(Agosto 2016)
"Posso dire di essere venuto al mondo col desiderio di viaggiare."
Jean-Baptiste Tavernier
Ignorato per diversi secoli da esploratori e viaggiatori, il Laos rappresenta tutto il meglio che il sud est asiatico ha da offrire. Anticamente chiamato "terra del milione di elefanti", solo a seguito del conflitto del Vietnam questo paese ha cominciato ad essere scoperto dal turismo rivelando un ambiente naturale di straordinaria bellezza ed un caleidoscopio di culture che lo hanno ad oggi reso una destinazione molto apprezzata sia per chi semplicemente ama la natura, sia per chi è appassionato di storia e e tradizioni, sia per chi ricerca l'avventura e gli sport estremi.
Via Mosca, con Aeroflot raggiungiamo il Suvarnabhumi Airport di Bangkok e dopo il trasferimento al Don Mueang, l'altro grande aeroporto cittadino, con un volo Airasia atterriamo a Luang Prabang, l'antica capitale reale del Laos. Pervasa da un fascino senza tempo, costellatata di templi dai tetti luccicanti, percorsa dalle processioni mattutine dei monaci in abiti color zafferano e immersa nel suggestivo panorama fluviale del fiume Mekong, questa cittadina è il posto ideale dove fermarsi alcuni giorni e rallentare i ritmi frenetici della quotidianità. Se a ciò si aggiunge il fatto che la cucina, dalle spiccate influenze francesi, è tra le migliori del sud est asiatico e che le strutture ricettizie annoverano affascinanti boutique hotel dai costi più che contenuti, è inevitabile affermare che Luang Prabang costituisce assolutamente un must per il viaggiatore che si appresti a visitare il Laos. Raggiunto nel pomeriggio il nostro albergo e sistemati velocemente i bagagli, usciamo subito alla scoperta di questo affascinante luogo approfittando delle ultime ore di luce che ci rimangono. Le attrazioni principali della cittadina sono i templi e gli edifici storici che si concentrano principalmente nella penisola protesa verso il fiume Mekong, area comodamente visitabile a piedi o meglio ancora in bicicletta. Raggiungiamo così il Wat Pha Mahathat tempio buddhista che prende il nome da un venerato stupa che venne costruito in questa zona nel 1548. La sala della preghiera presenta le finestre ed un portico in legno intagliati, mentre i pilastri decorati con motivi dorati e i rilievi esterni raffigurano episodi delle vite passate del Buddha. Non appena tramonta il sole la centrale via Th. Sisavangvong inizia ad animarsi di una infinità di venditori che si preparano per esporre souvenir, manufatti, tessuti ed ogni genere di mercanzia. Comincia così il night market in cui i turisti e i locali si riversano passeggiando in un suggestivo susseguirsi di bancarelle illuminate a cui fanno da cornice, situati nelle case coloniali che affiancano la strada, raffinati ristorantini, deliziosi boutique hotel e negozietti di antiquariato. Questa zona è anche rinomata per lo street-food. Nei piccoli viottoli che tagliano perpendicolare la via centrale e che degradano fino al fiume Mekong, si contendono la clientela una gran numero di chioschetti che preparano invitanti pietanze, carni grigliate, spremute di frutta, dolci, noodles ed in genere piatti tipici della gastronomia asiatica. Trascorriamo la serata assaggiando per pochi euro diverse specialità della rinomata e saporita cucina locale che presenta spiccate influenze della tradizione culinaria francese.
Il giorno successivo lo dedichiamo interamente alla visita dei principali templi cittadini. Il centro storico di Luang Prabang è dominato dal profilo del Phu Si una collinetta molto amata dagli appassionati di tramonti. Alla sua base si incontra il Wat Pa Huak un edificio sacro con una splendida facciata in legno decorata da un Buddha che cavalca un elefante a tre teste tipico della mitologia hindu. Gli interni vantano invece degli affreschi originali risalenti al XIX secolo ancora ben conservati. La cima della collina è sormontata dal That Chomsi uno stupa dorato di 24 metri che di notte, quando è illuminato, sembra fluttuare nel buio. Le stradine che conducono alla sommità sono a loro volta affiancate da tempietti e da piccoli edifici religiosi: troviamo difatti un minuscolo santuario che protegge la Buddha footprint una grande impronta impressa nella roccia che si ritiene appartenga al Buddha e poco oltre una serie di nicchie e fenditure nascondono una serie di statue di Buddha di recente realizzazione. Il sentiero ridiscende poi verso il Wat Thammothayalan, un monastero in legno liberamente visitabile, fino a raggiungere il lungofiume che costeggia il Nam Kham, piccolo corso d'acqua che delimita la penisola centrale di Luang Prabang e che poco oltre confluisce nel Mekong. Alla base della collina Phu Si troviamo ancora il grande tempio buddista denominato Wat Siphoutthabat Thippharam in cui vive una comunità di monaci. Ritornando sulla via centrale possiamo ammirare i più spettacolari edifici religiosi della città a cominciare dal Wat Sensoukaram, altro tempio buddista con sontuose pareti color rosso rubino decorate con elaborate lamine d'oro che contribuiscono a rendere questa struttura una delle più ammirate di Luang Prabang. Il vicino Wat Souvannakhili ricorda forse più una residenza coloniale che un monastero, ma la sua piccola stanza della preghiera è considerata un capolavoro dello stile Xieng Khuang. Lungo la medesima via troviamo poi il Wat Pakkan un tempio buddista fondato nel 1737 dall'aspetto semplice con puntoni angolari che sostengono quello inferiore di due tetti sovrapposti. Il più celebre ed il più frequentato dei monasteri di Luang Prabang è il Wat Xieng Thong considerato il capolavoro più emblematico dello stile locale con i suoi tetti spioventi che raggiungono quasi il terreno e i suoi interni ricchi di elaborate decorazioni in oro. Intorno al monastero sorgono altre costruzioni, stupa e cappelle anch'esse finemente decorate e poco distante si trova invece l'edificio denominato Hong Kèp Mien adibito a rimessa del carro funebre reale, un scintillante veicolo in legno decorato con sette serpenti dalla linqua rossa. Sempre lungo la via principale si affaccia il Wat Pa Phai la cui parte superiore della facciata in legno dorato è decorata da un affresco in stile classico lao-thailandese.
La mattina dopo ci svegliamo alle prime luci del giorno per assistere al tak bat, la processione dei monaci per le elemosine. All'alba monaci scalzi vestiti con tuniche color arancio camminano per le strade della città mentre persone caritatevoli depongono piccole porzioni di riso od altre vivande nelle ciotole usate per chiedere l'elemosina. Si tratta di una cerimonia svolta in silenzio ed in uno spirito di meditazione tramite il quale i monaci dimostrano il loro rispetto per il voto di povertà ed umiltà mentre i buddhisti laici possono acquisire meriti spirituali compiendo il gesto dell'offerta. L'atmosfera piena di pace della vecchia Luang Prabang e la moltitudine di templi ancora avvolti nella nebbiolina mattutina, rendono questa un'esperienza molto suggestiva. Proseguiamo la nostra visita della città con il Royal Palace un edificio risalente agli inizi del 1900 che si staglia al fondo di un viale ornato di alte palme. Il suo interno, già residenza reale fino al 1959, è oggi un museo che raccoglie diversi reperti tra cui dipinti, arredi, royal regalia, manufatti e strumenti musicali tradizionali. Un edificio limitrofo custodisce una collezione di automobili d'epoca ed un'altra costruzione situata nei pressi di un laghetto ospita il teatro reale. Nell'angolo sud orientale dei giradini del palazzo sorge il Wat Ho Pha Bang un imponente tempio a più tetti destinato ad ospitare il Buddha Pha Bang, una statua alta 83 cm in lega d'oro da cui prende nome la città e che è considerata il simbolo della legittimazione buddhista della dinastia reale del Lan Xang. Accanto al palazzo reale si trova poi il Wat Mai Suwannaphumaham uno dei monasteri più sontuosi dells città. La sua sala delle ordinazioni in legno, presenta un tetto a cinque livelli mentre la veranda situata sulla sua parte anteriore è decorata con rilievi dorati raffiguranti scene di vita rurale. Tappa obbligata per chi desidera conoscere le tradizioni del Laos è il TAEC un museo che tramite l'attento allestimento delle sue tre sale dà una panoramica generale delle numerose comunità tribali che vivono nelle zone settentrionali del paese. L'arrivo delle prime ombre della sera segnala che è giunta l'ora di cercare un un ristorantino con dehors da cui assistere allo spettacolo del tramonto sorseggiando un aperitivo e assaporando una delle tante specialità della cucina locale. E' d'abitudine che i turisti si rechino sulle sponde del Mekong o lungo la riva del fiume Nam Khan per ammirare gli ultimi raggi di sole che piano piano lasciano il posto alla notte in una transizione di colori decisamente suggestiva.
Lunag Prabang è la base ideale per effettuare alcune interessantissime escursioni nei dintorni della regione. Di buon mattino raggiungiamo l'ufficio delle long boat e contrattiamo con un barcaiolo il costo per una giornata di navigazione sul Mekong. Iniziamo a risalire il fiume e dopo circa un'ora di viaggio facciamo una fermata presso il villaggio di Bang Xang Hay noto anche come "whysky village" per via della produzione di una bevanda fortemente alcolica che viene imbottigliata ed aromatizzata con paglia, scorpioni, serpentelli ed altri insetti. Le strette stradine che dal fiume risalgono al villaggio fiancheggiano un bel Wat bianco e dorato e poi conducono al centro dell'insediamento in cui vi sono un gran numero di tessitori intenti al lavoro sui loro telai. Una moltitudine di bancarelle che vendono coloratissimi tessuti ed altro semplice artigianato fanno di questo villaggio un luogo piuttosto frequentato sia dai turisti che dai locali. Dopo questa sosta riprendiamo la long boat e continuamo a risalire il Mekong fino ad arrivare in corrispondenza della confluenza con il Nam Ou. I due fiumi si congiungono in corrispondenza di una scenografica formazione carsica nella cui parete a strapiombio si trovano le due grotte di Pak Ou. Entrambe custodiscono al loro interno un numero impressionante di statue del Buddha in legno, pietra o dorate, di differenti stili e dimensioni. La grotta inferiore è sostanzialmente poco più di un ampio antro che si affaccia sul Mekong e sul quale un gruppo di grandi statue si stagliano sullo sfondo maestoso quasi fossero messe in posa. La grotta superiore, raggiungibile percorrendo per una decina di minuti una ripida scalinata, è profonda una cinquantina di metri ed è accessibile tramite una vecchia porta in legno intagliato. Il suo interno buio, cela diversi gruppi di statue di Buddha che sono visibili solo utilizzando una torcia poichè la grotta è priva di illuminazione. Nel pomeriggio riprendiamo la nostra barca e mentre le ombre iniziano ad allungarsi facciamo lentamente rientro verso Luang Prabang sospinti dalla lieve corrente del fiume. Altra escursione che è possibile effettuare e che consente di trascorre una giornata in un ambiente naturale molto suggestivo, è quella alla cascata Tat Sae. Affittiamo uno scooter ed in circa un'ora di viaggio raggiungiamo il villaggio di Ban Aen. Da qui prendiamo una barca ed in una decina di minuti raggiungiamo il sito. Questa ampia cascata forma una serie di salti con numerose pozze d'acqua in cui è possibile fare il bagno. Diverse iniziative che spaziano dalle escursioni a dorso di elefante alle numerose zip-line che consento letteralmente di volare sopra ed intorno alle cascate, attirano numerosi turisti soprattutto nei fine settimana. Trascorriamo qui la giornata alternando passeggiate nella lusssureggiante giungla a rinfrescanti bagni nella piacevoli acque delle varie pozze.
Il giorno successivo, sempre utilizzando lo scooter a noleggio, ci dirigiamo verso la cascata Tat Kuang Si situata ad una trentina di chilometri da Luang Prabang. In questo ampio parco alberi secolari, avventori in costume da bagno e pigri orsi coesistono armoniosamente. L'area protetta si estende intorno ad una magnifica cascata che presenta diversi salti d'acqua e che è una delle più imponenti del paese. La passaggiata di dieci minuti nella foresta attaversa il Bear Rescue Center, una zona dove gli orsi sottratti ai bracconieri vengono tenuti in cattività per evitare che vadano incontro alla medesima sorte. Si raggiunge quindi la prima delle diverse cascate le cui acque si gettano in una ampia pozza color turchese. Altri dieci minuti di cammino conducono alla seconda cascata che con il suo salto di oltre 25 metri rappresenta uno splendido colpo d'occhio. Un ponte pedonale in legno si trova alla sua base e due ripidi sentieri risalgono i fianchi della cascata e conducono alla sua sommità da cui è possibile ammirare lo spettacolare salto dell'acqua. Anche in questo luogo trascorriamo piacevolmente l'intera giornata smorzando l'intenso caldo della giunga equatoriale con prolungati bagni nelle fresche acque delle pozze. Nella splendida campagna che circonda Luang Prabang si trovano diversi accampamenti di elefanti e parecchi centri che si dedicano alla conservazione e cura di questi pachidermi rappresentanti l'emblema stesso del Laos. Decidiamo così di raggiungere l'Elephant Village, una magnifica struttura gestita da tedeschi che consente di vivere esperienze esclusive con questi animali. La suggestiva posizione lungo il fiume e il notevole numero di elefanti al suo interno fanno di questo centro una meta interessantissima per provare ad interagire con queste creature. Oltre alla visita alle nursery in cui sono ospitati i cuccioli amorevolmente accuditi dai genitori, il centro propone escursioni, passeggiate di più giorni nella giungla, corsi per mahout e molto altro. Scegliamo di effettuare il bagno con gli elefanti, una esperienza davvero particolare che comprende una passeggiata a dorso dell'animale e la successiva discesa nelle acque del fiume in cui i pachidermi si immergono per poi godersi un trattamento di vigorose spazzolate sulla testa e sulla schiena. Terminato il bagno e la spazzolata, che gli elefanti hanno mostrano di gradire sbattendo vigorosamente la proboscide sull'acqua in segno di appagamento, rientriamo al villaggio ancora a dorso dell'animale per poi accomiatarci da lui con una generosa offerta di gustose banane. Di ritorno a Luang Prabang facciamo ancora una breve visita al Santi Chedi, un grande stupa ottagonale dipinto d'oro che sorge su una piccola altura appena fuori dalla città. Eretto nel 1988 i cinque livelli interni sono decorati con dipinti raffiguranti storie e moniti buddhisti.
Lasciamo dunque questa affascinante cittadina e con un minivan ci dirigiamo verso sud percorrendo una tortuosa strada che si inerpica lungo la catena montuosa centro orientale. Dopo circa 5 ore di viaggio tra splendidi paesaggi in cui si alterna la giungla e la montagna, raggiungiamo nel pomeriggio Vang Vieng. La città è situata sulle sponde del fiume Nam Song ed è circondata da uno sfondo di spettacolari pareti calcaree e da risaie di un verde abbagliante. Vang Vieng è da tempo divenuta il centro più importante del Laos per gli appassionati di sport estremi: nelle sue immediate vicinanze è difatti possibile praticare kayak, rafting, tubing, speleologia, free climbing ed altro ancora. Non mancano tuttavia anche le attrattive culturali tra le quali meritano di essere segnalati alcuni suggestivi monasteri risalenti al XVI e XVII secolo: i più importanti sono il Wat Si Vieng Song, il Wat Kang ed il Wat Si Suman, tutti situati a poca distanza l'uno dall'altro e visitabili in un paio di ore. Appena fuori dalla città è possibile effettuare delle interessati escursioni ad una serie di grotte facilmente raggiungibili che sono tanto spettacolari quanto relativamente pericolose. Le cronache locali riferiscono difatti di persone che si sono smarrite al loro interno a causa del buio e della scivolosità delle superfici. Ad ogni buon conto con l'uso della normale accortezza e con una buona scorta di batterie per la torcia queste caverne sono esplorabili in discreta sicurezza. Affittiamo dunque per alcuni giorni uno scooter ed iniziamo la nostra visita dalla Tham Jang, la grotta più famosa dei dintorni, che è raggiungibile dopo una breve passeggiata alla base della collina e dopo aver salito una ripida scalinata che porta al suo ingresso. Ad una trentina di chilometri da Vang Vieng si trovano poi altre tre grotte che possono essere visitate nell'arco di mezza giornata. Dopo aver superato un ponte sospeso a pedaggio e dopo aver attraversato villaggi e risaie si raggiunge infine la base della parete calcarea. Qui si trova la Tham Sang il cui nome significa grotta dell'elefante per via di una stalattite che sembra avere la forma di questo animale. Al suo interno sono custodite alcune statue di Buddha e, secondo la tradizione, una "impronta" del suo piede. Da qui il sentiero si snoda in direzione nord-ovest fino a raggiungere la grotta Tham Hoi il cui ingresso è sorvegliato da una grande statua del Buddha. Si ritiene che questa cavità abbia una profondità di ben tre chilometri e che ospiti al suo interno un lago sotterraneo. Procedendo ancora oltre si raggiunge infine la grotta Tahm Loup che presenta stalattiti di notevole bellezza.
Al di là del fiume Nam Song si apre una vasta pianura di risaie circondata da alte formazioni calcaree ricoperte di fitta giungla. Qui è possibile compiere un percorso circolare in scooter che impegna l'intera giornata e che tocca alcuni punti di notevole interesse naturalistico. Superiamo dunque il toll-bridge e iniziamo a seguire la strada. Dopo pochi chilometri arriviamo in prossimità della Tham Pha Daeng una grotta che racchiude una piscina naturale e che è il posto migliore per osservare al tramonto i pipistrelli che fuoriescono dal suo ingresso. Procedendo nel percorso e lasciato lo scooter ai margini della strada ci addentriamo nel folto della giungla risalendo per un paio di chilometri il corso di un torrente. Raggiungiamo così la Tham Khan una grotta claustrofobica nascosta nel fitto della vegetazione che presenta diverse stanze con stalattiti e stalagmiti. Ripreso il nostro mezzo proseguiamo lungo la strada fino a raggiungere un paio di villagi che fungono da luogo di partenza per salire sulla vetta del Pha Ngeun, una parete rocciosa con un percorso molto ripido e faticoso che in 45 minuti consente di arrivare alla cima da cui si gode una spettacolare vista sulla pianura e sulle risaie. Non molto distante si trova la Tham Phu Kham, più nota come "blue lagoon", una serie di ampie piscine naturali collegate da un corso d'aqua in cui è possibile fermarsi per un bagno rinfrescante immersi in un panorama davvero lussureggiante. Attraversiamo poi una serie di villaggi in cui si trovano delle comunità hmong e nel pomeriggio inoltrato facciamo rientro a Vang Vieng per trascorrere qui l'ultima notte prima della nostra prossima destinazione.
La mattina seguente prendiamo un minivan e ci dirigiamo a sud per raggiungere la capitale dello stato: Vientiane. Situata su un'ansa del Mekong, la città nel corso dei secoli ha conosciuto alti e bassi alternando momenti di fiorente prosperità a periodi in cui è caduta sotto il dominio di vietnamiti, birmani e siamesi. Nello scorso secolo è diventata protettorato francese e poi culla del regime comunista di cui ancora oggi si vede traccia in alcuni edifici in stile prettamente sovietico. Nell'ultimo ventennio, anche grazie agli investimenti cinesi, la città ha avuto un notevole sviluppo edilizio ed infrastrutturale. La maggior parte delle attrattive turistiche di Vientiane è concentrata in una zona del centro poco estesa e tutti i monumenti che valgono la pena di essere visitati possono essere facilmente raggiunti in bicicletta o in scooter. Dopo aver fatto tappa nel nostro albergo situato nella centrale Setthathirath Road ed aver sistemato i bagagli, noleggiamo subito un motorino ed iniziamo la visita della città dirigendoci al vicino Palazzo Presidenziale, un grande edificio che ricorda un castello in stile beaux-arts eretto per ospitare il governatore francese della colonia. Proprio di fronte troviamo il Wat Si Saket un tempio che custodisce al suo interno migliaia di statue del Buddha e che è il tempio più antico di Vientiane. Circa un centinaio di metri più avanti si incontra l'Haw Pha Kaeo, originariamente costruito per custodire il celebre Buddha di smeraldo. L'edificio è stato in passato adibito a tempio reale mentre oggi ospita un interessante museo di arte sacra. Lungo la trasversale via Lan Xang si erge un monumento che è un vero e proprio punto di riferimento di Vientiane: il Patuxai. Ispirato all'Arc de Triomphe di Parigi questo imponente arco commemora anche i laotiani morti durante le guerre prerivoluzionarie. L'edificio è stato costruito negli anni '60 dello scorso secolo utilizzando il cemento fornito dagli Stati Uniti con cui si sarebbe dovuto realizzare il nuovo aeroporto e ciò gli è valso il soprannome di "pista verticale". Tramite una scala interna è possibile raggiungere la sua sommità da cui si può godere di un bel panorama sugli eleganti edifici coloniali limitrofi e sulla città. Nelle immediate vicinanze si trova il Talat Sao, il più grande mercato della città in cui può meritare spendere un'oretta per ammirare la profusione di articoli di ogni genere che si trovano lungo i suoi stretti ed affollati corridoi. Dal portacandele al più tecnologico degli elettrodomestici, dalla chiave inglese alla più raffinata porcella cinese, il Talat Sao è davvero un posto in cui si può trovare veramente di tutto.
Non molto distante si incontra il Museo Nazionale del Laos che occupa un affascinante edificio coloniale fiancheggiato da ciliegi e magnolie purtroppo destinato ad essere abbattuto nel prossimo futuro. Al suo interno si trovano ospitate collezioni della cultura Khmer, statue del Buddha, vari manufatti e busti di Lenin e Ho Chi Minh. Un edificio religioso tra i più frequentati della città è il Wat Si Muang, un tempio buddhista in cui si trova il làk mèuang, il pilastro fallico della città considerato la dimora dello spirito protettore di Vientiane. L'edificio è costituito da due sale di cui la più grande presenta una copia del Buddha di smeraldo ed un più piccolo Buddha in pietra parzialmente danneggiato. I fedeli ritengono che questa statua abbia il potere di esaudire i desideri e la consuetudine vuole che venga sollevata tre volte dal cuscino su cui è posata formulando mentalmente il desiderio. Una volta esaudita la richiesta i fedeli tornano offrendo banane, noci di cocco, fiori, incenso e candele. Appena poco fuori dal centro, su una lieve sommità, si erge il Pha That Luang, un grande stupa buddista di un giallo-oro sfolgorante. Questo è il monumento nazionale più importante del paese ed allo stesso tempo è il simbolo della religione buddhista e della sovranità in Laos. Un chiostro circondato da alte mura con minuscole fineste e con diverse immagini di Buddha circonda interamente lo stupa alto 45 metri. Nella prima periferia della città merita ancora una visita il Complesso Commemorativo di Kaysone Phomvihane eretto negli anni '90 dell'altro secolo in onore del leader comunista più pragmatico della storia dell'Indocina. Il museo che si trova all'interno ospita una vastissima collezione di cimeli che illustrano sia la storia del partito, sia la vita privata di Kaysone. Nel tardo pomeriggio rientriamo in centro e approfittando degli ultimi raggi di sole che donano al paesaggio una atmosfera calda e suggestiva, visitiamo ancora alcuni templi della zona tra cui il Wat In Paeng che gode di una meritatissima fama per gli splendidi rilievi in stucco che ornano la sala della ordinazioni. Poco distante si trova il Wat Ong Teu Mahawihan al cui interno è custodito un Buddha in bronzo del XVI secolo alto quasi sei metri e pesante diverse tonnellate. La sala che ospita questo Buddha è famosa anche per la sua facciata in legno intagliato. Proprio di fronte, a pochi passi, si trova il Wat Hai Sok, un altro tempio che merita una visita. Poco oltre si raggiunge il Wat Mixai con la sua sala delle ordinazioni stile Bangkok e i suoi poderosi cancelli fiancheggiati da due giganti guardiani.
Terminata la visita delle principali attrattive della città ci apprestiamo a trascorrere la serata lungo le sponde del Mekong che qui segna il confine con la vicina Thailandia. La sera la zona lungofiume si anima di un coloratissimo mercato notturno in cui si allestiscono una infinità di bancarelle che vendono artigianato, stoffe, manufatti di vario genere e specialità della cucina locale. La strada che costeggia il Mekong è poi punteggiata da un susseguirsi di locali di intrattenimento quali pub, pasticcierie, bistrot, discoteche, sale per massaggi e soprattutto ristoranti. Vientiane è difatti la città del sud est asiatico che può vantare la miglior offerta di piatti della cucina mondiale. Le vie prospicienti al lungo fiume e quelle situate intorno a Chinatown sono pervase dai profumi provenienti dai ristoranti vecchio stile ove vengono servite raffinate specialità tra cui diverse preparazioni laotiane che negli ultimi anni hanno subito un vero e proprio "restyling" contemporaneo ed oggi i piatti della cucina tradizionale vengono preparati con un tocco di raffinata modernità.
La mattina seguente ci svegliamo di buon'ora e raggiungiamo la stazione di Talat Sao ove fanno sosta gli autobus per le lunghe percorrenze e quelli per le destinazioni internazionali. Da qui con il bus attraversiamo il Ponte dell'Amicizia che segna il confine laotiano-thailandese e con poche ore di viaggio raggiungiamo la città di Udon Thani (Thailandia) da cui prendiamo un volo Airasia che, via Bangkok, ci porta in Myanmar, nazione in cui proseguiamo il nostro viaggio (vedi resoconto di viaggio: Myanmar).
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