(Agosto 2015)
"Un compagno allegro è una carrozza in un viaggio a piedi."
Johann Wolfgang Goethe, Massime e riflessioni, 1833 - postumo
La visita delle rovine maya di Copàn, in Honduras, rappresenta una diversione piuttosto consueta per chi effettua un viaggio in Guatemala (vedi resoconto di viaggio: Guatemala). Con 5/6 ore di bus da Guatemala City o da Antigua si può difatti raggiungere piuttosto agevolmente questo importantissimo sito dichiarato dall'Unesco patrimonio dell'umanità.
Da El Florido, ultimo insediamento urbano guatemalteco prima del confine, entriamo nello stato dell'Honduras. Sbrigate in breve tempo le formalità doganali, dopo una sessantina di chilometri raggiungiamo Copàn Ruinas, una piccola cittadina con strette strade pavimentate e basse case colorate che si affacciano sulle vie del centro. Il nucleo vitale è rappresentato dal Parque Central, una piazza recentemente rinnovata su cui si erge la cattedrale in stile coloniale, il Palacio Municipal e l'edificio che ospita il piccolo Museo de Arqueologìa Maya. Di sera le stradine intorno alla piazza sono occupate da bancarelle che vendono manufatti artigianali e da suggestivi baracchini gastronomici in cui indaffarate donne preparano grigliate di carni, verdure stufate, tortillas ed altre semplici vivande. I maya hanno abitato queste valli per circa 2000 anni e il paesaggio sembra ancora ammantano da una aura senza tempo. Oggi al traffico carrabile che transita sulle strade intorno a Copàn Ruinas, rappresentato soprattutto dai mezzi pesanti che trasportano le merci verso l'interno del paese, si affiancano le genti del luogo che, vestite con cappello alla far-west, stivali in cuoio e vistosi cinturoni stile rodeo, ancora si spostano a dorso dei cavalli. Trascorriamo la serata in compagnia di persone del luogo dividendo con loro la tavola e gustando insieme le carni cotte al momento sulle improvvisate griglie allestite lungo i marciapiedi del centro.
Copàn Ruinas, con la sua discreta offerta di sistemazioni alberghiere, rappresenta la base obbligata per la visita del vicino ed importantissimo sito archeologico di Copàn posto alla fine del sendero peatonal che in circa 30 minuti di cammino conduce alle rovine. Ceramiche ed altri manufatti trovati in questo luogo testimoniano che la valle di Copàn è stata abitata almeno sin dal 1200 a.C. e che è stata un fiorente centro commerciale. A partire dal V sec d.C. si succedettero una serie di dinastie reali che contribuirono alla edificazione di importanti strutture ed edifici urbani parte dei quali sono stati oggi riportati alla luce e conservati. Paradossalmente la grande espansione demografica che avvenne in questa valle, costituì anche la causa del suo declino giacchè l'agricoltura ed il territorio non furono più in grado di soddisfare le esigenze della popolazione che iniziò quindi a spargersi sulle colline e sui pendii circostanti dando luogo ad un massiccio disboscamento. Ciò comportò erosione del territorio, allagamenti ripetuti ed un danno ambientale che pregiudicò ancor di più le risorse agricole della zona determinando periodi di carestia che decimarono la popolazione. Intorno al XII - XIII sec. d.C. la valle venne via via abbandonata e la giungla riprese il dominio sull'antica città reale di Copàn.
Solo verso la fine del XVI sec. d.C. un inviato del re di Spagna Filippo II, Diego Garcìa de Palacio, riscoprì le rovine della città, ma solo verso la metà del XIX sec. il luogo ricevette una maggior attenzione allorquando il colonnello spagnolo Juan Gelindo stilò una mappa del sito ed ispirò le pubblicazioni storico-archeologiche di John L. Stephens e Fredrick Catherwood. Le ricerche condotte negli anni hanno evidenziato la presenza di oltre 3400 strutture su una superficie di circa 27 km/q attorno al cosiddetto gruppo principale, oltre a più di 4500 altre strutture su una superficie di circa 135 km/q, il che ha fatto supporre che nel periodo di massimo sviluppo (intorno alla fine dell'VII sec. d.C.) questa zona contasse oltre 27500 abitanti.
Raggiungiamo dunque questo interessantissimo sito e superata la biglietteria comminiamo per circa mezzo chilometro lungo un sentiero che si snoda tra altissimi alberi su cui trovano riparo coloratissimi pappagalli che con i loro assordanti versi volano di ramo in ramo. Il sentiero conduce alla Gran Plaza (Plaza de las Estelas) un vasto prato facente parte del cosiddetto Grupo Principal su cui sono infisse delle grandi stele fittamente scolpite che ritraggono alcuni regnanti di Copàn. Tra questi è spesso raffigurato King 18 Rabbit in diverse fasi del suo regno. Tracce di colore ancora presenti lasciano presupporre che le stele, risalenti al VII ed VIII sec. d.C., fossero in origine riccamente dipinte. Dopo aver ammirato questi capolavori dell'arte maya che si trovano sparsi anche lungo il perimetro della Gran Plaza, dirigendoci verso sud, incontriamo l'area del Juego de Pelota, la seconda per estensione di tutto il centro America. Il campo riportato alla luce giace su due precedenti campi più piccoli ed oggi è anche possibile ammirare delle sculture a forma di testa di scimmia lungo le pareti che delimitano la sua superficie.
Ancora più a sud si trova il monumento più famoso di quest'area archeologica: la Escalinata de los Jeroglìficos, protetta da una alta copertura che la preserva dalle intemperie. La campata di 63 gradini, ricoperti da rilievi e glifi e fiancheggiati da rampe altrettanto scolpite, racconta la storia della casa reale di Copàn, una storia in parte ancora incompleta a causa della rovina di alcune superfici, ma che gli archeologi stanno cercando di ricostruire nella sua interezza. Alla base della scalinata una stele racconta di una eclisse di sole che si verificò in quel periodo e sul vicino altare è raffigurato un serpente piumato dalla cui bocca emerge una testa con sembianze umane. Nel 1989 fu rinvenuta nelle vicinanze la tomba di uno scriba reale che racchiudeva al suo interno del vasellame riccamente decorato e degli oggetti in giada lavorata. Un breve sentiero in salita che si snoda attraverso alberi secolari porta alla scalinata ed alla struttura del Templo de las Inscriptiones le cui pareti sono scolpite con gruppi di geroglifici.
Qui vicino si trova il Patio Occidental (west court) ove è possibile ammirare l'Altar Q che possiede tra le più belle sculture dell'area. Lungo i lati del Patio, alcune superbe sculture in rilievo rappresentano 16 grandi re di Copàn ed il suo fondatore Yax Pasaj Chan Yopaat. Dietro l'altare vi è un sito sacrificale nel quale gli archeologi hanno ritorvato le ossa di 15 giaguari e diversi macachi che qui furono sacrificati in onore del fondatore e dei suoi antenati. Questo gruppo di templi ed edifici, conosciuto anche con il nome di Acropoli, era il cuore spirituale e politico del sito, un luogo riservato solo alla nobiltà nel quele si tenevano fastose cerimonie ed i regnanti venivano seppelliti. Sull'altro lato di quest'area si trova il Patio Oriental o Patio del Los Jaguaros (east court) che conserva, sotto la Struttura 18, la tomba di Yax Pasaj Chan Yopaat, purtroppo depredata prima dell'arrivo dei primi archeologi. Entrambe le corti sono poi ricche di stele e di sculture che rappresentano teste umane e di animali. Per vedere le più elaborate occorre salire sulla Struttura 22 anche nota come Templo de Meditaciòn oggi accuratamente restaurata. Nel 1999 sono stati aperti il Tùnel Rosalila e il Tùnel de los Jaguaros, due gallerie che consentono ai visitatori di avere un'idea delle strutture pre-esistenti costruite al di sotto degli edifici attualmente visibili. Nella parte sud del sito si trova poi una vasta area immersa nella foresta denominata El Cementerio: si tratta di un insieme di case, negozi ed altri edifici che costituivano l'area residenziale dell'antica città in cui vivevano i notabili e le persone più agiate.
Dopo aver speso alcune ore in questo affascinante sito che ci racconta l'universo maya, sviluppato sui tre livelli del paradiso (regno del sole, dei pianeti, degli dei, dei valorosi caduti in battaglia e degli antenati) del mondo dei vivi (scandito da un tempo ciclico ma in continuo scorrimento) e dell'oltretomba (luogo degli dei della morte e punto di ripartenza per i defunti), raggiungiamo la strada carrozzabile e dopo un paio di chilometri arriviamo in un'altra area archeologica i cui scavi hanno contribuito a gettar luce sulla vita quotidiana degli abitanti di questa valle durante il suo periodo di maggior splendore. Quest'area è denominata Las Sepolturas ed una volta era connessa alla Gran Plaza di Copàn tramite una lunga strada lastricata. La zona era molto probabilmente un'agglomerato residenziale dove ricchi e nobili erano soliti risiedere. Un vasto e lussuoso compound pare ospitasse non meno di 250 persone in una quarantina di edifici che si sviluppavano intorno ad una decina di cortili. La struttura principale è chiamata Palacio de los Bacabs e originariamente i suoi muri esterni erano arricchiti con figure a grandezza naturale di 10 uomini in abiti eleganti e copricapi piumati. La zona che si estende intorno a questo sito è denominata El Bosque ed una passeggiata di circa un'ora consente di avvistare altre rovine immerse in una fitta vegetazione abitata da diverse specie di uccelli e da scimmie.
Sul finire del giorno facciamo rientro a Copàn Ruinas da dove organizziamo per la mattina successiva il trasferimento che ci porterà nuovamente in Guatemala per la prosecuzione del nostro viaggio alla visita di questo paese (vedi resoconto di viaggio: Guatemala).
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