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GIAPPONE

(Dicembre 2014/Gennaio 2015)

Cartina dell'Itinerario

"Un viaggio per quanto terribile possa essere, nel ricordo si trasforma in qualcosa di meraviglioso."

Banana Yoshimoto

ITINERARIO DEL VIAGGIO

In questo nostro secondo viaggio nel "paese del sol levante" percorreremo degli itinerari che pur non rientrando tra le mete classiche di chi visita per la prima volta questa nazione, toccano tuttavia delle città e delle zone che presentano caretteri di notevole interesse sia storico che naturalistico. Trascorreremo dapprima alcuni giorni nell'arcipelago sub-tropicale di Okinawa e delle Isole Ryukyu e da qui ci sposteremo in volo nel Kyushu, l'isola più meridionale tra le isole maggiori che compongono il Giappone. Con un lungo trasferimento di quasi 2500 km ci dirigeremo poi a nord fino a raggiungere Hokkaido, la seconda isola giapponese per estensione, con i suoi selvaggi paesaggi sub-artici di "ghiaccio e fuoco". Concluderemo infine il viaggio nell'Honshu centrale, visitando la zona di Nagano e trascorrendo un po' di tempo immersi nella pulsante vita di Tokyo da cui faremo rientro in Italia. Il tutto usufruendo del nostro Japan Rail Pass, grazie al quale percorreremo oltre 4200 km di strade ferrate utilizzando i puntuali e velocissimi treni giapponesi che costituiscono un mezzo insostituibile per muoversi in questo paese.

Da Milano raggiungiamo Vienna con un volo Austrian Airlines e dopo una breve sosta in aeroporto ci imbarchiamo sull'aeromobile che alle prime ore del mattino del giorno successivo posa le ali al Narita International Airport di Tokyo. Da qui ci trasferiamo rapidamente all'Haneda Airport, altro grande scalo della capitale giapponese, dal cui terminal domestico ci imbarchiamo su un volo che in circa tre ore ci porta a Naha, principale centro urbano dell'isola di Okinawa.

- ISOLE RYUKYU
In questa regione posta all'estremo sud del paese, le tipiche architetture giapponesi, i giardini acciottolati e le fioriture dei ciliegi cedono il passo a bianche spiagge e a ondeggianti palmeti tropicali. Nonostante secoli di sfruttamento del territorio e nonostante le devastazioni dell'ultimo periodo della seconda guerra mondiale, l'arcipelago delle isole Ryukyu sta facendo registrare da alcuni anni un vero e proprio boom turistico. Con un clima che si mantiene mite per tutto l'anno, queste isole rappresentano la destinazione ideale per gli amanti del mare, per gli escursionisti e per gli appassionati di sport acquatici. Le coste sono punteggiate di splendide spiagge, l'interno delle isole è un susseguirsi di foreste pluviali sub-tropicali e il mondo sottomarino è ricchissimo di pesci variopinti e di barriere coralline. L'arcipelago si estende per oltre mille chilometri partendo dalla punta meridionale del Kyushu fino a raggiungere il largo di Taiwan che dista appena poco più di cento chilometri. Okinawa è l'isola più estesa di tutto l'arcipelago ed è la sede storica della potente dinastia Ryukyu. Negli ultimi decenni ha sperimentato un nuovo tipo di influenza culturale conosciuta con il nome di "imperialismo americano": qui sono di stanza oltre 25.000 soldati USA ed il loro impatto sull'economia e sulla cultura si è fatto decisamente sentire. Lungo le strade dell'isola si susseguono rivendite di auto usate, centri commerciali e fast food dal taglio decisamente statunitense. Atterriamo dunque a Naha (importante nodo dei trasporti per le altre isole della prefettura) e dall'aeroporto, grazie all'efficiente monorotaia, raggiungiamo in pochi minuti il nostro albergo situato nel centro della città. Nonostante sia stata completamente distrutta durante l'ultimo conflitto mondiale, Naha è stata rapidamente ricostruita e sebbene non presenti particolari attrattive dal punto di vista architettonico, è tuttavia doverosa una visita ad alcuni siti che rivestono un certo interesse turistico. Una passeggiata lungo la Kokusai-dori è un must per chi vuole immergersi nella movida dell'urbe: questa è la principale via cittadina e qui si susseguono ininterrottamente ristoranti, esercizi commerciali e locali di intrattenimento assai frequentati soprattutto durante la notte. Poco distante sorge il caratteristico quartiere di Tsuboya in cui una dozzina di laboratori si sono specializzati nella produzione e lavorazione della ceramica proseguendo una tradizione artistica che risale alla fine del XVII secolo. La maggior parte dei negozi vende le tipiche ceramiche di Okinawa tra cui rivestono un particolare interesse simbolico gli shiisa, creature per metà cane e per metà leone che decorano i tetti e gli ingressi delle abitazioni e che sono considerati come dei guardiani delle case. Nella parte orientale della Kokusai-dori sorgono le porte ricostruite di Sogen-ji che anticamente conducevano al tempio dei sovrani delle isole Ryukyuy e le cui strutture originarie sono andate distrutte durante l'ultimo conflitto mondiale. Nei pressi del porto di Tomari sorge poi un piccolo cimitero internazionale in cui riposano le spoglie di personaggi illustri che hanno vissuto sull'isola di Okinawa. Ma l'attrattiva di maggior interesse della città è senz'altro rappresentata dalla zona di Shuri in cui si ergono l'omonimo castello Shuri-jo, i templi, i santuari e le tombe che ospitano l'antica famiglia reale. Il complesso di questi edifici è stato interamente distrutto dai bombardamenti dell'ultimo conflitto mondiale, ma nel dopoguerra è stata condotta una imponente opera di restauro che oggi ci riconsegna gran parte degli edifici nel medesimo stato in cui si trovavano al tempo del loro massimo splendore. Intorno alle mura del castello si aprono una serie di porte di cui la più rappresentativa è la Shureimon gate, di influenza cinese e che costituisce il simbolo per eccellenza di Okinawa tanto da essere riprodotta anche sulle banconote da 2000 Yen. A poca distanza dal castello sorge poi il Tamaudun Mausoleum, dichiarato patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Si tratta di un edificio originariamente risalente agli inizi del XVII secolo che fungeva da tomba per i componenti della famiglia reale del regno di Ryukyu. E' oggi visibile l'accurata ricostruzione delle tre stanze che componevano il complesso in cui sono stati tumulati re, regine, principi e principesse.

Naha può rappresentare un buon punto di partenza per effettuare alcune escursioni nella parte meridionale dell'isola. Poco a sud della città si trovano gli underground naval headquarters, il quartier generale sotterraneo della marina giapponese, luogo in cui si suicidarono 4000 uomini allorchè le sorti della terribile battaglia di Okinawa apparvero irrimediabilmente segnate per le truppe del sol levante. I tunnel sono aperti al pubblico ed è possibile esplorare il labirinto di corridoi in cui si possono leggere le ultime parole scritte dal comandante sul muro della sua stanza e vedere i buchi lasciati sulle pareti dalle esplosioni delle granate. Durante gli ultimi giorni della battaglia di Okinawa la zona più a sud dell'isola sostenne il peso maggiore dell'attacco americano denominato "tifone d'acciaio" ed oggi sono qui presenti numerosi monumenti che ricordano quei terribili giorni. In questa zona sorge infatti il Memorial peace park, un luogo molto sobrio che vale la pena visitare per una passeggiata meditativa che consente di osservare i ricordi di guerra provenienti da ogni prefettura del Giappone. Di particolare interesse è l'Okinawa peace memorial museum, incentrato sulle sofferenze patite dagli abitanti dell'isola di Okinawa sotto l'occupazione militare, prima, delle truppe giapponesi e, poi, dell'esercito americano. Di notevole rilievo è anche la Cornerstone of peace, una serie di monoliti eretti tra le curate piante del parco su cui sono iscritti i nomi di coloro che persero la vita durante la battaglia di Okinawa. Altri monumenti degni di nota in quest'area sono la Clock tower e il moderno monolite a ferro di cavallo situato sulla Peace hill. Sempre a sud dell'isola si trova poi il grande parco a tema denominato Okinawa world la cui maggiore attrattiva è la Gyokusendo cave, una immensa grotta calcarea visitabile per circa un chilometro in cui si susseguono spettacolari formazioni stalattitiche e stalagmitiche. Sempre all'interno del parco si trova il Kingdom village, una interessante ricostruzione di un tradizionale villaggio Ryukyu che comprende dei laboratori in cui è possibile assistere e praticare alcune attività artigianali caratteristiche dell'epoca quali la lavorazione del vetro, della ceramica e della carta, nonchè la produzione di strumenti musicali e la distillazione del famoso sake di serpente tipico dell'isola.

Al largo di Okinawa si trova una serie di isole che sono contraddistinte da uno stile di vita totalmente diverso. La gente è più rilassata e si può trovare ancora traccia della cultura tradizionale. Queste isole sono ricercate anche per le loro favolose spiagge di sabbia bianca e per le acque verde smeraldo dagli splendidi fondali. Da Naha prendiamo un traghetto per raggiungere il gruppo di isole più vicine ad Okinawa: poste ad appena trenta chilometri dalla costa si trovano le isole che formano il cosiddetto Kerama-retto tra cui le principali sono Zamami-jima, Aka-jima e Geruma-jima. Sbarcati dal traghetto su Zamami-jima affittiamo uno scooter per effettuare il periplo dell'isola che può essere compiuto con un tragitto di circa 30 chilometri. Questa isola è considerata un vero e proprio gioiello in virtù delle sue acque cristalline e rappresenta dunque il top per gli amanti delle immersioni e dello snorkelling. Il paesaggio cambia ad ogni tornante ed offre vedute sia sulla lussureggiante vegetazione subropicale che ricopre l'interno, sia sulle lunghe distese di sabbia bianca lambite dalle verdi acque dell'oceano. Con una piccola imbarcazione ci spostiamo su Aka-jima, una piccola isola in cui si trovano alcuni punti di osservazione e diverse splendide spiagge. Qui vive la popolazione dei cosiddetti cervi Kerama, una specie tipica di questo luogo che fu condotta sull'isola circa 400 anni fa e che si è adattata a questo ambiente. Affittiamo una bicicletta per poterci spostare più rapidamente sulle poche strade e sui sentieri dall'isola e ciò ci consente di raggiungere alcune spiagge incontaminate in cui è possibile fare il bagno ed ammirare la ricca fauna sottomarina. Un ponte di poche centinaia di metri connette Aka-jima con Geruma-jima, minuscola isoletta contornata da calette su cui sorge anche una piccola pista di atterraggio per i velivoli che collegano le isole Kerama con Okinawa. L'arcipalago è altresì noto per il whale-watching: nella stagione invernale, da dicembre fino alla fine di marzo, vengono qui a svernare le balene humpback che dalle isole Aluetine e dall'Alaska si spostano in queste acque più miti per svezzare i piccoli. Trascorsi qui alcuni giorni in pieno relax, è giunto il momento di proseguire il nostro viaggio risalendo il Giappone da sud a nord.

- KYUSHU
Raggiungiamo dunque Fukuoka, principale centro dell'isola di Kyushu che ha acquisito negli ultimi anni una notevole importanza sia turistica che commerciale grazie anche alla sua vicinanza a due metropoli asiatiche quali Shanghai e Seoul. Dall'aeroporto, con una rapida corsa in metro, raggiungiamo il nostro albergo e lasciati qui i bagagli, ci dedichiamo subito alla visita della città cominciando dai quartieri di Nakasu (il quartiere dei divertimenti per eccellenza) e di Tenjin (la zona commerciale) tra loro separati dal fiume Naka-gawa. Tenjin conserva alcuni edifici storici in stile occidentale tra cui spicca la Former prefectural hall and official guest house, risalente al 1910 ed il Fukuoka city Bungaku-kan in mattoni rossi. In centro si trovano inoltre alcuni templi che meritano una visita come ad esempio: il Tocho-ji che espone alcune pregevoli statue della dea Kannon ed il più grande Buddha ligneo del Giappone; lo Shofuku-ji un tempio zen fondato nel 1195; il Sumiyoshi-jinja un santuario con un giardino costellato da cedri ed alberi della canfora; il Kushida-jinja risalente all'VIII secolo che custodisce un pregevole carro da processione ed ancora i minori ma deliziosi Myoraku-ji, Joten-ji e Ryugu-ji situati a poca distanza. Canal city è una zona assai vitale di Fukuoka e qui si trova l'elegante complesso architettonico composto da sei edifici che rappresenta il più grande centro commerciale e dei divertimenti della città. Tredici sale cinematografiche, un teatro, due importanti alberghi di lusso, giardini pensili, innumerevoli boutique, un gran numero di bar e bistrò ospitano la movida cittadina che qui si riversa durante il giorno e fino a notte fonda. Trascorriamo qui la serata passando da un locale all'altro ed assaporando i piatti tipici della regione tra cui hanno un posto d'onore i famosi ramen di Fukuoka, dei noodles cotti in un caratteristico brodo biancastro. L'ohori Park, un ampio polmone verde inserito nel tessuto urbano con laghetti, sentieri, padiglioni e isolette collegate da ponti caratteristici custodisce le rovine dell'antico castello di Fukuoka e il Nihon-teien, un giardino giapponese tradizionale. Il quartiere di Momoci rappresenta invece la parte più moderna della città in cui spiccano la sfavillante torre di Fukuoka alta 234 mt. e Hawks Town, una zona a ridosso del mare che ospita centri commerciali, parchi per i divertimenti e l'avveniristico stadio della locale squadra di baseball. L'ascesa sulla torre consente di avere una spettacolare veduta di Fukuoka soprattutto verso sera allorquando la città si illumina di migliaia di piccole luci mentre il sole tramonta sull'oceano.

Poniamo Fukuoka come base per alcuni spostamenti che faremo nella regione. La mattina successiva, di buon'ora, prendiamo un treno espresso locale che in poco meno di due ore ci porta a Nagasaki (a/r 310 Km), una città interessante e vivace la cui storia più antica, caratterizzata da intensi contatti commerciali con i portoghesi e gli olandesi, tende a passare in secondo piano rispetto ai tragici eventi della seconda guerra mondiale. La nostra visita comincia proprio dalla zona di Urakami, un sobborgo che sorge sul luogo che fu l'epicentro dell'esplosione atomica e che oggi è contrassegnato da una colonna squadrata in pietra nera e liscia facente parte dell'Atomic hypocenter park in cui si possono ancora vedere alcune tracce della deflagrazione che devastò la città. Nella zona si trova il Nagasaki atomic bomb museum che riporta l'attenzione dei visitatori ai momenti in cui si verificò il terribile disastro. A nord dell'epicentro sorge il Parco della pace, un giardino che ospita statue e sculture provenienti da tutto il mondo. A poca distanza si trova poi la cattedrale di Urakami, la più grande chiesa cattolica d'oriente, costruita nell'arco di trent'anni e rasa al suolo dall'esplosione in meno di tre secondi! L'edificio attuale, eretto in luogo dell'originario, risale al 1959. Terminata la visita di questo tranquillo sobborgo, proseguiamo verso il centro cittadino e nella zona della stazione centrale incontriamo il 26 martyrs memorial, una parete commemorativa ornata da bassorilievi raffiguranti i 26 cristiani crocifissi nel 1597 durante un atto di repressione del cristianesimo in Giappone. Nelle vicinanze sorgono alcuni templi che meritano una visita tra cui: il Fukusai-ji Kannon, una sorta di enorme tartaruga che sorregge sulla schiena una statua della dea Kannon alta 18 metri. Il tempio originario, in stile cinese, risale al 1628, ma fu interamente distrutto dall'esplosione atomica e poi ricostruito nel 1976; il Shofuku-ji, con i suoi tranquilli giardini in cui sorge una porta ad arco in pietra risalente alla metà del 1600; il Suwa-jinja, anch'esso risalente al XVII sec. e arricchito con leziose statue komainu (statue di cani guardiani e da preghiera). Poco più a sud lungo la cosiddetta "temple row" sorgono due tra i più famosi templi di Nagasaki: il Sofuku-ji, con la sua entrata rossa tipica del periodo Ming, e il Kofuku-ji, eretto nei primi decenni del XVII sec. e noto per la sua architettura della sala principale anch'essa in stile Ming. Parallelo alla schiera di templi che sorge lungo la "temple row", scorre il Nakashima-gawa, un fiume le cui rive sono collegate da una serie di dieci pittoreschi ponti di pietra risalenti al XVII sec. Il più noto di tutti è il Megane-bashi, o ponte degli occhiali, un ponte a doppia campata così chiamato perchè, quando l'acqua raggiunge un certo livello, gli archi e la loro immagine riflessa nel fiume sembrano congiungersi creando un effetto che ricorda un paio di occhiali circolari. Nella parte della città che si affaccia sulla baia e sul porto si trova il suggestivo quartiere di Dejima che sorge nella zona in cui dal XVII al XIX sec. vi era la stazione commerciale olandese, unica finestra aperta sul mondo esterno in Giappone. Ai mercanti olandesi era consentito avere rapporti e tenere contatti solamente con i partner commerciali giapponesi. Oggi la zona è stata trasformata in un complesso all'aperto di ristoranti, bar, negozi e gallerie tutti rivolti verso la amena baia. A Dejima fa da contr'altare il quartiere di Chinatown: anche qui, durante il periodo di isolamento del Giappone, i commercianti cinesi erano limitati negli spostamenti e nelle relazioni così come avveniva per gli olandesi. Oggi di quel tempo sopravvivono solo un paio di edifici storici ed una dinamica comunità cinese che ha esercitato una notevole influenza sulla cultura, l'architettura, le feste e la cucina della città. Raggiungiamo poi la periferia meridionale di Nagasaki dove sorge la zona di Glover garden, un giardino in cui si trovano alcune vecchie abitazioni appartenute ad europei vissuti in città durante il periodo Meji. Scale mobili che corrono lungo il fianco della collina, laghetti popolati da carpe e una serie di fontane rendono questo posto un luogo molto apprezzato dagli abitanti. Subito sotto al Glover garden si trova la Oura catholic church, costruita verso la fine del XIX sec. come luogo di culto per gli stranieri residenti a Nagasaki. Nelle vicinanze si trovano poi i dutch slopes, una serie di declivi lastricati che un tempo erano fiancheggiati da case in legno in stile olandese. Molti di questi edifici sono stati restaurati e oggi restano a testimonianza dei primi rapporti intrecciati dal Giappone con l'occidente. In serata, dopo una lunga giornata spesa a visitare questa piacevolissima città, raggiungiamo il punto panoramico dell'Inasa-yama, un'altura di 333 mt raggiungibile anche con una teleferica panoramica, dalla quale si godono, soprattutto con l'arrivo della sera, superbe vedute di Nagasaki e della sua baia che piano piano si illumina di migliaia di luci. Riprendiamo infine il treno e facciamo rientro in tarda sera a Fukuoka dove trascorriamo ancora alcune ore nell'animatissima zona di Canal city.

Il giorno seguente, di primo mattino, prendiamo uno Shinkansen (il treno proiettile) per raggiungere Kumamoto (a/r 240 Km), una cittadina con atmosfera paesana, clima mite per gran parte dell'anno e flora quasi sub-tropicale. Questo luogo fu un importante centro di potere durante il governo degli shogun Tokugawa (1603-1868) ed a questo periodo risale la principale attrazione: dall'alto di una collinetta il castello di Kumamoto, uno dei più grandi castelli del Giappone, domina la città. La struttura originaria comprendeva 49 torri, 29 porte e accorgimenti architettonici strategici. Distrutto quasi completamente nel 1877 è stato successivamente ricostruito cercando di rispettare il più fedelmente possibile l'edificio storico. A nord-ovest del castello si trova la Gyobu-tei, la dimora secolare del signore di Gyobu, che offre un interessante assaggio della vita feudale del periodo Edo. Trascorsa la mattina a Kumamoto riprendiamo lo Shinkansen e transitando da Fukuoka proseguiamo il viaggio fino a raggiungere Beppu (a/r 380 Km), una stazione termale caratterizzata da una curiosa commistione di moderne insegne al neon e di tradizionali bagni giapponesi (onsen). La città, visitata da oltre 12 milioni di turisti ogni anno, sorge su un terreno poroso punteggiato da un gran numero di fumarole i cui vapori che si disperdono nell'aria danno l'impressione di trovarsi in una enorme sauna a cielo aperto. L'acqua bollente proveniente dal sottosuolo alimenta non solo le oltre 3750 sorgenti calde e i 160 bagni pubblici, ma viene anche incanalata nelle case private per riscaldare gli ambienti. L'attrazione turistica più famosa di Beppu sono gli jigoku, i cosiddetti "inferni bollenti", ossia laghetti di fango e pozze d'acqua che ribollono per il calore sprigionato dall'attività vulcanica sotterranea. Vi sono otto "inferni" principali, poco distanti dal centro cittadino, che possono essere visitati nell'arco di due/tre ore con un biglietto cumulativo. Sei di questi si trovano nella zona di Kannawa e tra i più suggestivi merita annoverare l'umi jigoku (inferno marino) con la sua distesa di acqua azzurra esalante vapori maleodoranti; lo shiraike jigoku (inferno dello stagno bianco) e il kamado jigoku (inferno del forno) con le loro statue di draghi e demoni che sovrastano l'acqua; l'oni-yama jigoku (inferno della montagna del diavolo); il chi-no-ike jigoku (inferno della pozza di sangue) che con le sue acque rosse è un soggetto molto interessante da fotografare; il tatsumaki jigoku (inferno del getto d'acqua) dove un geyser offre ad intervalli regolari prova della propria potenza. Poco più distante si trovano l'hon bozu jigoku (inferno del monaco) così chiamato perchè il fango che qui ribolle forma delle calotte che assomigliano alla testa di un monaco e il kinryu jigoku (inferno del drago d'oro) con la sua bocca di vapore simile ad un drago che erutta. Una visita di Beppu non può comunque prescindere dall'esperienza degli onsen, ossia le vere e proprie sorgenti termali sparse per tutta la città. Si può spendere qualche ora piacevole provando uno o più stabilimenti che offrono servizi che vanno dalla semplice permanenza in vasche più o meno calde, a massaggi terapeutici, a veri e propri bagni di fango o sabbia caldi. In serata facciamo rientro a Fukuoka per trascorre l'ultima notte del 2014 lungo la zona di Canal city e per festeggiare l'arrivo del nuovo anno, secondo l'usanza giapponese, nei templi sparsi per la città.

Lasciamo quindi il Kyushu e con un lungo trasferimento in Shinkansen raggiungiamo intorno all'ora di pranzo la città di Tokyo (1180 Km). Prima di proseguire il nostro viaggio verso il nord del paese trascorriamo il resto della giornata nel quartiere di Shibuya, una tra le zone più vibranti e vitali della città. L'occasione ci è gradita per tornare (eravamo stati proprio qui a capodanno del 2009) allo Starbucks che si affaccia su Shibuya Crossing, uno degli incroci a quattro strade più famosi del mondo che rappresenta un palcoscenico d'eccellenza per osservare la vivace atmosfera di Tokyo e la vitalità della sua gente. Non manchiamo poi di ripassare a "salutare" la statua del cane Hachico (protagonista dell'omonimo film con Richard Gere) emblema della fedeltà e della dedizione ed oggi immancabile tappa degli innamorati che davanti alla statua sono soliti promettersi eterno amore. Terminiamo la giornata passeggianto lungo l'animatissima via Dogen-zaka, un groviglio di strade e stradine in pendenza su cui si affacciano locali, bar, ristoranti, love-hotels e negozietti. Dopo aver maturato qualche ispirazione per gli acquisti che faremo durante gli ultimi giorni di vacanza allorquando ritorneremo qui a Tokyo, in nottata raggiungiamo in treno il Narita Airport (70 Km) da dove ci imbarchiamo su un volo per Sapporo.

- HOKKAIDO
Hokkaido, la propaggine più settentrionale delle quattro isole maggiori che formano il Giappone, vanta una grande ricchezza paesaggistica e straordinarie bellezze naturali. Gli spazi sconfinati e i suoi numerosi parchi nazionali contrastano notevolmente con il sovraffollamento spesso claustrofobico dei principali agglomerati urbani delle altre isole maggiori del paese. Sapporo è il principale centro ed il principale snodo dei trasporti dell'intera regione ed è proprio da questa città che iniziamo la nostra visita. L'area urbana, di edificazione piuttosto recente e disposta secondo una pianta a griglia, è piuttosto facile da girare e le principali attrattive turistiche sono agevolmente raggiungibili. Celebre punto di riferimento è la torre dell'orologio, un edificio dall'aspetto di vecchia scuola di campagna del New England eretto nel 1878 che oggi si presenta totalmente sovrastato dal circostante contesto di moderne costruzioni che lo rendono quasi insignificante. Non passa invece inosservata la torre della televisione, una struttura metallica alta 147 mt. che ricorda la Tour Eiffel dalla cui terrazza panoramica si gode una vista a 360° di Sapporo. Nelle vicinanze si trova l'odori-Koen il principale parco del centro cittadino. Questa area verde è particolarmente suggestiva nel periodo invernale quando i numerosi alberi che la costellano vengono addobbati con migliaia di scintillanti luci ed i suoi viali ospitano le bancarelle dei mercatini natalizi. Qui si svolge anche la tradizionale festa della neve che trasforma il parco in un teatro fiabesco punteggiato da piccole e grandi sculture di ghiaccio e neve. Sebbene il freddo sia pungente (la temperatura scende abbondantemente sotto lo zero) trascorriamo qui alcune ore passeggiando immersi in una atmosfera quasi surreale. La città dà il proprio nome alla birra locale: per assistere alla produzione della famosa birra Sapporo o per gustarne le varietà, si può visitare la Sapporo brewery, il Sapporo beer museum e la Sapporo beer hall, un suggestivo locale dove viene servito un menù all you can eat e soprattutto all you can drink imperdibile per gli amanti della birra. Qui è anche possibile degustare un barbeque di agnello denominato "Gengis Khan" che costituisce un must per chi visita Hokkaido. La città non presenta particolari edifici di rilievo storico: le uniche eccezioni che meritano una menzione e che costituiscono una testimonianza architettonica del periodo a cavallo tra il XIX e il XX sec. sono l'ex palazzo della Corte d'Appello ed il vecchio palazzo del governo dell'Hokkaido. Tra i fiori all'occhiello della Sapporo commerciale figura la Sapporo factory un futuristico edificio dotato del tetto in vetro più grande del Giappone che ospita un enorme shopping mall e locali per il divertimento immersi in una suggestiva cornice indoor arricchita da ruscelli e da alberi. Infine non può mancare una visita al Nijo fish market il più grande mercato del pesce fresco della città in cui è possibile gustare il miglior sushi e sashimi dell'Hokkaido. Per la serata ci dirigiamo nel quartiere di Susukino la zona dei divertimenti per eccellenza di Sapporo. Qui, in un via vai continuo di persone, non mancano i ristoranti, i bar, i locali notturni, le discoteche, le sale da gioco e pachinko ed ogni altro locale destinato all'intrattenimento.

A Sapporo poniamo la nostra base per gli spostamenti che faremo nei giorni seguenti in alcune interessanti località nella regione. La prima destinazione che raggiungiamo è il Shikotsu-Toya National Park (a/r 330 Km) un parco naturale posto in prossimità della costa meridionale di Hokkaido che racchiude due laghi vulcanici: lo Shikotsu-ko e il Toya-ko. Alcuni vulcani del parco sono ancora attivi ed uno di essi nel 2000 ha avuto una violenta eruzione con una nuvola di cenere alta oltre 2700 mt. e con lanci di materiale piroclastico che si sono riversati sulla zona circostante. L'area è quindi un vero e proprio museo a cielo aperto per i vulcanologi i quali possono venire qui ad osservare da vicino questi fenomeni della natura. Nonostante l'attività vulcanica l'area è molto popolare tra gli amanti delle sorgenti termali e prova ne sono gli innumerevoli alberghi e stabilimenti che sorgono sulle rive dei laghi e nella cittadina di Toya-ko onsen. Parecchi percorsi escursionistici, alcuni chiusi durante la stagione invernale, consentono ai tutisti di lambire le sponde dei laghi e di avvicinarsi ai coni vulcanici che caratterizzano il paesaggio. Al confine sud del parco si trova una delle località più rinomate della zona: Noboribetsu che vanta la maggior disponibilità di sorgenti termali di tutto il Giappone che qui sgorgano da un calderone sulfureo situato sulla collina. Indubbiamente il luogo è molto suggestivo anche se i grandi complessi alberghieri che sono qui sorti negli ultimi decenni tendono a deturpare un po' l'amenità dell'ambiente. Il paesino, lungo la cui strada principale si trovano negozietti e botteghe che vendono buffe sculture di animali e demoni, non offre altro se non la possibilità di accedere ad onsen più o meno lussuose. La vera attrattiva del luogo si trova poco fuori il centro cittadino, nella cosiddetta Jigoku-dani (valle dell'inferno) che si raggiunge con una breve passeggiata in salita e pone i visitatori di fronte ad uno scenario letteralmente dantesco costituito da vapori sulfurei, solfatare sibilanti, rocce dai colori accesi, piscine di acqua ribollente e corsi d'acqua presso cui sostare per immergere e piedi e fare i noti foot-bath. Verso il pomeriggio inoltrato, dopo aver girovagato ancora per i percorsi di questo suggestivo sito "infernale", riprendiamo il treno per far ritorno a Sapporo dove giungiamo in serata. Trascorriamo le ultime ore del giorno nel quartiere di Susukino prima di ritirarci in albergo.

La mattina successiva effettuiamo una escursione a Otaru (a/r 70 Km) una cittadina oggi famosa come meta turistica e per i carillon, nella quale si possono ammirare numerosi edifici storici e il suggestivo quartiere dei canali. Otaru, oltre ad essere stata in passato un prestigioso centro letterario, svolse anche un ruolo importante per l'industria delle aringhe essendo il capolinea della prima linea ferroviaria costruita in Hokkaido. In città è d'obbligo una passeggiata lungo il suo canale principale fiancheggiato da vecchi lampioni a gas. Il centro conserva ancora parecchi edifici d'epoca tra cui i vecchi magazzini ed alcuni antichi edifici che oggi sono sede di importanti società d'affari. Meritano un cenno il palazzo della Bank of Japan, l'ex palazzo della Nippon Yusen Company e la vecchia sede della Mitsui Banking Corporation. Agli amanti del sushi non può passare inosservata sushi street, una via poco distante dalla stazione ferroviaria in cui oltre venti ristoranti di sushi si contendono la clientela. Otaru ama infine definirsi la "venezia del Giappone" in quanto sta cercando di imporsi sul mercato come centro per la produzione del vetro soffiato: una apposita zona della città è infatti ricca di negozietti e di botteghe che vendono pregevoli manufatti ed è inoltre possibile assistere o partecipare a lezioni sulla soffiatura e lavorazione del vetro. Dedicata la mattina alla visita di questa interessante meta, facciamo rientro a Sapporo dove spendiamo il resto della giornata visitando ancora la città e girovangando per i suoi enormi ed eleganti centri commerciali. In serata ci trasferiamo in stazione e da qui partiamo verso sud fino a raggiungere la città di Hakodate (320 Km) che costituisce sostanzialmente la porta di ingresso/uscita dell'isola di Hokkaido e che fu uno dei primi porti giapponesi ad aprirsi al commercio con l'estero verso la metà del XIX secolo. In nottata ci spostiamo al Ferry-Terminal e da qui ci imbarchiamo su una motonave per una suggestiva navigazione notturna nelle gelide acque del canale Tsugaru che separa Hokkaido dall'Honshu settentionale.

- HONSHU CENTRALE
La mattina successiva, alle prime luci dell'alba, sbarchiamo ad Aomori e dopo una veloce colazione a base di sushi, saltiamo subito su uno Shinkansen che in circa quattro ore, passando per Fukushima (tristemente nota per il disastro della centrale nucleare provocato dallo tsunami del marzo 2011) ci porta a Nagano (880 Km), capoluogo dell'omonima prefettura dell'Honshu centrale. La città fu al centro dell'attenzione mondiale quando ospitò le olimpiadi invernali del 1998, ma dopo questo periodo di fama internazionale è tornata ad essere un centro urbano piuttosto raccolto ed anonimo, pur rimanendo un importante snodo dei trasporti della regione ed un fulcro per quel che riguarda le attività ricreative, soprattutto invernali, che possono essere praticate sulle montagne circostanti. Nagano costituisce il punto di partenza per effettuare una interessantissima escursione naturalistica di mezza giornata nel non distante paese di Yudanaka (a/r 80 Km) un villaggio termale famoso soprattutto per le celebri "snow monkeys" (scimmie delle nevi) un gruppo di circa 200 macachi giapponesi che stazionano nel suggestivo Jigokudani Yaen-Koen (parco delle scimmie selvatiche). A circa 800 mt sul livello del mare, tra le foreste che ricoprono i rilievi di un'area che rimane innevata per un terzo dell'anno, il fiume Yokoyu ha scavato una valle dalle pareti scoscese e dai tagli spigolosi. A causa della attività vulcanica del sottosuolo, dell'acqua bollente sgorga di continuo dal letto del fiume: si tratta di un'acqua cristallina e salata che alimenta i bagni termali locali e che attira da oltre un secolo un gran numero di persone negli onsen sparsi nelle vicinanze. La zona da tempo è frequentata dai macachi selvatici giapponesi, una particolare specie di primati che, vivendo molto più a nord rispetto a qualsiasi altro, è costretta a sopportare inverni lunghi e rigidi e a sopravvivere a temperature anche inferiori ai -14 gradi. La tradizione (che verosimilmente non si discosta molto da quanto realmente avvenne) vuole che agli inizi degli anni sessanta, durante uno dei consueti rigidi inverni di questa zona, un coraggioso macaco sia sceso dalla montagna e si sia immerso in una piscina d'acqua calda poco profonda trovandola un'esperienza molto piacevole. Tale rituale divenne quotidiano e fu emulato dalle altre scimmie del gruppo tra le quali si diffuse sempre più questo bizzarro, ma appagante comportamento via via tramandato di generazione in generazione che non viene praticato in nessun'altra parte del mondo. Negli anni '70 la rivista LIFE mise sulla copertina di un suo numero una foto dei macachi delle nevi e da allora queste scimmie hanno iniziato ad acquisire una fama che oggi ha raggiunto addirittura rilevanza mondiale tanto che ora sono protette appunto nel Jigokudani Snow Monkey Park. Qui i turisti vengono proprio per godere dello spettacolo di questi primati che, soprattutto durante i mesi invernali, scendono nelle calde piscine trasformandole magicamente in un brulicare di curiose attività rituali comportanti rinvigorenti immersioni che consentono loro di sopportare i rigori del clima.

Terminata questa curiosa visita ci apprestiamo a tornare a Nagano e da qui con uno Shinkansen rientriamo nuovamente a Tokyo (225 Km) ove arriviamo nel pomeriggio inoltrato. Abbiamo ancora alcune ore da spendere e quindi decidiamo di raggiungere il quartiere di Ginza. Questa zona è il cuore moderno della capitale: la grande varietà di negozi, da quelli dell'artigianato, ai grandi magazzini e all'ultra moderno showroom Sony, garantisce una straordinaria esperienza per chi ama lo shoppping. Ginza può essere definita la versione locale della Fifth Avenue newyorkese ed è facile trascorrere ore ed ore passando di vetrina in vetrina e da un centro commerciale all'altro. Spendiamo ancora un po' di tempo nel non lontano quartiere di Akihabara, noto per i sui negozi di elettronica in cui si possono trovare i più recenti prodotti tecnologici ed infine facciamo rientro nel quartiere di Ueno dove abbiamo prenotato l'hotel per la nostra ultima notte di questo secondo viaggio in Giappone.

La mattina seguente, sfruttando ancora una volta il Japan Rail Pass, prendiamo il Narita Express per raggiungere nuovamente il Narita Airport (ultimi 70 Km degli oltre 4200 che abbiamo percorso) da cui, via Vienna, facciamo rientro in Italia portando con noi i ricordi e le immagini di uno splendido paese che costituisce un vero e proprio "mondo a sè" e che forse è fin troppo limitativo definire semplicemente "estremo oriente"...

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