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BOTSWANA

(Agosto 2018)

Cartina dell'Itinerario

"Un Viaggio è sempre una scoperta: prima di luoghi nuovi, è la scoperta di ciò che i luoghi nuovi fanno alla tua mente e al tuo cuore. Viaggiare è sempre, in qualche forma, esplorare se stessi."

Stephen Littleword

ITINERARIO DEL VIAGGIO

Il Botswana è una delle perle più preziose dell'Africa. Con il più antico deserto di sabbia rossa del mondo, con le aride e desolate saline che sono le più ampie del pianeta, con le distese infinite di vegetazione color smeraldo contornate dagli innumerevoli corsi d'acqua del delta dell'Okavango rappresenta la quintessenza dei paesaggi africani. Un incessante brulicare di animali selvatici a cui fanno da tetto cieli perennemente azzurri che si estendono su sconfinati e struggenti orizzonti. Il Botswana è anche una nazione modello nel panorama del continente grazie alla sua democrazia ormai stabile che ne ha fatto un paese sostanzialmente all'avanguardia, in ciò anche favorito dalle sue preziosissime risorse minerarie, in primis i diamanti, che lo hanno reso una delle economie più potenti dell'Africa. Ma il vero motivo per visitare questo angolo di mondo è rappresentato dal fatto che qui, oltre ad una gran varietà di sensazionali paesaggi naturali, esiste la più grande concentrazione di animali selvatici del pianeta che condivide lo spazio con una delle più basse densità di popolazione umana.

Da Kazungula, posto di frontiera con lo Zimbabwe (vedi resoconto di viaggio: Zimba-Zambia 2018), entriamo in Botswana alle prime luci del mattino. Ad attenderci oltre la dogana vi è il nostro autista con il fuoristrada che utilizzeremo nella settimana successiva per la visita del nord-ovest del paese. Raggiungiamo dopo un breve tragitto la cittadina di Kasane, un insediamento che sorge in una foresta fluviale a poca distanza dal confine con Zambia, Zimbabwe e Namibia ed alla confluenza di due grandi fiumi: il Chobe e lo Zambesi. L'agglomerato urbano, sebbene non sia ancora all'altezza dai maggiori centri turistici situati in questa parte di Africa, come Victoria Falls o Maun per fare un esempio, è tuttavia in forte espansione e, pur non essendo una meta particolarmente economica (come del resto la maggior parte del Botswana), offre sistemazioni per ogni tipologia di turisti. Kasane è il posto ideale per organizzare le escursioni nel Botswana nord occidentale e soprattutto è la porta settentrionale per l'ingresso al Chobe National Park, il primo parco della nazione ed una delle sue principali attrattive. Il Chobe è diviso in quattro zone distinte caratterizzate da un proprio ecosistema. Lungo il confine nord si trova la parte più accessibile che si estende a ridosso del Chobe riverfront, dove si trova la più grande concentrazione di fauna del parco grazie al perenne rifornimento idrico. Le altre zone, tra cui Savuti che visiteremo successivamente, sono raggiungibili solo con una spedizione in aereo o con un fuoristrada appositamente attrezzato.

Dedichiamo quindi i primi giorni del viaggio alla visita di questa zona e la prima escursione che compiamo è la navigazione lungo il Chobe river. L'imbarcazione con la quale si solcano le placide acque del fiume per oltre tre ore, consente di avere un primo approccio ravvicinato con la fauna di questo parco. Le rive sono popolate da coccodrilli intenti a scaldarsi ai raggi del sole, da mandrie di ippopotami che poltriscono nelle calde acque, da bufali che pascolano pigramente, da mandrie di antilopi che guardinghe brucano la lussureggiante vegetazione e da gruppi di elefanti che si abbeverano e si rinfrescano nelle basse acque rivasche. Per gli amanti del bird-watching non mancano certo le occasioni per ammirare la variegata avifauna che popola il fiume. Di tanto in tanto l'imbarcazione si avvicina alla sponda per consentire di osservare da vicinissimo questi animali ormai di fatto abituati alla presenza umana. Terminata la navigazione prendiamo una piccola barca a motore e ci dirigiamo in territorio Namibiamo. Qui, lungo il corso del Chobe river, si trova l'Impalila island, un'isola situata all'estremità orientale della Namibia ai margini della Caprivi strip. Con i suoi circa 12 km di lunghezza per i 6 in larghezza, ospita una trentina di piccoli villaggi abitati da gente che conduce una vita molto semplice, basata su un'agricoltura di sussistenza e che da qualche anno sta cercando di implementare il proprio tenore di vita aprendosi al turismo. In verità la visita a quest'isola non è imperdibile considerato il fatto che per raggiungerla occorre comunque sbrigare delle formalità doganali e che i villaggi che si incontrano sono dei semplici agglomerati di capanne di fango, piccoli edifici in semplice laterizio grezzo destinati a scuola o a piccoli esercizi. Gli abitanti si dedicano alla coltivazione di ortaggi, alla pastorizia ed alla produzione di qualche manufatto artigianale. Probabilmente l'attrattiva più interessante è costituita da alcuni baobab millenari che svettano sul paesaggio piuttosto arido e brullo protendendo i loro rami verso il cielo. Rientriamo in Botswana e procediamo con la nostra jeep fino ai confini del parco Chobe, dove troviamo un campeggio in cui piazziamo la nostra tenda per la notte. L'autista-guida ed il cuoco-tuttofare, che nel frattempo abbiamo reclutato, allestiscono il campo ed accendono il fuoco col quale preparare il barbeque per la cena che consumiamo sotto un cielo tempestato di stelle.

La mattina seguente, ancora prima del sorgere del sole, siamo già pronti per un caffè caldo e per partire alla volta del primo game drive all'interno del Chobe riverfront. Saliamo sul nostro fuoristrada ed armati di macchina fotografica, teleobiettivi e binocoli accediamo al parco che offre la garanzia di avvistamenti sicuri e di incontri ravvicinati con le più grandi mandrie di elefanti dell'intero continente africano. Qui gli elefanti sono migliaia e trovarsi circondati da questi pachidermi, in un ambiente così pristino e selvaggio, è un'esperienza veramente indimenticabile. Con l'eccezione dei rinoceronti, il lungofiume è frequentato praticamente da tutti i grandi mammiferi dell'Africa meridionale: sono innumerevoli gli ippopotami e spesso lungo le rive si incontrano leopardi e leoni. Durante la stagione secca, che va da aprile ad ottobre, mandrie di antilopi, giraffe, zebre, bufali ed altre fiere selvatiche si radunano sulle sponde del fiume fornendo facile preda per i coccodrilli che in abbondanza popolano queste acque. Tra le antilopi, il Chobe annovera due specie che sono tipiche della zona ossia il lichi rosso, grande amante degli ambienti acquatici ed il puku, ormai sempre più raro da avvistare. Non mancano gli uccelli che qui, per gli amanti dell'avifauna, annoverano più di 440 specie tra cui diverse di rapaci. Sebbene gli animali siano presenti per tutto il corso dell'anno, alla fine della stagione secca (settembre-ottobre) il loro numero è impressionante tanto che in questo periodo il Chobe riverfront è uno dei luoghi migliori di tutta l'Africa per l'avvistamento della fauna selvatica. Effettuiamo in questa zona diversi game drive sia durante la mattina che nel pomeriggio e l'ora prossima al calar del sole è probabilmente la più suggestiva, allorquando i raggi rendono dorato il paesaggio e gli animali in gran numero cominciano a lasciare il fiume per addentrarsi nel bush dove trascorreranno la notte.

Il giorno dopo, prima di dedicarci ad un'altra intera giornata di game drive, effettuiamo una escursione in mokoro lungo il Chobe river. Il mokoro è una bassa canoa tradizionale che, originariamente, era ricavata da un tronco d'ebano o di kigelia. L'aumento del turismo e dell'interesse in questo tipo di escursioni ha ben presto messo in pericolo il numero di queste piante (che impiegano anche un secolo a crescere) cosicchè ormai da diversi anni le imbarcazioni vengono realizzate in fibra di vetro, molto più economica e versatile. Le canoe possono apparire precarie, ma in realtà sono molto stabili e sono la soluzione ideale per farsi largo tra la vegetazione fluviale affiorante e per navigare nelle acque poco profonde. Contattato un barcaiolo (poler) prendiamo posto a bordo del mokoro (che normalmente ospita non più di due passeggeri, seduti sul fondo della barca, con un bagaglio assai ridotto) ed iniziamo la nostra navigazione. Il poler fa uso di una lunga pertica che utilizza per imprimere propulsione all'imbarcazione evitando possibilmente la corrente e costeggiando le rive del fiume. Dal mokoro, dato il punto di vista piuttosto basso, non è possibile scorgere animali in distanza, ma in compenso gli incontri con ippopotami, coccodrilli, waterbucks e molte specie di uccelli sono praticamente sicuri. La navigazione dura circa tre ore che trascorrono in un silenzio quasi surreale rotto solo dallo sciabordio del remo e dai versi degli uccelli.

Dopo aver trascorso alcune notti in prossimità del Chobe riverfront, ci apprestiamo a disfare le tende. Caricato il carrello a rimorchio della nostra jeep, fatte provviste di cibo e di acqua a sufficienza per consentirci di essere autonomi nei giorni successivi (considerato che dove ci recheremo sarà difficile fare scorte per l'assenza di posti di rifornimento), lasciamo questa zona e ci dirigiamo verso un'altra parte del Chobe: la Savuti Game Reserve. Dopo alcune ore di viaggio su piste sabbiose e notevolmente accidentate che alcune volte hanno ingabbiato la vettura costringendoci all'uso di cric e di pala per liberare il mezzo, raggiungiamo le piatte distese della riserva che con i suoi paesaggi popolati di animali selvatici è un caleidoscopio di colori e ambienti tipicamente africani. Questa regione comprende quello che un tempo era un super-lago che in in allora ricopriva buona parte del Botswana settentrionale e che ormai da millenni ha lasciato il posto ad una piatta, desolata e brulla vegetazione. Grazie al territorio impervio, alla difficoltà di accesso ed alla mancanza di posti di rifornimento, Savuti rappresenta una sfida obbligata per gli appassionati di fuoristrada e ciò la rende anche una tappa molto esclusiva del Botswana. Data la assenza di fonti d'acqua perenni gli animali che vengono attratti qui durante i mesi delle piogge, devono poi affrontare un periodo di avversa siccità. Quelli che sono in grado di migrare verso gli ecosistemi fluviali del Chobe river lasciano la zona, ma gli altri non possono far altro che affollarsi nei pressi delle pozze d'acqua, che via via sono sempre più rare e ristrette, diventando così facile bersaglio dei predatori. La riserva, per gran parte dell'anno, è anche frequentata da mandrie di bufali, zebre, impala, gnu ed antilopi che spesso sono vittime dei ghepardi, leoni, iene e licaoni coi quali condividono il territorio.

A parte i game drive che possono essere effettuati per l'avvistamento degli animali selvatici, una delle attrattive più importati di Savuti è rappresentata dalle Gobabis Hills, una serie di alture pietrose che si ergono dal piatto della savana e che sono ricche di pitture rupestri di origine san risalenti anche a 4000 anni fa. Parcheggiamo il fuoristrada nelle vicinanze delle alture e con cautela, data la presenza di fauna selvatica, ci arrampichiamo lungo il versante per ammirare queste espressioni dell'arte preistorica. Un fenomeno curioso di questa zona è rappresentato dal Savuti channel, un letto fluviale che collega le Savuti Marshes (una zona acquitrinosa/paludosa della riserva) con il delta dell'Okavango. La particolarità del canale è l'assenza di qualsiasi logica e regolarità del suo corso: a volte cessa di scorrere per anni (addirittura per decenni), altre volte presenta abbondanza di acqua tale da creare un allagamento delle intere aree circostanti trasformandole in una vera e propria oasi per poi ritornare nuovamente a periodi di secca. Lo strano fenomeno è probabilmente dovuto ai movimenti tettonici della zona che presenta una struttura geologica instabile caratterizzata da lievi innalzamenti ed abbassamenti continui del sottosuolo che influiscono sul regime delle acque.

Trascorriamo a Savuti un paio di notti accampati nel bush. Le aree in cui ci sistemiamo sono delle piccole piazzole solitarie immerse nella vegetazione della savana; qui vengono allestite la tenda (igloo) che ci ospita, la tenda per l'autista-guida ed il cuoco, una tenda che funge da servizio igienico e un'altra ancora che ospita una doccia da campo. La giornata tipo di questa tipologia di safari (denominato mobile-safari) prevede che al calar della sera, intorno alle ore 18:00, si rientri dal game drive pomeridiano e si accenda il fuoco su cui sarà preparata la cena. Dopo il pasto, gustando un caffè o un tè, ci si siede intorno al fuoco, sotto il cielo stellato, scambiandosi le impressioni della giornata e condividendo con la guida ed il cuoco storie di animali, di viaggi e di avventure vissute. Trovandoci immersi in un ambiente così selvaggio, è naturale che a farla da padrone, anche di notte, siano gli animali: ecco dunque che non è stato inconsueto essere circondati, durante le fasi della cena, da diverse iene che con i loro occhi gialli si acquattavano nella boscaglia a poca distanza da noi in furtiva attesa di poter approfittare di qualche avanzo. E' stata altresì una constante udire di notte, nell'osurità, i ruggiti dei leoni e sentire gli elefanti passare a pochi metri dalla nostra tenda rompendo i rami degli alberi e gli arbusti per crearsi un passaggio e poter così scendere al fiume per un bagno rinfrescante. Non si può negare che prendere sonno, chiusi nel buio di una piccola tenda, con tutto intorno un tale peregrinare di animali selvatici, sia una impresa che richiede una buona dose di self control.

Dopo la visita di Savuti ci spostiamo verso sud in direzione della Moremi Game Reserve. Durante il tragitto ci imbattiamo in un leopardo in procinto di trascinare sulla biforcazione di un albero una gazzella appena ghermita. Tale comportamento è tipico di questi predatori che così facendo mettono al sicuro la loro preda dalle iene e da altri carnivori per poterla poi mangiare in seguito. Qualche ora di viaggio e raggiungiamo dunque la riserva che è l'unica zona del delta dell'Okavango destinata ufficialmente alla tutela della fauna selvatica. L'istituzione della riserva Moremi fu decisa dopo che nei primi anni '60 dello scorso secolo divenne evidente che la caccia indiscriminata aveva letteralmente decimato la popolazione di animali selvatici. Oggi la Moremi Game Reserve occupa più di un terzo dell'intera estensione del delta e presenta caratteristiche paesaggistiche ben distinte tra loro che spaziano dagli ampi terreni aridi raggiungibili solo con i fuoristrada, alle vaste paludi disseminate di isole raggiungibili solo con i mokoro. Gli habitat variano dai boschi di mopane ed acacie alla arida savana, dalle foreste fluviali alle pianure alluvionali e dalle praterie alle paludi. In sostanza la Moremi è una immensa oasi naturalistica in cui la densità di animali, al pari del Chobe riverfront, raggiunge il livello più elevato di tutta l'Africa. La recente reintroduzione del rinoceronte ha fatto sì che la riserva oggi offra l'opportunità di vedere tutti i "big five" (rinoceronte, leone, elefante, leopardo e bufalo), rendendo così questo angolo del Botswana una meta imperdibile seppur molto cara ed esclusiva. Moremi deve infatti essere visitata o con i voli privati, spesso organizzati dai costosi lodge che ospitano clientela facoltosa, o con una spedizione in fuoristrada che consenta alcuni giorni di autosufficienza, atteso che i posti di rifornnimento di carburante e i negozi di generi alimentari si trovano a Maun o a Kasane, ossia ad alcune centinaia di chilometri di distanza. Come per Savuti, il periodo migliore per vedere gli animali si concentra durante la stagione secca (aprile-ottobre) allorquando la fauna selvatica si raduna intorno alle pozze d'acqua. Viceversa i mesi da novembre a marzo possono essere parecchio piovosi e rendere disagevoli se non impossibili alcuni spostamenti.

Dopo aver trascorso alcuni giorni accampati nel bush, sulle sponde di un corso d'acqua, condividendo le notti e gli spazi con la poco rassicurante fauna locale, proseguiamo il nostro itinerario fino a raggiungere Maun, principale snodo turistico del Botswana, nonchè principale porta d'accesso al delta dell'Okavango. La città non offre particolari attrattive culturali od architettoniche, ma resta comunque un luogo in cui è inevitabile trascorrere un paio di giorni data la presenza dell'aeroporto internazione, la sua posizione centrale rispetto alle destinazioni turistiche più importanti del paese ed i suoi buoni collegmenti con le altre regioni del Botswana. Qui vi è una grande concentrazione di agenzie di viaggio e si incontrano moltitudini di guide, autisti, campeggiatori, turisti di ogni genere, volontari ed appassionati dei safari di lusso.

Ci fermiamo in questo centro un paio di notti, giusto il tempo per organizzare gli spostamenti e le visite dei prossimi giorni. Essendo la porta del delta dell'Okavango, Maun è il posto migliore per l'esplorazione di questa meraviglia della natura. Il delta inizia ad aprirsi dopo che il fiume Okavango (terzo fiume dell'Africa per lunghezza) ha percorso circa 1500 chilometri dalla sua sorgente (in Angola) e crea uno scenario decisamente suggestivo dove il suono ed il luccichio dell'acqua si sostituisce alle aride foreste di spinose acacie e dove il movimento delle onde prende il posto della sabbia infuocata del Kalahari. Nel centro di una enorme distesa di terre arse si stende il delta fluviale più grande del pianeta, con un intrico di canali che scorrono, sommergono, stagnano e muoiono. E la parola "morte" è proprio il termine adatto per descrivere queste acque che non riescono mai a sfociare nel mare, ma vengono assorbite dalle saline e dal suolo riarso del Botswana centrale. Tuttavia, prima di spirare e scomparire, l'Okavango riesce a offrire sostentamento ad una moltitudine di animali che qui trovano il loro habitat ideale.

Il delta può naturalmente essere esplorato mediante escursioni in mokoro, ma nulla è paragonabile ad un volo panoramico che consente di apprezzare il panorama dall'alto. Ci rechiamo dunque all'aeroporto di Maun dove si trovano alcune agenzie specializzate in questo tipo di escursione. Noleggiamo quindi un piccolo Cessna a tre posti per un sorvolo della durata di circa un'ora. Appena levati in volo si presenta ai nostri occhi uno scenario mozzafiato: distese di canne e di papiri sono attraversate da infiniti e tortuosi canali che formano isole ammantate di palme, marule ed acacie, mentre lungo le rive poltriscono i coccodrilli (tra cui il grande coccodrillo del nilo). Dove l'acqua non è troppo alta si addensano un gran numero di ippopotami che lasciano spuntare dalla superficie solo occhi e narici. Una gran parte della fauna del delta è costituita da uccelli (gruccioni, cicogne, garzette, martin pescatori, buceri, aironi, aquile pescatrici ed altre specie ancora), mentre tra i mammiferi che si avvistano più di frequente si contano grandi mandrie di elefanti, zebre, bufali, antilopi e giraffe, ma non mancano anche i felini seppur non facili da vedere. La prospettiva dal finestrino di un aereo che vola intorno ai 500 metri di altezza per scendere fino ai 350 metri onde consentire un miglior avvistamento della fauna, regala sensazioni indescrivibili soprattutto quando si sorvolano i branchi di elefanti che attraversano i bracci del delta aprendosi la strada tra la vegetazione acquatica, o quando si scende di quota per avvicinarsi ai branchi di zebre o giraffe che pascolano pigramente nella lussureggiante vegetazione.

Rientrati a Maun organizziamo il trasferimento verso la zona delle Makgadikgadi Pans situade a circa 250 chilometri più ad est. La regione del Makgadikgadi rappresenta il contraltare del Chobe riverfront e delle zone del delta in cui è l'acqua a dominare il territorio. La Makgadikgadi Pans Game Reserve ed il vicino Nxai Pan National Park costituisco infatti il più grande ed arido complesso di saline del mondo. Sebbene la singola salina più estesa del pianeta sia il Salar de Uyuni, in Bolivia, il sistema di saline di questa regione, formato da una rete di bianchi laghi oggi inariditi, è decisamente superiore per estensione complessiva. Durante le torride giornate di fine inverno (agosto) questi territori assumono un aspetto decisamente etereo che disorienta il visitatore. I miraggi che appaiono ingannano il senso dello spazio e della direzione, mentre laghi immaginari sembrano apparire per poi sparire improvvisamente. Solo alla fine della primavera, quando inziano a cadere più abbondanti le piogge, questo spazio si ricopre di erba e gli idolenti leoni, gli impala color miele e gli elefanti impolverati si scrollano di dosso l'arsura dei mesi secchi per riprendere vigore dare nuova vita a questa regione che si ripopola anche di una ricchissima avifauna che affolla le sponde dei laghi.

Dopo circa tre ore di viaggio raggiungiamo l'insediamento di Gweta, tappa obbligata per i viaggiatori diretti verso il Botswana orientale. Si tratta più che altro di un crocicchio polveroso di strade, ai limiti delle saline, composto da semplici case di fango o in laterizio grezzo. Una breve visita all'insediamento consente di osservare la vita quotidiana dei suoi abitanti i cui punti di aggregazione, oltre al mercato, sono costituiti dalla scuola e dalla biblioteca civica donata da un benefattore tedesco. Le uniche strutture turistiche di buon livello qui presenti sono due eleganti lodge, il Planet baobab ed il Gweta lodge: ed è proprio in questa seconda struttura che ci sistemiamo per un paio di notti al fine di organizzare l'escursione nela vicina Ntwetwe Pan. Questa arida distesa in passato era alimentata dalle acque di un fiume che in seguito alla costruzione della diga Mopipi, eretta per rifornire la vicina miniera di diamanti, ha cambiato il suo corso ed ha lasciato senz'acqua questo territorio. Da allora Ntwetwe è famoso proprio per il suo straordinario paesaggio lunare. Dal Gweta lodge effettuiamo una escursione nella vicina area posta ai confini della desolata distesa, una zona in cui vi è una fitta e monotona vegetazione composta principalmente da alberi di mopane e da acacie. Qua e là spuntano dei baobab millenari con i loro possenti tronchi segnati dal tempo ed i loro rami spettrali protesi verso il cielo. In questo territorio vivono colonie di suricati (o suricata, o meerkat in lingua inglese), dei piccoli animali della famiglia delle manguste con una complessa organizzazione sociale. La peculiarità che più li caratterizza e che li rende ambìti dai fotografi è la loro tipica posizione, impettita ed eretta sulle zampette posteriori, che assumono allorquando controllano il territorio circostante in allerta per la presenza di eventuali predatori. Effettuiamo un breve game drive in quest'area fino a quando avvistiamo una colonia di questi simpatici animaletti e l'occasione è ottima per immortalarli con alcuni scatti ravvicinati.

Il giorno seguente lo dedichiamo in parte a rilassarci nella piscina del Gweta lodge per poi prepararci, nel tardo pomeriggio, ad effettuare il viaggio di un paio di ore verso la zona centrale del Ntwetwe Pan dove trascorreremo la notte sotto le stelle. Si tratta di un'esperienza che difficilmente i viaggiatori che arrivano sin qui omettono di vivere. Con una jeep attraversiamo la desolata salina in cui il cielo si confonde con la piatta distesa di terra riarsa ed in breve tempo il calar del sole tinge il paesaggio di un giallo acceso, per poi trasformarlo in un color dorato che lascia infine il posto all'arancione, al rosso ed al violetto. Prima del sopraggiungere dell'oscurità ci fermiamo ed il personale che ci accompagna prepara il campo accendendo il fuoco ed allestendo la tavola per la cena. Il paesaggio quasi marziano, immerso in un profondo silenzio turbato solo da qualche sporadica folata di vento, lascia spazio solo alla contemplazione, mentre il sole lentamente sparisce dietro l'orizzonte. Col buio, alla luce del fuoco e di qualche lampada ad olio, consumiamo la cena per poi sederci attorno al falò a conversare con i nostri compagni di viaggio scambiandoci i racconti delle esperienze vissute durante questa vacanza. Vengono quindi dispiegati i sacchi a pelo e quando il freddo della notte inizia a farsi pungente sulla pelle ci infiliamo nel caldo dei piumini sotto un cielo nero come la pece e puntellato da infinite stelle. Trascorriamo così la notte fino a che i primi bagliori dell'alba ci svegliano. Ravviviamo il fuoco e mettiamo a bollire l'acqua per un buon caffè mentre il sole di un nuovo giorno dispiega i suoi tiepidi raggi su questo paesaggio surreale. Siamo quindi pronti a fare rientro al Gweta lodge dove impacchettiamo i nostri bagagli per far rientro, nel primo pomeriggio, a Maun.

Abbiamo ancora una giornata da dedicare agli ultimi acquisti di souvenir che, in verità, non sono particolarmente interessanti qui in Botswana e siamo infine pronti per dirigerci in aeroporto dove ci attende un volo che ci riporterà a Johannesburg. Qui trascorreremo ancora una notte prima di far rientro in Italia portando con noi le immagini e le emozioni di questo paese che incarna la più autentica e profonda essenza dell'Africa.

GALLERIA VIDEO FOTOGRAFICA

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