(Agosto 2015)
"Il vero viaggio di scoperta non consiste nel cercare nuove terre, ma nell'avere nuovi occhi."
Marcel Proust, Alla ricerca del tempo perduto, 1913/27
Con un piede radicato nella giungla centroamericana e con l'altro immerso nel mar dei Caraibi, il Belize coniuga il meglio di queste due realtà. Da un lato ospita il secondo reef corallino più esteso al mondo (dopo la grande barriera corallina australiana) con più di cento specie di coralli ed oltre cinquecento varietà di pesci e dall'altro custodisce diversi parchi nazionali e santuari naturalistici che offrono riparo ad un'ampia gamma di animali selvatici ed uccelli. Se ciò non bastasse per rendere questo paese meritevole di una visita, si aggiunga che qui si trovano anche diversi importanti siti risalenti al periodo classico della civiltà maya. L'insieme di tali elementi rende il Belize una destinazione di tutto rispetto per il viaggiatore che voglia combinare questi differenti aspetti ed unire così il profilo naturalistico a quello archeologico. Sebbene costituisca spesso, per chi visita il centro America, una semplice "estensione mare" di qualche giorno, questo paese ha veramente molte cose da offrire ed una più lunga permanenza è senz'altro in grado di appagare ogni aspettativa.
Dal confine guatemalteco entriamo in Belize via terra attraverso la frontiera nei pressi di San Ignacio. Espletate le formalità doganali in modo piuttosto rapido, risaliamo a bordo del bus con cui eravamo partiti da Flores (Guatemala) e proseguiamo il nostro viaggio in direzione di Belize City. Storica capitale dello stato, alla quale è succeduta nel 1961 Belmopan, essa non rappresenta certamente una delle principali destinazioni turistiche, anche se è una tappa pressochè obbligata per chi vuole accedere alle Northern Cayes che costituiscono le migliori attrattive marine del paese. La città non ha particolari luoghi di interesse e non gode di buona reputazione a causa della povertà e del crimine che qui si concentrano. Sebbene negli ultimi anni il governo abbia incrementato la presenza di polizia armata nelle zone a maggior frequentazione turistica, Belize City rimane quasi esclusivamente il luogo da cui imbarcarsi per dirigersi verso le isole e gli atolli della vicina barriera corallina. Un breve giro della città consente di avere un'idea dello scenario urbano costituito non solo da canali piuttosto maleodoranti e da quartieri degradati, ma anche da apprezzabili abitazioni ed agglomerati in stile coloniale che si concentrano soprattutto nel distretto di Fort George in prossimità del Belize Harbour.
Ed è proprio qui che ci dirigiamo per imbarcarci su un water-taxi della Belize Express che in circa cinquanta minuti di navigazione ci porta nel cuore del distretto delle Northern Cayes. Con più di cento isole e due splendidi atolli, questa regione è il luogo ideale per trasformare il sogno di un paradiso marino tropicale in realtà. Nostra destinazione è Caye Caulker, una piccolissima isola di forma allungata che conta circa un migliaio di residenti. "Niente maglietta, niente scarpe e niente problemi..", questo è il motto del Belize e in nessun posto ciò sembra più appropriato che a Caye Caulker. Le piccole stradine terrose sono percorse da ciclisti abbronzati, da turisti e abitanti a piedi nudi, da pigri cani assonnati e dai golf-cart che costituiscono il mezzo di trasporto più comune dell'isola. Praticamente non vi sono autovetture e la giornata è scandita dal ritmo delle onde, dalla brezza marina che si insinua tra le foglie delle palme e dalla vibrante pulsazione reggae della cultura ratafarian qui presente. Caye Caulker è adatta al turismo di ogni livello ed offre sia soluzioni budget, sia sistemazioni di più alto range. E' in ogni caso il posto ideale per soddisfare la voglia di aragosta e di crostacei: la sera la maggior parte dei ristorantini che si aprono sulle sue stradine, esibiscono a modici prezzi grandi quantità di aragoste, granchi, gamberoni e altro pescato che viene cotto sulle braci di improvvisati barbeque. L'isola ha tre principali strade che la percorrono nella sua lunghezza: front, middle e back street, a loro volta tagliate perpendicolarmente da altre stradine che connettono le due coste opposte distanti tra loro poche centinaia di metri. Nel 1961 l'uragano Hattie si abbattè sull'isola e la divise letteralmente in due creando uno stretto canale marino, the Split, che separò la zona più intensamente abitata, a sud, da quella posta a nord in cui si trova una vasta foresta di mangrovie che racchiude un ricco ecosistema di spugne, anemoni, gorgonie e pesci.
Caye Caulker è un punto privilegiato da cui partire per effettuare alcune splendide escursioni nella vicina barriera corallina (dichiarata dall'Unesco patrimonio dell'umanità) che corre parallela all'isola estendendosi per circa ottanta chilometri. Organizziamo quindi per il giorno successivo una uscita in barca con "Ninja", una guida locale molto "folkloristica" e molto apprezzata sull'isola per la sua lunga esperienza: nostre destinazioni sono la Hol Chan Marine Reserve e la Caye Caulker Marine Reserve, due riserve naturalistiche marine che offrono la possibilità di effettuare entusiasmanti esperienze di snorkelling ed immersioni. Nel corso della giornata raggiungiamo in barca diversi siti tra cui Turtle Point, dove a pochi metri di profondità si incontrano e si nuota con tartarughe di mare intente a cibarsi delle alghe presenti sul fondale; Shark Ray Alley, luogo in cui i pescatori erano soliti pulire il pescato e che per tale motivo è divenuto un punto in cui squali nutrice e razze sono soliti aggirarsi in gran numero. Qui è possibile scendere in acqua e nuotare a tu per tu con questi abitanti del mare, sostanzialmente inoffensivi, che si avventano sugli scarti di pesce che vengono buttati dalla barca per attirarli; Coral Gardens una paradiso subaqueo ricco di gorgonie, anemoni, coralli e pesci tropicali nel quale avventurarsi con maschera e boccaglio per goderne tutti i colori e forme; Swallow Caye Wildlife Sanctuary - Manatee Point, una zona in mare aperto dove riusciamo a vedere e a nuotare fianco a fianco con alcuni lamantini che con le loro sinuose movenze sembrano voler giocare con noi. Una escursione decisamente meritevole ed assolutamente da non perdere che consente di ammirare con straordinaria vicinanza gli abitanti di questo ecosistema caraibico.
Nel corso dei giorni di permanenza a Caye Caulker, oltre a godere del mare e delle prelibatezze gastronomiche del luogo intrise peraltro di una spiccata influenza della cucina creola, andiamo a visitare la più grande e "movimentata" Ambergris Caye. Conosciuta alla maggior parte del pubblico con il soprannome di "la Isla Bonita", questa isola veniva decantata nella famosa canzone di Madonna del 1987. Certo che da allora sono passati molti anni e l'atmosfera selvaggia che caratterizzava l'isola alla fine degli anni '80 ha lasciato oggi il posto a condomini, alberghi, ristoranti, negozi ed alle automobili che trafficano le sue poche strade. Ciononostante, bisogna riconoscere che il luogo non ha perso del tutto la sua atmosfera di paradiso tropicale dove le giornate trascorrono tra attività e sport acquatici, succhi a base di frutta fresca e gustosi piatti a base di pesce. L'isola, lunga e sottile, misura circa 40 chilometri in lunghezza e circa 7 nel suo punto più largo, sebbene la larghezza media non superi gli ottocento metri. Nonostante la sua estensione, la maggior parte dell'isola è praticamente disabitata soprattutto la parte nord che si protende verso il Messico. La parte meridionale è invece quella in cui si concentra la maggior parte delle strutture ricettive e ciò specialmente intorno al suo centro principale, San Pedro, toponimo con il quale spesso viene chiamata l'intera isola, ma che in realtà identifica esclusivamente il suo agglomerato urbano principale. San Pedro (l'incantevole luogo che sognava Madonna nella sua citata canzone) da assonnato paesino di pescatori composto da poche colorate case caraibiche quale era qualche decennio fa, si è ora trasformato in un vibrante centro turistico pieno di locali, beach-bar, negozi, bancarelle, diving center, ristoranti, alberghi e guest house che attirano tanto il turismo locale quanto soprattutto il turismo internazionale. Fortunatamente questo sovra sviluppo ha intaccato solo parzialmente la più grande ricchezza di questa regione, ossia la barriera corallina che qui corre a poche centinaia di metri dalla costa. L'istituzione di ampie aree marine protette e un responsabile sfruttamento dell'ambiente hanno contribuito a preservare almeno in parte questo patrimonio naturalistico dell'umanità. San Pedro non possiede significativi luoghi di interesse e la sua principale attrattiva consiste sostanzialmente nelle attività balneari (snorkelling, diving, fishing) e nella movida notturna.
Dopo aver trascorso un paio di giorni nella Isla Bonita, facciamo rientro a Caye Caulker da dove organizziamo per il giorno successivo un'escursione ad uno dei siti archeologici più interessanti del Belize: Lamanai. Con il water-taxi raggiungiamo Belize City e da qui un viaggio in macchina di circa un'ora e mezza lungo la Northern Hwy ci porta nell'Orange Walk District, una zona poco popolata del paese in cui si trovano più che altro comunità rurali sparse nella campagna ed ai limiti della foresta pluviale. Arriviamo ad un punto di imbarco sul New River e noleggiamo una piccola imbarcazione che comincia a risalire il fiume per raggiungere il sito archeologico situato in un luogo non facilmente accessibile via terra. La navigazione sul fiume, della durata di oltre un'ora, rappresenta un'ottima occasione per ammirare non solo le molte specie di uccelli qui presenti, ma anche altri animali che vivono lungo il corso d'acqua quali coccodrilli, iguane, pipistrelli, farfalle e scimmie. La lussureggiante flora che circonda il fiume offre poi uno spettacolare esempio della ricchezza naturalistica della foresta pluviale. Nel corso della navigazione si costeggia un insediamento di una comunità mennonita (la cui dottrina di base è il ritorno alle origini della Chiesa cristiana) e infine si giunge in una ampia laguna sulla cui sponda sorge, immerso nel folto della giungla, il sito archeologico.
Lamanai è uno dei siti maya più grandi e meglio scavati del Belize e la sua storia affonda le radici sin nel 1500 a.C. Nell'epoca preclassica era un centro cerimoniale con grandi templi e nell'VIII sec. d.C. vide l'epoca di suo maggior fulgore allorquando la maggior parte dei suoi edifici vennero costruiti e la popolazione assommava a circa 35000 abitanti. Nel XVI sec. gli spagnoli provenienti dallo Yucatan invasero queste terre e fondarono qui una importante missione cristiana, ma i maya non si sottomisero mai totalmente al dominio straniero capeggiando spesso rivolte e ribellioni. La zona rimase abitata ancora nel XVII-XVIII sec. fino a quando una epidemia, probabilmente di vaiolo, decimò ed annientò la popolazione maya. Gli scavi per portare alla luce le oltre 700 strutture che si ipotizza siano qui presenti, sono cominciati negli anni '70, ma la difficoltà dell'opera e l'ingente quantità di denaro necessario hanno consentito a tutt'oggi di portare alla luce e restaurare solo una minimissima parte di esse.
Il tour della rovine richiede almeno un'ora e mezza e la prima imponente struttura che si incontra è il Tempio del giaguaro, una piramide a gradoni eretta nel VI sec. d.C. e più volte rimaneggiata fino a circa il XV sec., ciò a testimonianza della longevità della comunità maya che qui viveva. Il tempio deve il suo nome alle figure stilizzate di due volti di giaguaro che si trovano alla sua base. Di fronte si apre una vasta piazza al cui estremo opposto si trova un agglomerato di costruzioni che erano utilizzate come residenze dell'elite reale. Alle spalle di questo complesso, nel folto della foresta, si incontra la Stele 9, un monolito riccamente scolpito risalente al 625 d.C. Non molto lontano si trova il Ball Court, il campo per il gioco della pelota e poco più a nord si staglia l'imponente High temple, un tempio piramidale a gradoni che si erge oltre le chiome degli alberi fino a quasi 40 metri di altezza. Salendo sulla cima della struttura si gode di una magnifica vista sulla New River Lagoon e sul verde della foresta pluviale che si estende a 360 gradi fino all'orizzonte. Con una decina di minuti di cammino su un sentiero che si inoltra nella giungla, si raggiunge il Mask temple la cui struttura originaria risalente al 200 a.C. fu oggetto di successivi rimaneggiamenti fino a circa il XIV sec. d.C. Il tempio deve il suo nome a due enormi maschere alte quasi quattro metri che sono scolpite alla sua base. Esse raffigurano il volto di un uomo con un copricapo con sembianze di coccodrillo e rappresentano uno dei migliori esempi del genere nel mondo maya. Terminata la visita di questo imperdibile sito, riprendiamo l'imbarcazione e percorriamo a ritroso il fiume osservando ancora una volta questo ricchissimo ecosistema.
Raggiunta nuovamente Belize City, con il water-taxi facciamo ritorno a Caye Caulker per trascorrere qui ancora un paio di giorni di mare al termine dei quali ci apprestiamo a rientrare in Guatemala per continuare il nostro viaggio in questo paese (vedi resoconto di viaggio: Guatemala).
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