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BOLIVIA

(Agosto 2017)

Cartina dell'Itinerario

"Io viaggio non per andare da qualche parte, ma per andare. Viaggio per viaggiare. La gran cosa è muoversi, sentire più acutamente il prurito della nostra vita, scendere da questo letto di piume della civiltà e sentirsi sotto i piedi il granito del globo."

Robert Louis Stevenson

ITINERARIO DEL VIAGGIO

La Bolivia è un paese aspro e selvaggio, a tratti quasi inesplorato, un paese fortemente legato alle sue tradizioni che sono ben visibili nella gente e nella società, un paese ricco di bellezze naturali tanto straordinarie quanto estreme, che vanno dagli aridi e freddi altipiani dei salares fino alla lussureggiante foresta amazzonica, un paese che, sebbene sia fortemente segnato dall'eredità lasciata dal colonialismo spagnolo, vanta la più alta percentuale di popolazione indigena tra i paesi latino americani. Il temperamento piuttosto indolente ed introverso dei suoi abitanti, la loro predilezione per feste, danze e parate, fanno sì che il paese non eccella sotto il profilo della efficienza organizzativa, il che può rappresentare un handicap per il viaggiatore che abbia l'esigenza di seguire un cadenzato programma di viaggio. Da non sottovalutare poi il disagio fisico causato dal soroche, il mal di montagna che spesso affligge chi si appresta a visitare questo paese in cui diversi luoghi di interesse si situano ad altitudini medie intorno ai 4000 m.s.l.m.

Provenendo dal Perù (vedi resoconto di viaggio: Perù) entriamo in Bolivia via terra tramite il posto di transito di Desaguadero, un minuscolo ed anonimo villaggio di frontiera suddiviso tra queste due nazioni ed attraversato da un fiumiciattolo che ne segna il confine. Sbrigate in un paio di ore le formalità doganali prendiamo un pullman che in circa 4 ore di viaggio ci porta alla stazione centrale degli autobus di La Paz (3660/4000 m.s.l.m.). Con una breve corsa in taxi raggiungiamo il nostro albergo situato lungo la nota arteria commerciale della capitale denominata El Prado e lasciate qui le nostre valigie iniziamo la visita della città. Fondata nel 1548, La Paz è situata in un canyon impervio di cui occupa il fondo e le ripide scarpate ormai letteralmente ricoperte da un mare di abitazioni in mattoni e cemento e da tortuose stradine. Questa infelice ubicazione le ha consentito tuttavia, da un lato, di trovarsi in posizione riparata rispetto all'ostile clima dell'altipiano e, dall'altro lato, di trovarsi sulla rotta commerciale tra Lima e Potosì, cosicchè gran parte dell'argento proveniente dalle miniere e diretto ai porti del pacifico transitava da qui garantendo buone aspettative economiche. Considerati i ripidi saliscendi che caratterizzano la città, la visita deve essere affrontata con la dovuta tranquillità. Fortunatamente quasi tutti i siti di maggior interesse turistico sono situati in un'area non particolarmente vasta e possono quindi essere raggiunti a piedi. Risalendo la centralissima via El Prado, su cui si affacciano banche, edifici commerciali, negozi e ristoranti, raggiungiamo la Plaza San Francisco sulla quale si affaccia la omonima Iglesia de San Francisco, la chiesa più impotante di La Paz. Eretta alla metà del XVI secolo, crollata sotto una pesante nevicata nel 1610 e poi più volte ricostruita e rimaneggiata, la sua struttura in pietra intagliata presenta una facciata decorata a temi naturalistici con frutti, pigne ed uccelli tropicali. L'adiacente chiostro ospita il Museo San Francisco nel quale si possono ammirare dipinti religiosi e manufatti storici. L'ampia piazza su cui si affaccia l'edificio, essendo uno dei luoghi più centrali di La Paz è spesso teatro di manifestazioni e proteste. Alle spalle della chiesa si apre un quartiere molto caratteristico nelle cui strette stradine in salita prende vita il Mercado de Hechicerìa, il mercato della stregoneria, le cui bancarelle offrono rimedi per ogni sorta di malanno. Si va dai becchi di tucano essiccati, ai feti di lama destinati a proteggere le nuove abitazioni, ad ogni tipo di erbe colorate od insetto destinati per porre rimedio all'inconveniente del caso. Non di rado succede di incontrare dei veri e propri stregoni che offrono servizi di chiromanzia.

Ad est di El Prado si trova una serie di stradine che si inerpicano lungo il fianco della collina. Si raggiunge così la bella Plaza Murillo su cui si affacciano alcuni degli edifici più importanti della città tra i quali spicca la Cattedrale risalente al 1835. Sebbene sia di erezione più recente rispetto ad altri edifici religiosi di La Paz, questa chiesa è di grande effetto grazie alle sue proporzioni, alla sua imponente cupola, alle sue enormi colonne, ai suoi soffitti altissimi ed alla profusione di vetrate colorate che si può trovare all'interno. A fianco della cattedrale sorge l'elegante Palazzo Presidenziale di fronte al quale si erge una statua dedicata al presidente Gualberto Villarroel che negli anni '40 fu impiccato ad un lampione. Stessa sorte, agli inizi del XIX secolo, toccò al patriota Pedro Domingo Murillo al quale è oggi intitolata la piazza. Sempre a est di El Prado, poco più a monte di Plaza Murillo, si trova la maggior parte dei musei cittadini che si sono situati nei pressi di Calle Jaèn, la più bella e pittoresca strada coloniale della capitale con le sue case a vivi colori, le sue botteghe artigiane e le sue gallerie d'arte. Si trovano qui, e possono essere raggruppati in un'unica visita, il museo dei metalli preziosi, con opere artistiche precolombiane in argento, oro e rame; il museo costumbrista, con opere d'arte e fotografie; il museo degli strumenti musicali, che ospita una raccolta di strumenti della tradizione popolare boliviana; il museo di etnografia e folklore, con la sua interessante raccolta di tessuti provenienti da ogni parte del paese. Il centro di La Paz è caratterizzato da una serie di passerelle sospese che oltre a poter essere utilizzate per evitare il traffico automobiistico, costituiscono anche dei buoni punti panoramici per osservare la città. Il Parque Raùl Salmòn de la Barra comprende diverse passerelle tra cui il famoso Mirador Laikakota dove spesso i circhi itineranti montano i loro tendoni fungendo così da richiamo per grandi e piccini e fornendo un'occasione in più per far festeggiare gli abitanti. Alzando gli occhi dal fondo della valle in cui sorge La Paz, si distingue un'area urbana che si estende per chilometri e chilometri in cima alle ripide pareti del canyon: si tratta di El Alto, una città a pieno diritto, di quasi novecentomila abitanti, che costituisce una municipalità autonoma rispetto alla capitale. Qui si trova anche l'aeroporto internazionale ed arrivando in aereo si rimane stupiti dalla miriade disordinata di case in mattoni arancioni e cemento, negozi, botteghe e strade brulicanti di gente che si muove in attività frenetiche. El Alto può essere raggiunta con una corsa in taxi di circa mezzora percorrendo l'Autopista, la trafficatissima strada a pedaggio che sostanzialmente costituisce la principale arteria di uscita da La Paz, oppure con il Mi Teleferico, un sistema di linee teleferiche che con i suoi oltre 10 km di lunghezza (in continua espansione) costituisce la linea funiviaria più lunga del mondo. L'emozione di sfrecciare sopra il vorticoso traffico sottostante, di sentire la cabina che traballa mentre passa sugli alti montanti in acciaio e cemento, di viaggiare sospesi a strapiombo sugli scoscesi canyon di La Paz, non è certo adatta ai deboli di cuore, ma è un'esperienza suggestiva da non perdere soprattutto quando scende la sera e la città inizia ad essere inghiottita dall'oscurità. Migliaia di piccole luci si accendono nelle case costellando così il fondo valle e le ripide pareti del canyon di puntini luminosi che conferiscono al paesaggio un'atmosfera quasi surreale.

Da La Paz, utilizzando un bus locale, effettuiamo una escursione in giornata in un sito archeologico posto a circa settanta chilometri di distanza: Tiwanaku (3870 m.s.l.m.). Sebbene non sia paragonabile alla rovine di Machu Picchu in Perù o alle rovine di Tikal in Guatemala, questo sito rappresenta un luogo di estremo interesse dal punto di vista storico tanto da fargli guadagnare l'iscrizione tra i Patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO. Non si sa granchè del popolo che eresse questo centro cerimoniale in prossimità della sponda sud del Lago Tititaka, ma gli archeologi concordano sul fatto che la civiltà che eresse questo sito (donominata per l'appunto civiltà Tiwanaku) sia sorta circa nel 600 a.C. Intorno al 700 d.C. era in corso la costruzione del centro cerimoniale, ma nel 1200 quel popolo era lettermente scoparso nel nulla diventando un'altra delle cosiddette civiltà perdute. I tesori ed i manufatti rinvenuti a Tiwanaku sono sparsi per i quattro angoli della terra, ma una parte di essi si è conservata in Bolivia tra cui delle grandi statue antropomorfe in pietra che sono ancora rinvenibili nel sito e nel limitrofo museo. L'esplorazione del vasto sito richiede almeno due/tre ore e punto d'inzio è il Museo Litico Monumental in cui è esposto, oltre ad alcuni interessanti manufatti, il Monolito Bennett Pachamama, una statua antropomorfa alta circa 7,5 mt. All'entrata delle rovine vere e proprie si trovano due megafoni in pietra che rappresentano un interessante esempio di tecnologia acustica precolombiana. La sommità della collina situata poco oltre ospita la struttura più importante di Tiwanaku, la cosiddetta Piramide di Akapana, riportata alla luce solo in parte e la cui funzione (di cisterna per la riserva d'acqua o di zona cerimoniale) è ancora oggi in discussione. A nord della piramide si trova il Kalasasaya, una grande piattaforma rituale elevata le cui pareti sono state realizzate con enormi blocchi di arenaria ed andesite tagliati e sistemati con estrema precisione tanto da indurre alcuni a ritenere che questo popolo sia entrato in contatto con tecnologie aliene. Sulla piattaforma si trova il famoso Monolito Ponce, un grande blocco antropomorfo con turbante (che ricopriva il cranio deformato), maschera e bastone cerimoniale, nonchè altri monoliti minori. All'angolo nord occidentale della piattaforma si erge la imponente Puerta del Sol, la struttura più conosciuta del sito. Questa porta megalitica fu scolpita in un unico blocco di andesite ed era correlata in qualche modo con la divinità del sole. Ad un paio di centinaia di metri si trova invece la più piccola Puerta de la Luna, scolpita con figure zoomorfe. A fianco del Kalasasaya si trova invece il Templete Semisubterràneo, un grande cortile rettangolare scavato nel terreno circondato da mura in blocchi di pietra decorati con 175 volti rozzamente scolpiti. Alla base della collina su cui sorge la piramide si trova una zona denominata Putuni che ospita le fondamenta di diverse tombe in cui fu trovata la maggior parte dei manufatti di Tiwanaku. Poco oltre sorge poi un'area di rovine ammassate denominata Kantatayita di cui gli archeologi stanno ancora cercando di comprenderne la funzione. Oltre la ferrovia, a circa cinquecento metri di distanza, si osservano gli scavi del sito di Puma Punku (porta del puma) dove sono stati rinvenuti megaliti del peso di oltre 130 tonnellate. Terminata la visita di questa zona archeologica facciamo rientro in serata a La Paz da cui ci muoveremo per la successiva destinazione.

Alle primissime ore del mattino ci rechiamo alla stazione centrale degli autobus per prendere un mezzo che in poco più di quattro ore ci conduce ad Oruro (3700 m.s.l.m.) una città con vocazione mineraria piuttosto caotica e di non particolare interesse. La località si trova circa a metà strada tra La Paz ed il gran Salar de Uyuni e per tale ragione rappresenta una sosta quasi obbligata per chi si trasferisce tra queste due mete. Da qui parte altresì la linea ferroviaria che due volte la settimana collega Oruro con Uyuni ed è proprio per tale motivo che facciamo una sosta di alcune ore in questo centro in attesa della partenza del treno. L'agglomerato urbano, la cui popolazione discende per il 90% dalle popolazioni native, si trova ai piedi di una bassa catena di colline assai ricche di minerali e grazie a ciò ha sempre vissuto di una certa floridità economica. La città è piuttosto vivace anche sotto un profilo cultutrale tant'è che gli abitanti non perdono occasione per organizzare eventi musicali o danzanti che culminano con il famoso Carnaval di Oruro famoso in tutto il Sudamerica per la fastosità dei costumi. Il luogo in sè non ha molto da offrire dal punto di vista architettonico e si presenta, soprattutto al di fuori del centro, come un insieme piuttosto disordinato di case in degrado ed edifici non terminati. La vita della città tende a svolgersi soprattutto nella bella Plaza 10 de Febrero, che ospita giardini ed aiuole fiorite, fontane e rigogliosi alberi di alto fusto. Su tale piazza sorge la Cattedrale che presenta una bella vetrata istoriata. Un paio di isolati oltre la piazza, può valer la pena dare una rapida occhiata alla Portada del Beaterio, la facciata di una chiesa conventuale scolpita con motivi raffiguranti fiori ed uccelli. Altra zona di incontro degli abitanti è la Plaza del Folklore situata in cima ad una via in salita: qui sorge anche il Santuario de la Virgen del Socavòn in cui viene venerata la Virgen de Candelaria patrona dei minatori. Al di fuori di questo Oruro non presenta altre attrattive turistiche ad eccezione di alcuni begli edifici coloniali che in verità meriterebbero più valorizzazione. Un curioso spaccato di vita locale può essere apprezzato se si capita in città, come successo a noi, nel giorno di mercato, allorquando viene allestito in una vasta piazza e nelle vie adiacenti il grande Mercado Campero in cui una miriade di bancarelle offre una incredibile profusione di prodotti. Nel primo pomeriggio raggiungiamo la stazione ferroviaria e prendiamo posto su una carrozza dell'Espresso del Sur che attraversando una regione selvaggia, costellata di brulle colline, di specchi d'acqua salmastra popolati da fennicotteri e di distese di roccia e sabbia che via via divengono sempre più aride, ci porta in circa sette ore di viaggio ad Uyuni (3670 m.s.l.m.) un minuscolo centro urbano formato da un reticolo di strade polverose, spesso sferzate da un vento gelido, che vive sull'industria mineraria e soprattutto sull'industria del turismo considerato che è il luogo principale di partenza per le escursioni al vicino Salar.

E' da qui che organizziamo con un'agenzia locale un giro di tre giorni in fuoristrada nello spettacolare Salar de Uyuni (3650 m.s.l.m.) con il suo suggestivo ed allo stesso tempo inquietante panorama rappresentato da quella che è la più grande distesa salina del mondo. Quando la sua superficie è asciutta, durante la stagione secca, il salar si presenta di un bianco purissimo che contrasta con il blu intenso del cielo, mentre durante i mesi umidi la distesa d'acqua superficiale riflette le nuvole dando la sensazione di librarsi a mezz'aria. Allestito il nostro fuoristrada Lexus 4x4 partiamo per la prima destinazione situata poco fuori Uyuni: il Cementerio de Trenes, una collezione a cielo aperto di vecchie locomotive a vapore e vagoni risalenti al XIX secolo quando in città vi era una fabbrica che produceva carrozze per i convogli ferroviari che trasportavano i minerali lungo la linea, di cui è ancora possibile vedere i resti dei binari, che collegava Uyuni alla regione estrattiva di Potosì. Oggi queste macchine arruginiscono semicoperte dalla sabbia ed è possibile arrampicarsi sopra i relitti per effettuare alcuni divertenti scatti fotografici. A circa una ventina di chilometri di distanza sorge, ancora ai margini del salar, il piccolo villaggio di Colchani dove si possono visitare delle fabbriche artigianali dedite all'estrazione ed alla lavorazione del sale da cucina che da qui viene esportato in tutto il mondo. Lasciato questo insediamento si entra nel salar vero e proprio ed il paesaggio, nel giro di pochi minuti, si trasforma in una infinita piatta distesa bianca su cui incombe un cielo azzurrissimo. Il primo segno di vita è dato dal monumento di sale al Dakar Rally e dalla limitrofa piattaforma delle bandiere sulla quale i visitatori sono soliti issare la bandiera del proprio paese. I turisti spesso si fermano qui alla ricerca del proprio angolo privato di deserto dove scattare singolari foto sfruttando gli effetti prospettici dati dalla uniformità del paesaggio. E' qui che saltano fuori dinosauri in plastica ed altri gadget con i quali i visitatori si sbizzarriscono cercando lo scatto più improbabile ed originale. La tappa successiva, ad una ottantina di chilometri di distanza, è rappresentata dallo spettacolare avamposto collinare denominato Isla Incahuasi che si erge letteramente al di sopra e nel mezzo di un abbagliante mare di mattonelle di sale pentagonali ed esagonali. Questa collinetta rocciosa su cui è possibile salire in circa quindici minuti e poi compiere un percorso ad anello, è ricoperta di cactus alti fino a dieci metri che donano al paesaggio un tocco decisamente surreale. Anche qui l'ambiente regala l'occasione per splendidi scatti fotografici con cui immortalare questi spinosi giganti che si stagliano su uno sfondo candido come la neve. Proseguiamo viaggiando per decine di chilometri in mezzo al nulla e con l'arrivo della sera il cielo inizia a tingersi prima di giallo, poi di rosa, poi di arancione fino a passare per le sfumature del rosso e del viola. Questa è un'altra imperdibile occasione per sedersi sulla distesa di sale ed ammirare in silenzio il mutare dei colori ed il formarsi di fenomeni di rifrazione della luce al di sotto delle nuvole. Restiamo ad osservare questo spettacolo della natura fino a quando scende la notte e quindi, ripreso il fuoristrada, ci dirigiamo in uno degli isolati e caratteristici alberghi di sale, delle strutture ricettive, spesso piuttosto spartane ed in genere prive di riscaldamento, costruite con blocchi di sale ed in cui tutto all'interno, dai tavoli, alle sedie, ai letti, è realizzato con questa sostanza. Una buona zuppa, qualche calda pietanza e un bollente mate de coca ci aiutano a contrastare il freddo pungente che durante i giorni di nostra permanenza ha sfiorato di notte i -15 gradi ed è rimasto costantemente sotto lo zero durante le ore diurne.

La giornata successiva inizia alle prime luci dell'alba e dopo una veloce colazione siamo di nuovo pronti per saltare sul fuoristrada e dirigerci verso il piccolo deserto montano di Chiguana, famoso per la produzione di borace e circondato da imponenti vulcani di cui alcuni dormienti ed uno, l'Ollague (5865 mt.) situato al confine con il Cile, ancora semi-attivo tant'è che proprio in quel momento da una sua bocca prossima alla vetta si innalzava una bianca colonna di fumo. Da qui la strada piega a ovest e si inerpica in zone sempre più selvagge passando accanto a diversi laghi ricchi di minerali e popolati da miriadi di fennicotteri, alle cui spalle si ergono imponenti e brulli massicci rocciosi: sono queste le spettacolari lagune di Canapa, Hedionda e Honda. In prossimità del confine cileno si trova poi l'isolata Reserva nacional de fauna andina Eduardo Avaroa (nei cui uffici è possibile apporre sul passaporto il timbro personalizzato della riserva) raggiungibile dopo aver percorso una strada sconnessa che attraversa meravigliosi paesaggi marziani. Si accede così al Desierto Siloli la cui più nota attrattiva è l'Arbol de piedra, una bizzarra formazione di roccia che sembra davvero un albero sferzato dal vento. I fenomeni eolici, particolarmente intensi in queste zone, creano dei suggestivi effetti con la neve e col ghiaccio che, nel mezzo della stagione secca, sono ancora presenti in quantità sull'arida superficie del terreno. Le violente folate di vento difatti modellano i cumuli di neve indurita facendogli assumere l'aspetto simile a delle velette triangolari o a delle pinne di squalo disposte inclinate in un susseguirsi di file parallele. A circa una ventina di chilometri di distanza si trova la famosa Laguna Colorada (4280 m.s.l.m.), un vasto lago color corniola con una profondità media di appena 80 cm. L'intensa colorazione rossa è dovuta alle alghe ed al plancton che prosperano in questa acque ricche di minerali, mentre il litorale è orlato di cangianti depositi bianchi di sodio, magnesio, gesso e borace. Interessante è la popolazione di fennicotteri che si riproduce in queste lagune; sono difatti presenti tutte e tre le specie sudamericane tra cui una varietà che, adattatasi a temperature che sfiorano i -20 gradi, la notte entra in una sorta di ibernazione che ne rallenta il metabolismo e le consente così di vivere anche diverse decine di anni. La successiva tappa del tour è il grande campo di geyser denominato Sol de Manhana (4850 m.s.l.m.) Questo bacino dall'aspetto decisamente infernale presenta diverse polle di fango ribollente e gorgogliante, soffioni di vapore sibilanti e fumarole che emettono un nauseabondo odore di gas sulfurei. Proseguiamo il nostro viaggio e dopo circa una sessantina di chilometri incontriamo l'incantevole laguna verdazzurra chiamata per l'appunto Laguna Verde (4400 m.s.l.m.) adagiata in un angolo della Bolivia al confine con il Cile. L'incredibile colorazione verdastra dell'acqua è dovuta all'elevata concentrazione di piombo, zolfo ed arsenico. Questa laguna è particolarmente suggestiva al pomeriggio quanto i venti gelidi ne increspano la superficie formando una brillante spuma verde-biancastra. L'alta concentrazione di minerali e il tumulto provocato dall'increspatura consentono all'acqua di rimanere liquida anche a temperature prossime ai 20 gradi sottozero, temperature qui del tutto normali e ben lungi dal rappresentare le minime che possono infatti raggiungere anche i -40 gradi!. Dietro il lago si erge il Volcàn Licancabur (5960 mt.) oltre il quale si apre il deserto cileno di Atacama. Da qui compiamo un percorso a ritroso e arriviamo a lambire la Laguna Blanca, con le sue acque color latte, per poi attraversare, dopo aver superato un passo a quota 5000 m.s.l.m., l'inquietante Dalì Desert, così chiamato per via dei bizzarri massi che lo punteggiano e che sembrano essere stati messi lì proprio da questo maestro del surrealismo. In serata facciamo rotta verso le Termas de Polques, una piccola piscina naturale, sulle sponde di una ampia laguna, con aque termali a 29 gradi in cui riscaldare le ossa dopo le gelide escursioni nel salar. Trascorriamo la notte nella "rustica" struttura ricettiva che si trova nei pressi di queste terme combattendo la rigida temperatura del locale con alcune bottiglie di vino boliviano e con una bollente zuppa di quinoa.

Il giorno dopo è dedicato al lungo tragitto di rientro durante il quale non mancano comunque le occasioni per ammirare ancora gli straordinari paesaggi di questa regione. Si attraversano difatti lande desolate caratterizzate da piccoli laghi colorati ricchi di minerali, da pascoli d'altura in cui passeggiano le vigogne, da calanchi e speroni rocciosi spazzati dal vento e da piccoli e sparuti villaggi tradizionali. Nel pomeriggio, proprio quando si innalza una vera e propria tempesta di sabbia che colora di giallo il cielo e rende pressochè invisibile ogni cosa, raggiungiamo finalmente Uyuni e ci dirigiamo in albergo per concederci finalmente una doccia calda dopo tre gelidi giorni trascorsi perenermente avvolti nei nostri indumenti invernali. Dopo una ottima cena in uno degli accoglienti ristoranti che si aprono sulla strada centrale del paese ed una bella dormita in un comodo letto, siamo pronti per riprendere il viaggio alla volta della regione degli altopiani centrali della Bolivia, un mix di vivaci centri urbani, di vaste zone rurali e di montagne punteggiate da remoti villaggi.

Alle 7 del mattino, dalla stazione centrale degli autobus, prendiamo un pullman locale che in circa quattro ore, percorrendo una strada tra aspre alture, ci conduce a Potosì (4070 m.s.l.m.). La città venne fondata nel 1545 non appena vennero scoperti i ricchissimi giacimenti d'argento del Cerro Rico, un'alta collina che si erge proprio in prossimità della città. Il metallo prezioso, estratto per secoli con lo sfruttamento della popolazione locale, andò a finanziare l'impero spagnolo e quando la vena madre si entinse quasi del tutto, Potosì cominciò a cadere in declino. Questo centro urbano resta tuttavia un'importante eredità culturale ed architettonica tant'è che nel 1987 l'UNESCO ha dichiarato questa città Patrimonio dell'Umanità in riconoscimento del suo tragico passato storico e della sua sontuosa architettura coloniale che può essere apprezzata per le sue strette vie centrali costellate di facciate, di portoni decorati e di balconate, spesso in legno intagliato, che aggettano sulla strada. La visita della città comincia dalla centrale Plaza 6 de Agosto, con le sue arcate decorative arricchite da maioliche, e da Plaza 10 de Noviembre su cui si affaccia il bell'edificio color giallo senape denominato El Cabildo che in sostanza è il municipio cittadino. Sempre sulla medesima piazza si affaccia la Cattedrale terminata nel 1600 dopo quasi quarant'anni di costruzione. L'edificio originario resistette fino all'inizio del XIX secolo allorquando crollò per poi venire ricostruito con un'impronta d'influenza neoclassica. Adiancente la chiesa vi è la Torre campanaria su cui è possibile salire, così come sulla non distante Torre de la Compania de Jesus, e godere così di una vista dall'alto della città e dell'imponente Cerro Rico. La più famosa attrazione di Potosì è rappresentata dalla Casa Nacional de la Moneda che è anche uno dei musei più particolari dell'intero Sudamerica. Si tratta di un enorme edificio, costruito alla metà del XVIII sec. in luogo del precedente risalente al 1572, che occupa un intero isolato ed è formato da una pluralità di stanze che custodiscono tesori storici tra cui molti dipinti a tema religioso della scuola di Potosì. Una delle principali attattive è rappresentata dagli enormi macchinari con ingranaggi in legno che servivano per battere l'argento fino ad ottenere delle lamine di spessore adatto a coniare le monete. La struttura, il cui cortile d'ingresso è sormontato da una curiosa maschera denominata il mascaròn raffigurante il dio Bacco, ebbe funzione non solo di zecca ma anche di prigione, di fortezza e di quartier generale dell'esercito boliviano. Altro interessante luogo da visitare della città è il Museo y Convento de Santa Teresa, fondato sul finire del XVII sec., che ancora oggi ospita una piccola comunità di suore carmelitane. La collezione del museo comprende opere scultoree, dipinti religiosi e alcuni oggetti dal sapore vagamente macabro come teschi ed una raccolta di fruste utilizzate dalle monache per autoflagellarsi. Di non minor interesse il Museo y Convento de San Francisco, il monastero più antico di tutta la Bolivia risalente al al 1547. Anch'esso custodisce diverse opere d'arte sacra oltre a delle catacombe contenenti diverse ossa umane. Salendo sulla torre del tetto, alla fine della visita, si può poi godere di una splendida vista sulla città. Tra le altre attrazioni architettoniche che è possibile ammirare passeggiando tra le vie cittadine, meritano di essere annoverate la graziosa Casa de las tres portadas, gli Arcos de Cobija, il Portòn Mestizo, un portale maestoso affiancato da due colonne tortili, e le case coloniali di Calle Quijarro. Non manca infine una serie di chiese erette nel XVII e XVIII sec. tra cui possono meritare una breve visita la Iglesia del la Merced, con un pulpito ed un soffitto in legno meravigliosamente scolpiti; la Iglesia de San Martin, che ospita un museo d'arte con una trentina di dipinti; la Iglesia del S. Lorenzo de Carangas, con un elaborato portale scolpito in pietra e la Capilla de Nuestra Senhora de Jerusalèn che custodisce un interessante retablo dorato in stile barocco ed un imponente pulpito abbellito da piccoli dipinti.

Da Potosì ci trasferiamo con un pullman locale nell'affascinante città di Sucre (2750 m.s.l.m.) distante circa tre ore di viaggio. Cuore simbolico della nazione, è qui che venne proclamata l'indipendenza del paese e mentre a La Paz ha sede il Governo ed il Ministero del Tesoro, Sucre è riconosciuta come la capitale della Bolivia costituzionale. Gli splendidi edifici imbiancati con calce (che le hanno fatto meritare l'appellativo "città bianca delle Americhe") la rendono un centro urbano molto elegante e sofisticato tant'è che la sua ricca architettura di epoca coloniale ha consentito a Sucre di ottenere l'iscrizione tra i Patrimoni dell'Umanità dell'UNESCO. Lasciati i nostri bagagli in albergo, un vecchio monastero riadattato ad hotel, cominciamo subito la nostra visita alla ricerca dei tesori della città. Punto di partenza è la centrale Plaza 25 de Mayo su cui si affaccia la Casa de la Libertad ove nel 1825 fu firmata la dichiarazione di indipendenza del paese. Oggi il palazzo è un museo a rilevanza nazionale ed al suo interno sono custoditi, oltre alla carta dell'indipendenza, i ritratti dei padri della nazione e pregevoli lavori in legno intagliato. Sempre sulla medesima piazza si trova la Catedral, risalente alla metà del XVI sec., che presenta una architettura rinascimentale ben armonizzata con le successive aggiunte barocche. La sua torre campanaria è divenuta il simbolo di Sucre e nella sua singola navata bianca sono esposti dipinti degli apostoli ed altre pitture a tema religioso. A fianco della cattedrale si trova il Museo Eclesiàstico de Sucre che custodisce una delle più grandi collezioni di arte ecclesiastica e reliquie religiose della Bolivia. Dall'altro lato della strada può meritare una breve visita il Museo Gutièrrez Valenzuela che fu la dimora di un vecchio aristocratico e che oggi espone sontuosi arredi e suppellettili del XIX sec. Lasciandosi alla spalle la Plaza 25 de Mayo si raggiunge dopo un paio di isolati la suggestiva Plazuela Cochabamba su cui si affacciano due importanti chiese: il Convento de San Felipe Neri, un tempo monastero ed oggi adibito a scuola parrocchiale, ed il Templo Nuestra Senora de la Merced, probabimente uno degli edifici sacri più belli di Sucre. Il suo interno ospita uno splendido altare barocco ed un pulpito intagliato decorati con filigrane in oro, mentre nelle sue navate sono esposti diversi dipinti del rinomato artista Holguìn. E' possibile salire sul suo campanile e da qui accedere al tetto della chiesa da cui si gode un bel panorama sul centro della città. Tornando verso la piazza centrale e proseguendo lungo Calle Espana, può meritare fermarsi per una breve visita al Museo Nacional de Etnografìa y Folklore che riunisce delle collezioni che mostrano la grande diversità culturale delle varie etnie della Bolivia. A poca distanza si trova la Iglesia de San Francisco, fondata nel 1538 e ceduta all'esercito agli inizi del XIX sec. Da quel momento conobbe via via un lento declino fino a quando nel 1925 fu riconsacrata e riportata all'antico splendore. Ad un paio di isolati si incontra la Iglesia de Santa Monica che racchiude uno dei cortili interni più suggestivi di Sucre e che oggi è destinato ad auditorium civico aperto al pubblico solo in occasione di eventi speciali. In direzione nord a circa 15 minuti di cammino si apre il tranquillo Parque Bolivar, limitato da due viali alberati e circondato da imponenti edifici governativi tra cui la Corte Suprema. Tra gli altri edifici religiosi del centro possono ancora essere brevemente visitati il Museo y Convento de Santa Clara che ospita una raccolta pittorica di arte sacra ed il Convento de Santa Teresa appartenente ad un ordine di suore di clausura che vendono frutta fresca e frutta candita tramite una minuscola porticina girevole. Poco fuori dal centro storico, ma raggiungibili comunque a piedi vi sono altre due attrazioni che meritano una visita. La prima è il Museo de la Recoleta che si affaccia sulla città dall'alto di una collina alberata. In passato l'edificio fu un convento, un museo, una caserma ed anche una prigione. L'interessante visita guidata consente di apprezzare il coro, impreziosito da intagli lignei di personaggi tutti differenti tra loro che rappresentano i martiri crocifissi nel 1595 a Nagasaki (evento che ha ispirato il film Silence di Martin Scorsese), oltre a sculture e dipinti realizzati da anonimi a partire dal XVI sec., diversi cortili interni con esplosioni floreali dai mille colori ed un cedro millenario unico sopravvissuto tra quelli che un tempo crescevano nella zona di Sucre. La seconda attrazione è il curioso Cementerio Municipal, un cimitero monumentale in cui gli abitati della città sono soliti spendere le ore più calde della giornata cercando un po' di refrigerio tra i giardini e gli alberi. Archi ritagliati tra le cime dei pioppi, palme pittoresche, mausolei di ricche famiglie e tombe di persone comuni rendono questo luogo un curioso diversivo in cui passare un'oretta.

Dopo un paio di giorni trascorsi in questo tranquillo centro urbano, ci dirigiamo all'aeroporto e da qui prendiamo un volo che ci riporta a La Paz. Con una veloce corsa in taxi raggiungiamo la stazione centrale dei bus e da qui partiamo con il primo pullman diretto verso il Lago Titikaka (3830 m.s.l.m.). Il tragitto che dalla capitale boliviana porta alle sponde di questo lago merita di essere effettuato di giorno per via dell'amenità del paesaggio che si attraversa. Man mano che ci si allontana da La Paz le vette innevate della Cordillera Real scivolano sullo sfondo e d'improvviso appare lo scintillio del Titikaka incastonato nell'arido paesaggio dell'altipiano situato tra Perù e Bolivia. Dopo aver costeggiato per alcuni chilometri il lago raggiungiamo l'Estrecho de Tiquina e qui scendiamo dal pullman in quanto il mezzo deve essere caricato su una chiatta e traghettato sull'altra sponda. I passeggeri attraversano invece lo stretto su una della numerose barche che fanno perennemente la spola tra i due estremi della riva. Il viaggio prosegue ancora un paio di ore fino a quando raggiungiamo Copacabana, un piccolo centro urbano annidato tra due colline sulla sponda meridionale del Titikaka. La cittadina è un vero e proprio crocevia di viaggiatori tantè che gli stranieri superano di gran lunga i locali. Copacabana è il principale punto di passaggio per chi intende attraversare via terra il confine Perù-Bolivia e se a ciò si aggiunge il fatto che è anche il punto di partenza per la visita di alcune tra le più belle isole che punteggiano il lago, è facile comprendere come mai qui vi sia una grande abbondanza di agenzie di viaggio e di strutture ricettive per ogni tasca. La cittadina in sè offre pochi luoghi di interesse ai quali può comunque essere dedicata qualche ora della giornata. La vita si svolge principalmente lungo la strada 6 de Agosto che collega la riva del Titikaka con la plaza 2 de Febrero posta più a monte. Qui si affaccia la bianca e splendente Cattedrale ornata di cupole e di apprezzabili decorazioni di azulejos. Di particolare rilievo la statua della Vergine della Candelaria scolpinta in legno scuro ed il piccolo museo della cattedrale che espone alcuni oggetti sacri e le offeerte di fedeli speranziosi di ottenere una grazia. Altro punto in cui si concentra la vita cittadina è la spiaggia sul Titikaka che ben lungi dall'essere anche solo minimamente paragonabile con la più celebre Copacabana brasiliana, attira comunque diverse persone ed offre alcuni spunti di intrattenimento tra cui il noleggio di imbarcazioni, cavalli o biciclette. Tappa culminante delle escursioni sulla sponda boliviana del Titikaka è la suggestiva Isla del Sol, un'isola di discrete dimensioni abitata da diverse comunità native. La mattina seguente prendiamo dunque parte ad una delle escursioni che possono essere organizzate in loco e dopo un'ora circa di navigazione raggiungiamo la parte sud dell'isola sulla quale ci si può spostare solo a piedi percorrendo i sentieri che si inerpicano lungo i suoi pendii. Appena sopra il molo di attracco diparte la Escalera del Inca, un percorso in ripida salita che attraversa giardini terrazzati e che in meno di un chilometro raggiunge i 200 metri di dislivello mettendo a dura prova i pomoni (considerando l'altitudine del luogo che si estende al di sopra dei 3800 m.s.l.m.). Superata la fonte d'acqua ed una porta inca si raggiunge il villaggio di Yumani, principale centro abitato della parte sud dell'isola composto da case in pietra, diverse semplici strutture ricettive, piccoli ristoranti ed animato dalla gente del luogo intenta nelle proprie faccende quotidiane. In una suggestiva posizione, affacciata sul pendio che scende fino al lago, si trova la piccola Iglesia de San Antonio che fa da riferimento religioso per la popolazione di questa parte dell'isola. Inerpincandosi per circa un'ora e procedendo lungo suggestivi sentieri spesso immersi nel verde, si raggiunge il centro dell'isola costituito dal Cerro Santa Bàrbara da cui si può godere una spettacolare vista sulle acque color smeraldo e zaffiro della Bahìa Kona. Ci fermiamo a pranzare in questa zona in un ristorantino panoramico affacciato proprio sullo strapiombo sovrastante questa bella baia che ospita tra l'altro un piccolo porticciolo per le imbarcazioni turistiche. Dopo il pranzo riprendiamo la discesa fino a raggiungere nuovamente il punto di attracco dove ci attende la barca che ci riporta nel tardo pomeriggio a Copacabana.

Con un pullman locale lasciamo il lago Titikaka e proseguiamo in direzione del confine. Tramite il posto di frontiera di Kasani entriamo in Perù ed in circa tre ore di viaggio raggiungiamo la città di Puno da cui l'indomani partiremo alla volta di Cuzco per completare il notro itinerario in questo paese (vedi resoconto di viaggio: Perù).

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