(Dicembre 2009/Gennaio 2010)
"Viaggiare è come sognare: la differenza è che non tutti, al risveglio, ricordano qualcosa, mentre ognuno conserva calda la memoria della meta da cui è tornato."
Edgar Allan Poe
Con un volo da Roma, via Kuwait City, arriviamo a Jakarta capitale dell'Indonesia. La città, ad un primo sguardo, appare una metropoli afosa e piena di smog che si estende per chilometri e chilometri in una pianura che in verità ha poco da offrire. Pur non rappresentando una delle principali mete turistiche dell'isola di Giava, offre tuttavia alcune zone meritevoli di una visita soprattutto a Kota (la città vecchia). Un tempo chiamata Batavia, Kota è stato il fulcro del dominio olandese in Indonesia: il Taman Fatahillah, la piazza centrale, conserva ancora parte del fascino di un tempo. Qui vicino si trova anche il canale Kali Besar che in passato scorreva nel mezzo di un quartiere residenziale di cui oggi è ancora possibile vedere qualche testimonianza nelle case risalenti ai primi anni del XVIII secolo. Ad una distanza di circa 15 minuti a piedi, si trova poi il Sunda Kelapa, il vecchio porto che ospita ancorate alcune magnifiche golette di Makassar, velieri dipinti a vivaci colori che costituiscono una delle curiosità più insolite di Jakarta. Da alcuni ritenuta fulcro della città, la piazza Merdeka Square ospita il Monumento Nazionale un obelisco sormontato da una scultura a forma di fiamma rivestita da una lamina d'oro del peso di 35 kg. Non lontano da qui si trova la Cattedrale Cattolica risalente al 1901 e di fronte si erge la Mesjid Istiqlal, una moschea in stile moderno costruita durante la dittatura di Sokarno e tuttora considerata il più grande luogo di culto islamico di tutto il sud-est asiatico. Terminata la visita di questi luoghi ci rechiamo al Cafè Batavia, un locale storico con un tocco coloniale, per rinfrescarci con una birra ghiacciata. Raggiungiamo infine il terminal dell'aeroporto dove ci attende un volo serale per la nostra prossima destinazione.
Raggiungiamo così, ormai a notte inoltrata, l'aeroporto di Denpasar sull'Isola di Bali, meta turistica di primo piano, meritatamente, dell'Indonesia. Verdeggianti terrazzamenti coltivati a riso, siti per praticare surf e rafting, templi dove si celebrano suggestive cerimonie, spettacoli di danza e musica e meravigliose lingue di sabbia, sono solo alcune delle immagini che si presentano a chi si reca su questa isola. Facciamo inizialmente base a Kuta, nella parte meridionale, zona caotica ed animata 24 ore su 24, in netto contrasto con la zona di Sanur, ove ci recheremo negli ultimi giorni di nostra permanenza a Bali, che viceversa è caratterizzata da un ritmo tranquillo scandito dalle onde protette dalla barriera corallina. Il giorno successivo al nostro arrivo a Kuta, è il 25 dicembre: decidiamo di trascorrerlo in spiaggia a fare un pò di easy-surf, a prendere il sole, e a goderci rilassanti massaggi pranzando con frutta esotica. Verso sera noleggiamo un motorino e raggiungiamo il non distante tempio Tanah Lot, uno dei templi del mare più venerati e più fotografati dell'isola. Per raggiungere il tempio si percorre un stradina affollatissima di negozietti di souvenir che si spingono fino al mare e qui iniziamo i nostri primi acquisti. Questo tempio è molto suggestivo al tramonto, allorquando fedeli e turisti si riuniscono per assistere allo spettacolo del sole che scompare dietro il mare. Il giorno successivo, di buon'ora, contattiamo un tassista e concordiamo un tour presso i siti più interessanti della zona sud-orientale dell'isola. Dapprima ci dirigiamo a Semarapura (Klungkung), che in passato era il cuore del regno più importante di Bali, nonchè un rinomato centro artistico e culturale. Successivamente raggiungiamo il Pura Besakih, il tempio più importante di Bali arroccato a quasi 1000 metri sulle pendici del Gunung Agung. Il sito consta di un complesso di 23 templi distinti tra loro ma intercollegati. L'edificio più importante è il Pura Penataran Agung, costruito su sei livelli e terrazzato sul crinale della collina. Spesso capita che questo luogo sia avvolto da una nebbia passeggera, il che rende ancora più suggestivo l'intero panorama. Nel pomeriggio arriviamo al Sacred Monkey Forest Sanctuary, una fitta e stretta fascia di giungla che ospita tre templi sacri. La riserva è abitata da una grande colonia di macachi balinesi a pelo grigio, tutt'altro che mansueti. Il cosiddetto Tempio dei Morti, al centro della giungla, ricorda appieno il set di un film di Indiana Jones. Da qui raggiungiamo in breve tempo la città di Ubud, centro culturale e fulcro della affascinante cultura balinese sotto i suoi diversi aspetti. Oltre ai popolarissimi spettacoli di danza e musica, qui è possibile frequentare numerosi corsi che permettono di immergersi completamente nella cultura di quest'isola. La città offre anche diverse gallerie e musei d'arte. La visita prosegue con una breve sosta al Goa Gajah una grotta scavata nella parete alla quale si accede attraverso la bocca spalancata di un demone scolpito nella pietra, ai cui lati le enormi dita ricavate dalla roccia, sembrano spingere indietro la fitta foresta circostante. All'interno della grotta si trovano i resti del lingam di Shiva e il loro corrispettivo femminile (yoni), oltre ad una statua di Ganesha, il dio dalla testa di elefante. Rientriamo infine, a notte inoltrata, nel nostro albergo. Il giorno successivo decidiamo di fare un'escursione naturalistica per vedere la rigogliosa vegetazione che offre quest'isola equatoriale. L'itineriario, che percorriamo in macchina, si snoda attraverso risaie, piantagioni di tabacco, piantagioni di the, verdi colline terrazzate, valli e corsi d'acqua. Decidiamo di prenotare una discesa in rafting con il gommone. Il fiume più popolare di Bali su cui effettuare il rafting, è il Sungay Ayung, per cui ci facciamo portare al punto di imbarco ove ci armiamo di pagaie, elmetti e sacche a tenuta stagna. La discesa su questo corso d'acqua, della durata complessiva di oltre due ore, si rivela non poco faticosa in ragione della presenza di tratti con discrete rapide e con ostacoli rocciosi ed arborei da aggirare. Durante il tragitto si attraversano punti di estrema bellezza caratterizzati da fitta giungla, cascate, canyons e ampie vallate. Al termine della giornata rientriamo a Kuta e da qui ci trasferiamo a Sanur per trascorrere alcuni giorni in completo relax. Questa è una zona esclusiva dell'isola dove la fanno da padroni il sole, il mare e le spiagge di sabbia bianca.
Dopo questi giorni di mare, con un piccolo velivolo ad elica, raggiungiamo in circa un'ora di volo Labuan Bajo, capoluogo dell'Isola di Flores, un'isola montuosa attraversata da una catena di vulcani che danno luogo ad una serie di valli a forma di "V". Ci dirigiamo al porticciolo dove ci attende una piccola imbarcazione che con un marinaio, un cuoco ed una guida, ci condurrà per alcuni giorni alla scoperta di due isole che sembrano dimenticate dal tempo. Dopo un paio di ore di navigazione, giungiamo all'Isola di Rinca e qui abbiamo il nostro primo incontro con i famosi varani che popolano questo luogo. La barca arriva al piccolo molo riparato e dopo alcuni minuti di cammino giungiamo all'accampamento dove si trova l'ufficio delle guide naturalistiche con le quali combiniamo una passeggiata dell'isola. A Rinca non vi sono luoghi prestabiliti per incontrare i varani, ma le guide conoscono alcuni posti presso i quali gli incontri possono essere più probabili. Abbiamo particolare fortuna e riusciamo ad avvistare un buon numero di questi rettili, nonchè a vedere alcuni "nidi di drago", ossia delle buche scavate nel terreno in cui la femmina depone le uova che poi sorveglia per tre mesi. La fauna su quest'isola è discretamente abbondante e abbiamo occasione di scorgere bufali, cervi, maiali selvatici e macachi. Dopo un paio di ore di visita sotto un sole cocente ed in un clima decisamente torrido, facciamo ritorno alla barca e da qui proseguiamo con una breve navigazione che, al calar della sera, ci conduce in una baia riparata in cui gettiamo l'ancora. Con il scendere delle tenebre il mare diventa una distesa nera ed immobile ed il cielo si tinge di un rosso intensissimo. Rapiti da questo paesaggio, osserviamo in silenzio il tramonto seduti sul ponte dell'imbarcazione, mentre stormi di enormi pipistrelli della frutta volano sopra di noi emettendo striduli suoni.
La navigazione prosegue all'alba della mattina successiva, allorquando ci dirigiamo verso Komodo, aspra isola con colline costellate di burroni e consumate dal sole e dai venti che la tingono di un intenso color ruggine. Anche qui approdiamo al piccolo molo e raggiungiamo l'accampamento dove si trovano le guide con le quali organizziamo un trekking di alcune ore. Komodo è una tra le isole più selvagge della terra ed è di fatto rimasta isolata dalla terraferma a causa delle forti correnti marine che la investono in ogni direzione. La sua fama è legata alla presenza dei famosi Draghi di Komodo, ossia dei grossi varani che rappresentano l'ultima specie di dinosauro carnivoro rimasto sulla terra, diffuso fino a 130 milioni di anni fa in tutte le regioni tropicali dell'Asia, Africa ed Australia. Il "varanus komodensis" è mediamente lungo circa 2 metri e pesa intorno ai 150 kg, ma riesce a muoversi piuttosto agilmente balzando rapidamente sulla preda prescelta o procurandone una lenta morte per setticemia dopo averla morsicata e ammorbata con la sua bava. Anche su quest'isola, si trova un discreto numero di cervi, maiali selvatici ed altri animali che costituiscono la abituale fonte di sostentamento dei varani. Lasciata Komodo, proseguiamo la navigazione e facciamo infine rientro a Labuan Bajo. Qui cogliamo l'occasione per visitare delle grotte carsiche con discrete concrezioni calcaree. La sera ceniamo in un piccolo ristorante sovrastante il porticciolo e trascorriamo ancora una notte in un grazioso bungalow con una splendida vista sulla baia.
Il giorno successivo prendiamo un piccolo aereo che ci riporta a Bali e da qui proseguiamo con un altro volo che ci conduce nuovamente sull'isola di Giava e precisamente a Surabaya. All'aeroporto contattiamo un taxista e concordiamo il trasferimento verso il Vulcano Bromo. Dopo circa tre ore di viaggio raggiungiamo il paesino di Probolinggo, luogo di transito lungo l'itinerario che conduce al vulcano. Da qui percorriamo altri 40 chilometri e raggiungiamo Cemoro Lawang la località più popolare dei dintorni, situata proprio sul bordo del cratere ed all'inizio del sentiero che sale sul vulcano Bromo. Qui alloggiamo nell'accogliente Lava View Lodge ed essendo il 31 dicembre, prenotiamo la serata presso questa struttura simile ad una baita di montagna. Festeggiamo così il Capodanno cenando in allegria e danzando al suono di un complessino che si esibisce dal vivo. Verso le tre del mattino saliamo su un fuori strada 4x4 e raggiungiamo il Gunung Penanjakan, la vetta più alta del cratere esterno. Questo è il monte da cui vengono scattate le fotografie delle cartoline che raffigurano il Gunung Bromo sullo sfondo ed il Gunung Semeru che fuma in lontananza. Insieme a centinaia di altri ragazzi e turisti indonesiani provenienti un pò da tutte le parti del paese, attendiamo il sorgere del sole per salutare il nuovo anno che incomincia. Risaliamo quindi sul nostro fuoristrada e torniamo a Cemoro Lawang da dove iniziamo la discesa lungo la ripida parete del cratere fino a raggiungere, dopo aver attraversato la distesa nera del mare di sabbia, le pendici del Gunung Bromo, uno dei tre vulcani emersi all'interno di questo vasto cratere del diametro di oltre 10 km. Qui affittiamo due cavalli con i quali, immersi nella nebbiolina del primissimo mattino, iniziamo la salita che porta alla cima del cono vulcanico che si erge in un paesaggio lunare e desolato. L'ultima parte della salita, quella che conduce sull'orlo della bocca, è costituita da una ripida scalinata. Giunti in cima, passeggiamo lungo tutto il perimetro dell'orlo vulcanico, osservando le emissioni di fumo che provengono dal centro del cratere. Assistiamo dunque ad uno spettacolo naturale stupefacente immersi in una cornice estremamente evocativa ed unica in tutto il sud-est asiatico. La sera pernottiamo ancora presso il Lava View Lodge e la mattina successiva ripercorriamo la strada a ritroso e rientriamo a Surabaya.
Da Surabaya prendiamo quindi un volo che ci porta a Yogyakarta, principale centro di Giava centrale e depositaria del retaggio intellettuale ed artistico dell'isola. Dopo aver raggiunto il nostro albergo ed aver lasciato i nostri bagagli, ci dirigiamo verso il centro città e iniziamo la visita del Kraton, il gigantesco palazzo dei sultani di Yogyakarta. Si tratta in sostanza di una piccola città fortificata all'interno della città, ove sono racchiusi mercati, negozi, laboratori artigianali di batik e argenti, scuole, moschee ed altri edifici e saloni in uso al sultano ed alla sua corte. Assistiamo ad un concerto di gamelan e ad uno spettacolo del teatro delle ombre. Poco distante dal Kraton si trova il Taman Sari o Castello d'Acqua, uno splendido parco con palazzi, piscine e canali che un tempo costituiva un gradevole passatempo del sovrano e della sua corte. Vicino al Taman Sari, vi è poi il Mercato degli Uccelli un luogo molto pittoresco dove si possono ammirare centinaia di pappagallini, galletti, tortore, porcellini d'india, gatti, cani, geki, pipistrelli ed una miriadi d'altri animali esposti in gabbie ornamentali. La sera ceniamo nel nostro albergo, uno sfarzoso edificio in stile coloniale tra i più belli della città. Il giorno successivo lo dedichiamo sempre alla visita di Yogyakarta e iniziamo il nostro tour percorrendo la nota Jl. Malioboro, la principale via dello shopping. Proseguendo lungo questa arteria, si incontra il Benteng Vredeburg, un vecchio forte olandese, ed ancora oltre, diversi edifici coloniali tra cui sedi di consolati o di banche (spicca il raffinato edificio della Bank of Indonesia). Nel pomeriggio ci aggiriamo in un quartiere poco fuori dal centro cittadino rinomato per la presenza di negozi di antiquari e di artigianato: qui, in un vero e proprio tripudio di prodotti che rappresentano degnamente la produzione artigianale ed artistica del sud-est asiatico, effettuiamo alcuni ottimi acquisti con cui arricchiremo l'arredamento della nostra casa.
La mattina dopo, di buon'ora, contattiamo due ragazzi che diventeranno, nei giorni successivi, i nostri accompagnatori di fiducia. Partiamo quindi per una escursione nella zona del Merapi un vulcano permanentemente attivo a poche decine di chilometri da Yogyakarta. Questo vulcano, di quasi 3000 metri, ha eruttato decine di volte e tra le più recenti gli abitanti del luogo ricordano le eruzioni del 1994 (che provocò oltre 60 vittime), del 1998, del 2001 e infine del 2004 con eccezionali colate laviche. Proseguiamo la nostra visita della zona con una escursione nel limitrofo Parco Forestale con percorsi di trekking che si inerpicano in una fitta giungla popolata da un notevole numero di scimmie e che portano a punti panoramici e a cascate naturali. La sera, attaversando le fertili pianure alla base del vulcano, rientriamo a Yogyakarta.
Il giorno successivo partiamo per visitare un altro sito estremamente importante posto nei dintorni della città: Pranbanam. Qui si trova un gruppo di templi che rappresentano i resti più affascinanti della civiltà indù di Giava. Il sito vanta anche il grande tempio di Shiva Mahedeva, caratterizzato da una notevole esuberanza decorativa. I templi furono costruiti tra l'VIII e il X secolo e dopo due secoli di grande fermento artistico, i sovrani indo-javanesi si trasferiro a Giava est, abbandonando di fatto questo luogo. Nel 1550 la zona fu scossa da un violento terremoto che rase al suolo gran parte dei templi ed il processo di distruzione fu accelerato dalle razzie compiute dai cacciatori di tesori e dagli abitanti dei villaggi vicini. Dal 1991 il sito è sotto l'egida dell'UNESCO che ha avviato un imponente lavoro di restauro e ricostruzione. Dopo la visita di questo meraviglioso gruppo templare, ci spostiamo 3 km più ad est ove si trova il gruppo dei Templi di Palosan, costituito da alcuni templi minori dotati tuttavia di splendide decorazioni, raffinate statue e bassorilievi raffiguranti divinità e guardiani. Nei dintorni di Prambanan si trovano poi ancora alcuni templi più isolati che meritano una breve sosta, tra cui i principali sono il Candi Kalasan, uno dei più antichi luoghi di culto buddisti di questa pianura e il Candi Sari, eretto tra palme da cocco e baniani. La sera rimaniamo a Prambanan ove assistiamo al Ramayana Ballet, il più suggestivo spettacolo danzato di Giava che va in scena nel teatro all'aperto situato vicino al complesso templare, nell'occasione appositamente illuminato per fornire alla rappresentazione uno splendido sfondo scenico. Rientriamo infine di nuovo a Yogyakarta e la mattina dopo partiamo per una nuova escursione che ci conduce al più grande tempio buddista al mondo: il mitico Borobudur. Questa imponente costruzione fa passare in secondo piano molti altri luoghi spettacolari del sud-est asiatico. Sopravvissuto a piogge torrenziali, alle ceneri del Merapi, ad attacchi terroristici ed a milioni di scarpe dei visitatori, questo colossale tempio conserva intatta l'enigmatica bellezza di 1200 anni fa. Borobudur è stato realizzato con due milioni di blocchi di pietra che formano uno stupa massiccio e simmetrico su una base di 118x118 mt. Sei terrazze quadrate incoronate da altre tre circolari e quattro scalinate che salgono alla cima attraverso altrettanti portali finemente scolpiti, rendono questo tempio simile ad un enorme mandala tantrico a tre dimensioni. Borobudur fu concepito come la visualizzazione buddista del cosmo tradotta nella pietra. Oltre che per le sue dimensioni imponenti, questo sito è straordinario anche per le sue raffinate sculture che si trovano su 1460 pannelli finemente decorati posti lungo i quasi 5 km di corridoi che segnano il percorso dei pellegrini. In altri 1212 pannelli scolpiti, sono rappresentati numerosi aspetti della vita quotidiana giavanese. In cima alle terrazze si trovano poi 72 piccoli stupa che racchiudono delle statue del Buddha seduto. Il tempio è perfettamente inserito in una cornice assolutamente suggestiva costituita da un mosaico di verdissime risaie, imponenti palme che ondeggiano al vento e dolci colline circostanti. La visita di questo sito ha impegnato tutta la giornata per cui verso sera rientriamo a Yogyakarta e andiamo a cenare, per la nostra ultima notte in Indonesia, in un ristorante dal sapore coloniale nei pressi del Kraton.
Il giorno dopo ci rechiamo in aeroporto e prendiamo un volo che, dopo aver fatto scalo a Jakarta e a Kuwait City, ci riporta in Italia.
GALLERIA VIDEO FOTOGRAFICA