(Dicembre 2019/Gennaio 2020)
"Sembra esserci nell'uomo, come negli uccelli, un bisogno di migrazione, una vitale necessità di sentirsi altrove."
Marguerite Yourcenar
L'Azerbaijan, a cavallo tra Europa e Asia, è un paese di antichi imperi le cui tradizioni stanno subendo una rapida trasformazione a causa dei massicci investimenti legati alle risorse petrolifere di cui è ricco il sottosuolo. La sua capitale da un lato vanta un prezioso centro storico tutelato dall'UNESCO e dall'altro lato va fiera dei nuovi futuristici grattacieli che progressivamente delineano il suo skyline affacciato sul Mar Caspio. A questa modernità fa da contraltare un entroterra ancora fortemente rurale disseminato di villaggi che sembrano rimasti fuori dal tempo. Il semidesertico paesaggio lungo il litorale è invece caratterizzato da vulcani di fango, da pozzi di trivellazione e da curiosi fenomeni naturali di autocombustione spontanea. E' una nazione ancora poco conosciuta dal turismo che tuttavia merita di essere visitata e che nei prossimi anni, complice anche la stabilità politica ed un alto livello di sicurezza sociale, diventerà una meta a medio raggio di sicuro interesse.
Con un volo diretto della AzAl (Azerbaijan Airlines) raggiungiamo nel tardo pomeriggio la capitale Baku, da alcuni descritta come una sorta di commistione tra le atmosfere urbane di Parigi e di Dubai con residuali influenze architettoniche sovietiche. In verità la città è ormai da anni teatro di un incessante cambiamento e di pari passo con i lavori di costruzione di nuovi futuristici grattacieli in vetro e acciaio, procedono le ristrutturazioni edilizie che mirano a mascherare (ma non è un azzardo dire cancellare) l'impronta sovietica che ancora caratterizza alcuni edifici cittadini soprattuto nei sobborghi periferici. Fulcro di Baku è la sua città vecchia (Icheri Sheher), dichiarata dall'UNESCO patrimonio dell'umanità e quasi interamente circondata dalle mura merlate di una fortezza. Intorno alla città vecchia sorgono splendidi edifici con facciate in arenaria suggestivamente illuminati e lungo le principali vie si susseguono eleganti negozi dei più noti brand del lusso. Giardini ben curati, viali alberati e la lunga camminata (Bulvar) che costeggia la baia affacciata sul Mar Caspio costituiscono i luoghi principali dove riposarsi, passeggiare o fare sport, mentre da quasi ogni punto della città sono visibili i tre sinuosi grattacieli (Flame towers) che si ergono sulla zona collinare e che sono il simbolo architettonico della capitale.
La mattina seguente, dal nostro albergo situato proprio all'interno della città vecchia, cominciamo la visita di Baku. Passeggiando per questi vicoli si notano subito diversi caranvanserragli in pietra riconvertiti in ristoranti molto curati o in sale da the/caffè piene di suggestiva atmosfera, mentre negozi di tappeti e di sciarpe in seta o in lana di cammello (tipiche produzioni artigiali di questo paese) si alternano alle bancarelle di souvenir ed ed alle botteghe degli antiquari. Prima attrattiva che visitiamo è la Torre della Vergine, una torre in pietra di quasi 30 mt. dalla forma sinuosa ed affusolata che è l'icona storica della città. Gran parte della costruzione attuale risale a XII secolo ed intorno al suo nome sono sorte diverse teorie fantasiose che lo ricollegano al destino di una fanciulla che qui sarebbe stata rinchiusa, oppure al fatto che la possenza delle sue mura ne ha fatto nei secoli un edificio sostanzialmente inviolabile. All'interno è allestito un piccolo museo multimediale e del suo tetto è possibile avere una bella visuale sulla città vecchia e sulla baia di Baku. Proprio innanzi alla torre una serie di scavi hanno riportato alla luce la vecchia piazza del mercato medievale di cui oggi restano a testimonianza una serie di reperti archeologici in pietra e i resti di antichi caravanserragli ora adibiti a ristoranti e a negozi di tappeti. Non distante da qui, lungo una via fiancheggiata da botteghe e bancarelle, sorge la Moschea Cuma, la moschea del venerdì risalente alla fine del XIX secolo. Tutt'ora svolge funzione di culto e l'interno è caratterizzato da una serie di volte disposte intorno ad una cupola centrale illuminata da un grande lampadario. Altro luogo di culto situato nelle vicinanze è la Moschea Siniq Qala altrimenti detta Moschea di Mohammad, databile intorno al 1079 d.C. Dopo aver subito gravi danni a seguito di un bombardamento russo nel XVIII secolo, è stata sottoposta a vari interventi di recupero ed oggi il suo minareto in stile locale sovrasta maestoso l'edificio. Ma senza dubbio il complesso storico più importante della città vecchia è costituito dal Palazzo degli Shirvanshah, un insieme di edifici in pietra arenaria risalenti al XIV e XV secolo che durante il medioevo era la sede della dinastia regnante in Azerbaijan. La stuttura comprende un cortile cerimoniale che dà ingresso ad una serie di strutture oggi in parte adibite ad esposizioni storiche, alla moschea del palazzo, al mausoleo, alle terme ed al Divankhana, un padiglione ottagonale circondato da portici in cui si riuniva la corte. Le viuzze intorno a questo complesso ospitano alcune attrattive quali il Museo delle monete, il Museo dei libri in miniatura ed alcune gallerie d'arte, mentre nel piccolo giardino Vahid si trova un enorme busto dell'omonimo poeta tra i cui capelli sono celate alcune figure tratte dalle sue opere. Un passaggio ad arco conduce all'esterno delle mura della città vecchia dando accesso alla piazza dominata dalla piramide in vetro della stazione della metropolitana 'Icheri Sheher'. Qui, costeggiando le mura, corre una trafficata arteria cittadina che passa innanzi al sontuoso edificio del Municipio di Baku ed al poco distante elegante Palazzo Ismailiya, fino a raggiungere la Double gate, il doppio portale ad arco che riconduce all'interno della città vecchia ed il cui tratto di strada prospiciente costituisce parte del circuito di Formula 1 che qui si disputa dal 2017.
A pochi passi di distanza inizia la parte più commerciale e vitale della città. Passando davanti al raffinato edificio che oggi ospita il Museo Nizami della letteratura si accede alla Piazza delle fontanesempre gremita di gente e famiglie. Tra le fontane da cui prende il nome ve ne è una costituita da grandi sfere in alluminio che come specchi grandangolari riflettono gli alberi e gli edifici in arenaria circostanti. Tutto intorno si affacciano locali di intrattenimento, sale da the e ristoranti sempre affollati dai locali e dai turisti in visita alla città. Da questa piazza inizia la famosa Nizami kuchesi una via chiusa al traffico ricca di negozi che costituisce il luogo prediletto per gli acquisti e per il passeggio. Raggiungiamo così i giardini Molokan, un polmone verde circondato dagli eleganti palazzi storici del centro e da qui percorriamo la Rasul Rza kuchesi, con le sue eleganti boutique ed atelier, fino a raggiungere la trafficatissima Neftcilar Prospekti, l'ampia arteria a più corsie che attraversa Baku costeggiando il Mar Caspio. Utilizzando l'apposito sottopasso pedonale si raggiunge il Bulvar, una lunga passeggiata che taglia il parco che si estende lungo il litorale. La zona è caratterizzata da fontane, giostre, giardini, caffè ed edifici in stile avanguardistico che sorgono qua e là. Percorrendo la passeggiata verso est, dal lato opposto rispetto al centro, si raggiunge una zona moderna in cui stanno sorgendo nuovi sfavillanti grattacieli ed in cui si trova il Park Bulvar Mall, attualmente il centro commerciale più grande della capitale. Sul lato opposto della strada spicca il maestoso edificio denominato Dom soviet, una massiccia struttura dell'epoca sovietica sormontata da una teoria di piccoli obelischi ed impreziosita da facciate percorse da file di archi in pietra posti su vari livelli. Percorrendo invece il Bulvar verso ovest si incontra l'elegante edificio in stile neoclassico che ospita il centro museale e poco oltre si passa dinnanzi all'antico teatro delle marionette un bel palazzotto con una facciata riccamente decorata con stucchi e fronzoli.
Proseguendo la camminata si raggiunge la parte per così dire più moderna della capitale. Si incontra dapprima la zona denominata Veneziya, un'area di canali artificiali che creano un percorso su cui si affacciano locali e ristoranti e su cui gondole con tanto di gondoliere navigano lentamente trasportando i turisti proprio come nella nostra città lagunare per eccellenza. Poco oltre si incontra il Museo del tappeto, inaugurato nel 2014, ospitato in un curioso edificio che sembra un tappeto parzialmente arrotolato. All'interno è possibile ammirare una magnifica collezione di produzioni azere provenienti dalle diverse regioni del paese. A breve distanza si erge il secondo pennone di bandiera più alto del mondo alla cui estremità sventola la bandiera nazionale e dirimpetto al mare si trova il Baku eye, una grande ruota panoramica anch'essa inaugurata nel 2014 nell'ambito del programma di urbanizzazione di questa zona e che di sera fa da spettacolare scenario a giochi di luce. Piegando leggermente verso l'interno e superata la fontana con la statua di Bahram Gur che uccide un drago, si raggiunge la stazione della funicolare che conduce sul crinale della collina. Qui torreggiano le Flame towers un trio di sinuosi grattacieli in vetro color azzurro cielo che sono il simbolo stesso di Baku e del suo moderno patrimonio architettonico. Completate nel 2012 e alte dai 28 ai 33 piani, risultano così imponenti, grazie anche alla posizione sopraelevata su cui sono erette, da essere visibili da quasi tutta la città e la sera fanno da sfondo ad un grandioso gioco di luci in cui sulle loro facciate si alternano effetti di fuoco rossi e blu, cascate d'acqua e la bandiera nazionale. Poco distante dalle torri si estende un curato parco in cui si trovano delle file di tombe e monumenti commemorativi alle vittime dell'attacco dell'esercito russo del 1990, ai caduti azeri del conflitto del Karabakh ed ai caduti turchi durante la prima guerra mondiale. Dal punto panoramico del parco, accanto al monumento che racchiude una fiamma perpetua, si gode una splendida vista che abbraccia la città vecchia e tutta la baia di Baku. Ad una certa distanza dal centro, in un quartiere ad est della città, sorge un altro esempio della modernità architettonica della capitale: si tratta del Centro Culturale Heydar Aliyev, un vasto e spettacolare edificio la cui sagoma disegna onde e vette astratte che paiono fondersi le une con le altre. Dal piazzale su cui sorge partono delle ampie scalinate che discendendo il leggero pendio conducono al grande parco circostante da cui ci si può sbizzarrire a fotografare la struttura da angolazioni sempre diverse.
Passati alcuni giorni nella capitale nel corso dei quali abbiamo anche piacevolmente gustato i sapori della cucina azera che offre una serie di appetitosi piatti basati soprattutto su carni (principalmente agnello, pecora e montone) e verdure grigliate, dopo aver trascorso la notte di capodanno al "Moon Blue" (il principale locale dove ascoltare musica jazz dal vivo) ed aver assistito al grandioso spettacolo pirotecnico di mezzanotte che si teneva lungo il Bulvar, partiamo alla scoperta del resto del paese. Presa a noleggio una vettura lasciamo Baku e puntiamo verso la zona nord occidentale dell'Azerbaijan ossia verso il territorio che si incunea tra la federazione russa e la Georgia. Superata la periferia della capitale il paesaggio diventa quasi semidesertico ed all'orizzonte si stagliano le cime montuose dei rilievi caucasici che sovrastano colline ammantate di boschi. Una prima breve tappa la effettuiamo dopo un centinaio di km. nei pressi della località denominata Maraza ove arroccato su uno sperone roccioso si trova il Mausoleo di Diri Baba, una semplice struttura in architettura islamica raggiungibile tramite una scala di recente realizzazione che fa perdere un po' il fascino di questo luogo eremitico. Il Mausoleo si compone di una vano quadrato entro il quale, in una grotta, c'è il simulacro di Diri Baba. Salendo al piano superiore ci si trova all'esterno sulla piccola cupola bianca da cui si può dominare con la vista la vallata brulla e l'arido paesaggio collinare che sta tutto intorno. Proseguendo l'itinerario, il paesaggio si fa più verde e dopo altri 30 km. si raggiunge il centro urbano di Samaxi, la cui secolare storia di importante centro culturale e commerciale dell'Azerbaijan è testimoniata dalla Moschea del venerdì. La struttura originaria risale all'VIII secolo, tuttavia nel corso dei secoli ha subito varie distruzioni e conseguenti rimaneggiamenti. Ad oggi dell'edificio originario è rimasto ben poco ed anche l'interno è stato ricostruito ex novo. La moschea vanta due imponenti minareti e in una delle tre sale di preghiera che la compongono è presente un mirhab rivestito da una piastrellatura che ricorda nei colori le moschee persiane.
Dopo questa sosta riprendiamo la vettura e la prossima destinazione è rappresentata dall'insediamento di Ismayilli il cui centro è carettarizzato da una serie di mura che ricordano quelle di una fortezza pur essendo di recente costruzione. La cittadina non ha molto da offrire e più che altro rappresenta un punto di passaggio per compiere una deviazione che consente di imboccare una strada montana diretta al suggestivo villaggio di Lahic posto ad una ventina di km. di distanza. Lungo il percorso merita una sosta il ponte per Zernava un lungo ponte sospeso oscillante che rappresenta senz'altro un incubo per chi soffre di vertigini. La sua campata, su cui ci avventuriamo, attraversa l'ampio greto roccioso di un torrente le cui acque si ingrossano in concomitanza con lo scioglimento delle nevi che ricoprono le vette caucasiche. Data l'assoluta assenza di turisti in questo periodo, al di là del ponte ci fermiamo a scambiare due parole con un pastore del luogo che ci offre un bicchiere di the spillato dall'immancabile samovar che si trova pressochèin ogni casa azera. Puntiamo dunque verso Lahic percorrendo una stretta strada di recente costruzione che si inoltra tra strette vallate con pareti a strapiombo. Il villaggio è famoso nella zona per il dialetto di origine persiana che ancora oggi parlano gli anziani e per la tradizione della lavorazione del rame. La via principale ha un lastricato sconnesso composto di grosse pietre di fiume e su di essa si affacciano antiche case parimenti in pietra che protendono sulla strada i loro balconi in legno simili a verande. Le botteghe in cui un tempo ferveva il battere dei fabbri sono oggi state quasi interamente sostituite da negozi che vendono souvenir o abiti e cappelli in lana di pecora. Qualche officicina è rimasta invece intatta e mostra vecchi e polverosi oggetti metallici e semplici strumenti di lavoro. Dopo un breve spuntino con il tipico pane azero appena cotto nei forni in pietra che si trovano lungo la strada, proseguiamo il viaggio e raggiungiamo Qabala una importante località di villeggiatura. Una sequenza di vistosi hotel ed un comprensorio sciistico in crescita attirano principalmente le famiglie provenienti da Baku e la funivia che conduce al comprensorio offre l'occasione per ammirare un bel paesaggio con le vette ammantate di neve. Nelle vicinanze della città un parco dei divertimenti (il primo dell'Azerbaijan) denominato Qabaland fa la gioia dei grandi e piccoli che qui si riversano in massa soprattutto nei weekend e durante le festività. In verità tali attrattive sono piuttosto insignificanti per il turista che si spinga fin qui il quale sarà senz'altro più attratto dalla zona archeologica della antica Qabala, posta ad una ventina di km. dall'attuale centro cittadino. Questo sito era in passato una antica e fiorente città dell'Albania caucasica (citata addirittura da Plinio il Vecchio nella sua Storia Naturale) che venne devastata nel XVIII secolo in maniera così massiccia che se ne perse addirittura la memoria storica fino alla metà del '900 allorquando venne riscoperta. Gli scavi, condotti in collaborazione con il governo della Corea del Sud, sono cominciati solo pochi anni fa ed hanno riportato alla luce sepolture cristiane ed islamiche, parte dell'insediamento urbano e due porte-torri con un tratto di cinta muraria nella parte meridionale. Un piccolo museo di recente costruzione mostra i reperti rinvenuti nella zona e illustra le caratteristiche del luogo ai pochi turisti che visitano il sito.
Lasciato questo luogo giungiamo in serata alla nostra destinazione finale: la cittadina di Sheki. Situata tra una serie di monti ricoperti da foreste, Sheki viene spesso definita come il centro più incantevole dell'Azerbaijan grazie alla sua amena posizione, alle antiche case dai tetti rossi ed al suo Palazzo del Khan che domina dall'alto della collina. In verità l'insediamento, al di fuori di un paio di attrattive, non ci è parso così eccezionale come sovente descritto nelle guide e più che i tetti rossi delle case forse colpiscono maggiormente (e negativamente) le loro coperture in lamierato grigio e la trascuratezza che caratterizza molte abitazioni del centro. Ad ogni buon conto spingersi fin qui può valere la pena per aver una idea dell'entroterra di questo paese che, diversamente dalla sua capitale, presenta un tessuto ancora profondamente rurale. Principale attrattiva di Sheki è la Fortezza di Nukka circondata dalle sue massicce mura perimetrali che oggi racchiudono un palazzo del XVIII secolo, alcuni laboratori di artigianato e un paio di musei di scarso interesse. Il palazzo, denominato Xan Sarayi, è una struttura di modeste dimensioni che tuttavia costituisce uno degli edifici più celebri del caucaso meridionale. Al suo interno fanno sfoggio dei dipinti murali dai colori accesi (riproducenti motivi floreali e scene eroiche) ed eleborate finestre dalle vetrate istoriate (shabaka) che lasciano filtrare in modo suggestivo fasci di luce colorata. Nel giardino esterno si trovano due alti platani ed un roseto che incorniciano la struttura. Sempre all'interno delle mura si trova il laboratorio degli shabaka in cui è possibile assistere al lavoro dei mastri vetrai che assemblano centinaia di piccoli pezzi di vetro colorati all'interno di cornici realizzate a mano in legno. Non più di qualche minuto può poi essere dedicato al piccolo museo delle arti e del folklore che è ospitato all'interno di un edificio in pietra a forma di croce sormontato da una cupola a tamburo. All'esterno delle mura, tra le semplici abitazioni storiche della città vecchia, in parte in stato di abbandono ed in parte in fase di ristrutturazione, può meritare una visita il Shekixanlarinin Evi, il palazzo di inverno del Khan di Sheki da poco restaurato. Si tratta di una versione ridotta dello Xan Sarayi, anch'esso con le sue piccole stanze decorate, le sue vetrate colorate istoriate ed il suo giardino con roseto. Ancora una breve visita può essere dedicata, lungo la strada che riporta al centro cittadino, al Karavansaray, lo storico caravanserraglio oggi completamente restaurato (l'unico dei cinque presenti nella zona che sia giunto ai giorni nostri). Entrando nella costruzione si può osservare un porticato a due livelli con massicce arcate che circonda tutto il cortile interno. Compiendo poi una deviazione, ad una quindicina di km. dal centro di Sheki, si raggiunge il villaggio di Kish. L'attrattiva di questo luogo è la sua Chiesa Albanese sormontata da una torre rotonda. Oggi interamente restaurata e convertita in un museo ben allestito, questo è il posto ideale per scoprire la misteriosa storia della cosiddetta Albania caucasica, ossia la nazione cristiana che in passato comprendeva una buona parte dell'Azarbaijan settentrionale. La chiesa sorge a sua volta su un sito ben più antico risalente addirittura all'età del bronzo di cui oggi rimangono delle sepolture che ancora conservano delle ossa.
Con una mezza giornata di viaggio rientriamo a Baku e da qui ci muoveremo per andare a visitare altri luoghi di interesse posti a non molta distanza dalla capitale. La mattina seguente puntiamo verso sud e costeggiando per una sessantina di km. il litorale del Mar Caspio, nelle cui acque si susseguono le installazioni delle piattaforme e dei pozzi petroliferi, raggiungiamo il sito di Qobustan in cui ha sede la omonima Riserva dei Petroglifi dichiarata dall'UNESCO patrimonio dell'umanità. La riserva tutela migliaia di figure stilizzate incise nella roccia di cui le più antiche risalgo addirittura a 12.000 anni fa. Tra le immagini ricorrenti vi sono quelle di animali, di sciamani, di danze rituali e scene di caccia. Un controverso etnologo/antropologo norvegese, paragonando questi petroglifi con alcune antiche incisioni del nord europa, ha ipotizzato che gli scandinavi potrebbero essere originari dell'attuale Azerbaijan. Ad una ventina di km. di distanza, sempre compreso nella riserva del Qobustan, si trova un altro luogo di particolare interesse anche se dall'aspetto un po' sinistro: si tratta della zona dei mud vulcanoes. Si stima che oltre 300 dei 700 vulcani di fango esistenti al mondo siano concentrati proprio in Azerbaijan. Da sempre accompagnati da leggende, sono oggi meta di trekkers e di turisti che vengono qui per assistere a questo curioso fenomeno e per immortalare il paesaggio lunare circostante. I vulcani possono essere alti da pochi centimetri a diversi metri (fino a raggiungere i 15 in alcuni casi) ed in pratica si tratta di argilla resa molle dall'acqua che risale in superificie sotto la pressione di acqua o gas a volte facendo delle vere e proprie colate lunghe decine di metri. Vederli dal vivo è molto più interessante di quanto possa sembrare giacchè anche quando l'attività è ridotta, i continui gorgoglii, gli sfiati, gli sputi di acqua e fanghiglia danno come la sensazione che i vulcani e la terra stessa siano vivi. Il sito è molto tranquillo e in genere completamente deserto anche considerando che per raggiungerlo occorre fare alcuni chilometri di strada sterrata in un paesaggio semidesertico su cui all'orizzonte, come silenti guardiani, sembrano vigilare le torri di trivellazione dei numerosi pozzi petroliferi.
Rientrati nuovamente a Baku per la notte, il giorno successivo ci apprestiamo a compiere una serie di altre escursioni lungo la penisola di Absheron che si protende nel Mar Caspio a nord est della capitale. Qui si trovano diverse località che possono rivestire un certo interesse turistico sebbene il paesaggio che si incontra non sia tra i più idilliaci. Il territorio un tempo occupato da pascoli e da campi coltivati è oggi intriso dai residui biancastri dei laghi salati ormai prosciugati e dalle scorie di lavorazione del petrolio. Innumerevoli torri di trivellazione spesso arruginite si stagliano all'orizzonte e grandi complessi residenziali si contendono lo spazio vivibile ancora rimasto. Alcuni piccoli centri urbani riservano però qualche attrattiva alle quali può essere dedicata una giornata di escursioni. Il primo centro che si incontra poco fuori la periferia di Baku è Surakhani ove è stato realizzato un sito che attira molti visitatori. Qui si trova il Tempio del fuoco, un tempio risalente al XVIII secolo il cui fulcro è un focolare perennemente acceso sormontato da una cupola in pietra con quattro condotte laterali. la struttura sorge all'interno di un cortile circondato da mura in cui sono state ricavate delle celle in pietra che ospitavano i devoti. Originariamente si trattava di un luogo di culto per i seguaci di Zoroastro, ma la struttura oggi visibile è il risultato di rimaneggiamenti compiuti nel '700 ad opera di indiani adepti del culto di Shiva. Addentrandosi nella penisola di Absheron si raggiunge poi l'insediamento di Mardakan, un'estesa area urbana in pieno sviluppo edilizio. Tra le vie del centro storico si trova il castello di Mardakan, sostanzialmente una torre a pianta quadrata alta 22 metri circondata da un cortile fortificato. E' possibile salire fino alla cima della torre percorrendo la tortuosa scala interna che collega i cinque livelli. Non distante si trova il Mir Movsom Ziyaretgah un luogo di culto musulmano tra i più importanti dell'Azerbaijan. L'edificio religioso è sormontato da una imponente cupola decorata nello stile dell'Asia centrale, mentre l'interno presenta delle sale di preghiera formate da splendenti tessere di mosaico con la superficie a specchio. Nel retro della struttura si trova un cimitero che ospita un eterogeo numero di sepolture musulmane, atee e cristiane. Da qui ci spostiamo verso l'estremità della penisola fino a raggiungere Qala, una cittadina storica spazzata dal vento. Il suo centro è dominato dalla ricostruzione di una imponente fortezza (il cui cortile fortificato comprende una torre di avvistamento su cui è possibile salire) e dal prospiciente complesso del museo etnografico, un parco a cielo aperto che comprende ricostruzioni di edifici tipici della pensisola arredati in stile tradizionale che si alternano a reperti archeologici e petroglifi sia originali che ricostruiti. Da qui ci dirigiamo verso Ramana, un piccolo centro urbano che ospita abbarbicata su uno sperone roccioso la Fortezza di Ramana, uno dei castelli più pittoreschi della zona. Anche in questo caso si tratta di un piccola fortificazione in pietra che circonda un cortile nel quale si erge una torre di una ventina di metri. Dalla passeggiata lungo le mura è possibile gettare uno sguardo al desolante panorama semidesertico circostante che presenta la ricorrente sequenza di torri di trivellazione, pozzi petroliferi e tralicci dell'alta tensione. Verso il calar della sera puntiamo verso l'ultima destinazione della giornata: Yanar dag o montagna di fuoco. Marco Polo nel XIII secolo descrisse nelle sue cronache le fiamme che spontaneamente uscivano dalle viscere di questa penisola. Dagli anni '50 dello scorso secolo, allorquando un pastore lasciò inavvertitamente cadere a terra il mozzicone acceso di una sigaretta, parte del versante di questa collinetta brucia incessantemente a causa delle emissioni di gas provenienti dal sottosuolo. Lo spettacolo delle lingue di fuoco che fuoriescono dal terreno sibilando ed ondeggiando alle folate di vento è senz'altro suggestivo soprattutto al tramonto quando il fenomeno è visibimente più apprezzabile. Scesa la notte lasciamo questo luogo vagamente dantesco e ci dirigiamo verso l'aeroporto internazionale. Restituita l'auto presa a noleggio, attendiamo il decollo del volo che ci porterà a Tbilisi, in Georgia, ove trascorreremo ancora alcuni giorni.
Pur essendo già stata meta di un precedente viaggio (vedi per più ampia descrizione il resoconto: Georgia 2019) cogliamo con piacere l'occasione di ritornare in questa suggestiva capitale per visitare nuovamente il ricco patrimonio architettonico/religioso che possiede, per scoprire alcune attrattive che non avevamo potuto apprezzare la volta precedente e, soprattutto, per dedicarci ai piaceri eno-gastronomici che questo paese, culla del vino, ha da offrire. Al termine di un vero e proprio tour-de-force tra cantine, wine bar, ristoranti tipici, cheese factory e locali di degustazione, il tutto in una atmosfera natalizia decisamente suggestiva, raggiungiamo l'aeroporto cittadino ove un volo via Atene ci riporterà in Italia.
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