ordinazioni monastiche risalente alla metà del XIII sec.; l'Alotawpyi Gu paya, un antico tempio in mattoni sormontato da una vistosa pagoda dorata e l'Ananda paya, considerata il capolavoro del primo periodo architettonico di Bagan.
I monumenti raggruppati nella città fortificata della vecchia Bagan sono senza dubbio i più eleganti di tutto il territorio e includono i vari stili e periodi architettonici. Si accede attraverso la porta di Tharaba (l'unica delle antiche dodici porte ad essere sopravvissuta) e subito si incontra il Palazzo d'oro di Bagan che tuttavia è solo una ricostruzione un po' pacchiana dell'originario palazzo reale le cui rovine sono invece situate proprio di fronte. A poca distanza si trovano la Mahabodhi paya, costruita ad imitazione del grande tempio buddista di Bodhgaya (India), il Bupaya, che con il suo luccicante stupa dorato torreggia su un piccolo promontorio proprio sulle rive del fiume Ayeyarwady, la Gawdawpalin paya, con la sua struttura a doppio cubo sormontato da una alta guglia, il Museo archeologico, non di particolare interesse ed allestito in un discutibile edificio in finto stile tradizionale birmano, il Mimalaung Kyaung, un tempietto risalente primi anni del XIII sec. situato sopra una piattaforma alla quale si accede tramite una scalinata presidiata da due chinthe sorridenti, la Thatbynnyu paya, uno dei templi più grandi della regione che domina il panorama della vecchia Bagan e la vicina Shwegugyi paya, piuttosto piccola ma molto elegante e perfettamente modellata. Anche la vasta pianura centrale offre degli splendidi esempi architetturali tra cui la pagoda Shwesandaw che rappresenta il primo grande stupa monumentale di Bagan sulle cui ripide scalinate che conducono alle terrazze superiori i turisti e i locali sono soliti salire per godere di uno dei più suggestivi tramonti che possono essere qui apprezzati. Non molto distante, in mezzo a monumenti più esili, si erge la figura imponente e minacciosa della Dhammayangyi paya l'edificio più tozzo ed insolito della zona per la sua forma a ziggurat e, ancora oltre, si trova la Sulamani paya da molti considerata la più bella pagoda di Bagan per via della sua eleganza, delle sue piastrelle colorate e degli affreschi che si trovano all'interno. Nascosta in mezzo ad un labirinto di sentieri sterrati, ma assolutamente da non perdere per il tramonto che si gode dalla sua ampia terrazza, la Pyathada paya è un tempio dall'aspetto singolare con la sua vasta base inferiore ed un piccolo santuario posto in cima alla terrazza, quasi come se l'edificio fosse stato terminato frettolosamente. A sud della pianura centrale merita ancora una visita la Dhammayazika pagoda con la sua pagoda dorata e la sua insolita struttura pentagonale, la Payathonzu paya costituita da tre piccoli tempietti identici collegati tra loro e sormontati da torri, nonchè la Thambula paya che ospita una superba serie di affreschi. Nella zona di Myinkaba spiccano il Mingalazedi un imponente edificio in mattoni rossi sormontato da un altrettanto imponente stupa a cui si accede attraverso quattro scalinate, la Gubyaukgyi paya contenente affreschi colorati tra i più antichi di Bagan, la Manuha paya con i sui tre grandi Buddha stretti in piccoli tempietti ed il grande Buddha sdraiato situato nel retro dell'edificio ed infine il Myazedi il cui fulcro è rappresentanto da un grande stupa splendidamente dorato. Qui si trova un grande pilastro in cui vi è un'iscrizione in quattro lingue tra cui l'antichissima lingua pyu che, grazie a queste iscrizioni rappresentanti una sorta di stele di Rosetta birmana, è stato possibile decifrare. Oltre che dalla terrazza di alcune pagode strategicamente posizionate, merita osservare lo spettacolo del tramonto anche dal fiume Ayeyarwady: è difatti possibile noleggiare un'imbarcazione che con una navigazione di una/due ore consente di percorrere il tratto di fiume tra Old Bagan e Nyaung U e viceversa ed ammirare così alcuni templi da una insolita e suggestiva prospettiva. Avendo dedicato a questa zona quattro interi giorni ci è stato possibile apprezzare a fondo la straordinarietà di questo sito le cui immagini rimarranno indelebilmente custodite nella memoria tanto più in considerazione del fatto che appena pochi giorni dopo la nostra partenza da Bagan si è verificato un forte terremoto che ha distrutto o seriamente danneggiato non meno di 200 edifici religiosi che sarà forse possibile rivedere solo fra parecchi anni allorquando (e se) verranno reperiti i fondi necessari e terminati i lunghi lavori per la loro risistemazione.
Nei dintorni di Bagan è possibile effettuare una interessante escursione. A circa un'ora di automobile si trova uno sperone di roccia vulcanica con pareti a strapiombo sormontato da un complesso templare: il luogo è denominato Taung Kalat sebbene spesso venga chiamato erroneamente Monte Popa che in realtà è il massiccio che si trova nelle immediate vicinanze. Taung Kalat è famoso in Myanmar in quanto dimora dei cosiddetti spiriti Nat ed attrae migliaia di pellegrini che vengono qui da tutto il paese. In una ventina di minuti, salendo ripide rampe di scale frequentate da un gran numero di insolenti scimmie alla perenne ricerca di cibo, si raggiunge la cima del rilievo ed in poco più di un'ora è possibile visitare l'intero sito. Alla base della scalinata si trova il pittoresco tempio dei Nat zeppo di stravaganti manichini a grandezza naturale con le mani piene di banconote donate dai fedeli. Altri tempietti Nat sono disseminati lungo la scalinata e, in cima alla rocca, si erge un fitto gruppo di piccoli templi eretti in onore di Buddha e dei Nat.
Con un volo interno lasciamo Bagan e raggiungiamo l'aeroporto di Heho porta di accesso allo stato Shan, lo stato più grande del paese famoso per i suoi paesaggi mozzafiato, la natura e le minoranze etniche. La più spettacolare attrattiva del luogo e costituita dal suggestivo Lago Inle nelle cui campagne circostanti si trovano molti villaggi rurali dove vivono diversi gruppi etnici tra cui gli shan, i pa-o, i danu e i padaung dal collo allungato. Dall'aeroporto, in circa tre quarti d'ora di taxi raggiungiamo la cittadina di Nyaungshwe utilizzata come base per la visita del lago in considerazione della sua buona offerta di sistemazioni alberghiere. La città in sè non ha particolari attrattive turistiche se non qualche pagoda tra cui quella degna di nota è la Yadana Man Aung paya, uno stupa dorato a gradini che vanta il titolo di essere l'unica pagoda del paese con questo stile architettonico. Lungo il piccolo canale Mong Li che attraversa la città, vi sono poi tre piccoli monasteri di scarso interesse artistico ma che possono costituire l'occasione per vedere i monaci durante l'ora della preghiera scandita dal suono etereo delle cantilene sincronizzate. Decisamente più interessanti sono i dintorni che possono essere esplorati con dei trekking a piedi o in bicicletta consentendo così al visitatore di osservare la vita rurale delle campagne immergendosi in una realtà fatta di strade sterrate percorse da cavalli con il basto carico di mercanzie, di carri in legno trainati da buoi, di donne che lavano i panni lungo i canali, di rudimentali macchinari per la trabbiatura del riso... insomma un vero e proprio salto a ritroso nel tempo. Nel pomeriggio effettuiamo una visita alla non distante azienda vinicola Red Mountain Estate che si sviluppa su una serie di amene colline che beneficiano di un terroir e di un microclima particolarmente adatto per i vigneti. Dalla veranda dell'azienda si gode un bellissimo panorama ed è qui possibile effettuare degustazioni della loro produzione che annovera sauvignon (tra cui un ottimo Late Harvest - vendemmia tardiva), due shiraz, pinot noir, chardonnay e moscato. In serata, rientrati in città, assistiamo all'Aung puppet show, un tradizionale spettacolo di burattini messo in scena da diversi decenni dalla stessa famiglia i cui componenti, oltre ad effettuare le rappresentazioni, realizzano anche i burattini che alla fine dello spettacolo vengono messi in vendita. Il minuscolo teatro rende lo spettacolo molto suggestivo e ci offre l'occasione di conoscere personalmente il capofamiglia dal quale ci congediamo acquistando due delle sue marionette. L'intero giorno successivo lo dedichiamo alla visita del lago Inle. Di buon mattino ci rechiamo al jetty e contrattiamo con un barcaiolo il noleggio della barca.
Il lago, a buona ragione, è una delle attrattive imperdibili del Myanmar ed il suo fascino va oltre la semplice bellezza naturale poichè le sue sponde e i suoi dintorni sono costellati di insediamenti rurali e di villaggi su palafitte in cui, nonostante il turismo sempre più crescente, è ancora possibile osservare i ritmi e lo stile di vita tradizionale. Dal jetty percorriamo il lungo canale che collega Nyaungshwe con il lago vero e proprio e subito si profila davanti a noi una delle immagini più caratterizzanti di questo luogo ossia i pescatori che con le loro tradizionali reti coniche spingono le barche con una tecnica particolare e con l'uso di un remo ed una gamba sola. Prima destinazione della nostra navigazione è Maing Thauk un pittoresco villaggio in cui si tiene un grande mercato in parte sulla terraferma ed in parte sull'acqua. Questa è un'ottima occasione per fotografare la gente del luogo intenta nelle contrattazioni e negli acquisti di ogni genere di mercanzia. Tappa successiva è Nampam uno dei villaggi più grandi del lago in cui è possibile visitare laboratori orafi e di argento nonchè vedere all'opera produttori di sigari e costruttori di barche. Il vicino villaggio di In Phaw Khone è invece dedito alla tessitura ed alla creazione di manufatti in seta, in cotone ed in fibra estratta dai fiori di loto. La punta più a sud del lago è quella meno frequentata dai turisti e questa è una ragione in più per spingersi fino qui. Thaung Tho, con il suo mercato e la sua moltitudine di piccoli stupa bianchi e dorati posti in cima alla collina, rappresenta una realtà decisamente più autentica rispetto agli altri villaggi disseminati lungo la parte centrale del lago. Altra tappa immancabile è il Ngaphe Kyaung anche detto "monastero dei gatti che saltano" così chiamato poichè in passato era famoso per i felini che venivano addestrati dai monaci a saltare tra i cerchi in cambio di una succulenta ricompensa. Oggi giorno le moltitudini di gatti che qui si incontrano non sono più addestrati ma i visitatori continuano a frequentare questo monastero anche per le elaborate incisioni che lo caratterizzano. Altra destinazione da non mancare è Inthein che si trova alla fine di un canale laterale del lago. Il suggestivo percorso in barca si snoda inizialmente tra canneti per poi arrivare in uno specchio d'acqua più ampio situato nella giungla. Qui sorge il piccolo villaggio da cui diparte un sentiero coperto in salita, affiancato da innumerevoli bancarelle artigianali e di souvenir, che conduce alla sommità del rilevo in cui si trova il Nyaung Oak e la Shwe Inthein paya, un ammasso di innumerevoli stupa bianchi, in mattoni e dorati eretti tra il XVII e il XVIII secolo. Navigando sul lago, nella sua parte meno profonda, ci si imbatte nei cosiddetti floating gardens, dei giardini galleggianti utilizzati principalmente per la coltivazione di ortaggi. Le piante sono ancorate al fondo con lunghi pali di bambù e crescono su uno strato di terreno che fluttua sulla superficie dell'acqua. Sulla sponda ovest del lago, infine, sono facili da raggiungere le sorgenti termali di Khaung Daing in cui ci si può crogiolare assaporando un drink e godendosi lo spettacolo del tramonto.
Il giorno seguente raggiungiamo nuovamente l'aeroporto di Heho e con un altro volo interno facciamo rotta verso la capitale culturale e seconda città del Myanmar: Mandalay, uno dei "big-four" da visitare del paese. La popolarità di questa destinazione deriva dal fatto che qui si ha l'occasione di visitare non una bensì quattro antiche capitali (Amarapura, Inwa, Sagain e Mingun) tutte raggiungibili in bicicletta o in motocicletta. Fulcro della zona è naturalmente l'attuale agglomerato di Mandalay che evoca, grazie anche all'omonimo poema dello scrittore Rudyard Kipling, immagini dell'Asia del passato. La città richiede almeno due giorni di visita e la meta che per prima attrae il visitatore è la collina di Mandalay con la limitrofa zona a nord est. La visita è particolarmente suggestiva verso il tramonto ed inizia percorrendo, con una ascesa che dura circa tre quarti d'ora, una delle due scalinate coperte che partono poco distanti tra di loro e che si congiungono in prossimità della Byar Deik paya ove un grande Buddha eretto punta il dito verso il centro città. Lungo la ripida scalinata si trovano altri templi e sulla sommità della collina si erge la dorata Sutaungpyi paya che nella sua ampia terrazza panoramica ospita pellegrini, turisti e monaci novizi che vengono qui per fare un po' di pratica con l'inglese. Dalla terrazza si gode uno splendido tramonto sul fiume Ayeyarwady. Alla base della collina, ai margini del centro cittadino, si trovano una serie di edifici religiosi di notevole importanza. Tra questi spiccano: la Kyauktawgyi Paya che custodisce un enorme Buddha alto 12 metri ricavato da un'unica lastra di marmo. Giardini, piccole pagode e padiglioni pieni di specchi e luci colorate (dal gusto per noi un po' pacchiano, ma che piace molto ai birmani) completano il sito; la Kuthodaw Paya un complesso costituito da una alta pagada dorata e da oltre 700 piccoli stupa che custodiscono altrettante lastre di marmo incise formanti nell'insieme quello che viene chiamato il più grande libro al mondo; la Sandamuni paya uno spettacolo mozzafiato, soprattutto nella luce del pomeriggio inokltrato, allorquando i suoi innumerevoli piccoli stupa bianchi che ospitano testi sacri risplendono di una luce accecante; l'Atumashi Kyaungdawgyioriginariamente eretto verso la metà dell'800 per custodire una statua di Buddha e il diamante che aveva incastonato in fronte (sparito allorquando gli inglesi presero la città). L'edificio attuale è una ricostruzione con un insolito complesso di balconate che portano alla sala principale; il Shwenandaw Kyaung un bellissimo monastero in teak originariamente costruito all'interno delle mura del palazzo reale e poi smontato e ricostruito nell'attuale posizione. Uno dei tratti caratteristici dell'edificio sono le eleganti incisioni che ornano la sala principale pervasa da una tenue luce dorata che la rendono estremamente suggestiva. Il centro fisico di Mandalay è situato nell'ampio quadrato di terreno di circa due chilometri per lato che un tempo ospitava il Palazzo reale ormai andato distrutto. Quello che è possibile vedere oggi rappresenta una copia dell'originario edificio. Il complesso è composto da edifici allineati geometricamente collocati all'interno di un forte circondato da spesse mura che sovrastano un ampio fossato colmo di acqua della lunghezza complessiva di quasi otto chilometri. Il palazzo è piuttosto affascinante nell'insieme anche se i diversi edifici che lo compongono non sono di particolare rilievo. La zona è sotto il controllo militare per cui ne è rigidamente disciplinato l'accesso. A sud ovest dell'area che racchiude il palazzo reale si trovano i quartieri hindù e musulmani caratterizzati da alcune moschee e templi. A sud del centro troviamo ancora due siti religiosi che devono assolutamente essere visitati. Il primo è la Mahamuni paya il più importante luogo di culto buddista della città. Al centro della pagoda è situato un Buddha alto quasi 4 metri su cui i fedeli attaccano ininterrottamente foglie d'oro. La statua pesa circa quattro tonnellate mentre le foglie del prezioso materiale ne pesano almeno due. La quantità d'oro è talmente elevata che le gambe ed i polpacci della statua, su cui generalmetne vengono applicate le foglie, sembrano affetti da elefantiasi. Il secondo sito è rappresdentato dallo Shwe In Bin kyaung uno splendido monastero realizzato in teak su palafitte caratterizzato da eleganti bassorilievi che ornano la parte elevata della struttura. Il monastero risale alla fine dell'800 e venne costruito da commercianti di giada cinesi.
Con un'intensa escursione di una giornata da effettuare in scooter o con un taxi, è possibile visitare le quattro antiche capitali birmane. Procedendo verso sud, ad 11 chilometri da Mandalay, si incontra Amarapura, oggi con un'aria un po' trascurata ma che può vantare un glorioso passato essendo stata per ben due volte la capitale reale del Myanmar. Per le sue strade si possono trovare diversi stupa e qualche altro monumento buddista ma la sua attrazione principale è il famoso ponte U Bein una struttura in teak che si allunga per più di 1200 metri sul lago Taungthaman e che può vantare il primato di essere il ponte in teak più lungo del mondo. La costruzione è stata realizzata sopra oltre 1000 pali di questo pregiato legno conficcati nel fondo del lago e sormotati dalla passerella che durante la stagione delle piogge, pur essendo realizzata ad una certa altezza, viene lambita ed a volte superata dalle acque. La traversata del ponte, all'alba o al tramonto, regala uno splendido panorama sulle verdi colline circostanti puntinate da decine di stupa e pagode. Sulla sponda orientale del lago, non lontano da dove termina il ponte, merita una visita la Kyauktawgyi Paya una pagoda con base bianca sormontata da una parte superiore dorata che all'interno contiene diverse statue del Buddha e raffinati affreschi. Non di minor interesse è il Maha Gandayon Kyaung un monastero ristrutturato dal governo che ospita diverse ceninaia di monaci. Capitando qui verso le 11 del mattino è possibile vedere le file di monaci che si allineao per accedere alle enormi sale in cui consumano il pranzo. Ai margini della cittadina è d'obbligo fermarsi ad ammirare il magnifico Pahtodawgyi, un grande e bianco stupa a forma di campana terminato nel 1819 che si innalza dalla pianura. Situato in un'incantevole zona, alla confluenza dell'Ayeyarwady e del fiume Myitnge, il paesino di Inwa è caratterizzato da un'aria decisamente campagnola sebbene in passato sia stato per ben quattro volte capitale del Myanmar nell'arco di 300 anni. Dopo aver attraversato il fiume con una piccola imbarcazione, noleggiamo un calesse e iniziamo la visita dei dintorni. Qui non si trovano sostanzialmente macchine ed i calessi trainati da buoi o da cavalli sono il comune mezzo di trasporto per la gente del luogo. Il giro comprende una serie di edifici storici situati all'interno di quello che resta delle vecchie mura cittadine. Prima tappa è la Daw Gyan Paya, una serie di piccoli antichi stupa in mattoni rossi circondati da folta vegetazione a cui contendono il terreno. Non molto distante sorge il Bagaya Kyaung un monastero in teak risalente ai primi decenni del 1800 riccamente ornato da raffinati intagli. Il monastero è ancora un luogo di culto, residenza e studio ed è difatti possibile vedere i monaci intenti nell'apprendimento di diverse discipline. Altra destinazione raggiungibile in calesse è la torre Nanmyint l'unica struttura ancora in piedi di quelle che costituivano il palazzo reale. L'edificio è anche chiamato la torre pendente di Inwa a cagione della sua accentuata inclinazione causata dal terremoto del 1838 dopo il quale la città perse definitivamente il suo ruolo di capitale. Tra gli edifici più affacinanti del luogo si annovera anche il Maha Aungmye Bonzan una grossa ed apparentemente precaria struttura rivestita di stucchi color giallo e bianco costruita su una piccola altura da cui si può scorgere l'Ayeyarwady. Riprendiamo il calesse e raggiungiamo la riva del fiume per ritornare sulla sponda opposta.
La nostra visita prosegue con destinazione la collina di Sagain posta 25 chilometri a sud di Mandalay. Superati i due ponti sull'Ayeyarwadi (il primo costruito dagli inglesi nel 1934 ed il secondo nel 2005) che costituiscono una importante arteria di sfogo, si inizia a vedere il rilievo ricoperto da una infinità di guglie buddiste. La prima nostra meta è il Centro di studi buddisti denominato Thidagu World Buddhist University un complesso rosa e dorato ornato con piccole piastrelle in vetro che danno un aspetto scintillante al tempio. Un gran numero di statue del Buddha costituiscono un bell'esempio di come egli sia stato raffigurato in diversi paesi e culture del sud est asiatico. Da qui ci dirigiamo verso la splendida Soon U Ponya Shin Paya, pagoda alta 30 metri finemente decorata con piastrelle colorate e con un mosaico di vetro verde e turchese dietro la statua principale del Buddha. Dalla sua terrazza è possibile godere di una splendida vista sul fiume Ayeyarwadi e sulle altre pagode disseminate sulla Sagain Hill. A venti minuti di cammino sorge l'Umin Thounzeh un complesso religioso costituito da diversi edifici la cui attrattiva principale è la stanza ricurva in cui sono collocate 43 statue di Buddha seduto e 2 in piedi. Ci dirigiamo poi alla Kaunghmudaw Paya, il monumento religioso più importante della città. Completata nel 1648 il suo aspetto ricorda quello di un seno imbiancato alto 50 metri! Lo stile, decisamente inconsueto rispetto agli altri monumenti birmani, è ispirato allo stupa di Anuradhapura in Sri Lanka e si dice che custodisca una serie di reliquie del Buddha tra cui un dente e numerose ciocche di capelli. Risalendo la riva dell'Ayeyarwadi dalla sponda opposta rispetto a Mandalay, si raggiunge il piccolo insediamento di Mingun. Qui l'attrazione principale è la impressionante pagoda Mingun o meglio quella che sarebbe diventata la più grande pagoda del mondo se fosse stata completata. Secondo il progetto l'edificio avrebbe dovuto raggiungere i 150 metri di altezza ma ne venne completato solo un terzo. La struttura, anche così, è comunque stupafacente tanto che può essere definita la più grande pila di mattoni esistente sulla terra. Dopo i teremoti del 1819 e del 2012 si sono formate delle enormi crepe a forma di saetta che rendono ancor più suggestivo il monumentale edificio. Nei pressi della pagoda si trova la campana sospesa più pesante del mondo, la Mingun bell, dal peso di circa 90 tonnellate e dalla circonferenza basale di circa 5 metri. Ultimo luogo interessante da visitare in questa cittadina è la stupenda Hsinbyume Paya una pagoda dall'aspetto ondulato intonacata di un bianco accecante. Dal suo livello più alto si gode uno spetttacolare panorama che abbraccia la Mingun paya, il fiume Ayeyarwadi ed in lontananza la Mandalay hill. Sul finire della giornata riprendiamo le nostre motociclette e facciamo infine rientro in albergo.
Il giorno successivo organizziamo un tour in taxi nei dintorni di Monywa, un trafficato agglomerato urbano situato a circa 180 chilometri ad ovest di Mandalay. Le attrattive di questa zona sono situate non tanto in città quanto piuttosto nelle campagne circostanti. Primo luogo della nostra gita è la Pagoda Thanboddhay, eretta ntra il 1940 ed il 1950. Essa è uno dei complessi di templi più eccentrici e kitch del paese: all'ingresso si trovano due enormi elefanti bianchi in pietra con un tempio eretto sulla schiena. L'edificio principale è invece costituito da una grande struttura rosso sangue circondata da una miriade di obelischi, leoni, sfingi e santuari. Gli interni sono ricoperti da un dedalo di archi e nicchie che ospitano, secondo quanto si dice, più di 500.000 statuette di Buddha. Ad alcuni chilometri di distanza ancor più surreale appare la Maha Bodhi Tataung, un complesso religioso eretto negli anni '60 dello scorso secolo costituito da circa un migliaio di statue del Buddha seduto collocate sotto altrettanti alberi. Il complesso è dominato da due enormi statue di Buddha che costituiscono una delle sue più gigantesche raffigurazioni esistenti al mondo. Il Laykyun Sektkyar Buddha posto in piedi come una sorta di colosso visibile da chilometri di distanza, misura 116 metri e il suo ionterno cavo cela un palazzo di 25 piani decorati con affreschi in cui è possibnile salire. Alla sua base giace invece il Buddha disteso con i suoi 95 metri di lunghezza. Anch'esso è cavo all'interno e racchiude una sala piena di bassorilievi buddisti. A circa 25 chilometri a ovest di Monywa si trova il sito di Pho Win Taung che merita assolutamente alcune ore di visita. Questo luogo esemplifica la devozione birmana per la religione buddista: sono infatti qui presenti, scavate sul pendio della collina, alcune centinaia di grotte (alcuni dicono quasi 500 ed altri addirittura il doppio) che sono state destinate a santuari ed a luoghi di preghiera. Molte grotte sono piccole e consentono di ospitare una sola statua del Buddha, altre invece sono decisamente ampie ed oltre ad una pluralità di statue contengono anche elaborati affreschi tutt'ora ben conservati. La passeggiata alla scoperta di queste grotte, movimentata da impertinenti scimmie che seguono il turista alla ricerca di cibo, è un'esperienza decisamente suggestiva. Poco distante altre grotte e santuari sono intagliati nella roccia sulle pareti di una lunga e stretta fenditura profonda oltre sette metri. Camminare una questa sorta di canyon roccioso dà l'impressione di trovarsi in una Petra birmana. Lasciamo questa interessante zona prorio allorquando le piogge monsoniche iniziano a scatenarsi inondando la campagna circostante e rendendo il ritorno una vera e propria avventura.
La vacanza è ormai giunta al termine. Da Mandalay raggiungiamo l'aeroporto internazionale e da qui prendiamo un volo Air Asia con destinazione Bangkok, città in cui ci fermeremo ancora un giorno ed una notte prima di affrontare, via Mosca, il rientro in Italia.
GALLERIA VIDEO FOTOGRAFICA