(Agosto 2003)
"Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione."
Josè Saramago
Con un volo Iberia, via Madrid, raggiungiamo Quito, capitale dell'Ecuador. La città, fondata dagli spagnoli nel 1534, si trova a 2.850 mt di altezza s.l.m. ed è circondata da una imponente catena di montagne e vulcani. L'agglomentato urbano è diviso in due zone: quella coloniale, dichiarata dall'Unesco Patrimonio Culturale dell'Umanità, molto bella e ricca di monumenti come chiese, monasteri, palazzi e cattedrali che si affacciano su piazze e viuzze animate da tipici mercati coloratissimi con ogni genere di mercanzia, e la parte moderna con i centri commerciali e i grattacieli. Raggiungiamo il nostro albergo e subito usciamo alla scoperta di questo luogo dirigendoci nel cuore della città vecchia nei pressi della Plaza Grande. La Quito vecchia ha un aspetto coloniale molto gradevole. In giro è possibile vedere degli indios con i loro vestiti colorati, i caratteristici cappelli e gli immancabili fardelli sulle spalle. Visitiamo la Piazza dell'Indipendenza con la Cattedrale (una delle prime chiese costruite nel secolo XVI in stile classico-neoclassico, con alcune cappelle che contengono splendidi immagini di Scuola Quitena) ed il Palazzo del Governo. Ci rechiamo poi verso il Monastero di San Francisco, la chiesa più antica dell'Ecuador, e visitiamo l'edificio al suo interno, di stampo spiccatamente barocco nelle decorazioni, tuttavia molto intimo e raccolto. Al pari di altre chiese che abbiamo visitato, si avverte un forte senso di devozione da parte della popolazione. Ci spostiamo quindi verso il Palazzo Arcivescovile, sede della Curia Diocesana e successivamente visitiamo la chiesa di Campana, una delle più belle di tutto il continente, con la facciata in pietra vulcanica magnificamente lavorata e ricoperta al suo interno con lamine di oro. Il giorno successivo continuiamo la visita della capitale dedicandoci all'altro volto della città, ossia il centro moderno, fitto di grattacieli, avenidas dense di traffico e grandi parchi. Questa zona offre interessanti musei tra cui il museo etnico Abya-yala, specializzato nella cultura indios, che espone oggetti vari e costumi delle popolazioni precolombiane; il museo del Banco Central de Ecuador, che ricostruisce la storia delle popolazioni sudamericane dall'età della pietra fino alle civiltà preincaiche; il museo Guayasamin, che ospita sezioni dedicate alle civiltà indios e all'arte religiosa coloniale ed infine il museo d'arte moderna che raccoglie collezioni dal XVII secolo a oggi. Nel pomeriggio prendiamo un taxi e raggiungiamo il Panecillo, una piccola montagna nei pressi della città vecchia sovrastata da una enorme statua della Vergine che domina tutta Quito.
La mattina dopo partiamo per una escursione giornaliera in direzione della Midad do Mundo, un sito sostanzialmente simbolico eretto proprio in corrispondenza della linea dell'equatore. Il monumento in sè non è un granchè, si tratta in sostanza di una torre sormontata da un mappamondo alla cui base è demarcata una linea che corre in corrispondenza della latitudine 0º00'00". Fatte le foto di rito con un piede nell'emisfero australe ed uno in quello boreale, facciamo rientro a Quito da dove organizziamo il trasferimento per i giorni successivi. Il programma è quello di percorrere in macchina la direttrice che dalla capitale conduce verso sud e toccare così alcuni luoghi di gran interesse sia naturalistico che culturale. Il primo centro che incontriamo lungo la cosiddetta Avenida de los volcanoes è Latacunga. All'orizzonte possiamo ammirare il vulcano Chimborazo sulla sinistra ed il Cotopaxi sulla destra. Decidiamo di effettuare una escursione su quest'ultimo vulcano e così troviamo un taxi condotto da un locale che ci ispira fiducia. Percorriamo un tratto della Panamericana e quindi entriamo nel parco nazionale del vulcano. Cominciamo a salire lungo una strada sterrata che si arrampica piano piano sulle pendici della montagna. Il Cotopaxi, con i suoi 5900 metri, è il vulcano attivo più alto del mondo, anche se da parecchi anni non erutta più, ma in passato ha distrutto più volte la città di Latacunga. Giungiamo fino in cima alla strada che si trova a a 4.600 metri e quindi ci apprestiamo ad effettuare un breve trekking che, data la rarefazione dell'aria, si presenta assai faticoso. Il Cotopaxi ha un cono quasi perfetto e nelle giornate di sole offre uno spettacolo grandioso. Prendiamo nuovamente il taxi e discendiamo fino alla Laguna di Limpiolungo, un lago andino a 3800 metri di quota nel quale si trovano moltissimi uccelli: lo spettacolo della laguna, con i cavalli selvaggi che brucano l'erba e con lo sfondo del vulcano, è strepitoso.
Proseguiamo il nostro viaggio e ci dirigiamo verso Ambato. Il paesaggio diventa verdissimo ed a un certo punto compare la sagoma del vulcano Tungurahua dal cui cratere esce parecchio fumo e cenere. Ambato è una città nel centro dell'Ecuador collocata ad una altezza di 2.800 metri. Nel 1949 questo luogo è stato distrutto da un terribile terremoto e per questo motivo le costruzioni che ora vi si trovano sono moderne. Resta ben poco infatti del periodo coloniale e quasi come per esorcizzare il ricordo del terremoto, la popolazione di Ambato ha reagito ricreando una atmosfera festosa. Il lunedì si può ammirare un ricco mercato, dove vengono venduti prodotti ortofrutticoli, carni e pesci. Uno dei quartieri più tradizionali e antichi di Ambato è Miraflores caratterizzato da ville con ampi giardini che mostrano tutta la ricchezza della flora locale. Passiamo la notte in questo paese in una suggestiva Hacienda trasformata in albergo.
La mattina seguente ci rimettiamo in viaggio con destinazione Otavalo, patria dell'artigianato ecuadoregno. Lasciati i bagagli in albergo usciamo per fare alcuni acquisti presso il famoso mercato. Gran parte del centro è invaso dalle bancarelle: ci sono tutti gli artigiani di Otavalo che vendono le loro merci ed in prevalenza tessuti ed abbigliamento in lana. Dopo aver dormito in questo suggestivo paese, ci mettiamo in macchina per raggiungere Riobamba. In lontananza si scorge la vetta del Chimborazo, un vulcano spento che è la vetta più alta dell'Ecuador con i suoi 6300 metri. La neve presente sulla sommità è di colore nerastro e questo è dovuto alle ceneri emesse dal vicino vulcano del Tungurahua. Decidiamo di avvicinarci alla montagna e cominciamo a salire lungo le sue pendici fino a quando il vulcano ci appare in tutta la sua maestosità. Lungo la strada ci fermiamo a vedere gruppi di lama e di alpaca che pascolano e finalmente giungiamo ad una sorta di rifugio dove prendiamo della cioccolata e beviamo un tè bollente per riscaldarci. L'aria è piuttosto fredda ed è molto rarefatta creando così difficoltà alla respirazione, ma la vista è stupenda: in alto le nevi perenni del Chimborazo e a destra la cordigliera delle Ande.
Rientriamo in serata a Riobamba ed il giorno dopo, di primissimo mattino usciamo per andare a comprare i biglietti del treno per la Nariz del Diablo. Bisogna raggiungere la stazione non oltre le 6 e 30 del mattino, in modo tale da riuscire a trovare un posto adeguato sul tetto delle carrozze ferroviarie. La particolarità di questo viaggio in treno risiede per l'appunto nel fatto che i turisti, anzichè affollare gli scompartimenti delle corrozze, si sistemano sul tetto in modo da poter osservare il paesaggio che si staglia all'orizzonte lungo l'ardito tragitto che percorre il treno. Alle sette in punto il convoglio si muove ed attraversa Riobamba tra i saluti della gente. Passiamo in mezzo a vallate molto verdi, con fiumi, torrenti, cascate ed indios assorti al lavoro. Nel frattempo i venditori di bevande e di cibarie continuano a fare pericolosamente il periplo del tetto del treno. Giungiamo dopo qualche ora di viaggio alla stazione di Guamote dove il treno si ferma per una breve sosta. Si riparte ed il paesaggio va cambiando, diventando meno verde man mano che si sale. Giungiamo così al tratto più famoso del percorso, la Nariz del Diablo, una parete di roccia praticamente perpendicolare che pareva insormontabile durante la costruzione della ferrovia Quito-Guayaquil. Il treno entra in questa enorme vallata brulla, e dapprima scende fino ad una stazione di scambio, dove viene invertita la locomotiva e poi risale nel tratto più scosceso e spettacolare procedendo a zig-zag con un continuo avanti-indietro che gli consente di arrampicarsi sulla montagna. Verso le due del pomeriggio termina il viaggio e dopo esserci riposati un po', contattiamo un tassita per farci riportare a Riobamba dove arriviamo a sera inoltrata. Una gustosa cena a base di prodotti locali ed una buona birra ci conciliano il sonno a conclusione di una giornata assai intensa.
Al risveglio organizziamo la partenza alla volta di Cuenca. Lungo il percorso facciamo una deviazione per raggiungere il sito di Ingapirca. Questo è il sito archeologico più famoso dell'Ecuador, anche se non è molto imponente. E' ben tenuto e si possono visitare sia i resti dell'insediamento pre-incaico, sia quelli meglio conservati di El Castillo, costruito dagli Incas. Il luogo presenta tutte le caratteristiche tipiche delle costruzioni incaiche (mattoni a secco, finestre trapezoidali), ma in più ha una bizzarra pianta ovale che non si riscontra altrove in Sudamerica. Terminiamo l'escursione entrando nel museo annesso alle rovine e dopo una breve visita, proseguiamo il nostro viaggio.
Arriviamo a Cuenca in serata ed usciamo subito a fare un giro orientativo dirigendoci nella piazza dove si affacciano le due cattedrali che, illuminate dalle luci artificiali, appaiono assai suggestive. Troviamo un caratteristico ristorantino dove consumiamo un'ottima cena e verso mezzanotte ci ritiriamo nell'albergo che abbiamo trovato a ridosso del centro cittadino. Il giorno successivo iniziamo la visita vera e propria della città che mostra una atmosfera molto gradevole e rilassata, con strade pulite, begli edifici coloniali e negozi di tutti i generi. Cuenca è situata intorno ai 2.500 metri sopra al livello del mare, nella parte sud della Cordigliera Andina Ecuadoriana. Il centro storico è ricco di chiese e case del XVI e XVII secolo che fiancheggiano le strade. Passeggiare per questa cittadina, è come fare un viaggio nel tempo e rivivere il periodo coloniale, circondati da costruzioni antiche e mercatini di artigianato tipici che colorano la città. Soprattutto nella parte antica si possono visitare: il Parco Calderòn, dove le persone si riuniscono per conversare, le piazze caratteristiche, i quartieri coloniali, i musei di arte religiosa, gli edifici pubblici e le chiese. Qui si respira una forte vivacità culturale e intellettuale e da sempre Cuenca è stata ricca di artisti, filosofi e poeti. Per tali ragioni è stata dichiarata patrimonio culturale dall'UNESCO
Lasciamo dopo un paio di giorni questo grazioso centro e ci dirigiamo verso Guayaquil sede di un aeroporto, di una stazione ferroviaria e di una stazione dei pullman. La città è il maggior centro economico dell'Ecuador e uno dei più grandi porti sudamericani sull'Oceano Pacifico. Presenta ancora oggi tracce del suo passato coloniale, benchè nel corso degli anni sia stata più volte ricostruita in seguito a terremoti, incendi e sommosse popolari. Nonostante le numerose ricostruzioni, a Guayaquil si trova un centro storico notevole caratterizzato da strette vie e mercati di pesce e di artigianato che colorano tutta l'atmosfera.
Termina così il nostro viaggio in Ecuador: raggiungiamo l'aeroporto di Guayaquil e da qui partiamo per andare ad effettuare una crociera alle isole Galapagos (vedi altro resoconto di viaggio).
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