(Aprile 2018)
"Le radici sono importanti nella vita di un uomo, ma noi uomini abbiamo le gambe, non le radici, e le gambe sono fatte per andare altrove."
Pino Cacucci
Quando si parla del Kenya in genere si pensa ai safari, agli animali, agli aspri paesaggi della savana, ai tramonti infuocati, ma di rado si pensa, a torto, al mare ed alle spiagge keniote. Questo paese possiede difatti un suggestivo litorale con calde acque che bagnano coste di un bianco immacolato, immerse nella natura, protette dalla barriera corallina, dove si trovano spiagge che poco hanno da invidiare agli arenili più belli del mondo. Il Kenya vanta oltre 500 km di costa che si sviluppano dal confine sud con la Tanzania a quello nord con la Somalia e che si affacciano sulle acque dell'Oceano Indiano: i principali insediamenti attorno ai quali si è sviluppata una fiorente industria turistica e balneare sono quelli che gravitano intorno a Diani (a sud di Mombasa) e a Malindi/Watamu (a nord di Mombasa), fino alla zona di Lamu situata ancora più a nord.
Per una pausa di una dozzina di giorni in attesa delle successive vacanze estive, abbiamo scelto questo paese per alternare alla permanenza al mare, anche alcuni giorni tra safari, visite culturali ed escursioni. Da Roma con un volo Ethiopian Airlines via Addis Abeba raggiungiamo in mattinata l'aeroporto internazionale di Mombasa. Sbrigate velocemente le formalità doganali, contattiamo un taxista al di fuori del terminal degli arrivi. La città non presenta particolari attrattive turistiche (eccetto Fort Jesus e la città vecchia coi suoi negozi di artigianato locale, oreficeria, antiquariato e tessuti) per cui decidiamo di non dedicarle più del tempo strettamente necessario. Superato il porto, lasciamo il centro cittadino imbarcandoci su un traghetto che in pochi minuti supera il tratto di mare che circonda l'isola di Mombasa e da qui proseguiamo verso sud per circa una trentina di chilometri lungo la strada che porta al confine con la Tanzania. Giunti presso la cittadina di Ukunda imbocchiamo la bretella che conduce al mare e raggiungiamo in pochi minuti la Diani Road, lungo la quale si sviluppa Diani Beach, uno dei più importanti centri turistici del Kenya e nostra meta finale.
La Diani Road, scorrendo in prossimità del litorale, copre oltre 10 chilometri di costa lungo la quale sono distribuiti numerosi alberghi e resort che ospitano praticamente tutto l'anno turisti provenienti da ogni parte del mondo. Sul lato opposto della Diani Road, si susseguono semplici ma forniti shopping center, ristoranti e centri residenziali immersi tra il verde dominante e i numerosissimi chioschi delle esposizioni estemporanee di artigianato locale. La nostra sistemazione sarà per i primi giorni un tranquillo eco-lodge incastonato in una foresta tropicale popolata da un gran numero di scimmie (Colobi), a circa 200 mt. dalla spiaggia, e caratterizzato da pochi chalet in legno (di cui alcuni eretti sugli alberi) disposti in prossimità della zona ristorante/reception che funge da luogo di aggregazione per gli ospiti. Questo eco-lodge è rinomato tra i turisti in quanto ogni sera si ripete il rito del bush-baby feeding: al calar della notte questi piccoli e simpatici primati si avvicinano e si arrampicano lungo le balaustre in legno della struttura aspettando di essere rifocillati dai turisti per poi dileguarsi nel buio della foresta non appena sazi. Trascorreremo poi un paio di giorni nel non lontano parco Tsavo per effettuare alcuni game drive ed infine faremo ritorno a Diani per soggiornare presso l'accogliente resort The Sands
che utilizzeremo come base per alcune escursioni nei dintorni.La costa di Diani, con le sue accecanti spiagge bianche di sabbia finissima e con il suo mare smeraldino, è sicuramente il tratto più bello del litorale keniota ed il luogo più frequentato tra le località costiere del paese dopo che negli ultimi anni, anche in ragione di scorribande ed attentati compiuti da esponenti somali del movimento Al-Shabaab, la zona di Malindi/Watamu ha cominciato a conoscere un certo declino. Diani Beach è il luogo ideale per chi ama una vacanza all'insegna del divertimento, della rilassatezza e della spensieratezza: è nota infatti per la sua vita notturna particolarmente animata (anche se muoversi di notte richiede comunque delle precauzioni e l'utilizzo di taxisti affidabili), per i suoi villaggi "all inclusive" che pensano ad ogni bisogno del turista e per alcuni ristoranti che offrono sia una cucina internazionale raffinata (da non perdere assolutamente una cena presso il suggestivo ristorante Ali Barbour's Cave interamente ricavato in una grotta corallina ed illuminato dalla luce soffusa delle candele), sia una cucina locale dalle note tipicamente africane. Diani, per altro verso, rischierà invece di deludere il turista che si aspetta un'Africa più vera e più autentica, dato che le sue strutture di impronta occidentale poco trasmettono del fascino swahili dei luoghi di questa parte di Kenya. Tuttavia nelle immediate vicinanze esistono villaggi ancora relativamente non contaminati dal turismo di massa nei quali è possibile immergersi nella realtà locale organizzando con una guida del posto delle escursioni e delle passeggiate mirate all'esplorazione di queste realtà così lontane dagli standard a cui siamo comunemente abituati. Se si volge lo sguardo a Ovest, si scorgono ad occhio nudo le colline Shimba Hills, sede dell'omonimo Parco Nazionale che si raggiunge in solo un'ora di auto. Al di là delle colline Shimba, dopo un'altra ora e mezza di auto, si apre la valle che ospita il Mwaluganje Elephant Sanctuary. Lungo il fiume, in un paesaggio incantato, vivono più di 250 elefanti, arrivati qui dallo Tsavo negli anni '70 per sfuggire ai bracconieri e che in questa vallata dominata dalle grandi colline Shimba hanno trovato un habitat ideale. Più a sud, verso il confine con la Tanzania, è possibile invece ammirare i meravigliosi pesci tropicali che vivono lungo la barriera corallina nei pressi dell'isola di Wasini che si raggiunge dall'imbarcadero del villaggio di Shimoni.
Diani Beach ormai da anni si è affermata come meta turistica anche per gli amanti dello sport: il Leisure Golf Club, con le sue 18 buche disposte in un panorama da favola a fianco della Diani Road, permette di praticare questo sport dodici mesi all'anno in un ambiente incontaminato a due passi dal mare, regalando indimenticabili albe sull'oceano indiano e infuocati tramonti sulle colline Shimba. Per gli amanti degli sport acquatici non vi è che l'imbarazzo della scelta: si va dalle immersioni e dallo snorkeling, al jet ski, al kite surf, allo sci d'acqua e molti hotel organizzano corsi per principianti in ciascuna disciplina. Diverse proposte interessanti riguardano poi le più disparate escursioni nei dintorni, prenotabili presso ogni albergo o tour operator, oppure seguendo le proposte dei cosiddetti beach boys, procacciatori di clienti che avvicinano i turisti sulla spiaggia e che spesso risultano un po' fastidiosi, ma coi quali, usando oculatezza ed attenzione, è possibile organizzare buone escursioni a prezzi decisamente inferiori rispetto a quelli proposti dagli operatori ufficiali.
Ed è proprio con un beach boy, raccomandatoci dal titolare del nostro eco-lodge, che organizziamo un safari di due giorni nel non lontano Parco Nazionale Tsavo Est. Per raggiungere lo Tsavo, il più grande Parco Nazionale del Kenya, ricco di fauna che spazia dai grandi felini fino agli elefanti ed altri mammiferi erbivori, sono sufficienti poco più di tre ore di auto da Diani (o poco più di mezzora utilizzando i voli charter che partono dal vicino aeroporto di Ukunda, a 1 km dalla Diani Road, da cui è possibile anche raggiugere in un'ora di volo i più distanti parchi dell'Amboseli e del Masai Mara).
Durante il viaggio, poco prima di raggiungere il parco, facciamo tappa presso un villaggio Masai, il che costituisce un'ottima occasione per apprendere qualcosa in più su questa etnia ancestrale. I masai sono tradizionalmente pastori e la loro cultura gravita attorno alla cura del bestiame. Questa etnia ha una struttura patriarcale e gli anziani hanno potere decisivo quasi assoluto per quanto riguarda gli affari comunitari. Il consiglio degli anziani è anche chiamato a dare giudizi legali qualora due o più contendenti non siano d'accordo su come applicare le leggi orali. Non esiste la punizione capitale, ma pene severe possono essere comminate ad assassini e a coloro che gravemente mancano di rispetto agli anziani. Nei casi più semplici, una richiesta di scuse o un pagamento di una multa in bestiame sono sufficienti a porre fine ad una disputa. Nella comunità masai i passaggi di età degli uomini vengono scanditi da rituali specifici e lo stesso dicasi per le donne che hanno anch'esse sistemi di iniziazione paralleli a quelli maschili fino al compimento del matrimonio. I masai non possiedono strumenti musicali e la loro arte in questo capo è fondata sul canto a cappella privo di accompagnamento musicale. Il coro può dare un tono continuo o un'armonia e su questa base il cantante principale traccia il tema musicale. La maggioranza delle canzoni masai prevedono un solista che annuncia il tema del canto ed un coro che risponde in maniera antifonale oppure con un solo vocabolo. Spesso le canzoni accompagnano la danza, tipicamente costituita da una serie di salti fatti a turno dagli uomini. Le arti grafiche non sono molto sviluppate tra i masai ed in genere si esauriscono in disegni simbolici applicati al viso e al corpo durante alcuni momenti della vita. Non si fa uso di maschere, ma il corpo viene modificato con tatuaggi o tagli che normalmente rappresentano e distinguono il clan di appartenenza. Di particolare interesse è invece la produzione di braccialetti, collane ed orecchini i cui colori e disegni hanno un significato particolare generalmente rappresentativo del clan, dello status della persona, o di un messaggio particolare quale pace, concordia, disponibilità. In tempi più recenti, con l'intensificazione del turismo che spesso include la visita dei loro villaggi, i masai hanno sfruttato alcuni simbolismi per la produzione di oggetti da vendere ai visitatori, il che ha fatto sì che gran parte del loro atigianato sia prodotta in serie. Ab origine i masai vestivano di pelli, spesso colorate con colori vegetali ed i monili che ornavano il corpo e le capigliature erano pochi, fatti per lo più con semi e fili di origine vegetale. Con l'arrivo del colonialismo e dell'era moderna i masai hanno cambiato decisamente il loro modo di vestire ed il loro abbigliamento acquisendo ad esempio dai soldati inglesi le tipiche coperte utilizzate per il kilt. Ora queste coperte di cotone a quadri con i colori predominanti rosso e nero sono diventate un simbolo tipico del loro vestire: in genere vengono usati due teli di cotone leggero che dalle spalle si incrociano sui lombi, qui viene poi fissato un terzo telo per coprire il bacino ed il tutto è fissato da una cintura di cuoio. Le donne preferiscono invece portare delle tuniche di colore blu, rosso o nero che spesso indica lo status sociale. Le calzature sono costituite da sandali di cuoio, sempre più spesso sostituiti da sandali artigianali ottenuti da vecchi copertoni di automobile su cui vengono applicate delle strisce dello stesso materiale per fissarle al piede. Come tutti i popoli fondati principalmente sulla pastorizia i masai basavano originariamente la loro dieta sul bestiame e su quello che trovavano in natura. Carne, latte e il sangue di animale (in genere bovini) erano quindi il cibo più comune. Con l'avvento dei tempi moderni la loro dieta ha subito una trasformazione: sempre più masai coltivano la terra e pertanto un normale pasto può essere a base di polenta bianca (ugali), verdure cotte, patate e cavoli, mentre la carne (ovina o bovina) viene consumata solo in giorni particolari.
Terminata la visita di questo villaggio proseguiamo il nostro viaggio verso il Parco Nazionale Tsavo che è nato come un unico grande parco, suddiviso poi in Tsavo Ovest e Tsavo Est con la costruzione della ferrovia. Lo Tsavo Est è stato istituito nel 1948, e con i suoi 11747 kmq è il più grande parco del Kenya. Le attrazioni principali includono il corso del fiume Galana, che passa lungo il Parco e l'altipiano Yatta, così come diverse piscine naturali e dighe usate come pozze d'acqua dagli animali. Il parco è caratterizzato da pianure secche, spinosi bushes e stagni paludosi vicino al fiume, il posto ideale per godere di una diversa moltitudine d'animali tipici della savana tra cui leoni, elefanti, leopardi, bufali, ippopotami, ghepardi, giraffe, zebre, antilopi, coccodrilli, gazzelle e una varietà infinita di uccelli. Trascorriamo il primo giorno effettuando lunghi game drive nel corso dei quali abbiamo la possibilità di ammirare gran parte dei grandi animali qui presenti tra cui anche una famiglia di leoni con i piccoli di pochi mesi. Verso sera facciamo sosta al Sentrim Lodge, un elegante campo tendato nei pressi di un water-hole dove sono soliti abbeverarsi elefanti, bufali ed altri animali della savana. Trascorriamo qui la notte ed alle prime luci dell'alba riprendiamo il nostro mezzo per continuare l'esplorazione del parco ed effettuare ancora un lungo game drive mattutino dutante il quale abbiamo la fortuna di imbatterci in una coppia di leoni in fase di corteggiamento ed accoppiamento.
Il Parco Tsavo è stato reso famoso proprio da una coppia di leoni che, insolitamente, cacciavano gli esseri umani invece del bestiame durante la costruzione della linea ferroviaria Kenya-Uganda nel 1898. Circa 135 operai impegnati nella costruzione della ferrovia furono attaccati e sbranati dai cosiddetti leoni mangia-uomini, finchè furono uccisi dal tenente colonnello John Henry Patterson. Questa vicenda ha ispirato la trama del film "Spiriti nelle Tenebre" (The Ghost and the Darkness). La storia fu descritta per la prima volta proprio dal tenente colonnello John Henry Patterson, l'ingegnere capo britannico che sovrintendeva i lavori, nel suo libro del 1907 intitolato "The Man-Eaters of Tsavo". Sebbene alcuni dettagli del racconto di Patterson siano controversi, la veridicità della vicenda, nelle sue linee generali, è in genere riconosciuta. Nel libro Patterson racconta che alla fine del XIX secolo, la Imperial British East Africa Company intraprese la costruzione della Uganda Railway, la ferrovia che avrebbe unito il porto di Mombasa all'entroterra ugandese. Nel marzo del 1898 iniziò la costruzione di un ponte sul fiume Tsavo. Durante la sua erezione, una coppia di leoni solitari iniziò ad aggirarsi intorno al cantiere e ad attaccare gli operai. Gli attacchi avvenivano di notte ed i leoni aggredivano gli uomini nelle loro tende e li trascinavano fuori per divorarli. La costruzione di alcuni boma, i tipici recinti di piante spinose dei masai, e di altri sistemi di difesa non furono sufficienti a tenere i leoni lontani dall'accampamento. I tentativi di catturare o abbattere i felini fallirono, e gli attacchi continuarono per mesi. La frequenza degli attacchi aumentò quasi al punto di causare l'interruzione dei lavori. Stando a quanto scritto dall'autore, gli operai locali iniziarono a credere che i due leoni fossero degli "spiriti notturni" che si opponevano alla costruzione della ferrovia. Lo stesso Patterson, in alcuni passaggi del suo racconto, sembra attribuire caratteri soprannaturali ai due animali: egli tentò di uccidere i due leoni usando trappole e piazzandosi di vedetta su un albero, armato di fucile e riuscì finalmente ad abbattere il primo leone il 9 dicembre 1898 e il secondo tre settimane dopo. Il Chicago Field Museum si accaparrò gli scheletri dei due animali e il medesimo Istituto, dopo 25 anni dalla loro uccisione, acquistò per cinquemila dollari anche le pelli dei due esemplari, ricostruendone i modelli sugli scheletri originali che ancora oggi sono qui in esposizione.
Rientrati a Diani con un ricco "bottino" fotografico trascorriamo un paio di giorni in pieno relax tra cocktail a bordo piscina e delizie gastronomiche, alternando bagni di sole sulla spiaggia a piacevoli nuotate nelle calde acque dell'Oceano Indiano. Contrattiamo poi con un beach boy una escursione di un'intera giornata presso la non lontana isola di Wasini. La mattina seguente, di buon'ora, saliamo sul taxi che abbiamo prenotato e ci dirigiamo verso sud quasi ai confini con la Tanzania. Dalla strada nazionale pieghiamo verso la costa e dopo una quindicina di chilometri di percorso sterrato giungiamo nel villaggio portuale di Shimoni da cui ci si imbarca per Wasini (l'isola di corallo). Wasini si trova a soli 3 km al largo della costa e misura circa 7 km in lunghezza per 2 km in larghezza. Il suo interno presenta solo sentieri di corallo antico e tagliente, non vi sono strade e, tantomeno, autocarri, automobili o biciclette. I trasporti in genere vengono effettuati in barca, a piedi con una carriola sui sentieri, o attraverso le spiagge che sono prevalentemente costituite da coralli e sono percorribili solo con la bassa marea. L'isola conta una popolazione di circa 3000 persone che abitano sulla costa nord nei due villaggi principali di Wasini e Mwkiro. Questa zona è uno dei siti in cui si svilupparono le prime civiltà swahili e oggi è occupata da una popolazione che conserva antiche tradizioni. Nell'isola vive un gruppo indigeno di lingua bantu, i Vumba, la cui lingua madre è il dialetto Swahili kivumba, mentre in un'altra parte dell'isola vivono i Digo che hanno come propria madrelingua il dialetto Swahili kidigo. Ambedue le comunità parlano swahili e talvolta inglese. I Vumba sono di origine araba e possono essere un po' mescolati con i cinesi, mentre i Digo probabilmente sono originari del Golfo Persico, ciò spiega anche la loro religione che è essenzialmente musulmana.
Il turismo è la principale fonte di reddito dell'isola a cui segue la pesca. L'elevato livello di povertà della popolazione è notevolmente diminuito negli ultimi 30 anni per effetto proprio del turismo che è attratto dal vicino Parco Nazionale Marino di Kisite-Mpunguti. Qui è possibile effettuare immersioni e praticare lo snorkeling tra i coralli in una zona in cui durante la bassa marea il fondale misura non più di un paio di metri. Spesso megattere e delfini possono essere avvistati e questi ultimi sono soliti giocare in acqua nelle immediate vicinanze delle barche che qui vengono ad ancorarsi per consentire ai turisti di ammirare i meravigliosi ambienti di fauna e flora corallina. Trascorriamo proprio in questo parco marino il resto della mattinata dopo una traversata decisamente "avventurosa" a causa di un'improvvisa tempesta abbattutasi durante il tragitto. Rientrati a Wasini pranziamo in un semplice ristorante affacciato sulle verdi acque dell'isola in cui assaporiamo la specialità locale costituita da grossi granchi conditi con una salsa piccante. Dopo una breve passeggiata esplorativa all'interno del villaggio facciamo rientro al porto di Shimoni ove merita effettuare una breve visita alle Slave Caves, un insieme di grotte coralline utilizzate per secoli dagli indigeni come santuari/nascondiglio usati per sfuggire agli attacchi di tribù dell'entroterra. In verità, tali "Grotte degli schiavi" vengono oggi descritte come i luoghi di raccolta degli essere umani durante il periodo del commercio degli schiavi in cui entrambi i paesi, Kenya e Tanzania, a partire dal 1750, sono stati coinvolti. Nel pomeriggio inoltrato facciamo rientro a Diani giusto in tempo per assistere ad un infuocato tramonto e per gustare un buon bicchiere di vino bianco seduti sulla spiaggia.
Dopo aver goduto ancora di un po' di mare e di sole, contattiamo un altro beach boy per organizzare una visita ad un vicino villaggio in cui è possibile immergersi nello stile di vita rurale degli abitanti. Ukunda, ma soprattutto il vicino insediamento di Ibiza, costituiscono una interessante occasione per vedere come la popolazione rurale vive. Qui la povertà rappresenta la realtà quotidiana di molte famiglie con un evidente impatto in primo luogo sui bambini (decisamente numerosi) i quali sono sostanzialmente privati delle opportunità di sviluppare le loro attitudini e di accedere a livelli accettabili di istruzione. La visita, effettuata a piedi all'interno di questa grande comunità rurale, ci consente di toccare con mano questa realtà sociale che pur vivendo a pochi chilometri da un luogo in cui il turismo porta tanta ricchezza, non gode affatto dei benefici economici che ne derivano. Stupisce senz'altro il gran numero di bambini in tenera età, un fenomeno piuttosto comune in tante zone dell'africa equatoriale che fa sì che nel prossimo futuro il problema dell'inarrestabile sviluppo demografico di questi paesi dovrà essere oggetto di particolare attenzione a livello di sostenibilità globale.
Ancora un giorno di mare e dobbiamo prepararci a dire arrivederci a questo paese... e che si tratti solo di un arrivederci e non di un addio ne siamo più che convinti atteso che il Kenya ha conquistato il nostro interesse e qui pertanto presto torneremo per dedicargli una più ampia e meritata permanenza. Con un taxi rientriamo a Mombasa e dal suo aeroporto ci apprestiamo a far rientro, sempre via Addis Abeba, in Italia portando con noi paesaggi, immagini, emozioni e suggestioni che presto speriamo di poter rinnovare al suono di un ben augurante "karibu Kenya!
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